Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Mi lascia molto perplesso il modo in cui la stampa italiana e il nostro governo sta gestendo la crisi della mozzarella campana ed in particolare la contaminazione di diossina di questo prodotto.
Fino ad oggi non ho letto e sentito nessuno che ci informasse su quanta sia la normale quantità di diossina che si trova in una mozzarella prodotta in zone non inquinate.
Informazioni a riguardo ci vengono da uno studio pubblcato su Chemosphere nel 2007 ( vol. 67 , pag s 79-s89) che ha misurato le diossine nel burro prodotto dai nuovi paesi membri in particolare Cipro, Repubblica Ceka, Estonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia.
E burro e formaggi, in quanto ricchi di grassi, hanno un comportamento simile in caso di contaminazione da diossine, una molecola molto solubile nei grassi.
In questi campioni diossine e policlorodifenili diossino simili sono stati trovati in concentrazioni comprese tra 0,32 e 0,82 picogrammi per grammo di grasso.
Siamo a valori nettamente inferiori (anche dieci volte) al massimo consentito, pari a 6 picogrammi per grammo di grasso, valore che alcune mozzarelle campane superano di qualche decimale ( 6,4-6,8 picogrammi per grammo di grasso).
Quindi nelle mozzarelle nostrane si è trovata una quantità di diossine circa dieci volte superiore a quella normale non solo nei nuovi stati dell'unione ma anche ad esempio in Germania, nei cui formaggi le diossine si trovano normalmente a concentrazioni intorno a 0,6 picogrammi per grammo.
In questo paese che da tempo tiene sotto controllo suoi prodotti, quando i laboratori improvvisamente cominciarono a registrare concentrazioni di diossine più alte (1,41 picogrammi per grammo) non minimizzarono affatto il problema ( siamo sotto i limiti di legge) ma avviarono una immediata indagine per capire le cause del fenomeno, scoprendo che il motivo dell'aumento di diossine era l'introduzione di mangini contaminati provenienti dal Sud America.
E scoperta la causa fu anche facile porvi rimedio e far ritornare le diossine ai bassi valori di prima.
Le scelte della Germania, oltre ad essere di buon senso per la tutela della salute dei suoi concittadini sono state anche in linea co le indicazioni della Unione Europea che continua a raccomandare gli stati membri di operare per continuare a diminuire l'esposizione a diossine dei propri concittadini.
Il problema grave nelle attuali vicende Campane è che la quantità di diossine presente oggi in alcuni campioni di mozzarelle ( sono curioso di sapere quali sono i valori di quelle oggi cosiderate in regola) è nettamente superiore alla quantità trovata negli stessi prodotti nel 2003. In quell'anno, anche a seguito della annosa crisi rifiuti, il Laboratorio Sperimentale per l'industrie delle essenze condusse uno studio su 90 campioni di mozzarelle campane e calabre, trovando che la maggior parte risultava avere una concentrazione di diossine inferiore a 3 picogrammi per grammo.
Quello studio concluse che per i campioni di mozzarella più contaminati, in base alla composizione di diossine e furani in essi trovati, la spiegazione del fenomeno poteva essere la combustione all'aperto di rifiuti tossici, una evenienza già allora ben nota.
Ho l'impressione che da allora non si sia fatto nulla e che per salvare il buon nome dell'immagine del Made in Italy si preferisca fare la politica dello struzzo.
E questo atteggiamento va di pari passo a quello dei tanti personaggi che si affannano a dirci che i termovalorizzatori non inquinano e che non emettono più diossine!
E per lo meno risparmiateci il politico di turno che davanti alle telecamere si abboffa di mozzarelle per dimostrare la loro innocuità.
Resoconto visita impianto MBT Giussago-Lacchiarella (Mi).Il 20 aprile ennesima mia conferenza sugli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei materiali post consumo, ma questa volta proprio nella tana del lupo: Brescia.
Occasione ghiotta per mettere a confronto il modello “Brescia” , quello della “termovalorizzazione assistiita” ovvero “ più brucio più guadagno”, con il nascente Modello “Genova” , il cui slogan potrebbe essere: minor impatto ambientale e minori costi a carico dei cittadini.
Dopo la conferenza, gli amici del Meet Up di Bebbe Grillo, che hanno oganizzato la serata, mi danno una copia del Rapporto dell’osservatorio sul funzionamento del termoutilizzatore di Brescia relativo agli anni 2004-2005, rapporto edito nel 2006 e ad oggi il più aggiornato.
La lettura del documento mi stimol alcune riflessioni che sottoppongo all’attenzione dei lettori del mio blog.
Dall’agosto 2004 per la linea uno e dal dicembre 2004 per la linea tre è stata avviata la sperimentazione per il monitoraggio in continuo delle diossine nei fumi.
Per chi non ha familiarità con questo problema ricordiamo che diossine e metalli nei fumi degli inceneritori non sono misurati in continuo. Il motivo è prevalentemente tecnico per cui, nel pieno rispetto della attuale normativa, bastano due campionamenti all’anno , ognuno della durata di otto ore, per documentare il rispetto dei limiti.
Converrete che per un impianto che funziona 24 ore su 24 e il cui combustibile varia di composizione di giorno in giorno, pensare che 16 ore di monitoraggio possano essere rappresentative del corretto funzionamento per tutte le altre 8.744 ore è un po’ troppo.
Per dare una risposta a questa domanda a Brescia si è data avvio la sperimentazione di cui abbiamo accennato che consiste in un prelievo di fumi di basso volume, ma continuo, per circa 30 giorni. I fumi raccolti sono fatti passare in un tubo che contiene materiali in grado di assorbire le diossine presenti nei fumi stessi. Dopo un mese di campionamento continuo si procede all’analisi delle diossine assorbite, si divide il valore trovato per il volume di fumi inviati al tubo di assorbimento e, se il procedimento scelto è esente da errori sistematici, si può affermare che la concentrazione di diossine così trovata corisponde alla concentrazione media presente nei fumi l’intero mese di campionamento.
Finito un campionamento se ne avvia un altro con le stesse modalità e in questo modo si può parlare di campionamento continuo.
Al momento la sperimentazione si è protratta per cinque mesi consecutivi per la Linea Uno e nove mesi per la libea tre.
Il Rapporto si limita a fornire le concentrazioni mensili trovate, senza nessun commento.
Provo a fare io le prime valutazioni.
I numeri a disposizione confermano quello che immaginavamo: le prestazioni dell’inceneritore non sono costanti. Pochi mesi di misure in continuo denunciano differenze tra la media mensile più bassa e quella più alta pari a 16 volte nella linea Uno e 21 volte nella linea Tre.
In particolare , nella Linea Tre, quella monitorata più a lungo dal 3 /12/04 al 6/1/06, la concentrazione media mensile è risultata pari a 0,259 picogrammi/metro cubo a fronte di una concentrazione massima mensile di 0,730 pg/m3 e una concentrazione minima mensile di 0,038 pg/m3.
La concentrazione media di diossine nella Linea Uno, monitorata dal 30 Luglio 2004 al 22 agosto 2005, con il sistema di campionamento in continuo è risultata pari a 0,387 pg/m3, con un minimo di 0,080 e un massimo di 1,29 pg/m3.
Il problema però è che queste concentrazioni sono nettamente più basse di quelle trovate con i campionamenti fatti sulle stesse linee, in periodi analoghi, seguendo il metodo di campionamento previsto dalle attuali normative, ovvero protratte per otto ore, i cui valori sono riportati nella Tabella seguente.
Da sottolineare il fatto che nel Giugno 2004 sono state fatti campionamenti e misure di diossine nei fumi dell’inceneritore di Brescia da parte di ben tre laboratori di controllo: l’Istituto Mario Negri,( il controllore ufficiale) e le Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA) Piemonte e Toscana.
Tabella 1: Concentrazioni medie ( 8 ore di campionamento) di PCDD/F in ciascuna delle tre linee di incenerimento dell’Impianto di Brescia
Linea 1 Linea 2 Linea 3
Picogrammi / metro cubo
Marzo 2004 2,60 1,70
Giugno 2004 7,24 1,76
Giugno 2004 2,74* 2,45* 1,30**
Giugno 2004 1,80** 1,40**
Novembre 2004 1,73 3,07
Aprile 2005 2,44 1,10 1,56
Giugno 2005 1,70 3,10 0,80
* misure fatte da ARPA piemonte
** misure fatte da ARPA Toscana
Pertanto, in base ai campionamenti in continuo, tra il 18 maggio al 20 giugno 2005 la concentrazione di diossine nella linea tre è stata di 0,32 pg/m3.
Il campionamento breve effettuato nello stesso periodo su questa linea segnala una concentrazione quasi tre volte maggiore ( 0,80 pg/m3 ) e valori ancora più grandi (1,56- 1,30 pg/m3) sono stati trovati in altri periodi su questa linea.
Analoghe considerazioni per la linea Uno in cui la concentrazione media dei campionamenti di durata mensile (0,39 pg/m3) è nettamente inferiore a tutte le concentrazioni misurate su questa linea con campionamenti brevi ( tra 1,70 e 7,24 pg/m3).
Volete sapere che cosa ne penso?
E’ molto probabile che Il sistema di campionamento in continuo sperimentato dall’inceneritore di Brescia soffra di un pesante errore sistematico, attribuibile al sistema scelto, il quale produce una elevata sottostima delle concentrazioni reali di diossine presenti nei fumi.
Possibile causa di questo errore la perdita di diossine campionate per evaporazione o per degradazione chimica a causa di reazioni con altri inquinanti gassosi presenti nei fumi ( ad esempio ossidi di azoto), fenomeni ben noti a chi si occupa di questi argomenti.
Il Gestore Servizi Elettrici (GSE) ci informa (http://www.comitatinrete.it/CIP6%20completa.doc) su quanti euro annualmente sono andati alle fonti energetiche rinnovabili e a quelle assimilate.
Presso il sito indicato potete trovare tutti i dettagli.
La sintesi è stata l'oggetto del mio ultimo post in cui vi comunicavo che nel 2006, 5,5 miliardi di euro sono andate a rimpinguare le casse di petrolieri ed affini mentre solo 40.370 euro sono andati a impianti fotovoltaici
A spanne mi sono divertito a calcolare cosa sarebbe potuto succedere nel nostro Paese se nel 1992 non si fosse inventata questa manfrina.
Le ipotesi del calcolo sono:
- la delibera CIP 6 non inseriva tra i beneficiari le fonti assimilate e l'incenerimento di rifiuti e biomasse
- i 5 miliardi di euro così risparmiati annualmente andavano per l'acquisto di impianti fotovoltaici
- il costo di un impianto fotovoltaico da 1 kwatt (10 metri quadrati) è di 10.000 euro
- ognuno di questi impianti eroga 1400 kwatt di energia elettrica
Se il governo italiano nel 1992 avesse fatto questa scelta, oggi (fine 2007) avremmo 7,5 milioni di tetti fotovoltaici in grado di erogare 10,5 miliardi di kilowattore all'anno a inquinamento zero (alla lettera).
Nel 2006 tutti gli impianti di incenerimento rifiuti e biomasse operanti in Italia, hanno prodotto solo 5,2 miliardi di chilowattore.
Gli stessi impianti ci hanno anche regalato qualche milione di tonnellate di ceneri, diversi milioni di tonnellate di gas serra, qualche migliaia di tonnellate di inquinanti vari sotto forma di polveri sottili, ossidi di azoto, composti organici...
I miei cinque lettori sanno certamente cosa sono i Certificati Verdi e i CIP 6.
Per gli altri spieghiamo che su tutte le bollette della luce paghiamo una tassa che corrisponde a circa al 7% dei nostri consumi. Questi soldi servono al gestore della rete a pagare un sovraprezzo all'elettricità prodotta da fonti di energia rinnovabile con l'obiettivo di incentivare questo tipo di produzione, come ci chiede l'Europa.
Purtroppo il nostro Paese è governato da un bel pò di furbetti ( assolutamente trasversali a tutti gli schieramenti maggioritari) che nel momento della stesura della legge, alla frase "fonti rinnovabili" ha aggiunto "ed assimilate".
Questa aggiunta, questa semplice parolina è servita per far entrare nelle tasche dei petrolieri e dei gestori di inceneritori 5,4 miliardi (sic) di euro ogni anno!
La tabella che segue vi da con precisione i soldi erogati nel 2006 come CIP 6 alle vere fonti di energia rinnovabile e a quelle assimilate.
| Fonte | € |
| Fotovoltaico | 40.370 |
| Eolico | 195.823.974 |
| Geotermico | 223.753.076 |
| Idroelettrico | 202.602.527 |
| Assimilate | |
| Incenerimento rifiuti e biomasse | 1.135.911.334 |
| Combustibili di processo e residui | 2.179.884.346 |
| Combustibili fossili ( carbone del Sulcis..) | 2.181.783.156 |
Ecco il testo dell'appello che, come presidente della sezione genovese di Italia Nostra, ho inviato ai nostri parlamentari europei (Alessandro Foglietta, Vittorio Prodi, Guido Sacconi, Amalia sartori, Marcello Vernola) chiamati tra qualche giorno a promuovere a riciclo la combustione dei rifiuti, in base alle richieste delle lobby inceneritoriste.
Se passa la proposta, la "termovalorizzazione" sarà equiparata al riciclo vero e proprio e nella scala delle priorità l'incenerimento con recupero energetico dal quarto passa al secondo posto!
ITALIA NOSTRA
Sezione di Genova
p.zza Fontane Marose 6/3
Genova
Gentile Parlamentare,
a breve Lei sarà chiamato/a a votare la proposta di riclassificazione dell’incenerimento dei rifiuti (con recupero energetico ad alta efficienza) a forma di recupero equiparabile al riciclaggio, sottraendola alla categoria residuale dello smaltimento.
Le scrivo questa lettera per invitarLa a riflettere seriamente sulle seguenti considerazioni.
Lei sa bene che, anche con impianti ad alta resa energetica, l’energia utile ottenuta bruciando i materiali post-consumo (energia prodotta, meno quella usata per il funzionamento dell’inceneritore, l’avvio a freddo dell’impianto e lo smaltimento delle ceneri) non è minimamente in grado di compensare l’energia che saremo costretti ad utilizzare per produrre gli stessi materiali termovalorizzati a partire da materie prime vergini, scelta resa obbligatoria da questo sistema di smaltimento.
Ad esempio l’energia che si recupera con la termovalorizzazione della carta è solo la metà di quella necessaria per produrre lo stesso quantitativo di carta partendo dal legno. Analoghe stime per le materie plastiche
Invece il riciclo comporta sempre un consumo energetico nettamente inferiore (mediamente un terzo) a quello necessario per la produzione a partire dalle materie prime vergini.
Inoltre le risorse della terra sono finite e l’aumento dei prezzi di tutte le materie prime, a cominciare dal petrolio è un segno della loro minore disponibilità.
Per questo motivo riteniamo assurdo equiparare il recupero di energia ottenibile dalla combustione dei rifiuti al riciclaggio dei materiali post consumo ed al conseguente recupero di materia.
Inoltre, anche applicando le migliori tecnologie disponibili, non è possibile evitare che gli impianti di incenerimento immettano nell’ambiente inquinanti persistenti nocivi alla salute, fra i quali anche sostanze cancerogene certe per l’uomo.
Poiché oggi sono disponibili tecnologie alternative tanto all’incenerimento quanto alla discarica, rispettose della salute e dell’ambiente, che consentono il recupero pressoché totale ai fini produttivi dei materiali post-consumo, sarebbe assurdo ed irresponsabile incoraggiare ulteriormente la pratica dell’incenerimento dei rifiuti.
Queste tecniche sono sistemi di raccolta Porta a Porta delle singole frazioni merceologiche separate dalle famiglie e loro riciclo, favorito dalla alta qualità di questo tipo di raccolta che è in grado di intercettare oltre il 70% degli scarti prodotti anche in grandi centri urbani.
Per le frazioni umide raccolte con sistemi porta a porta (30% della produzione totale) deve essere incentivato il compostaggio con produzione di ammendanti per uso agricolo e la fermentazione anaerobica con produzione di metano da usare per l’autotrazione e per la cogenerazione di calore e elettricità.
Per l’inertizzazione e il recupero delle frazioni indifferenziate residuali sono in forte sviluppo trattamenti meccanico biologici che eliminano l’unico problema igienico sanitario presente nei rifiuti urbani: la frazione umida putrescibile (10-15% del totale) , in gran parte costituita da scarti di cibo!
E anche per le plastiche indifferenziate non riciclabili esistono metodi di recupero della materia economicamente sostenibili.
Confidando nel Suo buon senso e nel suo senso di Responsabilità, La saluto cordialmente
Le due signore Sindaco, Rosa Russo Iervolino e Marta Vincenzi, si sono sentite, hanno chiarito tutti i possibili problemi e alla fine Genova ha deciso di dare un aiuto a Napoli.
La grande discarica di Genova (Scarpino) ospiterà 10.000 tonnellate di scarti prodotti dai napoletani. E' la quantità di scarti che Genova produce in dieci giorni, ma la disponibilità di Genova è importante in quanto questa scelta ha avuto anche l'assenso del Comitato per Scarpino che rappresenta quei pochi cittadini che da decenni sopportano il disagio di sentirsi passare sotto casa (e sotto i propri nasi) 300 camion al giorno carichi dei materiali post consumo prodotti dagli altri 600.000 genovesi.
Questo importante risultato è anche frutto delle abilità dell'assessore alla gestione dei Materiali Post Consumo genovesi, l'ing Senesi, il quale ha ottenuto che in concomitanza dell'arrivo dei camion da Napoli, cessi (per sempre) l'arrivo di camion (15 al giorno ) carichi di "rumenta" prodotta da altre regioni del Nord, molte delle quali hanno anche l'inceneritore, ma preferiscono esportare a Genova parte dei loro rifiuti perchè da noi pagano di meno!
Nel frattempo in due quartieri genovesi parte la raccolta Porta a Porta e si stanno individuando i siti dove fare il compostaggio e il trattamento anaerobico ( con produzione di metano) delle frazioni umide raccolte, le scelte vincenti per evitare i problemi di Napoli, in gran parte dovuti al fatto che a Napoli si è cominciato dalla fine ( la termovalorizzazione) privilegiando la scelta più lucrosa per i gestori.
E a questo punto un gemellaggio tra Genova e Napoli per fare finalmente, le scelte giuste e in controtendenza con il resto del Paese, non ci starebbe male!
Veltroni in visita ad un inceneritore sembra aver affermato grandi banalità tipo " Gli inceneritori sono la vera alternativa alle discariche e con l'energia prodotta si illuminano intere città"
E' probabile che il suo livello di informazione su questo argomento si limiti ai servizi di Piero Angela.
Per evitare che continui a dire schiocchezze in libertà, e perdere voti, qualcuno gli faccia un corso accelerato sulle nuove leggi sulle discariche (divieto di conferire l'umido in discarica), sui vantaggi energetici del riciclo rispetto all'incenerimento con recupero energetico, su chi paga gli alti costi della "termovalorizzazione" .
Se poi volesse venire a vedere qualche impianto per il trattamento a freddo, con produzione di compost metano, si potrebbe accodare ad alcune visite che stiamo organizzando con amministratori liguri, valdostani e emiliani, prima dell'election day.
Gli amici di Napoli mi hanno chiesto un parere sul nuovo piano di gestioni dei Materiali Post Consumo per il Comune di Napoli (http://danilla.files.wordpress.com/2008/03/pianordcomunedinapolidefinitivo29208.pdf)
Ho dato un'occhiata e mi sembra un notevole passo in avanti.
La mia opinione è che bisogna puntare subito e con energia sulle iniziative di riduzione della produzione che correttamente il piano prevede.
Ricordo che il rifiuto che si gestisce meglio è quello che non c'è e produrre meno rifiuti significa risparmiare energia, risorse non rinnovabili e inquinamento.
A riguardo, se non mi è sfuggito, nel piano manca un riferimento ad incentivi al compostaggio domestico.
E' una lacuna che occorre al più presto colmare, in quanto il compostaggio domestico può ridurre in modo significativo la quantità di umido da gestire, con effetti immediati.
L'esperienza che abbiamo attivato a Genova e in Liguria è che il compostaggio domestico è compatibile anche con ambienti urbani ed in particolare con balconi, terrazzi, atri di palazzo, giardini condominiali che già ospitano vasi da fiore. Il Comune di Genova crede in questa scelta e tra breve si riprenderanno i corsi di compostaggio domestico per la popolazione adulta con la messa a disposizione di compostiere, ma ancor meglio, con riduzioni sulla tariffa rifiuti per tutti coloro che autocertificano di effettuare il compostaggio domestico.
A mio avviso una analoga politica incentivante per tutti coloro che autocertificano l'eliminazione dell'uso e getta nelle loro attività ( bar, ristorazione, alberghi, esercizi commerciali) potrebbe essere la chiave vincente per diminuire rapidamente la produzione di materiali post consumo da gestire.
Altro elemento che mi sembra manchi nel piano è il riferimento a possibili tariffazioni basate su stime attendibili della effettiva produzione di scarti indifferenziati di ciascun nucleo famigliare o di ciascun condominio. Con il sistema di raccolta Porta a Porta, questo è possibile e sarà un sicuro incentivo per le famiglie a scegliere merci con meno imballaggi e indirettamente a sollecitare la distribuzione a rispondere a questa nuova esigenza della loro clientela, mettendo a disposizione la possibilità di acquistare merci sfuse.
Mi sembra condivisibile anche la parte impiantistica che non ha trascurato un numero adeguato di isole ecologiche. Molto bene gli impianti di compostaggio e ancor meglio quello per la digestione anaerobica che da anche una risposta sul recupero energetico senza la solita termovalorizzazione e a cui possono confluire scarti delicati come quelli da macellerie, lavorazione del pesce...
Il mio consiglio è che questo impianto sia abbinato ad un impianto per la depurazione delle acque, in quanto i due sistemi (digestione anaerobica della frazione umida e bioossidazione delle acque fognarie) integrano le reciproche necessità e minimizzano i consumi energetici, il consumo di acqua e la produzione di scarti da smaltire( fanghi).
Mi sembra che manchi un'altro tipo di impianto importante, quello per la raffinazione delle frazioni merceologiche raccolte con la differenziata, probabilmente essenziale per le plastiche. Il mercato del riciclo richiede polimeri ben selezionati e anche il colore delle plastiche è importante. L'esperienza del centro di Vedelago dove si effettua questa raffinazione (http://www.centroriciclo.com/else/video.wmv )
è certamente da approfondire, sia per il comune di Genova che per quello di Napoli.
A Vedelago si effettua con successo (anche commerciale) questa raffinazione che evita che le plastiche raccolte in modo differenziato finiscano negli inceneritori. L'idea vincente è quella di produrre "sabbia sintetica" con le plastiche indifferenziate non riciclabili, da utilizzare,mescolata al cemento, per produrre manufatti per l'edilizia.