Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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A CACCIA DI PUNTI FREDDI.
Stabilite le temperature ottimali da mantenere in casa, il vostro successivo obiettivo dovrà essere quello di individuare i punti della vostra casa da dove il calore che avete prodotto a caro prezzo, fugge via in quantità maggiore: le pareti fredde.
Su queste pareti dovrete focalizzare tutti i vostri sforzi per ridurre gli sprechi energetici di casa vostra.
Queste zone critiche sono certamente tutte le pareti della vostra abitazione che danno direttamente sull'esterno, e in particolare tutte le pareti esterne orientate da EST ad OVEST passando dal NORD.
Infatti le pareti orientate in questo modo di inverno non vedono mai un raggio di sole e quindi, a parità di temperatura esterna, sono più fredde delle pareti rivolte a Sud, che grazie alle radiazioni solari che ricevono durante il giorno, sono sensibilmente più calde delle pareti Nord.
Come si neutralizzano le fughe di calore dalle pareti fredde?
Esiste una soluzione semplice, efficace e molto economica a cui, di solito nessuno pensa:
nell'arredo casalingo individuare proprio le pareti fredde, come luogo privilegiato su cui poggiare armadi e librerie.
Ci avete mai pensato?
Un armadio è fatto in legno, un ottimo isolante termico, i vestiti contenuti nell'armadio sono a loro volta fatti di materiali isolanti, e gli strati di aria ferma tra un vestito e l'altro fanno il resto, per lasciare il freddo fuori casa e ridurre la quantità di calore che dalla vostra casa fluisce verso l'esterno.
Stesse funzioni di isolamento termico si possono ottenere con una libreria ben fornita di libri ( la cellulosa è un ottimo isolante), ma anche CD e cassette video possono contribuire a ridurre le vostre perdite di calore.
Infine un consiglio, se ad essere freddi sono i vostri pavimenti, usate tanti bei tapppeti per rendere più piacevole e confortevole casa vostra.
Ricordate che gli arazzi che pendevano dalle pareti delle famiglie più nobili, oltre ad essere un segno del potere economico di queste famiglie erano anche un modo per rendere più confortevole la vita a chi abitava quei palazzi, isolando i suoi abitanti dal freddo delle mura in pietra.
Avete risposto alle domande della puntata di ieri?
Ecco le risposte esatte:
a) Il caffellate versato in una tazza di alluminio si raffredda più rapidamente, in quanto l'alluminio, come tutti i metalli, è un buon conduttore di calore. In generale, questo significa che bisogna scegliere con accortezza il materiale con cui costruire una casa, in modo che sia solida, ma anche ben isolata termicamente dalle temperature esterne.
Se avete la sfortuna di abitare una casa costruita durante il boom economico (anni 60-70) è molto probabile che casa vostra sia un vero e proprio colabrodo termico: un muro di mattoni forati, un pò di calce dentro e fuori e via! E voi pagate...
b) Due giornali, uno sull'altro, isolano meglio di uno e quindi la tazza si raffredderà più lentamente. Nell'isolamento termico di un appartamento oltre, alla qualità del materiale scelto come isolante per pareti, soffitti, pavimenti, conta anche il suo spessore.
c) Nella carta appallottolata si creano dei vuoti in cui resta intrappolata l'aria. L'aria ferma è un ottimo isolante termico. Questo è il trucco usato dalle oche per stare al caldo senza pesare troppo: il loro folto piumino racchiude una grande quantità di aria. Questo stesso trucco è sfruttato in gran parte dei materiali isolanti usati in edilizia: mattoni forati, polistirolo, poliuretano, argilla espansi, lana di vetro, sughero..
Torniamo ora a casa nostra e applichiamole le nozioni che abbiamo appreso:
1) Una casa calda cede calore all'esterno freddo: la quantità di calore ceduto dipende dalla differenza di temperatura tra l'interno e l'esterno e dalla capacità di isolamento termico delle pareti, del soffitto, del pavimento.
2) Per mantenere a temperatura costante un appartamento, la calderina deve produrre la stessa quantità di calore che la casa disperde.
Pertanto, per consumare meno combustibile, nostro obiettivo sarà quello di ridurre al massimo le dispersioni di calore e di mantenere in casa temperature confortevoli.
A questo punto vi dovrebbe essere chiaro che la prima cosa da fare, per risparmiare sulla bolletta del gas, è di ridurre al massimo la differenza di temperatura tra l'interno di casa vostra ed il freddo e buio mondo esterno.
Per quanto riguarda la temperatura esterna non potete fare granch'è , anche se con le vostre probabili dispersioni contribuite ad aumentare la temperatura media della vostra città ( i meteorologi parlano di bolle termiche urbane). Invece il valore della temperatura dentro casa vostra dipende da voi , o meglio dal vostro termostato.
Se non avete ancora un termostato che, in base alle temperature da voi prefissate, accende e spegne automaticamente la calderina, affrettatevi a fare questo piccolo investimento: è essenziale per aprire la via al risparmio energetico.
Il mio termostato, collocato nella camera da letto (la stanza che frequento di più) è regolato tra un massimo di 18 gradi e un minimo di 16 gradi. Questo significa che nelle ore prefissate ( le ore del giorno in cui normalmente c'è qualcuno in casa), grazie al termostato, la temperatura della mia casa è costantemente a 18 gradi. Di notte, con la calderina spenta, la temperatura può scendere, ma non meno di 16 gradi. Sono temperatura inferiori a quelle consigliate (20 gradi centigradi), ma con una vecchia calda maglia di lana indossata in casa e un bel piumino d'oca come coperta, il confort termico è assicurato e il contatore del gas gira molto lentamente.
Ma si può fare di più...
Nonostante gli inverni sempre più miti è arrivato il freddo e di conseguenza la bolletta energetica famigliare comincia ad impennarsi, in considerazione anche dei preannunciati rincari dell'energia.
Cominciamo quindi a vedere come sia possibile stare al calduccio nelle nostre case e pagare meno.
Per raggiungere questo obiettivo forse è meglio capire come si comporta il calore che a caro prezzo generano le nostre calderine. Cominciamo con un esempio pratico.
E' una fresca giornata d'autunno, siete sul terrazzo ad ammirare il bel tramonto e vi state sorseggiando in santa pace la bevanda calda che più vi piace. Vi chiamano al telefono e frenando a stento un accidenti rivolto allo scocciatore vi inventate un metodo spiccio per tenere al caldo la vostra tazza, in attesa del vostro ritorno.
Quale è la vostra soluzione?
La mia è quella di trovare un coperchio di fortuna con cui coprire la tazza e un foglio di giornale. Appallottolerei il giornale senza schiacciarlo troppo e con questo avvolgerei completamente la mia tazza. Finita la telefonata sono certo di trovare il caffellatte ad una temperatura ancora accettabile, sicuramente maggiore di quella che avrei trovato senza questi piccoli accorgimenti.
Se avete una innata mentalità sperimentale, potete misurare questo fenomeno: procuratevi due termometri, riempite due tazze uguali di acqua ben calda, ricoprite con il vestitino di carta stropicciata una delle tazze e misurate ad intervalli regolari (ogni minuto ) la temperatura dell'acqua di ciascuna tazza. Per meglio evidenziare il fenomeno disegnate un grafico in cui sull'asse verticale riportate la temperatura in gradi centigradi e su quello orizzontale il tempo in minuti. Quello che vedrete è che la temperatura della tazza "svestita" si riduce velocemente fin dai primi minuti di misura poi sempre più lentamente fino a raggiungere la temperatura ambiente. Invece la tazza "vestita" con la carta di giornale si raffredderà molto più lentamente ma anch'essa alla fine ( ben oltre il tempo per fare una rapida telefonata) raggiungerà la temperatura esterna.
Con questa prova empirica avrete evidenziato alcuni comportamenti del calore:
1) il calore passa spontaneamente da oggetti caldi a quelli freddi
2) la velocità del raffreddamento dipende dai materiali che mettono in contatto gli oggetti caldi con quelli freddi.
Queste regole si applicano anche a casa vostra: la tazza rappresenta il materiale con cui sono fatte le pareti di casa vostra; il calore che ha riscaldato il caffelatte è equivalente quello che la vostra calderina produce per riscaldare l'aria e gli oggetti presenti nella vostra abitazione; il giornale stropicciato simula il "cappotto" isolante che forse è opportuno mettere sulle pareti di casa vostra per ridurre la quantità di calore che dall'interno della casa calda fugge verso l'esterno freddo.
Per vedere se avete compreso il senso di questa prima lezioncina teorica ( non preoccupatevi la pratica verrà subito dopo) provate a rispondere a queste domande:
a) Se la tazza ricoperta fosse stata di alluminio invece di ceramica quale sarebbe stato l'andamento della temperatura?
b) Quale effetto mi dovrei aspettare se copro la tazza con due giornali stropicciati, uno sull'altro ?
c) Per quale motivo ho stropicciato e appallottolato la carta con cui ho ricoperto la tazza calda?
Con oggi comincio una mia nuova rubrica che spero sarà giudicata utile dai miei quattro lettori.
Un pò provocatoriamente l'ho battezzata "Economia Domestica" e questa sarà la parola chiave da utilizzare per richiamare tutti i prossimi post su questo argomento.
Obiettivo di questa rubrica è quello di realizzare quel Manuale di Sopravvivenza Metropolitana preannunciato dal titolo di questo Blog.
In sintesi, di volta in volta proporrò soluzioni, in gran parte sperimentate a casa mia, per ridurre la dipendenza energetica delle nostre abitazioni, con riferimento al riscaldamento domestico, al consumo di acqua e elettricità, alla produzione di materiali post consumo ( ex rifiuti).
Obiettivo generale: diminuire significativamente il costo delle diverse bollette che ci tocca pagare e se possibile, contemporaneamente migliorare la nostra qualità di vita e avvicinarci alla autosufficenza energetica.
Il Manuale è rivolto in particolare a chi abita una casa con riscaldamento autonomo, non si spaventa a fare un pò di "bricolage", è disposto a monitorare per un pò di tempo (12 mesi) i consumi della propria abitazione e vuole investire in qualità ambientale una piccola parte dei propri guadagni.
Chi vuole imbarcarsi in questa avventura è invitato, come prima cosa, a raccogliere le proprie bollette di gas, luce ed acqua degli ultimi due anni, sommare l'ammontare di ciascuna bolletta ( per ciascuna tipologia) e di dividere questa somma per il numero complessivo di giorni coperti dalle bollette.
Nelle bollette andate a trovare anche i dati sui vostri consumi, in particolare quanti chilowattore di elettricità, quanti metri cubi di acqua, quanti metri cubi di metano o litri di gasolio avete consumato. Anche in questo caso fate le somme e dividete per il numero di giorni che avete monitorato.
In questo modo avrete un'idea del vostro peso giornaliero sulla bilancia energetica del paese e potrete confrontare i vostri consumi storici con quelli che registrerete subito dopo l'adozione di qualcuno degli accorgimenti che vi avrò suggerito.
Per partecipare a questo grande gioco è anche Indispensabile sapere dove si trova il vostro contatore della luce, del gas e dell'acqua e, se il caso imparare a leggere i valori che questi strumenti riportano.
Questi valori ( quanto vi costa al giorno, riscaldare ( raffreddare), illuminare, pulire... casa vostra e i suoi abitanti e quanto consumate) vi serviranno per verificare quanto effettivamente sarete in grado di risparmiare seguendo tutti o in parte i consigli che questa Rubrica vi fornirà.
Ovviamente i post di "Economia Domestica" sono aperti a tutti i vostri suggerimenti, consigli, critiche, domande... a cominciare da vostri commenti su che cosa pensate di quest'idea.
Se l'idea vi sembra stuzzicante, oltre alla vostra partecipazione diretta, il vostro passaparola ad amici e conoscenti della Rete, per far conoscere loro l'iniziativa è molto gradita.
Alla prossima...
Spero di fare cosa utile ai lettori rendendo pubblici gli emendamenti che Italia Nostra ha proposto al Ministero dell'Ambiente sul regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi, durante le consultazioni per la revisione del decreto 152/2006 (vedi post del 22 settembre 2007).
Su La Repubblica di sabato 20 ottobre 2007 un bell'articolo di Enrico Franceschini sul villaggio inglese, Modbury, che si è fatto un nome con la scelta di bandire tutti i sacchetti di plastica sul suo territorio, sostituiti da sportine di carta e cotone.
Invece, decisamente deprimente la lettura, nella stessa pagina, della finestra dedicata alle scelte italiane su questo stesso argomento, a firma di Antonio Cianciullo.
La rivoluzione italiana ai sacchetti di plastica sarà quella preannunciata da Ermete Realacci, ministro all'ambiente in pectore del prossimo governo Veltroni: i sacchetti di plastica saranno sostituiti da sacchetti di bio-polimeri, secondo il brevetto Novamont che con mezzo chilo di mais ed un chilo di olio di girasole produce 100 sacchetti biodegradabili.
L'articolo sottolinea che entusiasti dell'idea sono anche gli agricoltori che stimano che per produrre le 300.000 tonnellate di bioplastiche che dovranno sostituire le equivalenti tonnellate di polietilene, oggi usate per produrre 15 miliardi di sacchetti, basta coltivare a mais e girasole 200.000 ettari di terreno.
Questa soluzione viene spacciata per ecologica invece è una "puttanata" (scusate l'espressione poco scientifica), in quanto di ambientale non ha proprio un bel niente.
In una società realmente in equilibrio con le risorse del Pianeta i sacchetti usa e getta per portare a casa la spesa sono un oggetto da abolire o da far pagare a caro prezzo, quello equivalente al pesante impatto ambientale che essi creano anche se sono biodegradabili.
L'onorevole Realacci ha un'idea di quanto combustibile fossile, quanta acqua, quanti fertilizzanti, quanti pesticidi ci vuole per coltivare 200.000 ettari a mais e girasole, necessari per produrre 300.000 tonnellate di bio-plastiche usa e getta?
Qualcuno ha fatto i conti di quanta anidride carbonica viene rilasciata durante queste fasi di lavorazione e in quelle necessarie per passare dal mais al polimero finito?
L'unico serio utilizzo delle plastiche bio-degradabili è che queste devono sostituire le attuali pellicole e vaschette di plastica utilizzate per confezionari alimenti.
E' anche necessario che questi materiali biodegradabili, necessariamente monouso, e comunque anch'essi riducibili con una intelligente riprogettazione dei sistemi di distribuzione ed imballaggio, possano essere facilmente individuati come materiali compostabili da raccogliere in modo differenziato, insieme alla frazione umida, per avviare il tutto al riutilizzo, rigorosamente ed esclusivamente sotto forma di compostaggio o di fermentazione anaerobica.
Precisare che i trattamenti finali per le bio-plastiche devono essere solo tecniche di trattamento biologico non è casuale.
C'è una subdola conseguenza della scelta promossa dall'onorevole Realacci: la sostituzione delle attuale 300.000 tonnellate di sacchetti in plastica di sintesi, con 300.000 tonnellate di sacchetti di bioplastiche farà diventare quest'ultimi biomasse.
A questo punto, in base ai nuovi accordi, la loro combustione si potrà legittimamente avvalere dei soliti famigerati certificati verdi, a cui si aggiungeranno anche i contributi CONAI, in quanti i sacchetti sono degli imballaggi e la loro combustione, per legge, è una forma di riciclo.
Segnalo infine un altro problema che i sacchetti biodegradabili hanno: sono incompatibili con la raccolta differenziata delle plastiche finalizzate al riciclo di quest'ultime.
Questo significa che scarti di polietilene mescolati a scarti di biopolimero tipo mater-bi non possono essere più riciclati come materie plastiche ed è impensabile separare i due materiali.
Unica soluzione mandare il tutto ai termovalorizzatore!!
Per cortesia qualcuno fermi questa follia!
Penso di fare cosa utile ai miei quattro lettori pubblicizzando le allegate osservazioni alle linee guida per la localizzazione degli impianti a Biomasse proposte dalla provincia di Asti, osservazioni fatte nell'ambito della mia attività di ricerca presso l'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova.
Spesso Danimarca, Svezia, Norvegia sono citati come paesi modello, in quanto da loro l'incenerimento dei rifiuti è una pratica diffusa.
Questa informazione è corretta ma l'italica promozione dei "termovalorizzatori" dimentica di informarci che, nonostante ciò, in questi paesi l'incenerimento dei rifiuti con recupero energetico è tassato, al pari della discarica.
In Danimarca la tassazione di incenerimento con recupero energetico e della discarica risale al 1986 e questa tassa oggi (2006) è rispettivamente di 40 e 50 euro per tonnellata trattata.
Lo scopo dichiarato del legislatore per l'introduzione di questa tassa:
"Ridurre la quantità di rifiuti che vanno all'incenerimento o alla discarica. La tassa promuoverà il riciclo e spingerà le imprese ad applicare tecnologie con una bassa produzione di rifiuti"
Ogni commento sulle scelte dei nostri governi di regalare ingenti incentivi economici ai "termovalorizzatori" e sulla campagna mediatica finalizzata a screditare riciclo, compostaggio, riuso, appare superflua.
Come accennato, anche la Svezia ha adottato una simile politica e tassa l'incenerimento con recupero energetico con 10 euro per tonnellata se l'efficenza energetica dell'impianto è pari al 15%, tasse maggiori sono applicate se l'efficenza è più bassa. In Svezia la tassa sulla discarica è di 47 euro, poco meno della tassa applicata agli inceneritori senza recupero energetico ( 48 euro a tonnnellata).
In Norvegia la tassa agli inceneritori con recupero energetico è di 9 euro a tonnellata. In questo caso la tassa si basa sulla quantità di inquinanti emessi, a cui si aggiunge una tassa sull'anidride carbonica emessa per la combustione di scarti di origine fossile ( plastiche, tessuti sintetici..)
A questo punto mi sento in dovere di chiedere ai miei quattro lettori di dare la massima diffusione a queste notizie.
Per chi vuol saperne di più riinvio al corposo studio ( in inglese) che ha analizzato gli effetti delle tasse sulla produzione Danese di rifiuti urbani e speciali.
Se avete avuto la sfortuna di leggere La Repubblica di oggi 17 ottobre 2007, a pagina 27 avete trovato un articolo intitolato Viaggio nell'utopia di Gussing , il paese a emissione zero. Sottotitolo: Il sole, il legno, il mais, i rifiuti bastano per alimentare il riscaldamento e le auto di tutto il villaggio.
Tra le didascalie usate per illustrare le fonti rinnovabili grazie alle quali il paesino austriaco di Gussing ha raggiunto l'autosufficenza enegetica, avete trovato quella che descrive l'uso dei rifiuti a scopo energetico e avete letto:
Rifiuti. Gli inceneritori trasformano i rifiuti in energia, ma non riescono ad azzerare del tutto l'emissione di sostanze inquinanti.
Il testo dell'articolo non aggiunge informazioni utili, per cui alla fine della lettura sarete convinti che Gussing ha un inceneritore grazie al quale si risparmia energia anche se inquina un pò, ma non si può avere tutto dalla vita.
Sbagliato!
A Gussing non ci sono inceneritori ma impianti a digestione anaerobica alimentati con scarti di mais, sfalci d'erba e altri scarti prodotti dall'attività agricola locale.
E come è noto ai più , ma non al all'inviato di La Repubblica, i digestori anaerobici producono metano che viene usato per produrre elettricità e calore.
A Gussing un'altra fonte energetica è rappresentata dagli scarti legnosi della lavorazione del bosco che sono gasificati e il gas prodotto è usato per produrre elettricità e calore.
Insomma, a Gussing non c'è nessuna termovalorizzazione dei rifiuti urbani che, immaginiamo siano regolarmente raccolti in modo differenziato per essere compostati e riciclati. Come avviene da sempre in Austria, cosa che, ovviamente, non fa notizia.
Dopo una simpatica telefonata con il titolare delle "Banche del Latte" genovesi, ovvero i distributori alla spina di latte crudo appena munto sui nostri monti, vi posso dare qualche dato aggiornato (Vedi post dell'8 settembre 2007).
Oggi, in provincia di Genova, sono operativi dieci distributori alla spina, giornalmente riforniti da cinque produttori locali ( http://www.lattecrudoliguria.com ).
Grazie a loro, ogni anno nella Provincia di Genova sono distribuiti 255.500 litri di latte. Se la raccolta, come raccomandiamo, avviene con bottiglie in vetro riusabili, questa iniziativa sottrae ogni anno alla discarica di Scarpino ( e all'inceneritore che qualcuno si ostina a voler costruire) circa 7,8 tonnellate di plastica.
E le notizie sono che la quantità di latte che i produttori locali sono interessati a vendere direttamente al consumatore (a prezzi molto inferiori a quelli del sistema di distribuzione di latte confezionato) sarebbe molto di più, se qualche funzionario zelante non rendesse impossibili le pratiche autorizzative .