Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

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Utente: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

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mercoledì, 04 novembre 2009
La stangata

La notizia che viene dalla Svezia è troppo ghiotta per aspettare a divulgarla.

Anche in Svezia, il locale governo di centro-destra  è deciso di farsene un baffo  del referendum che nel 1980 aveva approvato la fine dell'energia nucleare in Svezia.

E il nuovo programma nucleare  prevede che in tre siti che ospitano gli attuali reattori  si possano realizzare nuove centrali nucleari.

 Non sarebbe una buona notizia, ma il governo svedese sembra seriamente intenzionato ad aumentare i premi assicurativi a carico dei gestori delle attuali e future centrali nucleari. Al momento i gestori dei reattori svedesi sono obbligati a coprirne i costi assicurativi  per un massimale di 3,3 miliardi di euro e l'intenzione del governo svedese è di aumentarli di altri 12,4 milioni di euro.

Questo conferma quanto già sanno i fedeli lettori di questo blog: il rischio maggiore delle attuali centrali nucleari è il rischio di impresa. In caso di incidente, può anche non morire nessuno, ma i danni economici per i gestori sono elevatissimi.

Forse è il caso che anche in Italia cominciamo a parlare di questo, in quanto sono disposto a fare qualunque scommessa sicura di vincerla:i costi assicurativi saranno a carico degli italiani.

Scommettiamo? 

 

Postato da: federico46 a 15:16 | link | commenti
nucleare, ambiente e società

Salvate il contadino Toni

Una frequente scusa per realizzare centrali termoelettriche alimentate a biomasse è che, senza questi interventi, l'agricoltura italiana chiude.

Il problema è serio: produrre un quintale di grano, al contadino,  in termini di gasolio, concimi, pesticidi, costa più del valore di mercato di questo prodotto; riesce a tirar avanti solo grazie a diverse sovvenzioni publiche e, capite bene, questa non sembra una grande soluzione.

Ma pensare di risolvere il problema, bruciando il grano,  per produrre energia elettrica è un rimedio peggiore del male che si vorrebbe curare.

Se proprio dobbiamo sostenere il lavoro dei contadini (e personalmente penso che sia conveniente farlo), facciamolo per scelte che siano di comune vantaggio.

Ad esempio, la paglia e le stoppie, invece di essere bruciate (con acquisizione,  a vantaggio del "bruciatore"  dei certificati verdi), incentiviamo i contadini a sotterrarle, come hanno sempre fatto. Questa antica tecnica, che si chiama sovescio, restituisce fertilità al terreno e, come mi hanno raccontato i contadini della Val D'orcia, è una vera panacea per i loro terreni argillosi: dopo il sovescio, le lavorazioni sono più facili ( meno gasolio per il trattore) , aumenta la capacità del terreno di assorbimento dell'acqua (meno acqua da pompare) , sono necessari meno concimi chimici e questi restano nel terreno e nel grano e non vanno ad inquinare le falde, come succede se il sovescio non viene praticato.

In sintesi, con il sovescio ci sono meno spese  per il contadino, minore consumo di energia, minore inquinamento: vantaggi individuali e colletivi che non è certo il caso di buttare in un mega-forno.

Sotterare gli scarti del grano e del gran turco ha un altro vantaggio collettivo, immagazzina nel terreno grandi quantità di carbonio e se, come è corretto fare, questa pratica è ripetuta anno dopo anno, una grande quantità di carbonio  resta stabilmente intrappolata nel terreno e non contribuisce all'aumento della concentrazione dei gas serra.

Per questo, sarebbe utile e doveroso riconoscere ai contadini che fanno il sovescio ed utilizzano compost per  i loro terreni, di poter accedere, come proprietario, al mercato dei crediti di carbonio, mercato previsto dagli accordi di Kioto.

Per ogni quintale di stoppie che metti nel terreno ti vengono riconosciuti tot euro di Crediti di carbonio che puoi vendere a chi si ostina a produrre energia bruciando combustibili fossili.

Questo mercato già esiste, ma mi par di capire che sia in voga il detto " Al contadin non far sapere..."

Ora chi vuole e può sa.

 Coraggio, contadini  di tutto il mondo unitevi!....

Postato da: federico46 a 12:52 | link | commenti (1)
ambiente e società, energie rinnovabili, biomasse, compostaggio

martedì, 03 novembre 2009
Biomass Buster 3

Tutte le centrali a biomasse con cui ho avuto a che fare ( ad oggi,  una decina) hanno una caratteristica in comune: le loro emissioni, ovviamente rispettose dei limiti che la legge prevede per le emissioni industriali, peggioreranno la qualità dell'aria dei territori che dovrebbero ospitarli. 

Non è un problema da poco.

La direttiva 2008/50/CE del parlamento Europeo ( 21 maggio 2008) ,  relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa,  al punto 2)  recita: " E' opportuno evitare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici  nocivi " e al punto 9) ribadisce il concetto " Lo stato di qualità dell'aria dovrebbe essere mantenuto, se già buono, o migliorato".

L'uso del condizionale ci fa pensare che i nostri parlamentari europei ci sono andati cauti, ma che una buona qualità dell'aria sia mantenuta tale, se si ha la rara fortuna di averla e se non è obbligatorio fare altrimenti è, perlomeno,  una norma di buon senso. 

Questo buon senso, a mia conoscenza, l'hanno avuta alcuni sindaci, che al contrario di quelli citati nei precedenti post Biomass buster, hanno fatto prevalere su interessi privati, gli interessi della  tutela della salute dei loro concittadini.

Questi sindaci , e mi piace citare il primo cittadinio di Pontinia (Latina) e di Castegnole delle Lanze ( Asti) , hanno detto no a progetti di centrali a biomasse i cui effetti sarebbero stati quelli di portare inquinamento in zone rurali e in aree in cui la produzione agricola di qualità e l'agriturismo sono la nuova sfida allo sviluppo agricolo.

E questa scelta non è certo stata facile: il Sindaco di Pontinia, ad esempio,  si è visto recapitare una richiesta milionaria di danni,  da parte degli avvocati dell'azienda che voleva realizzare sul suo territorio una centrale a biomasse.

Ho avuto il piacere di poter aiutare entrambi, con un parere del mio istituto sui problemi ambientali creati da questi impianti; è un piacere più grande lo ho avuto quando ho appreso  dai Sindaci che questo parere è stato utile e in alcuni casi decisivo .

Carte alla mano, ad oggi, abbiamo vinto: il Tribunale Amministrativo ha riconosciuto ad entrambi i Sindaci citati non solo la possibilità, ma addirittura l'obbligo di intervenire con un parere negativo alla realizzazione di un opera giudicata oggettivamente "inutile" e con effettivi certamente peggiorativi della qualità dell'aria dei propri concittadini ( tutti: sia quelli che hanno eletto il sindaco, come pure quelli che non lo hanno eletto o che si sono astenuti).

Postato da: federico46 a 12:42 | link | commenti
energie rinnovabili, biomasse

venerdì, 30 ottobre 2009
Alcool no-bio

Constato che il gradimento di un tema quale quello dei  cosidetti "bio-caminetti" è molto alto.

Constato anche, con preoccupazione,  molta superficialità da parte di alcuni frequentatori di questo Blog.

L'ultimo argomento di discussione è l'uso come combustibile di alcool denaturato (quello rosa).

Motivo di questa scelta: il costo più basso dell'alcool rosa, rispetto al cosidetto bio-alcool.

Provo a dare qualche informazione utile e qualche consiglio, anche se so già che c'è chi continuerà ,comunque, a fare di testa sua.

-Prima informazione:

tutto l'alcool etilico, non usato come bevanda o come reagente puro, è denaturato per legge.

-Seconda informazione:

La denaturazione ha lo scopo di impedire l'uso dell'alcool quale bevanda e quindi di evitare di caricare il prezzo del prodotto con la tassa sugi alcolici

-Terza informazione:

Poichè l'alcool etilico può avere diversi usi (disinfettante, detergente, profumeria, combustibile..) , per ogni uso è prevista, per legge, una diversa denaturazione, appropriata all'uso finale

-Quarta informazione:

L'alcool rosa, quello usato per disinfettare ferite, è denaturato con tiofene (1,2 grammi di tiofene per litro di alcool).

Il tiofene è usato, in quanto si mescola in modo inscindibile con l'alcool etilico, ovvero se si vuole distillare l'alcool denaturato per recuperare l'alcool puro e farsi una ciucca a basso prezzo, dal distillatore uscirà sempre alcool mescolato con tiofene, imbevibile.

-Quinta informazione:

Il tiofene è un composto organico (a base di carbonio) contiene un atomo di zolfo ed è classificato come nocivo per ingestione ed irritante.

-Consiglio finale:

anche se costa poco, non usate l'alcool denaturato come combustibile, in quanto la combustione, inevitabilmente, trasforma il tiofene in anidride solforosa, un gas irritante per le vie aeree che si va ad aggiungere agli altri inquinanti che inevitabilmente produce la combustione dell'alcool, per quanto biologico esso sia.



L'anidride solforosa oggi,  come inquinante dell'aria,  ci preoccupa poco, in quanto la sua concentrazione nell'aria si è fortemente ridotta e in tutt'Italia è sempre a valori nettamente inferiore agli standard di qualità dell'aria. Questo risultato si è ottenuto in quanto, per legge, da alcuni decenni,  tutti i carburanti (gasolio, olio combustibile, carbone) sono  a basso tenore di zolfo, grazie a trattamenti che hanno tolto, dai combustibili in uso, gran parte dei composti contente zolfo (come il tiofene) che erano naturalmente presenti nel petrolio e nel carbone.

L'uso improprio e volontario, come combustibile per uso domestico, dell'alcool denaturato con un composto solforato (il tiofene), per di più senza un adeguata ventilazione dei locali,  è un' idiozia auto-lesionista.








Postato da: federico46 a 12:29 | link | commenti
ambiente e salute

giovedì, 29 ottobre 2009
Bio mass Buster 2

gallinaIl 23 ottobre, teatro della mia attività di Bio-mass Buster è stata la Val d'Orcia.

Nel comune di Castiglione D'Orcia, in località  Gallina, per risolvere i problemi economici dei locali produttori di grano, il capannone dove si dovevano stoccare le granaglie ( vuoto) è stata data in affitto alla Sorgenya Bioenergy che vi ha realizzato un impianto di gasificazione alimentato a granaglie e/o a paglia ( sul combustibile vero non esistono certezze). Il gas prodotto, una miscela di ossido di carbonio e metano, e altre molecole organiche non meglio precisate, servirà ad alimentare un motore a combustione interna, il quale a sua volta produrrà elettricità per un megawatt di potenza elettrica.

A quanto dicono i cittadini, in particolari quelli che, in base alla foto allegata ,abitano ad uno sputo dall'impianto, ( i capannoni sulla destra) nessuno si è degnato di informarli.

Da queste parti il governo è saldamente in mano PD, ma il rapporto con il cittadino suddito non è diverso dalle regioni  leghiste,  anzi è peggio di quanto sperimentato a Sanguinetto. Qui, in Val D'orcia, non solo il Sindaco non si fa vedere, ma tutta la Giunta Comunale e quella Provinciale, sul Corriere di Siena, fanno sapere che non parteciperanno all'incontro,   a cui,  oltre me , è stato invitato il prof Tamino.

Motivo del diniego. " in un paese "normale" la fiducia deve essere riposta sulle istituzioni preposte alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini e non su soggetti che esprimono considerazioni frutto di opinioni personali più o meno interessate che creano allarmismo ingiustificato e terrorismo psicologico utilizzando argomenti che non corrispondono assolutamente ai contenuti del progetto"

Per corretta informazione, il progetto, come è stato presentato, ignorava qualunque formazione di diossine e policiclicli aromatici a seguito della pirolisi e della combustione del gas di sintesi e in base a queste considerazioni , proponeva che ceneri e acque di condensa, formate a seguito della pirolisi,  fossero usate come fertlizzanti a scopo agricolo.

Non vi nascondo che queste lacune e queste scelte mi hanno lasciato molto perplesso, perplessità che, documentate scientificamente, sono state comunicate ai partecipanti e ho avuto il piacere di scoprire che erano esattamente le stesse perplessità del rappresentante ARPAL che, con sorpresa di tutti, non solo era presente, ma ha fatto sapere per la prima volta che la sua agenzia  ( Agenzia regionale Protezione Ambiente Toscana) aveva fatto nuove e pesanti prescrizione alla ditta, tra cui il monitoraggio delle diossine e il divieto di usare gli scarti liquidi per la concimazione.

Se qualcuno aveva pensato che la campagna di stampa contro chi aveva organizzato il convegno avrebbe mandato deserto l'incontro si è sbagliato clamorosamente; sala piena e genti in piedi fino alle due di notte.

E verso mezzanotte , compare il vicesindaco: qualcuna pensa che sia stato tirato giù dal letto, vista la grande adesione di popolo alla serata di libera informazione.

Postato da: federico46 a 12:44 | link | commenti
ambiente e società, energie rinnovabili, biomasse

lunedì, 26 ottobre 2009
Biomass buster

I lettori più fedeli e pazienti di questo blog si saranno accorti che, da qualche tempo  non è stato aggiornato con la consueta frequenza.

Non so se vi siete preoccupati, ma il motivo di questa assenza è che negli ultimi 15-20 giorni sono stato impegnato nell'inedito compito di "Biomass Buster", un nuovo mestiere, quello di demolire, una per una, grazie alla documentazione sui loro impatti ambientali, le tante proposte di centrali a biomasse che stanno sorgendo come funghi in tutto il Paese.

E così, per rispondere agli appelli accorati di tanti comitati spontanei, sono andato su e giù per l'italia.

Il primo intervento di "demolizione" è avvenuto la sera del 18 ottobre a Sanguinetto, gradevole cittadina in provincia di Verona.

Qui, all'insaputa di molti, la giunta appena insediata, a maggioranza Lega, ha dato il consenso di massima ad una mega centrale alimentata a paglia e a stroppi di granturco.

Sala piena, molta attesa, ma come quasi ovunque, il Sindaco è latitante; comunque, in prima fila c'è il vicesindaco che, con sorpresa, annuisce positivamente ad ogni osservazione critica che faccio al progetto che anche lui ha approvato.

Dopo un pò capisco che, se non è un tic, è un atteggiamento di sufficenza per quello che dico.

Tra le tante cose che la sera del 18 la gente di Sanguinetto si è sentita dire per la prima volta,  quella della truffa dei certificati verdi sembra funzionare e ,visto che gran parte dei presenti deve aver dato il suo voto al partito che garantisce sicurezza e niente mani nelle tasche del popolo italico, li consiglio di sentire direttamente Maroni e Tremonti per liberare tutti gli italiani dalla tassa del 7% sulla bolletta della luce che serve a foraggiare questi ed altri impianti ad energia erroneamente ritenuti rinnovabili.

Dal silenzio calato in sala quando ho fatto questa proposta, ho avuto la sensazione di aver colpito giusto.

Comunque il vice sindaco , occorre riconoscerglielo, si è preparato e al momento delle domande pensa di mettermi in difficoltà chiedendomi se so che in inghilterra è stata inaugurata la più grande centrale termoelettrica a biomasse.

Non m i scompongo di una virgola ( lo sapevo)  e gli chiedo se sul notiziario ANSA che mi ha letto, si capisce da dove viene il legno che sarà bruciato. Imbarazzato,  prova ad indovinare " Dalla produzione locale", " Mi dispiace- replico-" da navi provenienti dai indonesia, carichi dei resti della locale foresta pluviale, abbattuta per far posto alle palme da olio"

E a questo punto ci vado giù un pò duro, vedo che vacilla, e lo grazio di ulteriori informazione, anche perchè nel frattempo mia moglie che mi accompagna con pazienza in queste aìvventure, dalla platea, mi fa ampi cenni "Basta così".

E arriviamo all'una di notte, con gran parte del pubblico ancora presente e a questo punto assistiamo ad un incredibile colpo di teatro.

Appena tacciato di assenza da un rappresentante dell'opposizione ( di destra!) arriva l'assessore all'ambiente e con sorpresa di tutti legge in pubblico le sue dimissioni!

In sintesi, accusa la sua Giunta di averlo tenuto all'oscuro di questa scelta, di aver volutatemente approvata la convenzione approfittando della sua assenza ( licenza per matrimonio), ricorda  che nel programma elettorale della Lega non c'era nessun accenno all'impianto a biomasse e che chi lo aveva eletto lo aveva fatto per tutelare  i loro interessi e non quelli di qualche congrega di affaristi.

Una cosa del genere non mi era ancora successo e ho applaudito anch'io, mentre, fatta la dichiarazione, l'ormai ex assessore si allontanava , visibilmente provato.

E nel prossimo blog la cronistoria dalla Val d'Orcia, secondo appuntamento del "biomass buster".

Ne leggerete delle belle.








































Postato da: federico46 a 17:14 | link | commenti (4)
ambiente e società, energie rinnovabili, biomasse

mercoledì, 14 ottobre 2009
Il Re Lazzarone

Questa notizia storica è troppo interessante e meritevole di essere messa in rete. Riguarda la disciplina del riconoscimento di cittadinanza nel Regno delle Due Sicilie,  promulgata il 17 Dicembre 1817, da Ferdinando I, re delle Due Sicilie, il cosidetto Re Lazzarone.



"Potranno essere ammessi alla naturalizzazione del nostro Regno delle Due Sicilie:



  1. Gli stranieri che hanno reso, o che renderanno, importanti servizi allo Stato


  2. Quelli che porteranno dentro lo Stato talenti distinti, invenzioni o industrie utili


  3. Quelli che avranno acquistato nel regno beni stabili, sui quali graviti un peso fondiario di almeno ducati cento l'anno


  4. Quelli che abbiano avuto residenza nel regno per dieci anni consecutivi e che provino avere onesti mezzi di di sussistenza; che vi abbiano avuto la residenza per cinque anni consecutivi, avendo sposato una nazionale ."



Ferdinando I  ha la grave colpa di non aver risparmiato la vita ai capi dell'insurrezione di Napoli ( l'ammiraglio Caracciolo, tra i tanti) che nel 1799 portò alla creazione di una breve repubblica partenopea, ma per quanto riguarda il rapporto con gli "stranieri", la sua apertura mentale merita un giusto rispetto e un doveroso riconoscimento.



Ogni riferimento con le attuali leggi nazionali sull'immigrazione è, assolutamente, voluto.

Postato da: federico46 a 11:25 | link | commenti
società, vedi napoli

martedì, 13 ottobre 2009
Davide e Golia

Stamattina nello spoglio atrio della sede RAI (  la volta scorsa nell'anomimo spiazzo davanti alla stessasede) mi ha intervistato il TG3 regionale per contrapporre un mio parere (critico) all'intervista dell'Amministratore delegato Ansaldo Nucleare dove, ovviamente sono state fatte le lodi sulla sicurezza delle centrali di terza generazione, la tecnologia che si pensa di applicare alle cinque centrali che vuole realizzare l'attuale governo.



Quello che ho detto ( o meglio, cercato di dire):



Numerosi e recenti studi stanno confermando che l'esposizione a radiazioni sia molto più pericolosa di quanto fino ad oggi si pensava, in particolare,  se gli esposti sono bambini.



Una maggiore incidenza di tumori infantili si è registrata nella popolazione residente più vicina alla centrale di Three Mile Island dopo circa dieci anni dal più grave incidente nucleare che ha coinvolto una centrale occidentale della seconda generazione e che, a detta degli esperti, non avrebbe dovuto provocato nessun effetto misurabile nella popolazione esposta, a parte un aumento dello stress.



Maggiori incidenze di tumori infantili si sono registrati anche intorno a centrali statunitensi e tedesche che non hanno avuto  incidenti ma che hanno emesso radionuclidi gassosi durante il loro normale esercizio e nel pieno rispetto dei limiti di legge sulle  emissioni di radionuclidi nell'ambiente. Alla luce di questi dati è opportuno riesaminare anche la maggiore incidenza di tumori infantili registrata  negli anni '70 nel comune di Trino Vercellese.



Quello che avrei voluto dire ( ma non c'era tempo):



La possibile sottostima dei rischi a seguito di esposizioni alle emissioni di centrali nucleari deve essere meglio studiata e capita, ma in Italia questo non sarà possibile, in quanto tutto, compresi i dati sanitari saranno coperti da segreto militare.



Il maggiore rischio di tutte le centrali, comprese qelle della terza generazione, è il rischio di impresa: l'incidente di Three Mile Island provocò il fallimento del Gestore e il blocco dello sviluppo del nucleare negli USA, per gli elevati rischi economici.



Negli USA, il governo Busch ha pensato di rilanciare il nucleare fornendo garanzie agli impreditori privati: il governo coprirà il costo delle assicurazioni in caso di incidente.



Gli Italiani hanno un'idea di chi pagherà la costruzione delle centrali, fortemente volute dal Partito delle Libertà?



Quello che ho imparato:



in una società in cui è l'immagine che conta più di quello che si dice, se mai mi proporranno nuove intervistei, chiederò che questa sia fatta nel mio laboratorio.



E penso che chiederò anche  garanzie sulla "par condicio" dei tempi a disposizione.



In caso contrario, vadano pure a cercare qualcun altro.




Postato da: federico46 a 13:57 | link | commenti (4)
nucleare, ambiente e salute

mercoledì, 30 settembre 2009
Taranto chiama Genova

Il 26 settembre ero a Taranto su invito di ARPA-Puglia.  Singolare, il ruolo assegnatomi: tecnico di fiducia dei comitati tarantini che, da alcuni anni, sono impegnati a tutelare la propria ed altrui salute, messa arischio dalle elevate emissioni di diossine del reparto agglomerazione delle acciaierie di Taranto.

L'incontro è stato importante, in quanto, per la prima volta in vertenze ambientali, le tre parti in causa ( Azienda, Strutture pubbliche di controllo, Cittadini) avevano una pari dignità di rappresentanza: numero di interventi, tempo a disposizione.

Pertanto, in questa occasione ho rivestito i panni del Pubblico Ministero a tutela degli interessi del Popolo Sovrano, normalmente la parte più debole in questo tipo di vertenze.

Tra qualche giorno nel sito di Arpa Puglia saranno pubblicate le presentazioni, compresa la mia.

Anticipo che il rappresentante delle acciaierie Riva non ha gradito la mia proposta che le emissioni convogliate di diossina fossero sottoposte a campionamento in continuo con attrezzature simili a quelle  adottate da diversi inceneritori.

Il non gradimento è stato motivato dal fatto che questa tecnica non è normata e non è ufficialmente riconosciuta.

Ho ribadito personalmente al rappresentante delle accierie, quanto peraltro avevo già affermato nel mio intervento: l'applicazione del campionamento in continuo, in base all'attuale normativa,  non ha valore legale ma è un ottimo deterrente a gestioni dell'impianto poco attente alla minimizzazione dei rischi della popolazione, come dimostrano le esperienze su inceneritori che, dopo l'installazione di questi sistemi di monitoraggio, hanno fatto registrare il costante mantenimento dei livelli minimi delle loro emissioni di diossine.

Altre critiche mi sono state fatte dai rappresentanti dell'ufficio veterinario quando ho affermato che la catena alimentare delle diossine ( dal camino al latte matrerno)  oltre ad essere interrotta prima dell'ariivo dei cibi contaminati alle tavole degli umani, doveva essere interrotta anche prima delle mangiatoie degli agnelli che, a migliaia sono già stati sacrificati in quanto i loro fegati sono risultati  contaminati da diossine a livelli nettamente superiori a quelli ammessi dalla attuale normativa. 

A mio avviso, questo sacrifico non sarebbe stato necessario se si fosse da subito avviata una alimentazione delle pecore con foraggio indenne da diossine, dando a questi animali l'opportunità di smaltire la diossina accumulata durante il pascolo in zone contaminate.

Postato da: federico46 a 12:13 | link | commenti (2)
ambiente e salute

mercoledì, 23 settembre 2009
Genova Capitale energia rinnovabile

In anteprima, un mio articolo che sarà pubblicato sull'edizione locale di Repubblica.

Per chi non conosce Genova, alcune informazioni:

- ai piedi della Lanterna, il faro simbolo della città, c'è una piccola centrale a carbone, regalo degli USA con il piano Marshaal nel primo dopoguerra, alimentata con il carbone stoccato in un grande spiazzo (carbonile) al fianco della centrale

- subito dietro al porto si sviluppano i quartieri collinari e qui vanno a finire i fumi delle navi attraccate ai moli con i venti dal mare

- A ponente della Lanterna, su un grande riempimento del mare, negli anni '50  è stata costruita una grande acciaieria, ora gestita dalla famiglia Riva. Spenta la sezione a caldo, quella più inquinante, funzionante a carbone,  a Riva è stato concesso di utilizzare questto terreno demaniale, per continuare a produrre laminati. Quest'impianto, per funzionare, ha bisogno di grandi quantità di elettricità da produrre in una nuova centrale elettrica. Riva pensava di usare olio di palma ( vedi blog). Sembra che questa idea balzana sia stata accantonata.

- Scarpino è una grande vallata,  alle spalle di Genova Sestri che in quarantanni abbiamo riempito con i nostri rifiuti ( Discarica di Scarpino) gestita dall'AMIU, l'azienda per la gestione dei nostri Materiali Post consumo.

Si è cominciato a recuperare il biogas che la discarica produce e recentemente la Giunta comunale ha deciso che in questa zona saranno realizzati un digestore anaerobico per il trattamento degli scarti umidi, biodegradabili e un gasificatore per il recupero energetico della frazione non riciclabile.



 "Monaco di Baviera, un milione di abitanti, ha deciso di uscire dal nucleare grazie ad una miscela intelligente di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse. La transizione è già in atto e i piani sono pronti per sostenere l’attività della città quando, nel 2020, avverrà la dismissione della centrale nucleare ISAR 2 che fornisce a Monaco il 25% dell’energia elettrica, attualmente utilizzata.

Genova, 650.000 abitanti, con una simile miscela intelligente potrebbe, entro qualche anno, uscire dall’era del carbone, con la dismissione della centrale sotto la Lanterna nel porto e con lo spegnimento dei generatori diesel, alimentati ad olio pesante, che tengono in funzione i servizi di bordo delle navi attraccate ai moli. In questo modo, polveri sottili e polveri pesanti (dal carbonile all’aperto) diminuiranno drasticamente e, statistiche alla mano, gran parte dei genovesi, particolarmente i più giovani, vedranno aumentata di qualche mese la loro aspettativa di vita.

Affinché la miscela intelligente di interventi si possa attuare è necessario che i tanti giocatori che muovono le loro pedine sulla grande scacchiera cittadina, decidano di fare un gioco di squadra.

La prima mossa spetta alla famiglia Riva.

Il loro nuovo laminatoio richiede energia elettrica e l’unico combustibile per produrla,  compatibile con la città che ospita il laminatoio,  è il metano: a parità di energia prodotta, il metano garantisce la minore emissione di micro e nano particelle.

Se la nuova centrale a metano dei laminatoi, sarà progettata per cogenerare elettricità e calore, quest’ultimo, con opportune condotte ed impianti finali, potrà essere usato per riscaldare e raffreddare edifici circostanti; questi, a loro volta, potranno spegnere le loro attuale caldaie, con un ulteriore riduzione di polveri sottili nell’aria della città.

Candidati al teleriscaldamento e al tele-raffreddamento, la vicina Fiumara ma, ancor di più, la prossima cittadella tecnologica degli Erzelli.

Se questa operazione andrà in porto, per la prima volta, nella storia della città, una attività produttiva, non sarà vissuta come un corpo estraneo, ma si metterà in simbiosi con la città e suoi abitanti: fabbrica e abitazioni si scambieranno favori.

L’impresa Riva, a Genova, ha un’altra opportunità, quella di diventare la prima acciaieria alimentata con fonti di energia rinnovabile.

La superficie dei tetti piani che coprono gli impianti è di almeno 20 ettari; è un’enorme superficie, che ben si presta ad ospitare pannelli fotovoltaici  i quali,  grazie al soleggiamento genovese, potrebbero erogare elettricità per una trentina di milioni di chilowattora all’anno.

Ma c’è un’altra interessante opportunità, uno scambio di favori tra azienda e città: Riva, potrebbe realizzare sui terreni che ha in concessione, un impianto di digestione anaerobica per la produzione di bio-metano, gas che utilizzerà direttamente nella sua centrale di cogenerazione, mentre il digestore potrà essere alimentato con i fanghi del nuovo impianto di depurazione delle acque, che sostituirà quello puzzolente in mezzo alle case e con altra biomasse prodotte nelle vicinanze: gli scarti del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto e partite di frutta andate a male scaricate in porto.

Un’altra pedina per far diventare Genova la capitale del rinnovabile italiano è in mano all’AMIU.

Scarpino è un giacimento di metano che occorre recuperare ed utilizzare meglio e altro metano sarà prodotto con il digestore anaerobico che realizzato a Scarpino, tratterà ogni anno 50.000 tonnellate  di scarti umidi prodotti dai genovesi.

Sono in gioco, ogni anno, diverse decine di milioni di metri cubi di biogas che potranno essere utilizzati per produrre elettricità a Scarpino e  per alimentare un nuovo parco veicoli AMIU.

 Ma esiste un’altra interessante opportunità che, in questo caso creerebbe una simbiosi tra AMIU e Genova: purificare  il biogas di Scarpino a  biometano e immettere il biometano nella rete di distribuzione del gas, esattamente quello che, dal 2007,  fa il primo impianto di biometano tedesco, realizzato alle porte di Monaco di Baviera.

In questo modo, di fatto, gli impianti localizzati sulle alture di Scarpino, potrebbero permettere il teleriscaldamento della città, con l’uso diretto di metano prodotto da fonti rinnovabili.

Ma Scarpino può rendere altri favori alla città, e alle casse comunali, in quanto ben si presta ad ospitare un grande impianto fotovoltaico, ampliando quello già operativo, e il sito potrebbe anche essere idoneo ad ospitare alcune pale eoliche.

A questo punto, fatti i conti, la centrale nel porto può essere chiusa, il suo edificio tutelato dalla Sovrintendenza potrebbe diventare parte integrante del parco della Lanterna e l’attuale carbonile potrebbe ospitare, eventualmente in struttura interrata, gli impianti per la selezione dei materiali post consumo prodotti dalla città e dal porto. Un altro bell'esempio di simbiosi.

E le montagne di carta, plastica, metalli, opportunamente separate e selezionate per classi merceologiche , sarebbero già pronte per essere imbarcate per la Cina e l’India, proprio come oggi accade nel porto di  San Francisco, un’ altra città che Genova dovrebbe imitare, una metropoli che , con la raccolta porta a porta, ricicla e composta il 70 % dei propri scarti."

Postato da: federico46 a 09:21 | link | commenti (2)
biomasse