Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Se vi piacciono i fritti e non avete un servizio di ritiro degli oli fritti usati, ecco la ricetta dell'amico Renato per trasformare questo rifiuto in una interessante e utile risorsa: sapone.
Il risultato è garantito, fate solo attenzione alla soda caustica che non a caso ha questo nome (l'aggettivo caustico viene dal greco e significa cosa che brucia !!). E già che ci siamo un altro consiglio. Evitate di usare più volte lo stesso olio per la frittura. Durante la cottura prolungata si possono produrre molecole molto reattive che è meglio evitare di mangiare!
COME FARE IL SAPONE A CASA
di Renato Fancello
Questo sistema consente di utilizzare gli oli cotti di scarto delle fritture, evitandone i problemi di un loro difficile smaltimento o di inquinamento se avete la cattiva abitudine di versare l'olio usato nel lavandino. È un sistema a freddo, poco impegnativo; il prodotto è un efficace sgrassante utilizzabile per il bucato e per le pulizie di superfici, strofinacci, ecc.
Va usata con precauzione la soda caustica, lavorando in ambiente aperto e/o ben aerato, proteggendosi le mani con i guanti, versandola lentamente; non devono essere usati contenitori metallici, con cui la soda caustica concentrata può reagire, quindi usate contenitori di plastica.
Tenete presente che la soda caustica mescolata all'acqua sviluppa calore, pertanto occorre fare tante piccole aggiunte di soda caustica alla miscela di acqua e olio, per evitare che l'acqua riscaldadosi troppo entri in ebollizione.
Le dosi sono indicate per 1 kg di olio esausto: in famiglia in genere ci mettiamo a farlo quando abbiamo accumulato 3 - 4 kg di olio esausto, per cui le dosi vanno variate in proporzione.
DOSI:
-1 kg di olio da frittura usato e filtrato
-1,5 litri di acqua
-2 etti di soda caustica (quella più potente, acquistata dal Ferramenta)
-17 g di borotalco
- un etto di detersivo in polvere per lavatrice.
Il borotalco ha azione di eccipiente, rende il sapone più solido. Il detersivo viene consigliato in quanto facilita l'iniziale mescolamento dell'olio con l'acqua in cui si è sciolta la soda caustica. Ricordate che è proprio la soda caustica che trasforma l'olio in sapone
PROCEDIMENTO
Raccogliere un discreto quantitativo di oli residui di cottura debitamente filtrati. Per la filtrazione va bene carta da cucina, piegata a forma di cono e messa in un imbuto.
Pesare l'olio filtrato e trasferitelo in una capiente bacinella di plastica ( tipo quella per fare il bucato)
Aggiungere mescolando con un cucchiaio di legno o meglio con la frusta per la panna ( da usare solo per fare il sapone) uno dopo l’altro gli ingredienti, in quantità proporzionata all'olio che state trattando e nell'ordine indicato. La frusta può essere anche metallica in quanto, al momento del suo uso la soda caustica è molto diluita e quindi meno aggressiva nei confronti dei metalli.
Come già detto, aggiungete la soda caustica poco per volta, rimescolando dopo ogni aggiunta ed evitando gli schizzi.
Mescolare il tutto, amalgamando bene e in modo omogeneo i diversi componenti. Rimescolare spesso, alternando a periodi di riposo, finché il composto non apparirà denso, omogeneo, senza chiazze d’olio. Il rimescolamento deve avvenire complessivamente, ogni due-tre ore, per una decina di ore (si inizia al mattino, il sapone sarà pronto verso sera).
Quando ci si accorge che il sapone si sta separando dall'acqua ( il sapone galleggia) si possono aggiungere al sapone delle gocce di profumo o di oli essenziali di vostro gradimento
Con il tempo il sapone si raddenserà semère di più e, a questo punto, il sapone galleggerà su un residuo di acqua. Raccogliete il sapone con una spatola di legno o di plastica e versatelo su di una superficie piana (un vassoio di plastica va più che bene) e lasciato asciugare tutta la notte, meglio se al freddo. Se vi fa piacere avere delle belle piccole saponette, tutte uguali potete versare il sapone quando è ancora semisolido, in forme di legno autocostruite di dimensioni adeguate.Proteggere le mani con guanti in questa fase.L'acqua residua, di fatto acqua saponata, si può buttare nel lavandino. Lavate bene tutti gli attrezzi con acqua abbondande.
La mattina successiva, se non avete usate le forme di legno, andranno operati i tagli dei pezzi di sapone, che saranno leggermente separati e lasciati asciugare al fresco, all’ombra. L’asciugatura completa richiederà diversi giorni. Durante questo periodo avviene anche la completa trasformazione dell'olio residuo in sapone e la neutralizzazione della eventuale soda residuale.
Il sapone così prodotto si conserva a lungo.
La ricetta è efficace, ma come per tutte le cose nuove bisogna “prendere la mano”, senza demoralizzarsi se le prime volte il prodotto non sarà pienamente soddisfacente; verrà meglio con qualche adattamento nei tentativi successivi.
La rivista Epidemiologia e Prevenzione ha accettato il mio articolo intitolato
"Impatti ambientali delle ceneri e dei residui solidi prodotti dall'incenerimento dei rifiuti urbani: rassegna bibliografica".
RIASSUNTO
Gli inceneritori utilizzati per ridurre il volume dei rifiuti urbani e per recuperare parte della loro energia termica, producono rifiuti solidi sotto forma di ceneri in quantità che varia dal 20 al 30 %, rispetto al peso del rifiuto incenerito. Si stima che nel 2006 gli inceneritori italiani abbiano prodotto 711.000 tonnellate di ceneri pesanti (residui di combustione) e 162.000 tonnellate di ceneri leggere (dai trattamenti fumi). Le grandi quantità di ceneri prodotte con l’incenerimento con recupero energetico dei rifiuti urbani, la loro residua reattività e la presenza nelle ceneri di metalli e di composti tossici e genotossici lisciviabili, rende problematico, senza ulteriori trattamenti di inertizzazione, il loro smaltimento in discarica e, come è stato proposto, l’eventuale utilizzo per la produzione di cemento o l’asfaltatura di strade. L’esame di studi recenti sulla tossicità delle ceneri prodotte dall’incenerimento dei rifiuti urbani, suggerisce l’opportunità e l’urgenza di una normativa europea a tutela dell’ambiente e della salute umana che tenga conto di queste evidenze sperimentali e che sia operativa in tutti i paesi dell’Unione Europea.
Chi è interessato alla lettura di tutto l'articolo ( in italiano :-)) lo può scaricare dal mio blog. Vedi allegato
Nei Media di questo Blog è stata inserita l'ultima edizione del Corso di Compostaggio domestico edito da Italia Nostra. Troverete il nuovo capitolo su come si può fare il compostaggio disponendo solo di un piccolo poggiolo e i consigli per produrre meno rifiuti.
Ovviamente è gradito l'uso e la riproduzione di questo testo,con il solo obbligo di citare la fonte: Italia Nostra, Sezione di Genova.
Suggerimenti ed integrazioni sono gradite
Buon compostaggio a tutti
Giulia di Brescia mi fa osservare che prima di riciclare, sia meglio produrre meno rifiuti e nel suo commento ci ha dato qualche esempio di sue scelte strategiche a riguardo.
Concordo a pieno e lancio la proposta di raccogliere, con il vostro aiuto, in questo blog le migliori e più efficaci esperienze di auto riduzione dei rifiuti.
Cominciamo con alcuni suggerimenti di Giulia e miei, con l'invito da aggiungere le vostre proposte:
- Dal macellaio, chiedere con cortesia che per la confezione delle fettine, usi solo carta per uso alimentare ed eviti ogni tipo di vaschetta di polistirolo.
- In farmacia, chiedete cortesemente di non incartare le vostre medicine, cosa che i farmacisti fanno regolarmente per un presunto rispetto della vostra privacy. Ovviamente rifiutate anche il sacchettino di plastica che, piccolo come è, non può neanche essere riusato per raccogliere la poca spazzatura indifferenziata che producete.
-Se vi piace lo yogurt, imparate a farlo a casa. E' molto semplice, vi fa risparmiare soldi e tanti contenitori usa e getta. In un prossimo post vi svelo la mia ricetta.
-Quando ritirate i soldi al Bancomat, rispondete sempre NO, quando il display vi chiede se volete la stampa del resoconto (a meno che non ne abbiate uno stretto bisogno).
- Sulla cassetta delle lettere, attaccate una targhetta ben visibile con su scritto: "NO PUBBLICITA". Spero proprio che la pubblicità non sia tra le vostre letture preferite :-)!
E ora aggiungete le vostre proposte!
I primi commenti sul tanto atteso incontro del 13 settembre a Moncalieri, in cui si doveva spiegare alle centinaia di persone venute a sentire da tutta Italia, come sia possibile campare con i materiali post consumo, segnalano una forte delusione.
In sintesi, sembra che non sia stato presentato nessun serio piano economico ed industriale in grado di dimostrare la fattibilità e sostenibilità della proposta.
Personalmente penso che potrebbe funzionare meglio e subito una cosa molto più semplice, un ecopoint realizzato presso ogni grande centro commerciale, dove i clienti riportano indietro lattine, bottiglie, imballaggi vuoti e puliti, per ricevere in cambio un buono acquisto di valore proporzionale alla quantità e al tipo di scarti tornati indietro; buono da spendersi subito per gli acquisti previsti con lo stesso spostamento in macchina.
Il centro commerciale ha certamente gli spazi dove realizzare il ritiro e lo stoccaggio differenziato e dovrebbe certamente trovare il personale da utilizzare per il ricevimento ( o le macchinette che in automatico possono fare le stesse funzioni); lo stesso centro commerciale non ha particolari problemi a raggiungere i volumi necessari per una economica spedizione ai centri di riciclo degli imballagi restituiti dai suoi clienti, insieme agli imballaggi direttamente differenziati dallo stesso centro commerciale.
Per i clienti non sarebbe un particolare problema mettere in macchina gli imballaggi usati, visto l'incentivo del buono acquisto.
Da parte sua il centro commerciale, con un costo contenuto, fidelizza i clienti e, mi sembra giusto che possa avere un suo diretto guadagno, ad esempio con uno sconto sulla sua Tariffa rifiuti, riconosciuto dal Comune, in funzione della quantità di MPC che ha contribuito a riciclare.
Il Comune , a sua volta, può raggiungere con maggiore facilità la quota di differenziata prefissata per evitare le ecotasse e spunta qualche euro in più dal Conai, potendo conferire a questo Ente una maggiore quantità di imballaggi e di maggiore qualità, a costo zero per il Comune stesso, per quanto riguarda raccolta e trasporto del differenziato, fatto salvo lo sconto TIA concesso al centro commerciale.
In attesa che il progetto ECOPUNTO di Moncalieri cresca o si afflosci, concordo con una mia lettrice che sostiene che è molto meglio ridurre in proprio la produzione di rifiuti.
Sono certo che questo sia possibile ( già lo faccio da tempo con ottimi risultati) e sui modi di farlo apro il prossimo post, chiedendo la vostra collaborazione.
L'altra sera, sulla terza rete TV, una bella lezione di come si fa la raccolta differenziata Porta a Porta.
L' "aula" è stata la telenovela " Un Posto al Sole" e il fatto che i personaggi e l'ambientazione sia proprio Napoli ha dato maggiore enfasi a questa scelta, certamente non casuale.
Raffaele, il portiere di casa Palladini, il condominio dove si intrecciano le vicende dei suoi abitanti, sorprende uno dei giovani inquilini mentre lascia il sacchetto dei rifiuti a terra vicino ai contenitori della differenziata. E il malcapitato, sorpreso sul fatto, non solo si becca una ramanzina da parte del portiere sulla sua mancanza di senso civico e sui doveri di un genitore di garantire un futuro ai propri figli, ma deve subire anche una efficace lezione di differenziazione: i tappi metallici devono essere separati dai contenitori in vetro, le bottiglie di plastica vanno prima schiacciate e poi chiuse con il loro tappo.
Diciamo che era l'ora che la televisione di stato si accorgesse di quale potente strumento ha in mano per far passare messaggi di pubblica utilità.
E speriamo che la cosa continui. Visto che Raffaele è anche un ottimo giardiniere che cura con attenzione il giardino condominiale, sarebbe bella una prossima puntata "leggera" incentrata sulla decisione del condominio di fare compostaggio domestico. Non so se Minoli, l'ideatore di questa serie, è uno dei tanti lettori di questo Blog, ma chi può gli faccia arrivare questa proposta.
Intanto, a Napoli, a quanto pare, i portierti veri sono i protagonisti del successo della raccolta porta a porta avviata nel quartiere di colli Aminei ( 22.000 abitanti).
A quasi due mesi dall'avvio si conferma che la raccolta differenziata in questo quartiere ha raggiunto il 77%.
Non mancano i problemi, le polemiche, ma se conosco bene i miei paesani, da Napoli potrebbero arrivare belle sorprese.
Se pensate ad un vecchio paesino del nostro profondo Sud, quale è il colore che vi viene in mente?Certamente è il bianco dei muri a calce, un antico e semplice accorgimento per igienizzare i muri ( la calce inibisce la crescita di muffe e batteri) ma ancor più per riflettere i raggi solari e quindi limitare il riscaldamento estivo delle abitazioni.
E invece quale colore contraddistingue i tetti delle nostre città moderne, comprese le nostre città del Sud? E' il nero o il grigio dei tetti e delle nostre strade asfaltate.
Fatta salvo la mia Genova, i cui vecchi tetti sono di un bel grigio perlato per le ardesie prodotte in loco che venivano usate come copertura dei tetti, sarebbe bene che il grigio dei tetti di asfalto sparisse con una bella mano di vernice bianca.
Se vivete nel centro e nel sud Italia e se il tetto piatto di casa vostra è di colore scuro, convincete il condominio a cambiargli colore.
Certamente, con una piccola spesa, la temperatura di casa vostra, in particolare quella degli appartamenti sotto tetto sarà subito più confortevole e se avete il condizionatore, diminuiranno sensibilmente i costi dell'energia per farli funzionare.
E pare che in California abbiano scoperto " l'acqua calda", ovvero la opportunità di imbiancare tetti e strade ( cemento al posto dell'asfalto) per ridurre in modo significativo le emissioni di gas serra.
Dal 2005 in California è obbligatorio che tutte le coperture piatte dei centri commerciali siano dipinte di bianco e dal 2009 i tetti di tutti gli edifici sia residenziali che commerciali, sia piatti che spioventi, dovranno essere realizzati con materiali riflettenti.
E c'è anche chi ha calcolato che se si imbiancassero tutte le più grandi città del mondo si porrebbe un valido freno al surriscaldamento del pianeta.
In termini scientifici aumenterebbe l'albedo del nostro pianeta, ovvero la luce che il nostro pianeta riflette nello spazio. Insomma, dalla Luna, nelle loro notti di "pleniterra" ci vedrebbero molto più luminosi e forse noi potremmo riuscire a vedere il lato oscuro della Luna, maggiormente illuminato dalla nostra luce riflessa!
Nel 1862, "liberate" le Grandi Pianure da bisonti e popolazioni native, il governo degli Stati Uniti dava in concessione ai coloni queste terre, da sempre immense praterie coperte d'erba.
La grande richiesta di grano, la scoperta di un vomere di acciaio in grado di dissodare queste terre, l'uso delle prime macchine a vapore per l'agricoltura, trasformarono rapidamente le praterie in terre arate, coltivate intensamente a grano.
Era l'inizio di uno dei più gravi disastri ecologici che l'umanità moderna abbia sperimentato.
Il basso contenuto di sostanza organica delle praterie, la profonda e continua aratura, la sparizione del manto erboso protettivo, l'aridità del clima, trasformarono presto la terra, in polvere impalpabile e nel 1930, solo dopo sessant'anni dell'avvio della "rivoluzione" agricola, un lungo periodo di siccità e i forti venti che caratterizzano queste pianure furono all'origine del disastro, denominato Dust Blow. Per giorni e giorni la polvere oscurò il Sole, penetrò dappertutto, coprì tetti e strade e, alla fine 400.000 agricoltori furono costretti ad abbandonare le loro terre, ormai sterili, per aggiungersi alla schiera di disperati della Grande Depressione che, non a caso, in quegli stessi anni colpiva gli Stati Uniti.
In parte la lezione è stata imparata. Oggi, negli Stati Uniti sono sempre più numerosi gli ettari di terreno coltivati senza aratura ( No tillage), una tecnica agricola che mantiene una copertura vegetale al suolo, che richiede minori lavorazioni, ma che ha la contropartita di un uso intensivo di erbicidi.
E dagli Stati Uniti, che coltivano senza aratura 5,6 milioni di ettari, la tecnica si è diffusa in altri luoghi ( America Latina ) e oggi sono 95 milioni di ettari che nel Mondo non vedono passare su di loro i grandi aratri.
Nel 1542, Francisco de Orellara esplora il bacino del Rio delle Amazzoni e così descrive i luoghi che vede:
" Si potevano vedere grandi bianche città scintillanti.. molte strade che andavano all'interno..e a fianco di queste c'è una terra fertile come nella nostra Spagna..".
Nei secoli successivi queste descrizioni furono dimenticate e tutti, fino a pochi anni or sono, ritenevano il bacino del Rio delle Amazzoni una giungla inospitale.
Con l'attuale tecnica di tagliare e incendiare la foresta pluviale, si riescono ad ottenere solo scarsi raccolti e presto il sole e la pioggia, rendono sterile il terreno liberato.
Ma Francisco de Orellara non aveva avuto le visioni; scavi archeologici hanno trovato nella foresta amazzonica i resti di grandi e complesse città. Ma che cosa mangiavano i loro abitanti, se la terra delle amazzoni è cosi avara?
La risposta è venuta alla fine del 1800 quando, lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti, sono stati trovati tanti piccoli appezzamenti di terreno (2 ettari l'uno) che avevano singolari caratteristiche: il terreno fino a due metri di profondità era nero, con numerosi frammenti di terracotta e di una fertilità prodigiosa. Era la Terra Preta de Indio , la Nera Terra degli Indios, certamente un artefatto umano, realizzato da popolazioni native, tra 500 e 2500 anni prima di Cristo.
Il colore di questa terra era dovuto all'abbondante ed intenzionale presenza di carbone di legna e proprio il carbone è il segreto della fertilità, rimasta alta ed inalterata per secoli e oggi utilizzata dalle popolazioni locali per produzioni agricole inimmaginabili nei "pallidi" terreni circostanti
E il segreto della fertilità è proprio il carbone che nei suoi pori ospita una grande popolazione di microorganismi che degradano le sostanze organiche e che rilascia lentamente le sostanze nutrienti così prodotte.
Insomma tutto fa pensare che le Terra Preta siano della antiche discariche controllate :-), una forma di compostaggio sul campo, grazie alle quali grandi popolazioni pre colombiane si sono sfamate e che ancora oggi, con solo alcuni mesi di riposo, riescono a recuperare l'originaria fertilità in modo da offrire ortaggi sani ed in abbondanza agli indios che hanno ripreso a coltivare, dopo secoli, i campi fertili realizzati dai loro antichi e sconosciuti antenati.
E questo è un insegnamento anche per noi occidentali e un suggerimento per contrastare la crescita di anidride carbonica dell'atmosfera. La quantità di carbonio sequestrata dalle Terre Nere è elevatissimo, una vera e propria spugna assorbi carbonio che dona cibo e limita drasticamente le emissioni di gas serra.
Nell'agricoltura convenzionale, aratri sempre più grandi arano in profondità la terra e sotterrano gli scarti delle coltivazioni; la superfice di terra, senza copertura e senza la protezione delle radici delle piante è soggetta ad erosione se esposta al vento e alla pioggia, con progressiva perdita della fertilità, aggravata dalla sempre minor aggiunta di letame.Coltivare la terra in modo sostenibile, restituire terreno fertile ai deserti è possibile e con ricette diverse e in alcuni casi, incredibilmente semplici.In Africa, nel Sahel (Burkina Faso) , dal 1981 il deserto arretra grazie a "cordons pierreux" , lunghe linee di pietre, grosse come un pugno, una a fianco dell'altra, pazientemente trasportate sul posto e posate a mano in lunghe linee parallele, lungo le curve di livello. Frenata dalle pietre, la pioggia che scorre veloce sulla dura terra del Sahel, ad ogni temporale deposita a monte delle pietre un pò di fanghiglia, mescolata ai semi trascinati dalla stessa pioggia. Presto ogni cordone di pietra diventa un cordone di erbe che trattiene ancora meglio e di più la terra trascinata dalla pioggia. Passato qualche anno, l'erba è sostituita da cespugli e alberi che con le loro foglie morte arricchiscono di humus il terreno sotto le loro fronde. E dopo trenta anni, un semplice cordone di pietre riesce a trasformare una landa deserta in un campo coltivabile.