Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

Eccomi

Utente: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

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venerdì, 27 febbraio 2009
Nucleare con vista

La rinascita  del nucleare ci costringe a vedere un brutto vecchio film, girato trenta anni fa.


Oggi, molti degli stessi personaggi, opportunamente "liftati", oltre a dirci le solite vecchie storie ( ne parleremo) ci raccontano che non vedono l'ora di avere una bella centrale sotto casa, a garanzia dei propri consumi crescenti.


Uno di questi è il ministro Scaiola che comunque oggi ha fatto sapere che dovrà rinunciare alla vista sulla centrale nella sua Imperia in quanto a rischio sismico (sic).


A tutti questi mi permetto di ribattere che preferisco altre scelte, intrinsecamente più sicure e più economiche.


Non ho nessun problema, e anch' io non vedo l'ora, di avere sul tetto di casa  tegole fotovoltaiche per produrre elettricità e un micro generatore eolico (ad asse verticale)  che con la sua maggiore produzione di elettricità in inverno mi compensa il minor apporto di elettricità dell'impianto fotovoltaico durante questa stagione. Ovviamente entrambi gli impianti saranno collegati alla rete e potranno godere dei contributi del conto energia ( l'enel mi paga l'energia elettrica che non consumo e che le mando in rete).


E non vedo l'ora di avere in cantina , al posto della caldaia a metano , un cogeneratore a metano a tripla generazione (caldo, freddo e elettricità) che aumenta enormente l'efficenza energetica nell'uso di questo combustibile.


Visto che ho una casa bene esposta e con una buona efficenza energetica ( è stata costruita nel 1900) produrrò più energia elettrica di quanta me ne serve e potrò venderla all'ENEL proprio nelle ore in cui l'elettricità costa di più (nelle ore di maggiore insolazione e nelle giornate d'inverno).


Mi sorride l'idea di investire il mio denaro in un'iniziativa a bassissimo impatto ambientale, con un investimento che rientra in pochi anni, che mi darà un piccolo reddito e che mi rende energeticamente indipendente da qualunque soggetto esterno  e che mi fa diventare un piccolo imprenditore dell'energia.


Estendete questa scelta , già oggi possibile, a milioni di altri proprietari di case e avrete uno scenario energetico del paese un pò diverso da quello che si vuol continuare a mantenere, ovvero il potere dell'energia non rinnovabile in mano di pochi.


 

Postato da: federico46 a 10:48 | link | commenti (4)
energia, nucleare, energie rinnovabili, ambiente e salute

giovedì, 26 febbraio 2009
Acqua sul nucleare

Sembra che gli abitanti di Trino Vercellese e Caorso non siano molto contenti di riospitare centrali nucleari operative,  come hanno anticipato i giornali.


Mi sentirei di dir loro che non è il caso di preoccuparsi.

Ad evitargli questo fastidio ci penserà il cambiamento climatico in atto: la costante riduzione della piovosità e delle portate dei fiumi padani dovrebbe suggerire di evitare questi siti  in quanto per una centrale nucleare rimanere senza acqua non è una bella cosa.


Il problema è che le centrali hanno obbligatoriamente bisogno di grandi quantità di acqua per il raffreddamento del vapore prodotto, raffreddamentoi che avviene nelle grandi torri coniche con pennacchio di bianchi vapori, che si vedono in ogni fotografia di centrale.

Se la portata del fiume da cui la centrale prende acqua scende al disotto di quella necessaria, la centrale deve spegnere e se la carenza d'acqua avviene durante un'emergenza, si creano le condizioni per un grave incidente.

Postato da: federico46 a 15:09 | link | commenti
energia, nucleare

mercoledì, 25 febbraio 2009
Referendum addio?

E' singolare che un governo che mal sopporta i freni della Costituzione in nome del mandato popolare, faccia carta straccia della stessa volontà popolare allorquando, nel novembre 1987, la volontà popolare  si è espressa in grande maggioranza nell'abbrogare leggi che favorivano il ricorso all'energia nucleare.


Per chi non c'era, in quanto non ancora nato o troppo piccolo, ricordo che non si votò, come ci vi vogliono far credere, sull'onda "emotiva" di Cernobyl. I radionuclidi immessi in atmosfera dalla centrale nucleare ucraina piovvero letteralmente e in abbondanza sui nostri campi, addirittura sui nostri corpi stesi a prendere il primo sole sulla riviera ligure. E vi assicuro (ho conservato quei documenti) che, fino al giorno prima del disastro, le autorità mondiali dell'energia atomica assicuravano che tutte le centrali erano sicure, comprese quelle russe.


A futura memoria di tutti i lettori di questo Blog riporto i quesiti che si votarono l'8-9 novembre del 1987, ricordando che il nostro referendum è solo abrogativo, ovvero per volontà popolare si possono solo abrograre leggi approvate dal parlamento.


Quelli che seguono sono alla lettera le tre norme che gli Italiani hanno abrogato ( per sempre) :



  1. Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?

    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)

     

  2. Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?

    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)

     

  3. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero?

    (questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell'ENEL.


Tornando ai nostri tempi, in base a quale nuova norma l'ENEL ha fatto accordi con paesi dell'EST per costruire centrali nucleari?


E' ancora il CIPE che deciderà la localizzazione delle nuove centrali?


Non sarà dato nessun compenso ai comuni candidati ad ospitare le quattro centrali concordate con la Francia ( Trino Vercellese, Caorso, Viadana, Chioggia, Montalto, Latina, Pianosa, Caserta, Ragusa, Vetrana, Scansano) ?


Postato da: federico46 a 08:06 | link | commenti (11)
nucleare, ambiente e società

martedì, 24 febbraio 2009
Pollo giurassico

Secondo voi che sapore poteva avere un cosciotto di velociraptor, il piccolo e feroce dinosauro protagonista della serie di Jurassic Park?


Fatta la doverosa premessa che tra i 200 e 60 milioni di anni or sono, insieme ai dinosauri non c'era nessun essere che ci assomigliasse neanche da lontano, vediamo come oggi, grazie alla chimica, sia possibile dare una risposta alla precedente domanda.


Nel 2007, su Science, il prof J.M. Asara ha pubblicato i risultati di un suo studio sulla composizione di una minuscola quantità di proteine trovate nel femore di un tirannosauro rex, vecchio di 68 milioni di anni.


Grazie ai potenti mezzi messi a disposizione dal Beth Israel Deaconess Medical Center, e  a nuove tecnologie (proteinomica) in grado di studiare la composizione delle proteine, dal vecchio osso si è riuscito ad isolare una minuscola quantità di collagene, un tipo di proteina diffusa in tutto il mondo animale che rappresenta circa il 6% del nostro peso e che serve a dare struttura alla cartilagine, alle ossa, ai tendini...


Il collagene del tirannosauro è stato frammentato nei suoi costituenti (peptidi) e questa sequenza è stata confrontata con quella ottenuta dalla frammentazione di collageno di specie attualmente viventi.


L'antica sequenza delle proteine estratte dal titannosauro rex assomiglia sorprendentemente a quella di un moderno pollo!


Questa è la conferma molecolare di numerosi altri indizi desunti dallo studio degli scheletri dei padroni del giurassico: i dinosauri sono ancora con noi.


E' il gran popolo degli uccelli e ... dei polli!

Postato da: federico46 a 08:36 | link | commenti

domenica, 22 febbraio 2009
L'Arabe Fenice delle Plastiche

A Londra, alla fine del 2008, ha aperto i battenti la prima fabbrica, progettata per produrre bottiglie per la confezione di alimenti, utilizzando solo plastica post consumo.

L'impianto tratta 35.000 tonnellate all'anno di contenitori di plastica post consumo che sono trasformati in nuovi imballaggi per alimenti,  di purezza adeguata a soddisfare le rigide norme a tutela della salute dei cittadini.

Partner dell'impresa nientepopodimeno che la Coca Cola che, udite -udite, ha l'obiettivi di utilizzare il 25 percento di PET riciclato per la produzione delle sue famose bottiglie in vendita sul mercato europeo e questo entro la fine del 2010.  Chi sà se in questo obiettivo è compreso anche il mercato italiano.

E non crediate che questa notizia sia di poco conto.

Per raggiungere gli obiettivi di purezza necessari, non basta fare la raccolta differenziata di qualità, occorrono complesse operazione di separazione  che grazie a opportune e moderne scelte tecnologiche permettono a costi competitivi di raggiungere gli obiettivi prefissati.

A quanto pare il bilancio economico è in attivo in quanto è in programma l'apertura di un'altra fabbrica di questo tipo (50.000 tonnellate /anno) nel Galles.

A quando la prima azienda italiana di riciclaggio di plastica a ciclo chiuso?

Postato da: federico46 a 10:27 | link | commenti (1)
riciclo, ambiente e società, rifiuti zero

venerdì, 20 febbraio 2009
Il tetto che scotta

Dovete rifare il tetto? La vostra è una vecchia e preziosa abitazione con un bel tetto in cotto?


Non fatevi scappare l'occasione di investire bene i vostri denari. Sostituite i vecchi coppi con coppi fotovoltaici. 


Oltre ad avere una copertura della casa assicurata senza problemi per i prossimi  anni, per un periodo altrettanto lungo, assicurerete a voi e ai vostri eredi una fonte di energia pulita,  a copertura dei vostri fabbisogni elettrici.


Il mercato offre una vasta gamma di tegole e coppi con incorporate celle fotovoltaiche e i loro collegamenti elettrici. E ora sono disponibili tegole fotovoltaichecon speciali trattamenti delle superfici che le mimetizzano perfettamente con tegole tradizionali.


E dopo Germania e Giappone, tegole fotovoltaiche sono finalmente prodotte anche in Italia.


Una speciale menzione, la ditta di Anagni che ha brevettato una tegola  fotovoltaica in terracotta che si integra perfettamente nella forma e nel colore con i coppi tradizionali fatti della stessa materia.


E' da sperare che burocrazia e Sovraintendenze alle Belle Arti si accorgano presto della innovazione, per permettere anche a chi abita in case "antiche"  di adattarsi, senza stravolgimenti estetici, alle nuove tecnologie.


Da parte mia farò in modo che anche Italia Nostra accetti questa rivoluzione.

Postato da: federico46 a 12:38 | link | commenti
energie rinnovabili, economia domestica

giovedì, 19 febbraio 2009
La seconda vita delle gomme

Che fine fanno i milioni di pneumatici  giunti alla fine della loro vita , dopo averci scarrozzato in lungo e in largo per il Paese?


In Italia o vanno in discarica o nei cementifici, nella verde California, dopo essere stati sminuzzati, sono usati per produrre asfalto fonoassorbente,nelle massicciate di strade e ferrovie e in muri di contenimento, dove la loro leggerezza, l'assorbimento delle vibrazioni, l'elevata capacità drenante è sfruttata al meglio e fa risparmiare tanti bei soldini al suo governatore, il forzuto Swarzennegger.


Dimenticavo, questa differente scelta non è un caso; da tempo la California ha optato per "Rifiuti Zero".

Postato da: federico46 a 12:33 | link | commenti (3)
ambiente e società, materiali post consumo, rifiuti zero

mercoledì, 18 febbraio 2009
Riciclo in porto

Il COMIECO, consorzio per il riciclaggio della carta, si è "divertito" ad indagare quanto questa pratica sia comune nei porti e negli aeroporti italiani.


Il risultato è stato molto deludente; la palma (si fa per dire ) del riciclo portuale è di Napoli con il 4 e rotti per cento di riciclo. Un po meglio gli aeroporti, ma anche in questo caso siano lontani anni luce dagli obiettivi di legge.


Eppure questi particolari ambienti producono direttamente con le proprie strutture a terra e indirettamente con i rifiuti prodotti da navi ed aerei quantità tutt'altro che trascurabili di rifiuti assimilabili a quelli urbani.


Per fare un esempio, il porto di Genova, nel 2006, ha prodotto 28.300 metri cubi di rifiuti solidi e 38.000 metri cubi di rifiuti liquidi. A palmi, 50.000 tonnellate di rifiuti, più del 13% dell'intera produzione genovese.


Sia nei porti che negli aeroporti si adottano piani di gestione per la raccolta e lo smaltimento che nella maggior parte di casi si appoggiano alla discarica o all'inceneritore più vicino.


Pare che nessuno stia pensando alla possibilità di integrazione di servizi di corretta gestione dei materiali post consumi prodotti nei porti e negli aeoporti, con analoghi servizi a favore della città che li ospita.


In altre parole, cosa vieta che impianti di selezione, riciclo, compostaggio, trattamenti meccanico biologici a servizio di rifiuti prodotti nel porto e nell'aeroporto,  siano realizzati all'interno di queste aree e messe, in parte, a servizio di materiali post consumo prodotti dalla città?


La domanda non mi sembra peregrina, per il semplice fatto che sia i porti che gli aeroporti spesso dispongono degli spazi, che mancano in città, idonei per ospitare questi impianti che nessuno vuole sotto le finestre. E questo è particolarmente vero per le città liguri (Genova, La Spezia, Savona) a stretto contatto con i loro porti e con i monti subito alle loro spalle.


L'uso di aree portuali per le operazioni di selezione dei materiali post consumo ha un'altro vantaggio, quello di ridurre le distanze dal punto di trattamento a quello di carico per l'invio (via mare) dei materiali selezionati (carta, vetro, plastica, metalli) o lavorati (compost) ai luoghi di utilizzo o di ulteriore lavorazione.


E' proprio quello che succede a San Francisco, nel cui porto si trova l'impianto di selezione degli scarti raccolti in modo differenziato nella città.


C'è infine un'altra interessante opportunità per la localizzazione in aree portuali di impianti di trattamento anaerobico degli scarti umidi prodotti dalle navi, dall'attività di trasporto e dalla città ospitante: l'energia elettrica prodotta con il biogas ottenuto, potrebbe essere utilizzato dalle navi all'attracco per alimentare i servizi di bordo; in questo modo le stesse navi potrebbero spegnere molti dei loro generatori diesel che certamente peggiorano la qualità dell'aria della città ospitante

Postato da: federico46 a 12:23 | link | commenti
riciclo, ambiente e salute

martedì, 17 febbraio 2009
Navi Ibride 2

Nonostante la mia piccola esperienza di vela, mi meraviglia sempre constatare come l'umanità fino alla metà dell' 800' non abbia avuto problemi  a viaggiare in lungo e in largo per tutti gli Oceani, sfuttando solo la forza del vento.


Date un'occhiata alla rotta del Beagle che, due secoli fa, in circa due anni, portò Darwin a fare il giro del mondo e ritorno.


Il ritorno dei grandi velieri è oggi impensabile, se non altro per il costo della manodopera ( gli equipaggi necessari per le manovre) , e per le gigantesche dimensioni delle attuali navi.


Tuttavia, i costi crescenti del petrolio stanno facendo aguzzare l'ingegno dei progettisti e l'utilizzo del vento sta tornando anche nelle nuove navi, spesso in forma bizzarra, anche se efficace.


Su di una nave da trasporto, la Beluga Skysail,  la vela è stata sostituita da un grande aquilone  (160 metri quadratI) ancorato a prua.  Con il vento in poppa l'aquilone viene aperto e il fatto che esso va a catturare il vento ben più in alto del pennone della nave,  è certamente un fattore importante per la quantità di energia che, a parità di superfice "velica" , può essere utilizzata.


E al termine del suo primo viaggio sperimentale la nave ad aquilone ha potuto documentare un significativo risparmio di carburante, pari al 20%.


Una soluzione più interessante, in quanto di possibile applicazione su tutte le nuove imbarcazioni, è quella adottata dalla E-Ship 1,  varata pochi giorni or sono, nel porto di  Lindenau (Germania).


La nave, con una stazza di 10.500 tonnellate ed adibita per il trasporto di generatori eolici, ha rispolverato un'invenzione del 1924,  a firma del fisico tedesco Anton Flettner che, in quell'anno realizzò la prima nave a propulsione eolica, grazie all'effetto Magnus, descritto da un altro fisico tedesco, Heinrich Gustav Magnus.


La nave di Flettner, al posto delle vele aveva due alti cilindri, messi in rotazione con un apposto motore.


In base all'effetto Magnus, un cilindro in rotazione in un flusso d'aria ( il vento) sviluppa una forza nella direzione perpendicolare a quella di provenienza del vento, per cui, con vento al largo, la nave procede dritta in prua.


L'idea di Fletter fu ripresa da Costeau che usò  una variante di questa idea come propulsore della sua ultima nave, l' Alcyone, con ottimi risultati.


Nell'immediato non se fece nulla di più, visti i bassissimi costi del petrolio, ma oggi, nonostante la momentanea riduzione dei prezzi del petrolio, l'idea di Flettner è stata rispolverata nella E-ship 1 dotata a prua e a poppa di due + due  torri cilindriche,  alte 25 metri e con diametro di quattro metri.


Grazie a questi quattro rotori a vento, all'efficente motore diesel e alla idrodinamica dello scafo, ci si aspetta una riduzione del 30% dei consumi di combustibile rispetto a navi tradizionali.

Postato da: federico46 a 13:14 | link | commenti (1)
ambiente e società, energie rinnovabili

lunedì, 16 febbraio 2009
Navi ibride 1

Dal punto di vista energetico, il trasporto merci via mare è uno dei più efficienti.


Ma anche qui si può fare molto per diminuire l'uso di fonti energetiche non rinnovabili.


Notizia di questi giorni il varo di una nave mercantile giapponese adibita al trasporto di auto che, grazie a pannelli fotovoltaici posizionati sulla tolda, riesce a sopperire all'energia utile per il funzionamento dei servizi di illuminazione di bordo.




La nave è l'Auruga Leader , da 60.000 tonnellate e l'impianto fotovoltaico di cui è stata dotata consta di 328 pannelli con una potenza di picco di 40 chilowattore che dovrebbero coprire quasi il 6% dei suoi consumi elettrici.


Rispetto ai consumi complessivi, in particolari a quelli per la navigazione, è poca cosa, ma l'uso di fonti di energia rinnovabile nelle grandi navi da carico è un fatto importante per sanare un problema del trasporto marittimo: l'inquinamento atmosferico delle aree portuali durante le fasi di carico e scarico.


Anche una nave mercantile, un traghetto, quando sono fermi in porto, tengono accesi alcuni motori diesel che servono a produrre l'elettricità per diverse funzioni che restano attive anche quando la nave è ferma: illuminazione, condizionamento delle cabine; e i fumi immessi in atmosfera sono tutt'altro che trascurabili, viste le dimensioni in gioco e le potenze elettriche necessarie.


Questo problema potrebbe essere in gran parte ridotto se la nave è progettata per avere una autosufficenza energetica a copertura dei suoi servizi, basata su fonti energetiche rinnovabili. Pannelli fotovoltaici vanno certamente bene, ma certamente si può pensare anche ad impianti eolici con sistemi integrati solare-eolico, come già avviene su numerose barche a vela.


Infine butto là un'idea per le grandi navi da crociera che devono gestire grandi quantità di scarti di cibo (sia primari che secondari ) di migliaia di passeggeri: nessuno ha pensato di dotarle di impianti di digestione anaerobica con possibilità di utilizzo del biogas a copertura di una parte dei consumi energetici di bordo?


Se la cosa vi sembra strana, vi posso assicurare che sulle petroliere usate per trasporti transoceanici , in un angoletto, è previsto un impianto di compostaggio degli scarti di cucina; impianto che alimenta con il compost prodotto un orto di bordo  utilizzato per fornire di ortaggi freschi l'equipaggio e che da anche la possibilità, durante la lunga navigazione,  di utilizzare in modo divertente e proficuo, il tempo libero dei marinai con il pollice verde.

Postato da: federico46 a 08:08 | link | commenti (5)
ambiente e società, energie rinnovabili, compostaggio