Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

Eccomi

Utente: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

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martedì, 30 dicembre 2008
Produciamone meno

Con gli auguri di Buon Anno, vi regalo una semplice ricetta per ridurre rapidamente la produzione di rifiuti.
Ne parleremo ai primi di Gennaio al nostro Sindaco. Vi farò sapere come è andata. Da parte vostra, se l'idea vi convince, fate analoga proposta ai vostri amministratori.
BUON ANNO


LA SOLUZIONE AL PROBLEMA RIFIUTI?
PRODURNE DI MENO!


E’ lapalissiano affermare che il rifiuto che si gestisce meglio, con importanti vantaggi economici ed ambientali è il “rifiuto che non c’è”, quello che si è evitato di produrre.

A questa sacrosanta verità comincia a crederci persino l’Unione Europea che ha stabilito che nei prossimi anni il nostro obiettivo prioritario dovrà essere quello di ridurre la produzione pro-capite di rifiuti.

Purtroppo questa scelta si scontra con la percezione comune che la produzione di rifiuti possa essere un indice di benessere, in quanto, si ripete spesso, il Prodotto Interno Lordo (PIL) aumenta con l’aumentare dei rifiuti.

Questo è vero, ma il problema è che il PIL non è un indice di vero benessere.

Ad esempio, rimanendo nel tema, l’uso di una pila ricaricabile, per tutto il periodo della sua vita utile, evita la produzione e lo smaltimento di diverse centinaia  di pile “usa e getta”. Il risultato di questa semplice scelta, che non modifica in modo sostanziale i nostri stili di vita (se non quello di ricordarsi di ricaricare le pile) è quello di una netta diminuzione dei rifiuti; tuttavia, per la mancata produzione e smaltimento delle pile “usa e getta” diminuirà anche il PIL!

Oggi, la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti  costa circa 15 centesimi al chilo e questa cifra è totalmente a carico del cittadino utente, al quale la Legge chiede la piena copertura dei costi del servizio, attraverso l’applicazione di una Tariffa (TIA). Tuttavia, la stessa Legge prevede che la Tariffa deve tener conto della effettiva produzione di rifiuti da parte del cittadino contribuente. In altre parole dovrebbe ”pagare di più chi produce più rifiuti”, ma, ovviamente è anche vero che dovrebbe “pagare di meno chi produce meno rifiuti”.

Ovviamente quantificare l’effettiva produzione di rifiuti di ogni singola famiglia e azienda, non è possibile senza una radicale trasformazione degli attuali metodi di raccolta (dagli attuali  “cassonetto e campana” passare  alla raccolta differenziata di prossimità ovvero al “porta a porta”).
Tuttavia è anche possibile attuare una diversa strategia, di più facile  e rapida realizzazione per riconoscere e premiare economicamente chi produce meno rifiuti.

Ed questa è la proposta che facciamo ad AMIU e Comune.

In tutte le situazioni in cui cittadini ed aziende possono facilmente dimostrare, per autocertificazione, di  avere una produzione di rifiuti inferiore alla media,  riconoscere loro un premio per “mancata produzione”, un premio stimato in 8 centesimi per ogni chilo di rifiuto non prodotto, circa la metà dei costi per il suo ritiro e smaltimento.

In questo modo, le scelte dei cittadini virtuosi avranno una ricompensa economica per i loro diversi stili di vita (ad esempio, fare compostaggio domestico). L’AMIU vedrà ridotte le proprie entrate nel capitolo TIA, ma potrà ridurre le uscite su altre voci di bilancio,in quanto per ogni chilo di rifiuto non prodotto non dovrà raccoglierlo, trasportarlo, pre-trattarlo, smaltirlo. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno cassonetti da distribuire sul territorio, meno cassonetti da lavare, ma anche una più lunga vita utile di Scarpino e una minore vita post chiusura della discarica: e tutto questo produce  ulteriori risparmi per l’AMIU.

Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno mano d’opera da utilizzare a questo specifico scopo, ma certamente è manodopera da utilizzare meglio nella raccolta Porta a Porta che, sappiamo, richiede più forza lavoro, ma che, se estesa a tutta la città, alla fine costerà meno (per evitato smaltimento, grazie al riciclo) dell’attuale gestione, con un possibile ulteriore riduzione dei costi.

Proviamo a fare qualche conto in tasca ai genovesi, se questa ipotesi troverà favorevoli Comune e AMIU.

Ogni componente di una famiglia, ogni anno, produce circa 250 chili di rifiuti; se si riduce questa quantità del 20 %, la produzione potrebbe scendere a 200 chili e per i 50 chili di rifiuti annualmente non prodotti, l’AMIU, in base alla nostra proposta, potrebbe riconoscere uno sconto, sulla TIA,  di 4 euro; per una famiglia di tre persone che ha deciso di attivare buone pratiche nella gestione dei propri rifiuti potrebbero essere 12  gli euro risparmiati ogni anno.

Ovviamente le cifre in gioco potrebbero essere decisamente più importanti per attività che producono grandi quantità di rifiuti quali mense aziendali, mercati,  centri commerciali, ovvero tutte le attività che producono rifiuti speciali assimilati agli urbani e che, con questa loro produzione, fanno lievitare a circa 600 chili la produzione procapite dei genovesi.
Queste aziende, oltre che attivare forme di riduzione dei propri rifiuti, potrebbero attivare politiche di riduzione dei rifiuti dei propri clienti, scelte che, a nostro avviso, meriterebbero  altrettanta attenzione da parte dei gestori della cosa pubblica. 

Vediamo ora come potrebbe essere possibile produrre meno rifiuti, in una maniera quantificabile e verificabile, ovvia condizione per  ottenere il riconoscimento dello sconto.

Un esempio concreto è il compostaggio domestico. La famiglia che attiva questa pratica che trasforma in terriccio gli scarti di cucina e usa questo terriccio nel proprio orto, nel proprio giardino o nei vasi di gerani tenuti sui balconi o sul terrazzo, evita la produzione di circa 50 chili di rifiuti ogni anno, per ognuno dei suoi componenti. Per una famiglia tipo di tre persone, fanno 150 chili di rifiuti non prodotti, che rappresentano dal 20 al 30 % della produzione della stessa famiglia se non facesse compostaggio.
In base alla nostra proposta, questa famiglia potrebbe godere uno sconto annuo  di 12 euro.

Questa cifra è molto simile a quella che già oggi il Comune di Genova sconta sulla TIA (15 euro) alle circa 300 famiglie che, in questi primi mesi di attuazione hanno autocertificato di fare compostaggio domestico. La veridicità di questa autocertificazione è semplice: una visita dei vigili può rapidamente verificare se esiste la compostiera, se è piena e se ci sono giardini o vasi idonei per ricevere il compost autoprodotto come la famiglia ha auto certificato.

E ora facciamo qualche altro esempio di scelte di riduzione della propria produzione di rifiuti  autocertificabili e  verificabili:

• Uso di pannolini lavabili : si allega all’autocertificazione il certificato di nascita del proprio bambino e le ricevute per l’acquisto dei pannolini.
• Uso di acqua alla spina e in brocca nei bar e nella ristorazione: ricevuta acquisto impianto di depurazione e verifica
• Abolizione di stoviglie “usa e getta” nella ristorazione aziendale: verifica diretta
• Uso di sapone e shampoo in dispenser per la clientela alberghiera:  ricevute e verifica
• Cessione al Banco Alimentare e al Last Minute Market delle derrate in scadenza o fuori specifiche dei centri commerciali e della ristorazione:  copia dell’accordo con le rispettive onlus che provvedono a ritirare gli alimenti e a distribuirli agli enti di beneficenza.
• Uso di cassette per la frutta riutilizzabili da parte di negozi e mercati ortofrutta: ricevuta acquisto
• Installazione nei centri commerciali di distributori di prodotti sfusi e alla spina: ricevuta acquisto

E infine ecco un elenco delle possibili iniziative da parte di attività commerciali ,finalizzate a potenziare il riciclo e il riuso e che potrebbero rientrare nelle pratiche da incentivare economicamente, sempre con il meccanismo della autocertificazione:

• Centri commerciali che all’uscita mettono, a disposizione dei clienti, contenitori per la raccolta differenziata degli imballaggi non essenziali dei prodotti acquistati
• Centri commerciali che all’ingresso, in cambio di buoni acquisto, offrono il servizio di raccolta differenziata di vetro, lattine, contenitori in plastica, cartoni, conferiti dai clienti
• Centri commerciali e negozi che aboliscono i sacchetti in plastica
• Mercatini dell’usato (oggi pagano la TIA a metro quadrato)
• Negozi di elettrodomestici che ritirano pile, lampade fluorescenti, piccoli elettrodomestici  guasti, conferiti dai loro clienti direttamente nel loro negozio con AMIU che provvede al ritiro e al corretto smaltimento
• Edicole che effettuano la raccolta dei giornali del giorno prima, conferiti dai loro clienti, con ritiro e riciclo da parte di AMIU
• Ristoranti che offrono ai loro clienti il servizio di potersi portare a casa gli avanzi del pranzo

Per la quantificazione degli sconti TIA da applicare in tutte queste iniziative, vale il criterio generale che lo sconto deve essere proporzionale alla effettiva o presunta riduzione nella produzione di rifiuti, la cui entità dovrà oggetto di specifici studi di settore.

Oggi, a Genova, la produzione media procapite di rifiuti, stimata sommando la produzione delle famiglie e delle aziende, è di 560 chili all’anno. Grazie agli incentivi alla minore produzione  e raggiugendo su tutta la città il 20% di riduzione, se tutti i genovesi aderissero a questa iniziativa la produzione di rifiuti si potrebbero attestare  a 448 chili procapite; non si tratta di un valore fuori dal mondo: 467 chili per abitante è l’attuale produzione di rifiuti di un veneto, che è così bassa perché da tempo, in questa regione,  si stanno realizzando buone pratiche per la riduzione della produzione di rifiuti.

E per concludere, proviamo a simulare i possibili effetti di queste scelte sulla gestione dei Materiali post consumo prodotti dai genovesi, in una ipotesi,  sul breve tempo forse più realistica.

Ipotizziamo che nel giro di qualche mese, dopo una ben orchestrata campagna promozionale,  il 20% della popolazione genovese (120.000 persone, 40.000 famiglie), convinta dagli sconti sulla TIA, aderisca direttamente o indirettamente alla politica di riduzione della produzione di rifiuti e che ognuno di loro contribuisca a ridurre del 20 % l’attuale produzione media di rifiuti.

In questo caso, se la campagna di riduzione funziona, l’AMIU non dovrà più gestire 14.400 tonnellate di rifiuti all’anno (4% dell’attuale produzione), con una riduzione delle proprie entrate di 1.152.000 euro all’anno (l’1% del suo attuale bilancio), soldi che, scontati dalla TIA, entreranno nei bilanci delle famiglie e delle aziende che avranno autocertificato le proprie pratiche di riduzione.

L’AMIU, a sua volta, potrà cancellare circa 2.000 viaggi di camion all’anno per il conferimento a Scarpino (e il gasolio da loro consumato) dei rifiuti non prodotti e potrà togliere dalla città almeno 150 cassonetti, diventati inutili. Infine, ogni anno, a Scarpino ( la discarica a servizio di Genova)  si risparmieranno 48.000 metri cubi di volumi disponibili, (un cubo con lati lunghi 219 metri), pari a circa l’1% dei volumi attualmente autorizzati.
 

Postato da: federico46 a 10:59 | link | commenti (3)
materiali post consumo

lunedì, 29 dicembre 2008
Bio Architettura sacra

Il rispetto dell'ambiente è una caratteristica di tutte le nostre chiese: le pietre con cui sono state costruite sono quelle del posto, il loro orientamento è studiato per sfruttare al meglio la luce di "Frate Sole", il riuso di antiche pietre e manufatti è la norma in tutti i nostri edifici sacri.
Tuttavia è stato importante che i vescovi italiani, in un recente convegno tenutosi a Roma questo Aprile, abbiano voluto ribadire l'opportunità che gli edifici sacri siano caratterizzati da scelte improntate alla sostenibilità ambientale.
Di questo Convegno intitolato "Edifici di Culto nell'orizzonte della sostenibilità. Costruire bene per vivere meglio" se ne è parlato poco; io ne ho avuto notizia nel numero di dicembre del Messaggero di S. Antonio.
La cosa interessante è che esistono già esempi concreti di queste scelte fatte in nuovi edifici sacri, quali la chiesa dedicata ai santi Severo e Agata a Corciano in Provincia di Perugia: questa chiesa, architettonicamente molto interessante, recupera l'acqua piovana, ha ampi pannelli fotovoltaici sul tetto e, grazie ad una sonda geotermica posizionata a tre metri di profondità,  sfrutta la capacità termica della terra per riscaldare la chiesa, grazie a pompe di calore.
E le energie rinnovabili sono arrivate anche in Chiese già costruite. Ad esempio, il tetto della Chiesa Abbaziale di Bagnara Calabra, realizzata nel secolo scorso, è coperto da celle fotovoltaiche che forniscono tutta l'elettricità di cui la Chiesa ha bisogno e, grazie al conto energia il parroco vende all'Enel l'energia elettrica prodotta in sovrapiù.
Insomma un bell'esempio di come la Chiesa sia vicina a tutti coloro che auspicano una svolta ecologica delle nostre società.

Postato da: federico46 a 17:28 | link | commenti
ambiente e società, energie rinnovabili

sabato, 27 dicembre 2008
Solstizio

Ogni 21 Dicembre è per me un giorno particolare, che ho piacere di raggiungere e superare.
Questo giorno coincide con il solstizio d'inverno: è il giorno dell'anno con il minimo numero di ore di Sole.
Come ci ricorda il significato di solstizio, in questo giorno, il Sole apparentemente si ferma, a mezzogiorno, nel suo  inarrestabile declinare sull'orizzonte iniziato il 21 Giugno, quando ha brillato nel suo punto più alto.
E dopo il 21 dicembre, il Sole riprende a salire sull'orizzonte e i giorni si allungano progressivamente: è la sua rinascita. E non è un caso che in questo periodo dell'anno si celebra un'altra nascita, quella del Redentore.
L'astronomia non è di moda e abbiamo perso la capacità di leggere i segni del tempo e delle stagioni che cambiano.
E la fondamentale importanza del Sole, nel creare e mantenere la vita, sfugge ai più.
Anche questo spiega la generalizzata scarsa attanezione che si da all'energia solare.
Il ruolo dell'energia solare nella nostra vita quotidiana è trascurata e assolutamente ignorata e fortemente sottostmata da tutti i bilanci energetici.
Ricordo che è l'energia solare che distilla l'acqua del mare che beviamo, che con il vento la trasporta laddove possiamo immaganizzarla. E' l'energia del Sole che, attraverso le piante, ci fornisce il cibo quotidiano; è l'energia solare che permette la trasformazione dell'anidride carbonica nell'ossigeno che ci mantiene in vita, grazie alla sintesi clorofilliana; è l'energia del Sole che giorno dopo giorno depura l'aria che respiriamo e che agiorno dopo giorno riempiamo di veleni.
Insomma, non è un caso che la Bibbia identifica Dio con la Luce e il Sole era una divinità per gli Egizi e i popoli delle Americhe.
La nostra giusta laicità ci fa dimenticare che la nostra vita, tutta la vita del pianeta Terra dipende dal Sole.
Mi sembra saggio ricordarcelo più spesso.

Postato da: federico46 a 09:10 | link | commenti
ambiente e società, energie rinnovabili

mercoledì, 24 dicembre 2008
E' arrivato il terremoto

Ieri alle 16.15, per la prima volta nella mia vita, ho ovvertito nettamente l'arrrivo e il passaggio dell'onda sismica, partita nel parmense dalle viscere della Terra,  a 27 chilometri di profondità.

Per qualche secondo, in due riprese, gli scaffali del mio ufficio a Genova, al quarto piano dell'Istituto, si sono messi a tintinnare.

Nessuna paura, ma la stessa sensazione di impotenza e nullità avvertita scalando l'Etna in blanda eruzione.

Postato da: federico46 a 11:27 | link | commenti (2)
ambiente

martedì, 23 dicembre 2008
Buona Rinascita

Ho l'impressione che un pò tutti abbiamo bisogno di auguri e, ancor più,  che questi si avverino.

Ho pensato che il migliore augurio ai fedeli lettori di questo Blog sia quello di divulgare  l'esperienza di uno dei tanti piccoli comuni virtuosi che, nell'assoluto disinteresse di mass-media e partiti, stanno realizzando una vera e propria rivoluzione.

Buona lettura e diamo spazio alla Speranza!

 

di Salvina Elisa Cutuli - articolo tratto da www.terranauta.it

10.000 abitanti e un'amministrazione illuminata. In pochi mesi a Monte
San Pietro (BO) si è passati dal 25 all'80% di raccolta differenziata.
E mentre in molti cercano siti per nuove discariche, loro ne chiudono
una. Com'è stato possibile tutto ciò? Grazie al coinvolgimento della
popolazione.
Monte San Pietro e i suoi cittadini sono l'esempio concreto che le
cose possono cambiare anche in poco tempo. Basta solo volerlo.
Non stiamo parlando di una città utopica ma di un piccolo comune in
provincia di Bologna, di 10.000 anime circa, riconosciuto anche come
comune virtuoso per i grandi risultati ottenuti grazie alla raccolta
differenziata porta a porta partita nello scorso novembre.
Tutto è nato dopo tre anni di lunghe e faticose trattative in seguito
alle quali il comune è riuscito, nel luglio 2007, a mettere in pratica
un progetto che permettesse lo sviluppo e il diffondersi della
raccolta differenziata. La sfida più grande poi, è stata quella di
sensibilizzare i cittadini attraverso un progetto di comunicazione che
potesse sostenerli in questo grande sforzo, da tempo annunciato
dall'amministrazione ma fino ad allora mai concretizzato.
Attraverso assemblee pubbliche (circa quaranta organizzate in modo da
consentire a tutti di poter intervenire, scaglionando i partecipanti
nel corso degli incontri), attività con le scuole, attività di
sportello presso gli uffici comunali e attività di tutoraggio, tutti i
cittadini sono stati resi partecipi ed incoraggiati a qualsiasi forma
di sperimentazione e di condivisione. In questo modo, sono state
contattate telefonicamente 1800 famiglie; 2000, invece, hanno
partecipato agli incontri e 3500 hanno ricevuto la visita dei tutor
(ragazzi reclutati nello stesso paese che hanno seguito un percorso di
formazione), mentre 200 sono stati i condomini visitati dai gestori
per il posizionamento dei bidoni e 700 i bimbi che hanno partecipato
alle attività didattiche.
Questo è quanto è emerso dall'intervento di Manuela Ruggeri, Assessore
all'Ambiente del comune di Monte San Pietro, al convegno "RIfiuto:
RIduco, RIciclo" tenutosi a Gambettola lo scorso 25-26 ottobre.
Manuela Ruggeri - che nel mandato precedente, in qualità di Assessore
all'ambiente e sviluppo sostenibile, si era dedicata ad attività
estrattive, produttive, promozione del territorio e pari opportunità -
ha sottolineato più volte il risultato sorprendente ottenuto grazie
alla collaborazione dei cittadini e alla grande ricettività che li ha
contraddistinti. Risultato ottenuto ancor prima che scoppiasse
l'emergenza in Campania e che si diffondesse, quindi, una maggiore
sensibilizzazione al problema rifiuti nelle popolazioni coinvolte in
percorsi simili a questo.
Ma non è tutto. La Ruggeri spiega alla platea come nella presentazione
delle scelte ambientali che avevano spinto l'amministrazione ad optare
verso questa nuova direzione, siano state inserite foto di discariche
e di inceneritori, poiché il 90% degli abitanti di Monte San Pietro
non sapeva esattamente cosa fossero e come funzionassero.
Suscitare l'orrore, il disagio e il disgusto, a volte aiuta a
rimuovere quella patina di ignoranza che è causa di non attenzione, di
disinteresse e di noncuranza, e che impedisce di filtrare la realtà
tangibile e palpabile rendendola poco chiara e quindi sconosciuta.
Ma non è stato tutto semplice. Inizialmente le persone avevano
mostrato molte resistenze. In molti, ad esempio, si chiedevano: "come
faccio a buttare in bidoni così piccoli così tanta immondizia?" Cinque
mesi dopo l'inizio della raccolta differenziata porta a porta, non
solo le perplessità erano scomparse, ma i cittadini si sono dimostrati
entusiasti e soprattutto più consapevoli della produzione dei rifiuti,
tanto da sollecitarne una riduzione a monte.
Questa presa di coscienza e di consapevolezza da parte dei cittadini
di Monte San Pietro è in contrapposizione con il luogo comune secondo
il quale "argomenti difficili" come quelli inerenti i rifiuti, il
riciclaggio e la raccolta differenziata, interesserebbero a poche
persone.
Del resoconto di Manuela Ruggeri, infatti, impressiona la velocità con
cui le seguenti pratiche si sono diffuse:
- il compostaggio dei rifiuti domestici, messo in pratica da mille
famiglie e dai bimbi della scuola materna ed elementare;
- il last minute market che consente di recuperare ciò andrebbe
buttato via e che viene invece nuovamnte immesso nel circuito a fini
di beneficenza;
- un grosso gruppo di acquisto solidale sorto grazie al sistema del
porta a porta e alle assemblee collettive attraverso le quali è nata
una maggiore socializzazione tra i cittadini del piccolo comune;
- il mercatino dell'usato gestito dai bimbi che, nel corso dell'anno,
hanno realizzato questo evento insieme alle loro famiglie, con scambio
e piccole vendite;
- una maggiore distribuzione di contenitori per acqua alla spina e per
detersivi alla spina (quest'ultima in corso di allestimento).
E fu così che la raccolta differenziata è passata dal 25,5% all'80%,
mentre solo il 20% di rifiuti viene mandato in discarica. A tal
proposito la Ruggeri ha ricordato che "il prossimo anno, la discarica
vicino Monte San Pietro verrà chiusa. Se potessimo avere un impianto
alternativo sarebbe davvero bello. Mi piacerebbe replicare il progetto
della Poli (Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, in
provincia di Treviso, che pratica la raccolta differenziata al 99%,
ndr) nella mia provincia".
Sarebbe bello che queste parole piene di speranza diventassero realtà
perchè, come ci dimostra lo stesso caso di Monte San Pietro, alla fine
non è così difficile realizzare i sogni e smuovere gli animi della
gente per accelerare il passo verso un cambio di rotta che possa
garantire un futuro alla vita umana su questo pianeta.

Postato da: federico46 a 08:05 | link | commenti (2)
ambiente e società, materiali post consumo

domenica, 21 dicembre 2008
BIO BOTTIGLIE

Le prime Bio bottiglie sono arrivate sul mercato.
Le ha adottate un'azienda italiana che vende acqua confezionata sotto gli auspici dell'ennesima santa a cui quest'acqua è dedicata.
L'azienda in questione si vanta di produrre 50 milioni di bottiglie alla settimana; una capacità pari a circa la metà dei consumi nazionali di acqua minerale: 5 miliardi di bottiglie all'anno.
L'unica cosa che mi sembra interessante di questo nuovo prodotto è che le bio bottiglie, dopo l'uso, possono essere messe nella raccolta differenziata dell'umido e diventare compost.
Temo tuttavia che questa caratteristica sia uno specchieto per le allodole, perchè sarà difficile distinguere quale bottiglia è biodegradabile e quale no e perchè sono ancora troppo poche le città che prevedono la raccolta dell'umido. Inoltre con la scusa che questo polimero è biodegradabile, gli inceneritori che più facilmente  li smaltiranno  insieme ai rifiuti indiffeerenziati, potranno accedere ai certificati verdi, riconosciuti a chi produce elettricità dalle biomasse.
Ricordo ai miei cari lettori che il compostaggio continua a non ricevere nessun incentivo, nonostante i suoi veri vantaggi ambientali, agronomici, enegetici...
Servirà a poco, ma insistiamo a far sapere in tutti i modi possibili che gran parte dell'acqua che esce dai nostri rubinetti, in particolare quella che proviene da sorgenti e bacini di montagna, è di qualità assolutamente confrontabile con quella imbottigliata e una  sua veloce aereazione, dentro un decanter da vino, potrà eliminare gran parte del cloro residuo, necessario per garantirne la potabilità lungo la rete di distribuzione.

Postato da: federico46 a 13:25 | link | commenti (2)
biomasse, materiali post consumo, compostaggio

venerdì, 19 dicembre 2008
Comunicato Stampa

Stamattina il nostro ufficio stampa invierà alle Agenzie il comunicato che potrete leggere di seguito.

Gli amici del blog conoscono già la notizia ma potranno trovare ulteriori dettagli utili sul nostro studio che ha verificato l'efficacia delle marmitte catalitiche in ambiente urbano.

Noi pensiamo che questa notizia possa avere un interesse nazionale, se non addirittura internazionale. Vedremo se i giornalisti coglieranno.

Meno cancerogeni nell’aria delle città italiane, grazie alla marmitta catalitica.
 
 
Le marmitte catalitiche possono effettivamente ridurre drasticamente l’inquinamento delle aree urbane: questo  il risultato di un recente studio dell’Istituto Nazionale Ricerche sul Cancro di Genova (IST).
 
Lo studio, di prossima pubblicazione sulla rivista internazionale “ Atmospheric Environment” ha valutato che, in ambito urbano, la completa sostituzione di veicoli EURO-0, sia a benzina che diesel,  con veicoli progettati per avere un più basso impatto ambientale (EURO-1 e EURO-2), potrebbe ridurre dell’89% le concentrazioni nell’aria di benzopirene (un potente cancerogeno) e del 69 %  le concentrazioni di ossido di carbonio, un inquinante tossico di prevalente fonte veicolare.
 
In Italia, la sistematica sostituzione di vetture EURO – 0  è iniziata nel 1994 e ha avuto un buon successo, anche grazie agli incentivi per la rottamazione.
 
Nel 1994, all’avvio dello studio pubblicato, la concentrazione di benzopirene lungo le principali arterie genovesi, era particolarmente elevata (2,7 nanogrammi per metro cubo di aria) e nettamente superiore agli obiettivi di qualità dell’aria  per questo composto (1 nanogrammo per metro cubo). Negli anni successivi, i ricercatori dell’IST registravano una progressiva e costante diminuzione di questo inquinante e nel 2003, ultimo anno di monitoraggio in questo studio, la concentrazione di benzopirene, in tutta Genova, era di circa 0,3 nanogrammi per metro cubo.
 
Che il merito di questo risultato fosse dovuto alla “rottamazione” era tutt’altro che scontato e questa conclusione è stata resa possibile dalla grande mole di dati a disposizione, acquisiti in circa dieci anni dall’istituto Tumori, in collaborazione con la Provincia di Genova e l’Agenzia Ligure per l’Ambiente.
 
Il metodo utilizzato dai ricercatori IST per accertare le vere cause della riduzione dell’inquinamento è stato giudicato di interesse per la comunità scientifica internazionale, sia per il risultato ottenuto, sia per le sue modalità.
 
E’ noto che le marmitte catalitiche sono efficaci  solo dopo diversi minuti dall’accensione della vettura, necessari a raggiungere una temperatura della marmitta sufficientemente elevata, tale da garantire la neutralizzazione di gran parte dei composti tossici presenti nei fumi.
 
Pertanto le emissioni più basse, da parte di auto catalizzate, si hanno lungo percorsi autostradali, a velocità elevata e costante.
 
Invece  è proprio nelle strade urbane, dove si concentra la popolazione, che avvengono tutte le partenze a freddo, si va a velocità bassa, con frequenti fermate ai semafori;  inoltre in città, spesso, si prende la macchina per fare solo pochi chilometri ( a Genova il percorso medio è di 14 chilometri) spesso  insufficienti per far raggiungere alla marmitta catalitica la sua temperatura ottimale. Tutte queste condizioni, difficilmente simulabili nelle prove di laboratorio, potrebbero rendere inefficaci le marmitte catalitiche.
 
“ In base ai nostri studi, la sostituzione dei veicolo EURO-0 che, a Genova  stimiamo si sia realizzata completamente nel 2006,  deve aver prodotto un miglioramento della qualità dell’aria anche in  tutte le città  con condizioni climatiche simili a quelli genovesi.”  afferma il dr. Federico Valerio, responsabile del gruppo di ricercatori del  Servizio di Chimica Ambientale, autori dello studio. “Ad esempio, anche a Roma e Firenze è stata riscontrata una sensibile riduzione della concentrazione di benzopirene negli ultimi dieci anni ed è molto probabile che, anche in queste città, la scelta di incentivare la rottamazione delle vetture più inquinanti abbia raggiunto l’obiettivo di migliorare significativamente la qualità dell’aria. Ovviamente, a tal fine è importante, come avvenuto a Genova, che alla rottamazione non abbia fatto seguito un aumento dei consumi di carburante.
Nella nostra città i circa 200.000 veicoli circolanti nel 1994, sono stati sostituiti, nel 2003, con  150.000 autoveicoli catalizzati. In questi anni sono state acquistate anche 29.000 vetture diesel e c’è stato un vero “boom” di motocicli, passati da 66.000 nel 1994 a 112.000 nel 2003. Questo nuovo modo di muoversi in città potrebbe spiegare i risultati meno brillanti dell’ ossido di carbonio (-69%) che è emesso dai motocicli in quantità maggiore rispetto alle  vetture diesel e catalizzate.”
 
 “ I nostri studi sono stati giudicati interessanti per la comunità scientifica internazionale” conclude il dr. Federico Valerio “in quanto per la prima volta si è potuto stimare, in condizioni reali ed in ambito urbano, l’efficacia delle marmitte catalitiche nei confronti del benzopirene, un inquinante di accertata pericolosità per la salute umana ma che , al momento,  non è all’attenzione delle case automobilistiche, in quanto non è  soggetto a specifiche norme per quanto riguarda la sua presenza nelle emissioni veicolari.”
 
“ E ora, la nostra attenzione è rivolta a tenere sotto controllo gli effetti dell’inevitabile invecchiamento delle marmitte catalitiche in uso. Per il momento siamo tranquilli; in base alle nostre ultime misure disponibili, quelle relative a tutto il 2007, il benzopirene, lungo le strade genovesi, è ancora ai suoi valori minimi storici, raggiunti intorno al 2003: circa 0,4 nanogrammi per metro cubo.
Quello che ora  ci aspettiamo è che insieme al miglioramento della qualità dell’aria della città, in questi ultimi dieci anni,  sia anche migliorata la salute dei genovesi e i primi segnali che abbiamo studiato vanno effettivamente in questa direzione, con una riduzione dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e una diminuzione dei tumori polmonari.
Ovviamente questi risultati sono in gran parte da attribuire ad una generalizzata diminuzione dell’abitudine al fumo. Tuttavia non dobbiamo sottovalutare il fatto che nel 1994, tutti i genovesi che passavano molte ore della loro giornata nel traffico o nelle sue vicinanze, inalavano ogni giorno la stessa quantità di benzopirene che si trova nel fumo inalato di cinque sigarette. Oggi siamo a circa mezza sigaretta equivalente.
E’ un bel risultato ma , a nostro giudizio, sarebbe opportuno e possibile migliorare ulteriormente la qualità dell’aria delle nostre città, continuando a fare scelte corrette e coerenti. Nel caso specifico, la nostra raccomandazione, se ce la chiedessero, sarebbe quella di incentivare nelle aree urbane il trasporto collettivo, prevalentemente su mezzi elettrici, e la mobilità pedonale.”
 
Per contatti : dr Federico Valerio cell. 349 61 71 409

Postato da: federico46 a 08:02 | link | commenti (1)

mercoledì, 17 dicembre 2008
Piccole Opere

Ieri sera, ascoltando il ministro Tremonti a Ballarò ho avuto la sensazione di avere delle allucinazioni auditive.

Il Ministro delle Finanze, come proposta anticrisi, ha detto una cosa incredibile, mai sentita prima d'ora uscire da bocca di pubblico amministratore; Tremonti  propone l'utilizzo di 150 milioni di euro ( pare disponibili, anche se non ho capito da dove vengono, forse dalla mie tasse) per le "piccole opere"  che, come da lui esemplificato vuol dire rifare i tetti pericolanti delle scuole, rifare i bagni degli asili nido, togliere i buchi dalle strade...

Credetemi, o ho avuto le allucinazioni o è un miracolo!

Non so da voi, ma qui a Genova, se si guarda la città con occhio critico, il panorama urbano, anche nel centro,  è allo sfascio: marciapiedi sconnessi, strade rappezzate alla bene e meglio, vecchie insegne arrugginite, automezzi abbandonati ogni dove, aiuole desolanti, giardini e parchi pubblici in preda alle sterpaglie, frane e smottamenti in agguato ovunque.... E'  l'effetto degrado, l'effetto collaterale dell' abolizione dell' ICI, importante voce di entrata nei bilanci comunali.

Quindi viva Tremonti se il suo piano delle Piccole Opere riuscirà ad andare avanti.

Temo tuttavia che le manie di grandezza del Presidente del Consiglio e gli appetiti dei suoi amici (di destra , di centro e di sinistra) prevarranno e in nome dell'emergenza finanziaria e occupazionale, un'altra bella colata di cemento (probabilmente l'ultima, per esaurimento del territorio libero) ci seppellirà.

E lo stesso Tremonti ha annunciato ieri che nuove norme faranno si che con il ricorso al TAR ( Tribunale Amministrativo Regionale) le opere ( quelle grandi, immagino) non si bloccano preventivamente, come oggi giustamente avviene.

 Se poi il TAR riconoscerà le ragioni del ricorrente, questo riceverà un indennizzo ma le opere saranno già belle che fatte con tanti saluti al paesaggio, al verde urbano, ai parchi, ai boschi....

Diritto, bye bye.

Postato da: federico46 a 08:43 | link | commenti (1)
ambiente e società

martedì, 16 dicembre 2008
Cenere e caminetti

La calda atmosfera di un caminetto acceso è offuscata letteralmente dalla fuliggine che, dopo qualche ora di funzionamento si attacca, quasi inevitabilmente, al vetro.

Per risolvere il problema, la  prima azione da fare è "Prevenire".

Nel caso specifico, prevenire significa che al momento dell'acquisto bisogna privilegiare l'efficenza dell'impianto, una sua installazione a regola d'arte ( presa aria esterna, canna fumaria, comignolo) e l'uso di legna di qualità.

Comunque, anche rispettando tutte le regole e anche se il vostro caminetto prevede una presa d'aria che dirige un flusso di aria fredda lungo il vetro, con l'esplicito obiettivo di tenerlo pulito, sarà inevitabile un suo progressivoappannamento.

Ed ecco una ricetta facile, economica e di sperimentata efficacia per pulire velocemente e senza fatica il vetro del vostro caminetto.

Il bello è che il detersivo "miracoloso" lo avete già in casa ed è la vostra cenere di legna.

Forse avete sentito parlare della "liscivia" che le nostre nonne usavano per lavare i panni;ebbene questo ottimo sgrassante era prodotto in casa  "lisciviando" la cenere di legna, che ovviamente abbondava in ogni famiglia.

La ricetta è la seguente:

Materiali necessari: cenere di legna, setaccio, telo di stoffa, recipiente di plastica a bocca larga, imbuto, spruzzetta

-Setacciate qualche pugno di cenere per separare incombusti e carbone ( che potete riusare come combustibile) e  mettete da parte la cenere setacciata

- coprite un recipiente di plastica con  un telo di stoffa a maglia larga, legato tutt'intorno con una cordicella, avendo l'accortezza che il telo formi una concavità verso l'interno del recipiente. Il telo vi serve per filtrare la cenere e raccogliere il suo lisciviato nel recipiente.

- trasferite la cenere  sul fondo del telo di stoffa

- portate ad ebollizione una quantità d'acqua di volume doppio rispetto al volume della cenere che volete lisciviare.

- versate lentamente l'acqua calda su tutta la superfice della cenere

- fate raffreddare e travasate l'acqua che ha lisciviato la cenere nella spruzzetta.

Quello che avete ottenuto è una soluzione di idrato di potassio (liscivia), un potente sgrassante che userete per pulire il vetro del caminetto come pure altre superfici sporche della cucina. A causa della sua causticità ( è fortemente basico) evitate il contato diretto con la pelle e ovviamente con gli occhi.  La liscivia non è adatta per pulire superfici metalliche che potrebbe corrodere.

Per la pulizia del vetro del caminetto è sufficente, ogni mattina, spruzzare un pò di liscivia su tutto il vetro e passare con un foglio di carta. Ripetere l'operazione se necessario. Vedrete lo sporco, anche quello più incrostato,  sparire con grande facilità.

Finita la pulizia potrete riavviare il caminetto, facendo bruciare anche la carta usata per la sua pulizia.

ps: la ceneredi legna, anche dopo lisciviazione, è un'ottima fonte di potassio e microelementi per tutte le piante ( tranne le acidofile, quali azalee..). E' un buon integratore del compost a cui  va aggiunta a piccole dosi e mescolandola bene .

 

Postato da: federico46 a 13:11 | link | commenti
economia domestica

lunedì, 15 dicembre 2008
Bioetanolo di seconda generazione

Nel 2010, in Brasile,  dovrebbe essere operativo il primo impianto commerciale in grado di produrre etanolo ( alcool etilico) a partire da scarti agricoli ricchi di cellulosa quali, canna da zucchero, mais, grano, soia e segatura di legno.

Insomma, una volta recuperato tutto quello che è cibo, zucchero, grano, mais, tutto quello che avanza, ricco in cellulosa ( le stoppie) può essere utilizzato per produrre etanolo. Il miracolo di questa trasformazione lo fanno particolari enzimi.

E qualche cosa si muove anche in Italia. Entro l'anno prossimo a Rivalta Scrivia dovrebbe essere in funzione il primo impianto per la produzione di bioetanolo (200.000 tonnellate /anno) ma ancora secondo la vecchia tecnologia, quella  che trasforma il mais in combustibile per autotrazione.

Solo nel 2012 dovrebbe nascere, sempre a Rivalta Scrivia, l'impianto pilota in grado di trasformare in etanolo anche le stoppie di granturco.

Invece di correre dietro al nucleare, non sarebbe meglio per tutti noi investire in queste tecnologie in grado di trasformare un rifiuto in risorsa veramente rinnovabile?

Postato da: federico46 a 13:00 | link | commenti (3)
ambiente e società, energie rinnovabili, biomasse