Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Il 16 Giugno 2008, a firma di 1200 ricercatori e docenti di diverse Università italiane, è stata inviata la seguente lettera aperta al presidente del Consiglio, al ministro Scajola al ministro Germini.
Mi sa che nessuno di loro si è degnato di una risposta e ho l'impressione che anche la stampa abbia fatto finta di niente.
Il documento è stato copiato dalla rivista dell'associazione nazionale dei chimici a cui sono iscritto.
Visto l'importanza, anche questo blog può essere utile per fare controinformazione. Vi invito a fare altrettanto con le vostre mailing list
LE SCELTE EERGETICHE PER IL FUTURO DELL'ITALIA
"Uno dei problemi più delicati e più difficili che il nostro Paese ha oggi di fronte è quello dell'energia; le decisioni che verranno prese a questo riguardo condizioneranno non solo la nostra vita, ma ancor più quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Per prendere decisioni sagge su un tema così complesso è necessaria una forte collaborazione fra scienza e politica.
Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca e, in virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, abbiamo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul problema energetico con l'appello riportato sul sito: www.energiaperilfuturo.it
L'appello, sottoscritto da più di milleduecento docenti e ricercatori, sottolinea l'urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell'energia ed esorta il governo a sviluppare l'uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell'energia solare.
A nostro parere l'opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari.
La più grande risorsa energetica del nostro pianeta è il Sole, una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un'immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l'umanità intera consuma. Sviluppare l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti. È un guardare lontano nel tempo, perché getta le basi per un positivo sviluppo tecnologico, industriale ed occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle prossime generazioni. E' un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell'uranio, l'energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.
Saremo ben lieti di mettere a disposizione le nostre competenze per discutere il problema energetico in modo approfondito nelle sedi opportune."
IL COMITATO PROMOTORE
Vincenzo Balzani (BO), Vincenzo Aquilanti (PG), Nicola Armaroli (CNR BO) Ugo Bardi (FI); Salvatore Califano (FI), Sebastiano Campagna(ME), Luigi Fabbrizzi (PV); Michele Floriano (PA), Giovanni Giacometti (PD), Elio Giamello (TO), Giuseppe Grazini (FI), Francesco Lelj Garolla ( Un. Basilicata), Luigi Mandolini ( La Sapienza Roma), Giovanni Natile (BA), Giorgio Nebbia (BA), Gianfranco Pacchioni (MI), Paolo Rognini (PI), Renzo Rosei (TR), Franco Scandola (FE), Rocco Ungaro (PR)
Ieri la giornata è cominciata bene. Aperta la posta elettronica, tra i primi messaggi, quello dell'editore di "Atmospheric Environment" che mi comunicava che il nostro articolo " Effetti della sostituzione di veicoli EURO-0 sulle concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici e ossidi di carbonio" era stato accettato.
E' stato un sollievo, in quanto questo articolo per la sua complessità ha richiesto molto lavoro ( più di un anno) per la sua stesura, ma ancor più lavoro ( altri due anni) per raggiungere forma e contenuti accettabili per la pubblicazione.
Per tutti i miei lettori che non sanno come lavorano i ricercatori, vi posso dire che è un bel mestiere ma che non si smette mai di studiare ed in particolare i nostri esami non finiscono mai.
Per pubblicare su serie riviste scientifiche nazionali ed internazionali, bisogna sempre passare l'esame di uno o più revisori (sconosciuti a chi scrive l'articolo) che fanno le "pulci" al tuo lavoro e se solo sono tutti d'accordo sulla validità dei contenuti e degli aspetti formali ( l'inglese deve essere perfetto) la pubblicazione merita la stampa.
Abbiamo vinto! Il TAR di Genova ha dato ragione a Italia Nostra e a Legambiente che da anni si oppongono alla realizzazione in pieno centro e all'interno di un parco storico ( Acquasola) di un mega parcheggio interrato.Tra le motivazioni del blocco anche i problemi ambientali in quanto i progettisti non si sono preoccupati affatto delle emissioni delle auto parcheggiate e ancor meno della salute dei bambini che nei prossimi quaranta anni ( tanto dura la concessione) avrebbero frequentato il parco sotto il quale sarebbe stato realizzato il parcheggio. La soddisfazione per questo successo è anche perchè la perizia che sembra abbia convinto i giudici del TAR è la mia. Il testo è allegato e le informazioni fornite potrebbero essere utili per altri casi analoghi.
Buona lettura
L’88% delle sigarette vendute in Italia hanno un contenuto di nicotina che può essere classificato “alto” e “medio” e sei delle marche di sigarette americane studiate nella ricerca citata sono tra le 10 marche di sigarette più vendute in Italia.
La fonte è di tali studi è
J.E Swauger et al. An analysis of the mainstream smoke chemistry of samples of the U.S. cigarette market acquired between 1995 and 2000. Regulatory Toxicology and Pharmacology 35 142-156, 2002.
ng a m3 di BaP
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metri cubi respirati
|
ng per ogni sigaretta
|
sigarette fumate
|
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Tamburi media Arpa 2005-8
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1,09
|
16,3
|
8,31
|
2,1
|
Tamburi ottobre 2005
|
1,14
|
16,3
|
8,31
|
2,2
|
Tamburi febbraio 2006
|
1,78
|
16,3
|
8,31
|
3,5
|
Tamburi estate 2008
|
0,82
|
16,3
|
8,31
|
1,6
|
Studi ISPESL (tenuti "riservati" fino alla richiesta di PeaceLink)
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||||
Tamburi 2/3/2004
|
15,81
|
16,3
|
8,31
|
31,0
|
Tamburi 3/3/2004
|
22,48
|
16,3
|
8,31
|
44,1
|
Tamburi 4/3/2004
|
65,62
|
16,3
|
8,31
|
128,6
|
Il servizio di ieri sera, a Report, sulla terza rete, è stato un buon esempio di giornalismo di inchiesta. Ancora una volta la Gabanelli, con la sua inchiesta sul mega- affare rifiuti che da decenni si consuma a Roma ha fatto centro, anche se le sue chiare denunce sembrano sempre cadere nel nulla, nel senso che, dopo circostanziate e documentate denunce non succede mai nulla, tutto sembra continuare come prima.
Qualche commento: Berlino con il suo 45% di raccolta differenziata, realizzata grazie ad una raccolta porta a porta, e il resto inviato ad un inceneritore di gestione pubblica, forse non è il massimo, ma certamente molto meglio di tante situazioni nostrane.
Vediamo se ci sarà un prossimo servizio sulle esperienze virtuose di riduzione alla fonte ( compostaggio domestico), di trattamenti biologici con recuro energetico del biogas, di trattamenti meccanici, di aziende italiane che fanno affari esportando materie seconde...
QUESTO SI CHE E' RICICLAGGIO SPINTO!
Mi sembra che la Tavola Rotonda a cui ero invitato a partecipare, sul tema, " Problemi sanitari e pubblica accettazione dei trattamenti termici" e tenutasi a Venezia il 19 novembre, a conclusione del simposio " Energia dalle biomasse e dai rifiuti", sia andata bene. E certamente merito è anche il vostro sostegno telematico.
Innazi tutto, abbiamo potuto esprimerci nella nostra lingua madre ( per gli ospiti stranieri era assicurata la traduzione simultanea) e la gestione del moderatore Antonio Cianciullo ( La Repubblica) è stata sempre corretta, equilibrata e attenta a garantire la minoranza, in questo caso Montanari e il sottoscritto.
E' mancata una partecipazione critica sul fronte medico, che avrebbe dovuto coprire il dr. Bolognini che non ha potuto partecipare, ma nel complesso non mi sembra che il fronte "no-incinerator" sia uscito male.
L'intervento di Montanari ed in particolare la tremenda foto da lui mostrata di un feto colpito da leucemia a presunta causa di nanopolveri ha creato turbamento e ha suscitato proteste nel pubblico ed, addirittura, offese personali da parte di uno dei relatori stranieri, atteggiamento deplorevole, subito rintuzzato con efficacia da Cianciullo, anche perchè fino ad allora le posizioni legittimamente diverse erano state espresse nella piena corretteza da parte di tutti i relatori.
Io ho avuto un piccolo scambio polemico con l'ing Giugliano che aveva affermato che dalle sue misure aveva potuto vedere che da un inceneritore escono nanoparticelle, ma non più di quelle che sono presenti nell' aria in ingresso. Alla domanda di Cianciullo su che cosa ne pensavo a riguardo, ho risposto che non conoscevo questo studio e che questa affermazione mi lasciava molto perplesso; comunque se il mio giudizio è sospeso sulle nanoparticelle non c'erano dubbi che nei fumi di un inceneritore dell'ultima generazione ci sono più ossidi di azoto, ossido di carbonio, IPA, diossine ... di quanto ce ne sia nell'aria in ingresso all'inceneritore e usata per la combustione. Oltre che dai numeri, questa affermazioni era supportata dal fatto che gli inceneritori, nonostante tutte le migliorie fatte, continuano ad aver bisogno di alti camini per diluire gli inquinanti che immettono nell'aria. E a mio giudizio questo rischio aggiuntivo, per quanto piccolo possa essere giudicato, non è certamente obbligatorio, in quanto riduzione, riciclo e trattamenti biologici possono dare una risposta al problema, con impatti che, alla luce dei dati disponibili, sono minori di quelli dell'incenerimento. A queste affermazioni, Giugliano ha dovuto ammettere che i suoi tranquillizzanti riferimenti riguardavano solo le nanopolveri, in base a suoi studi, peraltro non ancora pubblicati e non ancora confermati da altri. Sul minor impatto degli impianti biologici da me sostenuto, da parte di altri relatori si è ribattuto citando le opposizioni dei cittadini anche agli impianti di compostaggio (peraltro opposizioni totalmente rientrate quando queste conflittualità sono state gestite con democrazia e buon senso) e il mercurio che esce anche dagli impianti a freddo, se alimentati con scarti contaminati. In questo caso, ovviamente, il problema è quello di elimare o intercettare tutti i rifiuti che contengono mercurio e una buona raccolta porta a porta ed una raccolta separata dei rifiuti elettronici può eliminare elengantemente questo problema.
In sintesi, qualche dubbio nella platea lo abbiamo certamente messo, compreso quello del problema delle malattie associate all'esposizione a nanoparticelle.
A mio giudizio sarebbe andato meglio se avessimo evitato l'incidente di Montanari, innescato da una sua inutile provocazione (la foto) e da alcune sue affermazioni che sono sembrate poco scientifiche ad un pubblico abituato a confrontarsi sempre su questo piano.
Ad esempio aver attribuito con certezza ad un inceneritore le nanoparticelle trovate nelle cellule tumorali prelevate ad un bambino, per il semplice fatto che questo bambino era nato nelle vicinanza di un impianto di questo tipo, e' stato un errore.
Questa affermazione, nel dibattito che è seguito con l'oncologo che conosceva il caso, ha sviato l'attenzione dal vero problema, ovvero che a prescindere dalla fonte e dal dubbio che il tumore sia stato indotto da quelle nanoparticelle, quelle particelle fatte di metalli rari ( tungsteno ed altro) nelle cellule di quel bambino non dovevano esserci!
Anch'io penso che nel caso specifico, occorre avere prove scientificamente convincenti che le nanoparticelle che Montanari trova nelle cellule tumorali derivano effettivamente da un inceneritore e non, come qualcuno ha detto, dalla stufa di casa o dal traffico. Montanari afferma che questa prova non è possibile in quanto da un inceneritore esce di tutto. Invece, da chimico ambientale penso che questo prove siano possibili, in quanto negli inceneritori entra anche di tutto, ma in prevalenza entrano alcuni specifici metalli ( ferro, alluminio, zinco, rame, stagno) e nei loro fumi escono più concentrati alcuni metalli e non altri (quelli più volatili, ad esempio cadmio, mercurio) e la loro composizione realativa, ancorchè variabile, ha probabilmente specifiche caratteristiche che potrebbero permettere un'attendibile stima della fonte prevalente delle nanoparticelle che si trovano in chi ha vissuto sottovento a questo impianto. E' ovvio che occorrono specifici studi che, al momento, pare non siano disponibili.
Un breve commento al Simposio. Non è stato, come poteva sembrare, una passerella promozionale di venditori di inceneritori. C'erano anche questi soggetti, tuttavia numerosi sono stati anche gli interventi in merito a ricerche ed applicazioni sul recupero energetico dai rifiuti attraverso tecniche biologiche per produrre metano, idrogeno, etanolo. Visti gli interventi e la grande partecipazione di giovani ricercatori a queste specifiche sessioni ho la netta sensazione che gli inceneritori siano armai arrivati al loro capolinea e che il futuro, anche molto prossimo, sia dei trattamenti biologici integrati, anaerobici più compostaggio, quelli che ci piacerebbe realizzare a Genova. Spero che a questa soluzione pensi seriamente anche l'assessore all'ambiente della val D'Aosta, presente alla tavola rotonda, a cui ho fatto osservare che la sua regione condivide con la mia il vantaggio di non avere inceneritori e che quindi noi, se vogliamo, possiamo fare scelte innovative, senza il condizionamento di impianti di incenerimento a cui, ancora per decenni, chi ce li ha, dovrà, in tutti i modi possibili, fornire combustibili.
Dal 17 al 20 Novembre, grande kermesse a Venezia , dove la Fondazione CINI organizza il secondo simposio internazionale sull'energia da biomasse e rifiuti. Ricevuto il programma, l'ho messo da parte , quando ho verificato che per la partecipazione occorre pagare 1000 euro. I tagli alla ricerca che colpiscono anche il mio Istituto, rendeva questa cifra impossibile.
Con una certa sorpresa alcuni giorni or sono ho ricevuto l'invito a partecipare alla Tavola Rotonda conclusiva del Simposio su " Problemi sanitari e accettazione del pubblico dei trattamenti termici". Moderati da Antonio Cianciullo ( La Repubblica) saremo 10 esperti intorno al tavolo, di provenienza nazionale ed internazionale
Tra gli italiani, il sottoscritto e Stefano Montanari: ho l'impressione soli contro tutti. Comunque non dubito che sapremo comunicare con efficacia le nostre e vostre ragioni. L'obbligo dell'inglese, non ci aiuta dal punto di vista della dialettica, ma forse ci permetterà di essere più sintetici ed efficaci.
La tavola rotonda si terrà mercoledì pomeriggio. Sarete tenuti informat sul suo esito e sulle noizie utili che potranno emergere dal simposio.
Mandatemi i vostri auguri :-)
Ai primi di Novembre sono stati pubblicati i risultati di un sondaggio della Demos che a 1300 italiani ha chiesto : " Lei sarebbe favorevole o contrario alla costruzione di centrali nucleari in Italia?". Ed ecco i risultati:
46,8% favorevoli alla costruzione
44,1 % contrari alla costruzione
9,1 % gli indecisi
A me non sembra, come si è voluto far credere, il via libera degli Italiani alle scelte del governo di costruire cinque centrali nucleari, anche perchè alla domanda " Siete favorevoli o contrari alla costruzione di centrali nucleari nella sua provincia, il 50,2% degli stessi intervistati si è dichiarato contrario e il 41% ha continuato a dichiararsi favorevoli, stabili gli indecisi (8,9%).
Insomma non pare proprio che gli Italiani abbiamo deciso di mandare all'ammasso il loro cervello, nonostante la ben orchestrata campagna mediatica, rispolverata per l'occasione, che ci vuol ancora far credere che senza nucleare torniamo tutti al lume di candela.
Sono certo che quando finalmente tutti gli italiani sapranno che l'Italia non ha miniere di uranio e tantomeno impianti di arricchimento dell'uranio stesso, che l'Italia non ha nessun sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, che la disponibilità di uranio a prezzi sensati coprirà i consumi mondiali ancora per qualche decina di anni, che i costi complessivi della energia elettrica dall'atomo sono più alti di tutte le altre fonti, che stiamo pagando carissimo l'infinita dismissione delle vecchie quattro centrali nucleari e che con le cinque centrali copriremo solo il 5% dei consumi energetici del Paese, che la stessa quantità di energia può essere recuperata con una maggiore efficenza degli impianti esistenti, con una più elevata efficenza nei consumi finali, con un maggior ricorso alle fonti di energia rinnovabile, ripeto, sono certo, che gli Italiani ribadiranno in gran maggioranza il loro : Nucleare, no grazie!
Dalle temperature non sembra, ma siamo ormai sotto Natale. La crisi economica e/o la paura ad essa associata, invita a feste sobrie, ma alle quali, proprio per i tempi che corrono, non è il caso di rinunciare.
In qualità di "rifiutologo", analizzo da questo punto di vista l'evento e mi permetto di darvi qualche consiglio:
- preferite il Presepe all'albero di Natale: è il Presepe la nostra tradizione, tutto il resto, compreso il rosso babbo natale, inventato dalla coca-cola, è una forma di colonizzazione culturale di oltre oceano, con importanti componenti consumistiche assolutamente fuori luogo, specialmente ora.
- se proprio non volete rinunciare all'albero, perchè avete nostalgia della vostra infanzia e perchè ci sono i bambini, ecc. ecc. ecco, in ordine di correttezza ambientale, le scelte che vi consiglio:
1) Albero sintetico da riusare all'infinito. In questo caso la creatività vi può suggerire inedite, economiche e belle soluzioni.
2) Adottate temporaneamente un alberello autoctono la cui specie cresce spontanea dalle vostre parti. In Liguria l'albero "sacro" era l'alloro e il ginepro. Ospitatelo con cura in casa vostra e finite le feste fate una bella gita nei monti dove già si trovano dei suoi fratelli e piantatelo li. Ogni anno tornate a vedere come sta e se lo vedrete crescere sano e forte ne sarete certamente felici: molto probabilmente sarà ancora lì , quando voi non ci sarete più.
3) Se proprio non potete fare a meno dall'abete, in assenza di conflitti di interesse, vi consiglio di passare da IKEA. Finite le feste potete riportare l'albero al centro commerciale dove ve lo hanno venduto; vi daranno un buono acquisto pari al valore dell'alberello e IKEA si impegna a fare una donazione per ogni albero ricevuto, donazione che sarà devoluta ad un parco nazionale per opere di rimboschimento. Questo, a risarcimento del vostro alberello che sarà sacrificato ma che non finirà in una discarica o peggio in un inceneritore, ma sarà trasformato in compost o in un pannello truciolare che vi potrete ritrovare nella vostra prossima nuova cucina. E tutto tornerà a scorrere, come deve essere.
Buon Natale!