Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

Eccomi

Utente: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

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martedì, 27 novembre 2007
ROM e Mercatini dell' Usato


Mi sembra interessante il seguente comunicato stampa in quanto redatto da rappresentanti della comunità ROM e in quanto le loro proposte potrebbero realizzare forme di coesistenza e collaborazione tra questa comunità e la nostra senza che nessuna rinunci alle proprie peculiarità culturali.



COMUNICATO STAMPA

GLI OPERATORI DELL’USATO ROM MANIFESTANO SOTTO LE SCALINATE DEL CAMPIDOGLIO PER DIRITTO AL LAVORO ED EMERSIONE DELLA FILIERA

Mercoledì 28 Novembre, a un mese preciso dalla prima mobilitazione a Lungotevere Dante, gli operatori dell’usato rom tornano a manifestare per la regolarizzazione del loro lavoro.

A Roma l’attività della maggior parte dei mercatini dell’usato rom è stata sospesa. Nonostante il settore dell’usato rom sia florido e potenzialmente in espansione, la politica delle chiusure ha prodotto centinaia di disoccupati a oggi disperati e senza nessun mezzo di sussistenza.

Commerciare merci usate non può essere considerato alla stregua di un crimine: il riuso è una priorità ambientale, e chi toglie materiale dai cassonetti sottraendolo allo smaltimento offre un importante servizio a tutta la città.

Ci rendiamo conto che la filiera dell’usato attualmente porta con sé numerosi problemi, principalmente legati all’igiene e all’infiltramento di merci rubate.
Per questa ragione intendiamo rilanciare i mercatini rom a Roma partendo da soluzioni concrete:

· le merci riusabili non devono più essere “pescate†dai cassonetti; grazie al sistema del porta a porta (che già viene sperimentato nei quartieri Decima e Colli Aniene) le stesse merci potrebbero essere selezionate in isole ecologiche fondate sul riuso erivendute a noi operatori rom sotto forma di stock

· il denaro che gli operatori rom sono disposti a fornire per acquistare le merci può essere efficacemente allocato all’assunzione di altri rom da impiegare nelle operazioni di pulizia e igienizzazione dei mercati

· grazie all’acquisto delle merci presso le isole ecologiche gli operatori potranno dotarsi di partita IVA, ricevere fattura al ritiro delle merci e fornire scontrino alla vendita; in questa maniera non sarà più possibile alcun dubbio sulla provenienza degli oggetti

· per garantire la tenuta di tutto il meccanismo, i mercatini dovranno essere dotati di regolari chioschi ad assegnazione nominale

Per discutere produttivamente sulle nostre proposte, chiediamo l’immediata convocazione di un tavolo al quale siano presenti gli Assessori all’Ambiente, al Lavoro, al Commercio e alle Politiche sociali del Comune di Roma

Mercoledì 28 Novembre,ore 11-14
Piazza San Marco - Roma

Shishiri Lavoro
Occhio del Riciclone

Info:
333/5856634
346/080888

Postato da: federico46 a 10:23 | link | commenti (1)
ambiente e società, materiali post consumo

Bio caminetti o Bio bufale

Su La Repubblica di oggi c'è una singolare pubblicità: quella dei biocaminetti CMC che, a detta del produttore, sono caminetti senza canna fumaria ma anche senza fumo ed, udite udite, senza polveri sottili.
Una rapida consultazione su internet mi ha permesso di chiarire l'arcano.
Quello che viene bruciato è alcol etilico che oggi si chiama bio-etanolo ma che è esattamente lo stesso alcol etilico del vino novello e delle nostre grappe che da sempre si sono ottenute da biomasse, come le chiamiamo oggi.
La novità è che questo bioetanolo è prodotto dalla fermentazione del mais. Come sapete ci sono forti dubbi che questo sia una cosa ecologica e che fa bene al Pianeta, comunque anche l'uso proposto non è una novità: i fornellini a "spirito" delle nostre nonne, dove si bruciava alcol etilico (denaturato) per farsi una buona tazza di thè era esattamente la stessa cosa e grazie a questi fornelli generazioni di scout e campeggiatori hanno riscaldato le loro tende.
Sul fatto che la combustione di alcol etilico avvenga senza sotto prodotti di combustione e senza produzione di polveri sottili, ho fortissimi dubbi: sul sito della ditta non c'è uno straccio di seria analisi a riguardo.

Postato da: federico46 a 10:06 | link | commenti (194)
ambiente e società, biomasse

lunedì, 26 novembre 2007
ECONOMIA DOMESTICA 11

Energia solare a costo zero.
Anche oggi è una bella giornata. Sono le 9 e mezza del mattino e una fastidiosa influenza mi costringe a casa. Ne approfitto per continuare gli esperimenti per valutare quale ruolo può avere l'energia solare nel bilancio termico di casa mia.
Da circa un'ora il Sole ha superato il crinale di Portofino e sta inondando di luce il Golfo Paradiso, dove ho la fortuna di abitare. Il mare è un pò increspato e questo aumenta il suo effetto specchio.
Vista l'ora e la stagione, il Sole è basso sull'orizzonte, e questa è la condizioni più favorevoli alla captazione di energia solare da parte di una parete verticale e alla penetrazione in profondità della luce del Sole nelle abitazioni che hanno superfici vetrate orientate tra Sud Est e Sud Ovest, passando da Sud.
E da circa un'ora che il Sole, entrato in casa, illumina pavimenti e muri interni e il mio fedele termometro a raggi infrarossi mi segnala che è bastato un irraggiamento di così breve durata per innalzare di oltre un grado le superfici interne direttamente illuminate, rispetto a quelle rimaste al buio. E ancora una volta i muri esterni esposti al Sole sono decisamente più caldi di quelli in ombra, anche se non siamo ai valori registrati ieri ( quasi 50 gradi) a mezzogiorno.
Come abbiamo già visto un muro esterno caldo disperde meno calore interno rispetto ad un muro freddo, pertanto una buona esposizione al Sole invernale fa certamente bene alla bolletta del gas ( la riduce).
Ma il Sole ci fa un altro regalo, di solito ignorato, tramite finestre e balconi vetrati,nelle ore diurne ci offre luce naturale e ci evita di accendere neon e lampadine.
A questo punto tre consigli:
-Se dovete comprare casa o andare in affitto, cercatene una che abbia la maggior parte delle sue pareti rivolte a Sud e che non abbia davanti case o alberi che d'inverno gli fanno ombra.
-Nelle giornate di Sole non abbiate paura a far entrare il sole in casa: tirate su le tapparelle e aprite le tende.
-Appena il Sole è tramontato, chiudete bene tutti gli infissi e chiudete le tende per ridurre la dispersione del calore accumulato durante le ore di Sole.

Postato da: federico46 a 09:49 | link | commenti
energia, economia domestica

domenica, 25 novembre 2007
Economia Domestica 10

ENERGIA SOLARE PER TUTTI
Nei bilanci energetici del Paese la quantità di energia solare che già ora utilizziamo è nettamente sottostimata.
A Gennaio, dalle parti di Roma, su un metro quadrato di superficie verticale rivolta a Sud, ogni giorno, arrivano mediamente circa 2,8 chilowattore di energia solare.
Non è per niente poco!
Tanto per fare un confronto i miei consumi giornalieri di elettricità si aggirano sui 4 chilowattore.
Casa mia ha la fortuna di avere circa 21 metri quadrati di pareti e superfici vetrate con un orientamento idoneo a ricevere le radiazioni solari invernali (orientamento prevalente sud-sud-est) e visto che siamo vicino al mare, d'inverno, oltre all'energia solare diretta possiamo usufruire del riflesso del sole sul mare.
Oggi è bella giornata soleggiata, la temperatura dell'aria esterna è sui 14 gradi e con il mio nuovo termometro a raggi infrarossi mi sono divertito a misurare la temperatura delle pareti esterne di casa maggiormente esposte al sole e di quelle in ombra.
Confesso che alla prima ho pensato che il termometro fosse andato in tilt, in quanto mentre le pareti in ombra facevano registrare 14 gradi, quelle al sole erano a 50 gradi!
Un controllo manuale ( nel senso che ho appoggiato la mano sulla parete) mi ha permesso di verificare che era effettivamente ben calda.
Insomma la Natura ci fa dei bei regali, assolutamente gratuiti, sta a noi e alla nostra intelligenza riconoscere questi regali ed imparare ad usarli al meglio. E' quello che vedremo di fare nelle prossime puntate.

Postato da: federico46 a 10:33 | link | commenti
economia domestica

venerdì, 23 novembre 2007
Strage di ombrelli

E finalmente è arrivato l'inverno, con l'effetto collaterale di un improvviso aumento della produzione di rifiuti della città: centinaia di ombrelli ed ombrellini distrutti dalle folate di vento e che ora mestamente spuntano dai cestini dei rifiuti, dove i loro bagnati padroni li hanno diligentemente riposti per l'avvio alla loro ultima dimora.
Riflessioni:
a) oggi più di ieri un ombrellaio avrebbe (teoricamente) opportunità di lavoro
b) siamo veramente così ricchi da buttare via un pò di euro, ogni volta che piove, per acquistare ombrellini usa e getta?
c) non sarà che tutta l'energia che impieghiamo per avere un clima artificiale nelle nostre case, nei nostri uffici, nelle nostre automobili ci ha fatto perdere le nozioni necessarie per affrontare senza problemi il mal tempo?

Consigli:
-Compratevi un ombrello vero, bello robusto, di tela spessa e portatevelo dietro tutte le volte che le previsioni del tempo minacciano pioggia.
- Riscoprite anche impermeabili, cerate, scarpe da pioggia
- Allenatevi a chiudere l'ombrello quando arrivano le folate di vento, gli allungherete la vita e non vi bagnerete di più ( col vento non c'è ombrello che tenga, la pioggia arriva quasi orizzontale)

Postato da: federico46 a 06:45 | link | commenti (2)
ambiente e società, rifiuti zero

mercoledì, 21 novembre 2007
Eolico in tilt.

Una fattoria eolica è la "location" di uno spot pubblicitario della Citroen , dove cinque uomini travestiti da stella invitano a comprare una C4 Picasso.
Se osservate con attenzione lo spot, noterete che almeno due generatori eolici sono fermi, mentre le pale di tutti gli altri ruotano allegramente.
Una scena simile l'ho vista dal vero sul nostro Appennino e vi posso garantire che mentre tutte quelle pale che ruotano fanno allegria, un mulino a vento azzoppato non è un bel vedere.
Domande: oggi in Italia quanti impianti eolici sono fermi? C'è qualcuno che si preoccupa della loro manutenzione?
Salire fino in cima a questi giganti di 50 metri ed oltre , per fare manutenzione ordinaria, deve essere una impresa.
Ma cosa succede quanto c'è da sostituire un rotore o una pala danneggiata?
Ho l'impressione che i costi, in questo caso, siano proibitivi e che si preferisca lasciare arrugginire i mulini a vento fuori uso.
Temo che sia proprio così!
Forse non sapete che tutti i mulini a vento realizzati in Italia, sono una specie di tassa messa a carico dei produttori di elettricità.
Infatti la legge prescrive che chi produce elettricità deve garantire che almeno il due per cento di questa elettricità sia da fonte rinnovabile.
Questo significa che la costruzione di un grande impianto termoelettrico a combustibili fossili da 1000 megawatt è subordinata alla realizzazione di un impiantino da 20 megawatt alimentato da energia rinnovabile.
Il problema è che il gestore fa grandi affari con l'elettricità prodotta dal grande impianto a carbone o a gas, non certamente con la fattoria eolica che è stato costretto a realizzare.
E una volta che il mega-impianto ad energia fossile è partito, voglio vedere chi gli ritira la licenza se i mulini a vento vanno in tilt.
La convenienza a tenere fermi gli impianti eolici guasti, deriva anche da un'altra anomalia, quella dei Certificati Verdi, un meccanismo che sulla carta dovrebbe promuovere le fonti energetiche rinnovabili ma che in realtà sta provocando danni e sprechi.
Grazie ai Certificati Verdi, l'elettricità prodotta da fonti di energia rinnovabile viene pagata ( con il rincaro delle bollette della luce) tre volte di più del costo dell'elettricità da fonte fossile.
Per questo motivo, chi realizza un parco eolico non si preoccupa più di tanto di farlo nel posto più ventoso e può anche permettersi che qualche aereogeneratore resti fermo in caso di gravi guasti: il suo guadagno è comunque garantito.

Postato da: federico46 a 18:03 | link | commenti (3)
energia, ambiente e società

venerdì, 16 novembre 2007
Fotovoltaico da record

A Brandis, nell'Est della Germania è entrata in funzione il più grande impianto fotovoltaico al mondo.
Attualmente l'impianto ha una potenza di picco di 6 milioni di watt che diventeranno 40 milioni di watt nel 2009, quando l'intero impianto sarà realizzato.

http://www.juwi.de/international/information/press/PR_Solar_Power_Plant_Brandis_2007_02_eng.pdf

Il campo fotovoltaico si estende su 400.000 metri quadrati ed utilizza la superficie di un aeroporto militare dismesso e ha richiesto un investimento di 130 milioni di euro.

A regime, l'impianto produrrà annualmente 40 milioni di kilowattore e dopo un solo anno di funzionamento avrà recuperato tutta l'energia necessaria per la sua realizzazione.

L'obiettivo della JUWI, la società tedesca che lo ha realizzato, è quello di rendere competitiva l'energia fotovoltaica entro pochi anni e in tal modo dare l'autosufficienza energetica alle abitazioni che installano tetti fotovoltaici.

Nel frattempo a Monfalcone è stato inaugurato il più grande impianto fotovoltaico installato ad uso industriale da una azienda privata.
L'impianto è collocato sul tetto della Società Bulloneria Europea (SBE) e ha una superficie di 8.200 metri quadrati, con una potenza elettrica di picco di 500 chilowatt. L'energia elettrica prodotta con il Sole corrisponde al 10% dei consumi elettrici dell'azienda, che produce annualmente 55 mila tonnellate di viti e bulloni.
Questa scelta fa parte della strategia "verde" dell'azienda che recupera gli oli minerali esausti e rigenera l'acido solforico utilizzato nei suoi cicli produttivi producendo anche solfato di ferro, sottoprodotto della pulizia con acido dei bulloni , che viene venduto al mercato floro-vivaistico.
Positivo per l'ambiente anche un impianto di cogenerazione a metano per 2,5 megawatt.
Unico neo per la SBE il progetto di realizzare una centrale termoelettrica alimentata ad olio vegetale. Temiamo che si tratti di olio di palma importata dall'Indonesia, frutto avvelenato degli incentivi (Certificati Verdi) dati a scatola chiusa a chi produce elettricità bruciando "biomasse". Vedi Post del 30 Agosto 2007.

Postato da: federico46 a 08:20 | link | commenti
energia

mercoledì, 14 novembre 2007
Economia Domestica 9

ABBASSO L'UMIDITA'.

Se avete sperimentato il disagio di dover stare a lungo con le scarpe e i calzini bagnati dovreste aver chiaro il motivo per cui non è una bella notizia scoprire macchie di umidità sui muri.
Un muro bagnato disperde molto più calore di un muro asciutto, un danno certo per il vostro portafoglio; ma se le macchie di umidità si ricoprono di una patina nera cominciate a preoccuparvi seriamente: a rischio non c'è solo il vostro portafoglio ma anche la vostra salute. Quelle macchie sono il sintomo che In case vostra state ospitando colonie di muffe che prosperano sui muri umidi e che liberano nell'aria spore e sostanze chimiche che all'olfatto fanno percepire uno sgradevole odore di chiuso, ma possono scatenare anche allergie e asma.
Anche in questo caso, per combattere con efficacia l'umidità, la migliore arma è la prevenzione e per realizzarla è importante capire cosa è successo.
L'umidità sui muri ha diverse cause.
Perdita dell'impianto idraulico; infiltrazioni da tetti, terrazze, muri in pietra a vista; grondaie otturate. Questi sono gli eventi più facili da diagnosticare e da risolvere.
Se l'umidità interessa la parte semi interrata dei muri portanti, e procede dal basso verso l'alto, molto probabilmente la causa è una risalita di acqua per capillarità dalle fondamenta e in questo caso è meglio sentire al più presto una ditta specializzata a cui affidare diagnosi e cura.
Spesso, causa del disastro ambientale sono vostre scelte incaute, quale quella di spostare il vano cucina in un altro locale senza canna fumaria.
Prima di dare i consigli per rimediare al guasto, un poco di fisica elementare.
A temperatura ambiente l'acqua è presente sia allo stato liquido che a quello di vapore. La quantità massima di acqua allo stato di vapore che può essere presente in un determinato volume di aria dipende dalla temperatura dell'aria stessa.
Se l'aria è calda, la quantità di vapore acqueo può essere molto elevata, tuttavia se l'aria si raffredda, ad una determinata temperatura ( detta punto di rugiada) una parte del vapore acqueo passa alla forma liquida. Questo passaggio dell'acqua, da vapore a liquido, in base alla temperatura dell'aria, è la spiegazione della formazione invernali delle nebbie (micro-gocce di acqua in sospensione), della presenza di rugiada sul terreno di primo mattino, dei vetri del bagno che si appannano quando fate la doccia.
Nelle nostre case i locali dove è presente una maggiore quantità di vapore acqueo sono il bagno, la cucina e le stanze dove ci sono numerose persone ( con il nostro respiro emettiamo vapor acqueo).
Il vapore acqueo prodotto in casa naturalmente diffonde attraverso i muri (i muri devono essere traspiranti) e come sapete la temperatura dei muri decresce dall'interno verso l'esterno. Se la temperatura esterna è particolarmente bassa e se i muri di casa vostra non sono ben isolati (ricordate i punti freddi?) è possibile che la temperatura corrispondente a quella del punto di rugiada si registri all'interno del vostro muro. In questo caso è proprio all'interno del vostro muro che il vapore acqueo prodotto in casa passa allo stato liquido, bagna i muri, disperde il calore e diventa il substrato ideale per muffe e funghi.
Il rimedio?
Evitare che la concentrazione dell'umidità nella vostra abitazione raggiunga valori elevati.
Se avete fatto la sciocchezza di eliminare la canna fumaria che disperdeva fumi e vapori, potete rimediare aumentando il ricambio d'aria del locale a rischio di umidità. Questo obiettivo si può raggiungere con finestre con apertura a vasistas, utilizzate per circa mezz'ora dopo aver fatto la doccia o dopo aver cucinato.
Un rimedio può essere anche quello di inserire una ventola sulla parte alta del vetro della finestra più vicina alla fonte di vapore che si attivi automaticamente per espellere l'aria umida quando l'umidità supera un valore prefissato.
Solo dopo che avete eliminato la causa delle macchie di umidità potete pensare a togliere l'intonaco ammuffito e utiizzare le vernici traspiranti e anticondensa di cui abbiamo parlato nella precedente lezione.

Postato da: federico46 a 14:21 | link | commenti
energia, economia domestica

martedì, 13 novembre 2007
Economia Domestica 8

IL BIANCO CHE ISOLA

Casina vostra ha bisogno di una mano di bianco?
Ecco l'occasione per aumentare, anche se di poco, l'isolamento termico della vostra abitazione in breve tempo e con una spesa contenuta.
Il segreto è scegliere la vernice adatta.
Per esperienza personale, il mio consiglio è di dare su tutte le pareti di casa (soffitto compreso) due belle mani di Casa Viva Anticondensa, un prodotto Brignola*.
Il segreto di questa vernice sono microsfere cave in vetro che funzionano, come abbiamo già visto, come un ottimo isolante termico.
Poiché lo spessore di vernice che si mette sulle pareti è necessariamente piccolo, non aspettatevi miracoli; ovviamente questo intervento non sostituisce un isolamento termico fatto a regola d'arte.
Comunque mi sono convinto a dare Casa Viva su tutte le pareti fredde di casa mia, in base al test che mi ha fatto fare il mio fornitore: mettere una mano su due lastre di ardesia, di cui una verniciata con Casa Viva e l'altra con una normale vernice da parete.
La lastra trattata con una normale vernice era sensibilmente più fredda dell'altra!
Questo significa che Casa Viva effettivamente rallenta il passaggio di calore dalla mano calda alla lastra fredda, a temperatura ambiente; proprio quello che ci si aspetta da un isolante termico.
Un'altra interessante caratteristica di Casa Viva Anticondensa è la capacità di ridurre drasticamente l'umidità dei muri, un problema che analizzeremo nel prossimo capitolo di questo Corso.
Avvertenza: Casa Viva costa di più della normale vernice, ma come dice mia mamma, avendolo imparato dalla nonna: " Chi più spende meno spende".
In questo caso il maggior costo nella applicazione verrà coperto dai minori costi di riscaldamento (e raffreddamento) negli anni a venire, anno dopo anno (quanti ne possono passare fino al prossimo rifacimento dell'intonaco di casa vostra).

* Questo consiglio è esente da personali conflitti di interesse.


Postato da: federico46 a 13:31 | link | commenti (2)
energia, economia domestica

lunedì, 12 novembre 2007
I fanghi di ardesia: da problema a risorsa

In Liguria, l'attività di estrazione e lavorazione dell'ardesia condotta nella Val Fontanabuona, alle spalle di Lavagna, è una importante fonte di reddito, ma ogni anno si lascia alle spalle una pesante eredità: 7.000 tonnellate di fanghi, 28.000 tonnellate di scarti di lavorazione e 58.000 tonnellate di scarti di cava.
Particolarmente pericolosi per l'ambiente sono i fanghi, in grado di far sparire per soffocamento, ogni forma di vita dai ruscelli in cui fossero versati.
Da tempo le aziende si sono messe i regola e l'ambiente è salvaguardato, ma oggi le stesse aziende devono fronteggiare la carenza di discariche e i costi crescenti dei trattamenti per lo smaltimento.
Per fortuna ci sono bravi chimici (Università di Genova e Sassari) che hanno studiato il problema e non solo lo hanno risolto, ma grazie ai loro studi quello che era un costo potrebbe diventare fonte di nuovi guadagni, senza impatti negativi per l'ambiente e la salute.
L'idea vincente è stata quella di utilizzare fanghi e scarti di ardesia sminuzzati a circa un millimetro di diametro e mescolarli ad un legante polimerico. In questo modo, senza solventi e con bassi consumi energetici in pochi minuti si riescono ad ottenere manufatti ( al momento lastre e masselli) esteticamente molto simili all'ardesia, e con ottime caratteristiche meccaniche, resistenza alle macchie e ad agenti chimici e con un' alta impermeabilità all'acqua.
I primi bilanci economici segnalano che questo trattamento è remunerativo.
Pertanto ci sono tutte le condizioni perché la lavorazione dell'ardesia possa diventare un'attività a "Rifiuti Zero".

Postato da: federico46 a 08:52 | link | commenti (1)
rifiuti zero