Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Che cosa hanno in comune Stonenge, il Partenone, la basilica di san Pietro, la torre di Pisa?
Sono tutte opere, giunte sino a noi dopo secoli dalla loro costruzione, realizzate dalla specie Homo Sapiens utilizzando solo fonti energetiche rinnovabili e una risorsa peculiare di questa specie: l'immaginazione.
Queste caratteristiche accomunano tutto quello che l'Homo Sapiens ha realizzato dalla sua comparsa sul pianeta, 15.000 anni or sono, fino alla fine del 1.700, quando al posto del legno, dell'energia idraulica, dellì'energia eolica, della forza delle braccia e delle gambe degli animali da lavoro, si è cominciato ad usare carbone, petrolio, uranio.
Oggi senza camion, senza gru, senza scavatori, senza computer, senza elettricità non sapremo come fare per portare un grande obelisco dall' Egitto e rimetterlo in piedi, perfettamente dritto, in piazza San Pietro.
Eppure, come si può vedere, questo capolavoro di organizzazione e di ingegneria è stato realizzato solo con corde di canapa, navi e travi in legno, carri, pulegge, argani, buoi e uomini valenti e capaci.
Sabato mattina, alle ore 7, ero negli studi di RAI 1 a Saxa Rubra, in diretta, a Sabato&Domenica.
Argomento, i risultati degli studi del mio Istituto sull'inquinamento e lo stato di salute di un quartiere genovese (Multedo) che ospita da decenni un porto petroli e alcune aziende a rischio di incidente rilevante, a causa della movimentazione di solventi infiammabili.
Nonostante l'ora, pare che ci siano oltre un milioni di Italiani all'ascolto.
L'organizzazione RAI è perfetta e cronometrica.
Partenza venerdì, da Genova con il volo delle 19. Autista ad aspettarmi a Fiumicino, albergo e ristorante già prenotati. Alle 6 e 45 dell'indomani, appuntamento con l'autista e arrivo a Saxa Rubra attraversando una Roma deserta in attesa dell'invasione della grande manifestazione del PD, nel pomeriggio.
Arrivato nello studio, dove tanti ragazzi e ragazze assonnati, fanno fuori cornetti e cappuccini, sono affidato nelle mani del truccatore, del fonico e ricevo le istruzioni dalla segretaria di produzione.
La scaletta è preparata nei dettagli: un bel servizio, sintetico, efficace ben documentato registrato a Genova, domande all'ospite, intervista al Sindaco di Genova che,senza mezzi termini, afferma che anche a seguito dei nostri studi, il porto petroli se ne deve andare.
Dal punto di vista mediatico è un successo che costringe il TG3 Regionale a riprendere parte della trasmissione nel servizio serale.
Il tutto dura 13 minuti, poi sono riaffidato al mio autista che mi riporta in aeroporto.
La trasmissione è andata bene; mi arrivano diversi SMS di congratulazioni, ma quanti alberi mi tocca piantare per assorbire tutta la CO2 che questa avventura ha prodotto ?
Con il ritorno all'ora solare è tempo di bilanci.
Ci ha pensato la TERNA che comunica che nei sette mesi con ora legale, abbiamo risparmiato 646 milioni di chilowattore, l'energia elettrica consumata annualmente da 215.000 famiglie italiane (non particolarmente virtuose nei loro consumi).
Il risparmio di elettricità è dovuto all'ultilizzo di luce solare al posto di luce elettrica nell'ora di attività anticipata ogni giorno, grazie all'ora legale. Per produrre la stessa quantità di elettricità utilizzando petrolio avremmo dovuto bruciare qualcosa come 208.000 tonnellate di petrolio nelle centrali termoelettriche.
Vi segnalo che di questo risparmio, non si trova traccia nel bilancio energetico del Paese, in particolare nella quota di energia rinnovabile che normalmente utilizziamo.
Non è l'unica dimenticanza; ne parleremo nei prossimi post.
Il problema è che l'energia solare, quella che ogni giorno ci da luce, calore, vita, è gratuita e quindi nessuno la inserisce nei propri bilanci.
Non avete anche voi l'impressione che nel parlamento ci sia un forte partito trasversale che odia visceralmente la scuola e l'istruzione?
Io ho un ipotesi. L'odio per la scuola è covato da tutti quei parlamentari che hanno un curriculum scolastico pessimo e ora, forti della elezione popolare, si possono vendicare di tutte le frustazioni subite in gioventù.
Il dato mostrato ieri da Santoro nel suo "Anno Zero", da cui si evince che la percentuale di laureati presenti oggi in parlamento è decisamente inferiore a quella che si registrava nei primi anni della Repubblica potrebbe essere una conferma.
Mentre il nostro premier sprizza ottimismo da tutti i pori e nel frattempo, di fatto, promuove l'acquisto delle azioni della sua Mediaset, non bisogna essere il Mago di Napoli per capire che la recessione avanza ad ampi passi e che ci dovremo convivere per un bel pò.
Non necessariamente potrebbe essere una disgrazia.
Le nuove generazioni potranno finalmente sperimentare che cosa significa "sobrietà".
Quella sobrietà che la mia generazione ha vissuto, riuscendo ad essere felice senza motorini, senza abiti alla moda, senza "happy hours", senza cellulari usa e getta, riutilizzando i vestiti dei fratelli maggiori e riportando ogni sera alla latteria sottocasa la bottiglia del latte accuratamente vuotata e lavata prima di comprarne una nuova piena.
Passata la crisi di rigetto da consumismo sfrenato, forse si comincerà a scoprire e a riapprezzare quello che veramente vale nella vita di ognuno di noi.
Come promesso allego il documento conclusivo di Italia Nostra sulla qualità dell'aria in Val Padana.
Sono graditi commenti, critiche e integrazioni, in particolare dai padani.
Spero che non siate nel mucchio informe di coloro che credono che la rottamazione di auto e elettrodomestici, che il governo si accinge a varare, migliorerà l'ambiente e ci faciliterà il rispetto degli accordi di Kioto.
Questa bella pensata dell'attuale governo è una bufala colossale, come era una bufala colossale l'analoga scelta del governo di centro sinistra.
L'operazione rottamazione è sicuramente una sovvenzione pubblica alle aziende che di imprenditoriale hanno poco o nulla (guarda caso, sempre le stesse); altrettanto sicuramente la rottamazione non ha nulla da fare con la tutela dell'ambiente, usata, al solito, come specchietto per le allolodole per promuovere l'acquisto.
Nei bilanci ambientali ed energetici delle rottamazioni, occorre contare l'energia consumata e l'inquinamento prodotto con la raccolta e lo smaltimento, e l'energia e l'inquinamento prodotto per la costruzione e la commercializzazione dei nuovi beni di consumo. Questi ultimi saranno anche più efficienti , ma sono programmati per durare molto meno dei beni che già possedete (controllate le garanzie) e che, nella maggior parte dei casi, fanno ancora dignitosamente il loro compito, a distanza di anni dall'acquisto.
Già i più fragili di mente sono invogliati a cambiare cellulare ogni due mesi; per favore, almeno voi tenetevi caro il vostro frigorifero "vintage" e se il caso, riimparate ad usarlo meglio per consumare meno energia.
Ci sono eventi che raramente rientrano nell'esperienza di una intera vita. Nei miei sessantue anni ho assistito a due ecclissi totali ( l'ultima con cielo nuvoloso), al passaggio di una cometa visibile ad occhio nudo, all'alluvione di Genova. Non è che ci tenga, ma al momento non ho ancora sperimentato una bella scossa di terremoto (per fortuna Genova e a basso rischio sismico) e neppure una eruzione vulcanica (tipo monte San Helena), da distanza di sicurezza!
Tuttavia, insieme con tutte le attuali generazioni viventi sto sperimentando un fatto epocale che fino a poche decenni di anni fa si riteneva impossibile: il passaggio a Nord Ovest.
Scoperte le Americhe e scoperto il continuo stendersi di terra ferma dal Polo Nord al Polo Sud, si sono cercate possibili vie alternative per raggiungere la Cina e il Giappone. Per secoli, i ghiacci polari hanno frustato ogni tentativo, ma oggi non è più così.
Nel 2007, i satelliti , per la prima volta, durante l'estate al Polo Nord, individuavano una possibile rotta per le navi, lasciata libera dai ghiacci, fino ad allora perenni.
Le immagini sono molto eloquenti.
E' l'effetto serra, baby!
Benevenuti tutti nel terzo millennio e che il buon Dio ce la mandi buona! E faccia rinsavire il nostro primo ministro e tutti i membri del suo governo!
Allego il documento sul modello di gestione dei materiali post consumo presentato al convegno "Qualità dell'aria in Val Padana: verso il risanamento?", organizzato da Italia Nostra a Mantova il 18 ottobre.
Il documento, che ha trovato ampio consenso, può diventare la posizione ufficiale dell'associazione , posizione che mi auguro possa essere ratificata dal Consiglio Nazionale Italia Nostra.
Buona lettura.
Nel prossimo post, un commento sulle risoluzioni al convegno sull'inquinamento in Val Padana: anche in questo caso scelte importanti.
GESTIONE MATERIALI POST CONSUMO
MODELLO ITALIA NOSTRA GENOVA
Introduzione
Una ben orchestrata campagna mediatica ha utilizzato l’emergenza rifiuti della Campania per ridare fiato al Modello Brescia, ovvero all’incenerimento con recupero energetico del rifiuto tal quale, fatto salva la raccolta differenziata che si attestano su valori pari al 40-45%.
Con questi livelli di raccolta differenziata si recupera gran parte di quello che non è combustibile (metalli: 4% del totale prodotto), che potrebbe danneggiare la griglia del forno (vetro: 10%) e che potrebbe creare problemi tecnici (ingombranti: 7%). Il restante 25-30 % raccolto in modo differenziato è fatto di organico e verde che per l’alto contenuto di umidità (30-40%) poco si presta alla termovalorizzazione e di carta e cartone, materie seconde richieste dalle cartiere.
Per le plastiche occorre fare un discorso a parte. In tutte le realtà in cui opera un inceneritore la raccolta differenziata della plastica si limita ad intercettare non più del 22-23 % dell’intera plastica immessa sul consumo. E, normalmente, la metà della plastica raccolta in modo differenziato è inviata anch’essa agli inceneritori, con la scusa che la presenza contemporanea di diversi polimeri rende questa miscela di plastiche non idonee al riciclo.
Il motivo vero di queste scelte è che senza plastica (che rappresenta non più del 20% in peso di tutti i rifiuti urbani) il potere calorifico di quello che resterebbe negli scarti indifferenziati non giustificherebbe, dal punto di vista economico, nessun impianto di incenerimento con recupero energetico anche con i discutibili incentivi pubblici dei Certificati Verdi e del CIP 6 assegnati alla elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti urbani.
L’emergenza rifiuti
Prima del gran clamore sull’emergenza Napoli che si trascinava nel silenzio dei media da circa 14 anni, con gli stessi scenari di cumuli di rifiuti lungo le strade delle periferie di Napoli, il Modello Brescia incontrava qualche difficoltà: l’esclusione dei Certificati Verdi per la quota di materie plastiche incenerite per i nuovi impianti, la presa di posizione di centinaia di Medici, preoccupati per le possibili ricadute sanitarie di questi impianti, la netta vittoria del No al referendum sulla proposta di realizzare un inceneritore a Firenze, il successo della raccolta differenziata Porta a Porta in importanti città e in diversi quartieri di grandi città, con raccolte differenziate di qualità superiori al 60%, il crescente successo di trattamenti a freddo (compostaggio, fermentazione anaerobica, trattamenti meccanici biologici). Anche l’accresciuta domanda di materie seconde (carta, plastica metalli) sul mercato internazionale e la conseguente crescita del valore di queste merci, favoriva il riciclo che cominciava ad entrare in forte concorrenza con la cosidetta termovalorizzzione.
E nonostante i goffi tentativi di delegittimare i tanti Comitati contrari all’incenerimento (sindrome NIMBY, gli ecologisti del no), il Modello Brescia, era in affanno anche per il convergere di tutti questi Comitati su un diverso modello di gestione che, per la soluzione del problema privilegiava i minori costi economici e sanitari a carico della comunità, i maggiori risparmi energetici indotti dalla riduzione della produzione alla fonte, il recupero e l’uso di trattamenti finali “a freddo”, scelte che qualche Amminstrazione (Provincia di Savona, Provincia di Trento, Comune di Genova ) cominciava a fare proprie con adeguate delibere.
E con la scusa dell’emergenza rifiuti della Campania e l’emergenza prossima ventura di Palermo, Roma e Firenze sono stati reintrodotti gli incentivi dei CIP 6 e dei Certificati verdi anche per i nuovi impianti e oltre ai 4 termovalorizzatori campani, se ne propongono altri 80 sull’intero terrirorio nazionale da aggiungere ai 50 già operativi.
Si tratta di uno scenario obsoleto, che farebbe dell’Italia il paese con la più alta percentuale di incenerimento al mondo; uno scenario senza futuro e tutto a carico delle famiglie italiane.
Queste, a loro insaputa, sono già costrette a pagare tre volte la loro spazzatura: Tassa Igiene Ambientale, tassa Certificati verdi (7% bolletta della luce), tassa CONAI per ogni imballaggio acquistato (7 centesimi al chilo). A questo si dovrà aggiungere la tassa sulla salute per il peggioramento della qualità ambientale indotto dall’incenerimento di decine di milioni di tonnellate di rifiuti in 130 inceneritori, tanti quanti si propone di realizzare sull’onda emotiva del post “terremoto” campano.
E nel pieno rispetto degli attuali limiti di legge , questi impianti per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati , immetteranno nell’aria 300 grammi di ossidi di azoto, polveri sottili, metalli pesanti e 44 nanogrammi TEQ di diossine.
Gli stessi impianti per ogni 1.000 chili di rifiuti urbani termovalorizzati produranno 300 chili di ceneri, rifiuti in parte tossici (ceneri leggere) e in parte ( ceneri pesanti) meno inerti di quanto si vuol far credere.
Con colpevole superficialità si pensa di riciclare le ceneri pesanti come materiali edili, ignorando i più recenti studi che hanno evidenziato la presenza di composti tossici anche nelle ceneri pesanti.
I nuovi scenari
Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo.
I principali punti di questa Direttiva sono:
• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.
• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero in forme diverse dal Riciclo.
• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficenza energetica
• Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili
Il Modello Italia Nostra Genova
Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni di MPC già in atto in Italia.
In sintesi:
1. Riduzione del 20% della produzione di Materiali Post Consumo
2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni
3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta
4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.
5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas
6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas
7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale
8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo
9. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle tecniche di trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel).
La Tabella che segue mette a confronto il Modello a Freddo di Italia Nostra, con il Modello a Caldo tipo Brescia.
Fatta cento la quantità di MPC attualmente prodotti, la Tabella riporta le quantità (percentuali) di materiali avviati ai diversi trattamenti.
A riguardo, facciamo notare che tutti i piani tipo modello Brescia prevedono una Raccolta Differenziata intorno al 44%, ottenuta con il classico sistema delle campane. Questo sistema di raccolta, a causa della bassa qualità dei materiali raccolti, ha scarti superiori al 20% che sono avviati all’incenerimento.
Al contrario, il Modello Italia Nostra, grazie al sistema di raccolta porta al porta, avrà una percentuale di scarti molto inferiori (10%). Questi scarti, separati con sistemi meccanici in due principali frazioni (cellulosica e plastiche) possono trovare nuovi utilizzi come materia. In particolare le plastiche miste, dopo estrusione e triturazione come dimostra il Centro di Riciclo di Vedelago (TV), sono utilizzabili nella produzione di manufatti edili.
Tabella. Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC
A Caldo A Freddo
Da gestire 100 80
Al riciclo 36 43
Inceneriti 64 0
Biostabilizzati 0 32
Discarica 19 0
Stoccati 0 22
L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti.
Se si raggiunge l’obiettivo di riduzione alla fonte del 20%, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non sarà molto diversa da quella prevista dal Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da stoccare nello scenario senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore” dello scenario a caldo.
Nella Tabella volutamente si sono usati e tenuti distinti i termini discarica e stoccaggio.
Le ceneri prodotte dagli inceneritori devono essere inertizzate, ad esempio mescolandole a cemento, e prudenza vorrebbe, per l’elevato contenuto di metalli tossici e composti organici genotossici, che dopo questo trattamento le ceneri siano messe in discariche per rifiuti speciali. Scarti a base di cellulosa (carta e cartone, pulper da cartiere) , di plastiche eterogenee e sostanza organica biostabilizzata (compost) sono di fatto inerti e possono essere stoccate provvisoriamente in depositi con caratteristiche simili alle attuali discariche per rifiuti urbani che tuttavia non avranno il problema della produzione di eluati e gas serra, in quanto lo scarto putrescibile è in pratica assente.
Come già accennato , questi depositi sono da considerarsi stoccaggi provvisori (5-10 anni) da utilizzarsi non appena le attuali tecnologie in grado di trasformare scarti cellulosici in bioetanolo e gli scarti polimerici in olio diesel saranno entrate nella piena maturità tecnologica e commerciale. Questo utilizzo, prevalentemente destinato all’autotrazione, appare molto più efficiente dal punto di vista energetico ed ambientale della termovalorizzazione.
Riduzione della produzione
La scelta prioritaria e innovativa del Modello Italia Nostra è quella di invertire l’attuale progressiva crescita della produzione procapite di rifiuti e raggiungere rapidamente l’obiettivo di ridurre del 20% l’attuale produzione. Questo obiettivo è raggiungibile con misure locali e nazionali.
Le scelte che possono fare Comuni, Province, Regioni sono:
1. Introduzione della Tariffa puntuale calcolata in base all’effettiva produzione di scarti indifferenziati. Questo calcolo è possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie e aziende, finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi
2. Incentivazioni (sconti in base a autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC. Questa misura dovrebbe coinvolgere gran parte delle famiglie italiane dedite al giardinaggio, stimata pari al 20% del totale di famiglie.
3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Igiene urbana per questi esercizi).
4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti prodotti dalla ristorazione e dalla grande distribuzione. altrimenti destinati al macero.
5. Favorire la vendita di prodotti sfusi (pasta, cereali, detersivi, latte,vino…) nella piccola e grande distribuzione.
6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, laddove questa è di alta qualità, a partire da mense scolastiche e aziendali
7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali
8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta negli alberghi, nella ristorazione, nelle sagre e nelle feste di partito
Le scelte del Governo
Il governo nazionale deve fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:
1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa
2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.
3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI)
Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica
Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia.
La terza scelta deve cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto.
I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio. Si tratta di estendere a questa importante frazione, che da sola rappresenta tra il 20 e il 30% dei rifiuti urbani, quanto è già stato fatto per la carta, che nonostante non sia un imballaggio, gode dei contributi CONAI erogati da questo Ente ai comuni che effettuano raccolte differenziate in proporzione alla quantità e alla qualità dei materiali post consumo raccolti in modo differenziato.
Il prossimo Salone del Gusto- Terra madre (Torino 23-27 Ottobre) potrebbe essere il prototipo di grande evento a basso impatto ambientale. La riuscita dell'esperimento è garantita dalla serietà di Slow Food e dalla consulenza del Politecnico di Torino. Per l'edizione di quest'anno l'obiettivo è di ridurre l'impatto ambientale del 50%, rispetto alle passate edizioni, ma nel 2012 l'impatto del Salone del Gusto di quell'anno potrebbe essere pari a zero.
Vediamo alcuni degli accorgimenti che saranno adottati: gli allestimenti saranno realizzati con pannelli fatti di un impasto di legno e cemento, materiale che dopo l'evento sarà ritirato dalla società Autostrade ed utilizzato per realizzare fondi stradali. Gran parte della cartellonistica sarà realizzata con cartoncino riciclato e a sua volta riciclabile; abolita la moquette lungo i percorsi guida, a loro volta segnalati da vernice rimuovile senza solventi. Piatti, posate e borsine, saranno in materiali biodegradabili e dopo l'uso saranno raccolti in modo differenziato ed usati per fare compost. L'energia elettrica per l'evento sarà in prevalenza prodotta con biogas da fermentazione anaerobica di rifiuti di allevamenti zootecnici.
E infine, il bilancio della CO2 sarà compensato piantando alberi, non nella lontana Costarica, ma nel più vicino parco fluviale del Po.
Mi sembra un bel progetto che certamente, vista l'energia e la credibilità di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, avrà successo.
Qui a Genova, nel nostro piccolo, abbiamo realizzato un mese fa la prima "sagra di quartiere" a basso impatto ambientale. Niente di eccezionale, ma una vera rivoluzione nell'attuale panorama genovese: organizzazione della raccolta differenziata di vetro, plastica e umido e uso di stoviglie biodegradabile compostabili. Non è andato tutto per il meglio, ma è stato certamente l'avvio di un nuovo corso.