Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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E' possibile che da Moncalieri (TO) stia partendo una piccola-grande rivoluzione per una intelligente gestione dei materiali post consumo.
Il 1 settembre a Moncalieri, via Santa Croce 11/b si apre il primo negozio del riciclo . L'idea è quella di una catena di negozi in "francising" dove il cittadino porta i suoi scarti accuratamente selezionati. Qui vegono pesati e pagati in base alla quotazione dei materiali pubblicate da Sole 24 ore. Tanto per dare un'idea, in questi giorni un chilo di PET è quotato 20 centesimi, un chilo di lattine in alluminio 60 centesimi e un chilo di carta 8 centesimi.
Insomma, una gestione capitalistica di un problema ambientale.
L'idea mi piace e potrebbe funzionare, anche se occorre verificare il piano industriale alle sue spalle in grado di garantire la sostenibilità economica dell'intera operazione.
Peraltro non è neanche una novità in assoluto, in tutt'Italia stanno aprendo mercatini dell'usato con interessanti ritorni economici sia per i clienti che per i gestori.
Il 13 settembre a Moncalieri ci sarà un convegno che chiarirà le modalità di funzionamento di questa iniziativa che sta avendo un grande successo con già centinaia di richieste di concessioni in tutt'Italia
Ma già si avvertono le prime difficoltà.
Il comune di Moncalieri nega la concessione al negozio in quanto non ci sono le autorizzazioni per la gestione dei rifiuti.
La sensazione è che qualcuno cominci ad aver paura che gli portino via la gallina dalle uova d'oro e vedrete che sarà tirato in ballo il diritto alla privativa della gestione dei rifiuti a favore delle municipalizzate.
Il problema è, cari miei azzeccagarbugli, che le mie lattine, i miei giornali, le mie bottiglie, lavate e ripulite, non sono rifiuti, ma materiali post consumo che ho regolarmente pagato e che posso vendere o regalare a chi voglio io!
Poco per volta gli italiano stanno imparando quanto gli costa la mania di imballare più volte la stessa merce.
E ancora troppo pochi sanno che, spesso, un tipo di imballaggio su tre non serve affatto per proteggere il prodotto, ma per venderne di più.
La Repubblica di oggi (27 agosto) dedica un'intera pagina all'argomento e ci informa che per prodotti di largo consumo (latte, pasta, succhi di frutta, passata di pomodori) il costo dell'imballaggio finale (involucro, tappo, etichette ..), per l'acquirente finale, è pari al 10-20 % della spesa effettiva.
Ma in questo conto non c'è il costo degli imballaggi primari (quelli che sono serviti a trasportare le confezioni al centro commerciale) e il costo del loro smaltimento che, ovviamente il venditore carica sul compratore.
Ma non abbiamo ancora finito. Tutti gli imballaggi con cui riempiamo i contenitori per la raccolta differenziata (si spera) ci costano una bella cifra anche per il loro ritiro e riciclo (smaltimento).
Dei circa 250 chili di scarti che ognuno di noi produce ogni anno, circa la metà (125 kg) sono imballaggi; dato che a noi, il servizio di nettezza urbana, che ancora ci viene fatto pagare in base ai metri quadrati di abitazione, costa circa 30 centesimi a chilo di scarto effettivamente prodotto, questi 125 chili di imballaggi ci costano altri 37 euri all'anno, per ogni componente della nostra famiglia.
Quindi ben vengano vendite di prodotti sfusi e per favore fate sparire al più presto tutti gli imballaggi inutili ( tanto per capirci gli "shopper" e le fascette di cartone o di plastica che ci costringono a comprare tre scatole di tonno, tre buste di caffe, tre yougurt...quando ce ne basta uno).
Per chi è in ansia perchè non sa che fine fanno gli imballaggi che separa con tanta cura, ecco la risposta aggiornata al 2007.
Il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) ha calcolato che, nel 2007, siamo riusciti a differenziare il 67,7% di tutti gli imballaggi immessi al consumo nello stesso anno; in peso abbiamo evitato la discarica a quasi 8,5 milioni di tonnellate di bottiglie, lattine, scatole di cartone..
Di tutto quello che abbiamo separato, 7,11 milioni di tonnellate (84,3 %) sono andati al riciclo vero mentre 1,3 milioni di tonnellate (15,7%) sono stati inceneriti.
Dal confronto con gli anni precedenti, la quantità di materiali riciclati veramente è in costante crescita, la quota incenerita è stabile dal 2005.
Contenti?
Anch'io ho il mio piccolo consiglio contro il caro vita: rifiutare categoricamente ogni sacchetto di plastica che vi vogliono affibbiare dopo che avete fatto i vostri acquisti.Non so se ve ne siete accorti, ma i sacchetti di plastica si pagano 5 centesimi l'uno; sembra poco, ma su una spesa di 5 euro, l'inutile sacchetto aumenta il costo della spesa dell'1%.
A questo balzello occorre aggiungere, per piccole che siano, le spese, sempre a vostro carico, per il ritiro e lo smaltimento del suddetto sacchetto.
Avete poi pensato al fatto che, tutte le volte che cedete alla lusinga del sacchetto, vi trasformate in uomo/donna "sandwich", che porta in giro per la città il logo del negozio? In una seria economia di mercato dovreste essere voi ad essere pagati per questo servizio di testimonial ambulante e non viceversa.
Insomma, fatevi furbi! Tutte le volte che uscite, ricordatevi di portarvi sempre dietro una bella borsa di tela, magari con stampato, ben grande, il messaggio che piace a voi.
Con i primi temperali d'Agosto, l'estate 2008 ci lascia, senza le temperature estreme degli anni scorsi.
Comunque, anche quest'estate non abbiamo dovuto montare il ventilatore per dormire sonni tranquilli (non abbiamo impianto di condizionamento).
Merito delle più favorevoli condizioni meteorologiche, ma anche dei numerosi interventi di isolamento termico, che ho descritto nella rubrica "Economia Domestica", e realizzato nella nostra abitazione
Un ruolo importante per garantire un naturale benessere termico della casa è quello di un attento sfruttamento delle fresche brezze mattutine.
Per creare corrente in casa c'è un piccolo trucco che vi svelo, anche se funziona solo se casa vostra è stata costruita con intelligenza, ossia ben orientata, e con una corretta distribuzione delle stanze (una parte a Sud e un'altra a Nord, ad esempio)
Il trucco è quello di aprire contenporaneamente due finestre: una (meglio con apertura a vasistas) sotto vento e l'altra sopra vento
Sul lato della casa dove spira il vento si crea una pressione maggiore di quella che si crea (sempre per il vento) sul lato opposto della casa .
La differenza di pressione, messa in comunicazione con l'apertura delle due finestre con l'orientamento giusto, crea una bella arietta fresca dentro casa.
Ovviamente, non appena la brezza cessa, si chiudono le finestre e le persiane esposte al sole, ricordandosi di tenere su l'antina delle persiane per disperdere meglio il calore accumulato dagli infissi esposti al sole.
Vantaggi: la qualità dell'aria interna migliora, chi abita la casa gode l'effetto rinfrescante del venticello naturale e i muri di casa si raffreddano un pò, quel tanto che evita che, nelle ore più calde, la temperatura dentro casa sia maggiore di quella esterna.
Provare per credere :-)
E' passato un anno da quando ho cominciato l'avventura di questo Blog.
Le oltre 20.000 visite (in media 56 al giorno) mi sembrano un buon risultato; per arrivare ai record del Blog di Beppe Grillo ce ne vuole, ma come diciamo qui "cianin cianin.."
Mi dispiace per noi tutti, ma da Mauna Loa, l'osservatorio che, dalla fine degli anni '50, tiene sotto controllo l'anidride carbonica del Pianeta, non vengono buone notizie.
A fine Luglio del 2007, l'osservatorio misurava 383,99 parti per milione (ppm) * di anidride carbonica, a fine Luglio di quest'anno siamo a 385,25 ppm.
La febbre del Pianeta continua a crescere, come se niente fosse.
Tanti auguri a tutti noi, mi sa che ne abbiamo bisogno :-(
* una Parte per Milione ( ppm) vuol dire che nel volume di un litro di aria, si trova un milionesimo di litro (microlitro) del gas studiato
Su i giornali di questi giorni la notizia che in Inghiterra stanno pensando che valga la pena recuperare tutta la plastica che sconsideratamente gli Inglesi hanno sepolto nelle loro discariche nei decenni passati. Al prezzo che oggi hanno le plastiche, il cui costo è lievitato insieme a quello del petrolio da cui le plastiche si producono, in tutte le discariche è seppellita una vera fortuna.
L'idea non è del tutto originale e già negli Stati Uniti, le vecchie discariche, nelle quali si trovano giornali stampati negli anni '50 ancora perfettamente leggibili, sono utilizzati come fonte energetica per alimentare alcuni inceneritori.
Questa non mi sembra per niente una bella idea, anche se , purtroppo per loro, è quanto vogliono fare in Val D'Aosta per alimentare il solito termovalorizzatore, che con i pochi scarti prodotti dai valdaostani, non avrebbe alcun senso, dal punto di vista economico, se non ci fosse la garnde vecchia discarica di Aosta da bonificare con il sacro fuoco.
Incenerire le vecchie discariche non mi sembra una bella idea perchè nelle nostre discariche c'è andato a finire di tutto e metterci le mani potrebbe portare butte sorprese.
Mi sembra più intelligente, come si comincia a fare anche in Italia, gestire le attuali discariche per recuperare a fini energetici il metano che si sviluppa naturalmente per fermentazione anaerobica degli scarti biodegradabili, un processo destinato a durare 10-20 anni. Poi, con le dovute attenzioni, valutere l'opportunità di recuperare tutti i metalli ( ferro, alluminio e rame) che sconsideratamente abbiamo buttato via nelle discariche,in quei pochi anni di vacche grasse, ormai belli che andati.
Sulla possibilità di recuperare sacchetti di plastica e altri manufatti di questo materiale ,ho diverse perplessità sulle reali possibilità di un loro riuso: si tratta di plastiche sporche, di tanti tipi diversi mescolati tutt'insieme, probabilmente già in parte depolimerizzati.
Molto meglio cominciare a pensarci oggi a non sprecare tutta la plastica che non riusciamo a riciclare, ripulendola e separandola con trattamenti meccanico biologici e stoccando in modo differenziato questi scarti ( a prevalente composizione cellulosica, a prevalente composizione polimerica) in attesa che diventino commerciabili le tecniche di recupero di questi materiali ( bioetanolo e gasolio)che in tutto il mondo si stanno studiando e che in parte sono già uscite dalla fase di impianti pilota.
Il ventilato divieto di rovistare nei cassonetti, da parte del Sindaco di Roma, ha prodotto alcune analisi giornalistiche del fenomeno. Particolarmente interessante quella pubblicata da La Repubblica che ha intervistato alcuni "rovistatori". Come immagginavo, non si tratta solo di anziani che cercano di recuperare qualche cosa da mangiare, ma anche di altri emarginati che, in questo modo, sbarcano il lunario senza nessun danno per la comunità, anzi..
Mi ha colpito la dichiarazione di una Rom che nei cassonetti va a cercare metalli, cavi della luce, elettrodomestici. Il suo lavoro, perchè di lavoro si tratta, è quello di recuperare i metalli di maggior valore, in particolare il rame, venderli e farci onestamente la giornata. Quello che mi ha colpito di più è il fatto che questa donna separa a mano il rame dalla guaina in plastica. E' una scelta saggia, anche se faticosa, come lei stessa dichiara. Infatti il metodo più semplice per procurarsi il rame sarebbe quello di dar fuoco ai fili, come ad esempio fanno in Cina, ma anche in qualche nostra azienda di recupero improvvisata.
Il problema è che le guaine dei fili elettrici sono fatti in PVC e la loro combustione produce acido cloridrico e diossine, la cui produzione è facilitata proprio dalla presenza di rame.
Volete sapere cosa farei se fossi Alemanno? Penserei che è meglio che i Rom facciano questa attività di recupero, utile alla nostra società, piuttosto che l'accattonaggio, ma farei in modo che questo attività avvenisse con maggiore dignità e con minor rischi per la salute di questi lavoratori.
Ad esempio, presso le isole ecologiche (a Roma ci sono?) organizzerei spazi riservati al deposito di scarti di materiale elettrico con l'invito a cittadini ed aziende a conferire li i propri scarti e con la possibilità di uno sconto personalizzato sulla tariffa rifiuti, per ogni chilo di scarti conferiti. Poi organizzerei, presso le stesse isole, spazi per la lavorazione in sicurezza di questi materiali, affidati a volontari ( pensionati, Rom, extracomunitari) che saranno compensati in base alla quantità di rame ed altri metalli che essi riescono a recuperare.
Suggerimenti, difficoltà burocratiche, critiche, sono bene accette :-)
Chi ha un pò di primavere sulle spalle può ricordare che, fino agli anni 50', nelle sale d'aspetto dei locali pubblici e sui tram,cartelli ben in vista vietavano di sputare per terra. Negli anni successivi questa abitudine, evidentemente comune a molti italiani, è sparita e con essa i cartelli di divieto.
Tutto farebbe credere che l'igiene delle città, almeno da questo punto di vista, sia migliorato, ma non è così.
La prossima volta che uscite, guardate con attenzione i marciapiedi. Certamente vedrete, qua e là,macchie nere tondeggianti ( tre-quattro centimetri di diametro). Se siete bravi osservatori, noterete che la loro densità (numero di macchie per metro quadrato) segue alcune regole: aumenta con l'approssimarsi di luoghi di incontro ( bar, cinema, fast food...).
Ognuna di queste macchie è quello che resta di una gomma da masticare che il masticatore, dopo qualche ora di esercizio dei suoi muscoli mandibolari, ha "signorilmente" sputato per terra. La gomma si attacca al selciato, assorbe le polvere inquinanti (di qui il suo colore scuro) e resta a far bella mostra di se per periodi lunghissimi, forse decenni, in quanto le gomme da masticare sono fatte di materiali non biodegradabili.
E poichè è inevitabile che ogni chewing gum buttata per terrra sia ancora umettata della saliva di chi l'ha usata, capite bene che il miglioramento dell'igiene pubblca , da questo punto di vista, è solo apparentemente migliorata: ancora oggi si continua a sputare per terra e non poco.
Recentemente, nella sola Oxford street , a Londra, si sono contate le tracce di 300.000 gomme da masticare! Ognuna di quelle macchie è la testimoniaza di inciviltà, ma anche di uno smaltimento abusivo e poco igienico.
E in Italia ,delle 25.000 tonnellate di gomme che ogni anno sono consumate, quante finiscono sui nostri marciapiedi? Temo, la maggior parte.
Togliere le gomme dal marciapiedi è una fatica improba e molto costosa. Fino a ieri qualche cosa si poteva fare con getti di vapore e molto olio di gomito; ma forse tra un anno il problema dell'imbrattamento da gomme da masticare dei nostri marciapiedi sarà risolto più facilmente.
Per arrivarci, si sono dovute spremere le meningi di diversi ricercatori inglesi che forse hanno risolto il difficile problema: uso di enzimi che decompono le gomme e di solventi ionici ecocompatibili che sciolgono i frammenti che si formano e permettono di lavare via il tutto con dei bei getti d'acqua.
Vedremo. Nel frattempo, una sana politica di "Rifiuti Zero" non sarebbe male!
Vietare la vendita di chewing gum, come si fa a Singapore, è forse eccessivo, ma chiedere a tutti i masticatori ad oltranza, dopo l'uso, di mettere la loro gomma nella confezione originaria e di riporre il tutto nel più vicino cestino dei rifiuti è proprio il minimo.
Il divieto del sindaco di Roma di rovistare nei cassonetti ,racconta diverse storie, diverse dalla versione ufficiale della tutela del decoro urbano.
Una storia è quello del vergognoso spreco di una società opulenta che sullo spreco basa il proprio modello di "sviluppo".
L'altra storia è quella della "emergenza rifiuti"che, vedrete, sarà utilizzata anche a Roma , dopo Napoli, per imporre la soluzione che perpetua lo stesso modello dello spreco: i termovalorizzatori.
Altre soluzioni al decoro urbano, all'indigenza, alle emergenze rifiuti ci sono e anche le amministrazioni pubbliche potrebbero incentivarle.
Una soluzione è rappresentata dall'attività dei Banchi Alimentari . I Banchi Alimentare provvedono ad intercettare gli alimenti della grande distribuzione prima della loro scadenza e della loro "termodistruzione" e a fornire pasti gratuiti a chi ne ha bisogno. Il Banco Alimentare che opera nel Lazio nel 2004 ha recuperato cibo per 2.058 tonnellate ( valore commerciale: 5 milioni di euro) e ha sfamato 63389 persone.
Una risposta da parte di tutti noi può venire dalla riscoperta della "cucina degli avanzi"; i trucchi per non buttare via nulla, una esigenza che ha inventato piatti squisiti, dai minestroni, alle polpette, alle frittate.
Per gli analfabeti di ritorno ( nellarte culinaria) consigliamo uno dei tanti siti sull'argomento: http://www.theitaliantaste.com/italian-cooking/avanzi/avanzi_index_ita.shtml