Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Il 26 settembre ero a Taranto su invito di ARPA-Puglia. Singolare, il ruolo assegnatomi: tecnico di fiducia dei comitati tarantini che, da alcuni anni, sono impegnati a tutelare la propria ed altrui salute, messa arischio dalle elevate emissioni di diossine del reparto agglomerazione delle acciaierie di Taranto.
L'incontro è stato importante, in quanto, per la prima volta in vertenze ambientali, le tre parti in causa ( Azienda, Strutture pubbliche di controllo, Cittadini) avevano una pari dignità di rappresentanza: numero di interventi, tempo a disposizione.
Pertanto, in questa occasione ho rivestito i panni del Pubblico Ministero a tutela degli interessi del Popolo Sovrano, normalmente la parte più debole in questo tipo di vertenze.
Tra qualche giorno nel sito di Arpa Puglia saranno pubblicate le presentazioni, compresa la mia.
Anticipo che il rappresentante delle acciaierie Riva non ha gradito la mia proposta che le emissioni convogliate di diossina fossero sottoposte a campionamento in continuo con attrezzature simili a quelle adottate da diversi inceneritori.
Il non gradimento è stato motivato dal fatto che questa tecnica non è normata e non è ufficialmente riconosciuta.
Ho ribadito personalmente al rappresentante delle accierie, quanto peraltro avevo già affermato nel mio intervento: l'applicazione del campionamento in continuo, in base all'attuale normativa, non ha valore legale ma è un ottimo deterrente a gestioni dell'impianto poco attente alla minimizzazione dei rischi della popolazione, come dimostrano le esperienze su inceneritori che, dopo l'installazione di questi sistemi di monitoraggio, hanno fatto registrare il costante mantenimento dei livelli minimi delle loro emissioni di diossine.
Altre critiche mi sono state fatte dai rappresentanti dell'ufficio veterinario quando ho affermato che la catena alimentare delle diossine ( dal camino al latte matrerno) oltre ad essere interrotta prima dell'ariivo dei cibi contaminati alle tavole degli umani, doveva essere interrotta anche prima delle mangiatoie degli agnelli che, a migliaia sono già stati sacrificati in quanto i loro fegati sono risultati contaminati da diossine a livelli nettamente superiori a quelli ammessi dalla attuale normativa.
A mio avviso, questo sacrifico non sarebbe stato necessario se si fosse da subito avviata una alimentazione delle pecore con foraggio indenne da diossine, dando a questi animali l'opportunità di smaltire la diossina accumulata durante il pascolo in zone contaminate.
Mi hanno chiesto un parere su un nuovo elettrodomestico proposto dalla RDR System per organizzare, in casa, la raccolta differenziata e sul metodo di compostaggio domestico (R-EM Bokashi), proposto dalla stessa ditta.
Innanzitutto, trovo positivo che il mondo produttivo italiano abbia scoperto la raccolta differenziata e stia studiando prodotti che rispondano a questa esigenza: questo significa che la RD non è più un oggetto misterioso, noto a pochi adepti e quindi non appetibile al mercato.
Detto questo, valutiamo criticamente cosa propone la RDR System. Si tratta di un vero elettrodomestico,da incassare nella cucina, dedicato alla raccolta differenziata che tritura e separa: vetro, alluminio, plastica e frazione umida.
Vantaggi: i volumi degli scarti separati si riducono notevolmente.
Svantaggi: il tutto costa una cifra, non credo piccola, e aumenta i consumi di corrente famigliare; inoltre il vetro in frantumi non è gradito alle vetrerie che preferiscono avere contenitori integri facilmente separabili per colore.
L'unico vero problema, per una famiglia riciclona come la mia, è ridurre il volume dei flaconi in plastica: quelli in polietilene sono flessibili e di fatto incomprimibili. Stiamo risolvendo il problema alla radice in quanto, finalmente, abbiamo trovato un negozio che vende detersivi e saponi liquidi alla spina e la signora Valerio dopo la prova bucato ( il profumo è di suo gradimento, come pure il bianco ottenuto) ha detto Si.
Tornando alla soluzione del problema stoccaggio, come utente, per fare lo stoccaggio provvisorio dei diversi scarti, mi serve un sistema razionale, di facile uso, modulare, di ingombro ridotto e se è bello da vedere, tanto meglio. Al momento mi trovo bene con tre contenitori impilabili dell'Ikea, con apertura sul lato superiore, dedicati alla carta, alla plastica e ai metalli. L'umido lo raccolgo a parte, sotto il lavello, in un piccolo cestello areato, del tipo che si usa per la raccolta differenziata dell'umido, con sacchetti rigorosamente di carta riciclata.
Per quanto riguarda il metodo Bokashi, per il compostaggio dell'umido, la ditta vende fermenti in grado di accelerare la degradazione degli scarti umidi, secondo un metodo giapponese che, nel paese del Sol Levante chiamano Bokashi. Non so che cosa significhi in giapponese, ma da come fulziona il sistema, mi sa che dalle nostre parti lo stesso sistema si chiami "letamaia" e come capite è certamente meno elegante.
Scherzi a parte, pare che la fermentazione che i Giapponesi adottano per riciclare gli scarti dell'orto siano di tipo anaerobico (senza aria) e probabilmente la soluzione che la Ditta in questione vende, insieme ad una piccola compostiera in plastica, a chiusura ermetica, è una miscela di batteri anaerobi.
Anche in questo caso, mi sembra che sia danaro buttato. Una passeggiata nel bosco, permette di avere tutta la carica microbica che serve per fare il compostaggio, che preferisco sia aerobico, e il riuso di una parte del compost prodotto mi permette, da ormai diversi anni, di fare bene e velocemente il compostaggio sul poggiolo di casa, senza dover pagare un euro a nessuno.
Per evitare il rimescolamento è sufficente triturare bene gli scarti, prima di metterli nella compostiera, cosa che , per quanto riguarda gli scarti della frutta, facciamo a mano, con un coltello, alla fine del pranzo, mentre facciamo due chiacchere.
In quanto alla compostiera, come forse già sapete, per una famiglia senza giardino o orto, come la mia, un bel vaso di coccio, va più che bene e non escludo che, anche un più comodo vaso in plastica, sia adatto al compito; sarà la mia prossima sperimentazione.
Vi farò sapere.
Dal 5 al 9 ottobre in Sardegna ci sarà un'importante convegno internazionale sulla gestione dei rifiuti.
In quest'occasione presenterò una rassegna bibliografica sugli studi che permettono di fare confronti tra gli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti.
Utile segnalare che tutti gli studi presi in considerazione (una ventina, di cui sei riguardano realtà italiane) confermano l'assoluta priorità da dare al riciclo, rispetto all'incenerimento con recupero energetico, per gli indubbi vantaggi energetici ed ambientali del riciclo.
Un interessante studio, basato sull'Analisi dei Cicli di Vita (in inglese Life Cycle Assesment -LCA) e pubblicato quest'anno, è quello condotto dall'Università di Salerno, avente come oggetto le scelte migliori, possibili in provincia di Avellino, per uscire dalla emergenza rifiuti. Ecco una sua sintesi, tratta dalla mia rassegna; faccio notare che il migliore scenario identificato dai colleghi di Salerno è maledettamente simile a quello che vorremmo fosse realizzato a Genova (Modello Genova). Purtroppo i nostri amministratori stanno imbroccando strade molto più banali...
A Noli, nel ponente ligure, c'è un presidio "Slow Fish" a tutela di antichi metodi di pesca e di conservazione del pescato, in equilibrio con le risorse del mare. Temiamo che forse sarebbe più corretto dire che a Noli "c'era" un presidio "Slow Fish", in quanto dei pesciolini, oggetto del riconoscimento (i cicciarelli), quest'anno non ce nè stata traccia.
Annate poco pescose rientrano nei cicli naturali ma, questa volta, i pescatori di Noli sono molto preoccupati , in quanto la causa del fenomeno potrebbe essere tutt'altro che naturale.
Per far fronte all'arrettramento della spiaggia di Noli, a causa della minore piovosità e della cementificazione dei torrenti, qualcuno ha autorizzato il ripascimento del fondo del mare, con la terra di riporto di uno dei tanti box interrrati che stanno sforacchiando la costiera ligure.
Con questa furbata, qualcuno ha risparmiato i soldi dello smaltimento della terra e qualcun altro si è tenuta buona la propria clientela elettorale, i gestori degli stabilimenti balneari; ma, come ci si doveva aspettare, le praterie di poseidonia, di fronte alle spiagge, non hanno gradito lo spesso strato di fanghiglia che le ha ricoperte. Così, sparita la poseidonia, sono spariti anche i "cicciarelli" in quanto, dovrebbe essere stranoto che tutti i pesci depongono le loro uova nelle praterie di poseidonia che garantiscono riparo e cibo agli avannotti. E dovrebbe anche essere stranoto che la poseidonia rallenta l'erosione dei fondali.
E mentre i fondali si sono trasformati in un deserto di fango, la prima mareggiata che è venuta, non ha trovato la resistenza della poseidonia e si è portata via quel poco di spiaggia che il "ripascimento" aveva creato: insomma, a Noli si è consumato un altro caso di autolesionismo idiota!
Ehi! Ma che cosa succede? L'ultimo numero di Venerdì di repubblica, in uscita oggi, dedica copertina e nove pagine di servizi alla raccolta differenziata e al riciclo.
Sono segnalati i tanti dubbi dei pochi italiani ricicloni ( dove metto il preservativo? :-) Ma con questo servizio, un pò di italiani, dopo noi, scoprono che San Francisco ricicla il 70% dei suoi materiali post consumo e che Germania e Belgio hanno superato il 60%.
E sullo stesso numero, a pag 66, una notizia carina, sempre in tema di riciclo: i meloni scartati dal mercato, perchè ammaccati o cresciuti stortignaccoli possono diventare bioetanolo. L'informazione viene da uno studio pubblicato su Biotechnology for biofuels che ha verificato che si possono ricavare duecentoventi litri di carburante , per ogni ettaro di terreno coltivato ad angurie. Non male, visto che prima di questa scoperta, andavano tutte al macero.
La notizia che ho appena scaricato da La Repubblica è sensazionale: è il "deProfundis" a tutte le smanie filo nucleariste dei nostri ed altrui governanti.
In sintesi, la Volkswagen si è accordata con un produttore di elettricità tedesco, per la produzione e la commercializzazione di mini-cogeneratori domestici, riconvertendo, a quest'uso, il motore della Golf , alimentata a metano.
Il piano industriale, che sarà attivo a partire dal 2010, prevede la vendita di 100.000 impianti che, una volta installati in altrettante abitazioni, forniranno, ai condomini, calore , acqua calda ed elettricità, con una efficenza termodinamica elevatissima (oltre l'80%) e l'elettricità non usata direttamente dai titolari, sarà immessa in rete e venduta.
Il piano finanziario previsto è alla portata di tutte le tasche ( un investimento di 5.000 euro) e gli ingombri dell'impianto sono assolutamente confrontabili con quelli di una normale caldaia.
Poichè il motore della Golf ha una potenza di 150 chilowatt (KW), la potenza complessiva delle prime 100.000 centraline VW, sarà pari a 15.000 megawatt, pari a quella di due grandi centrali nucleari: inutile sottolineare che gli impianti VW non avranno problemi di scorie radioattive, di proliferazione nucleare e di rischi catastrofici.
Inoltre, in Germania , sarà già possibile usare come combustibile, il bio metano ricavato dalla fermentazione anaerobica di scarti di cucina, fanghi depurazione, scarti agricoli. In questo caso, nessun contributo alle emissioni di gas serra ( il bilancio è neutro) e nessuna sudditanza con Gheddafi e Putin.
Quello che mi fa pù rabbia è che, trent'anni or sono, la stessa idea è venuta ad un ingegnere della Fiat che utilizzava, esattamente per gli stessi scopi e con lo stesso combustibile, il motore della 127.
Non se ne fece assolutamente nulla. Allora, nessuno era interessato.
Pensate che stavolta il ministro Scaiola, la Fiat, l'ENEL possano essere interessati?
A Genova gli incendi si sono finalmente spenti e dissolte le nuvole di fumo, le colline del levante cittadino appaiono come spettrali cumuli di cenere.
Passato il pericolo, è il momento di cercare di incastrare i colpevoli ( si parla di incauti operai del comune che, per sbrigare il lavoro, hanno dato fuoco a rifiuti cimiteriali !) ma ancor di più di capire quali strategie potrebbero evitare questi disastri.
Andiamo nel Trentino: ettari ed ettari di meleti e nessuna notizia di loro incendi. Ci trasferiamo in Piemonte: ettari ed ettari di vigneti e nessuna segnalazione di incendi. Uno sguardo alla Puglia: ettari ed ettari di uliveti e anche qui, nonostante siccità e temperature si siano fatte sentire più che al nord, non ci sono tracce di fuoco.
Invece, tutti i boschi italiani bruciano.
Il problema è che meleti, vigneti, uliveti, valgono mentre, oggi, i boschi non hanno nessun valore e abbandonati, sono preda di vandali, speculatori edilizi, balordi..
Eppure i boschi, anche se abbandonati, sono preziosi, hanno un valore che si può misurare in termini di tonnellate di carbonio fissato nelle loro foglie, nei tronchi, nelle radici, nel terreno dove sotto forma di compost si sono accumulate le spoglie degli alberi morti che hanno ricoperto quel suolo.
In un ettaro di bosco ( un quadrato di 100 metri di lato) possiamo trovare da 100 - 150 tonnellate di carbonio organico; tonnellate che se ne ritornano in gran parte in atmosfera, ad aumentare la concentrazione di gas serra, se quell'ettaro di bosco va in fumo.
Non ci vuol molto a capire che, per combattere efficacemente l'aumento dei gas serra, l'umanità avrebbe tutto l'interesse che questo serbatoio di carbonio (boschi e foreste) venga salvaguardato e, ancor meglio. possa aumentare nel tempo.
Pertanto, se vogliamo che i boschi non vadano in fumo dobbiamo dar loro un valore, un prezzo remunerativo per il proprietario ( privato o pubblico che sia).
Lo strumento di valorizzazione esiste ed è quello di fare entrare i boschi nella borsa dei Crediti di Carbonio, meccanismo commerciale previsto dagli Accordi di Kioto.
In sintesi, se voglio attivare una centrale a carbone, posso farlo solo se acquisto crediti carbonio a chi, la stessa quantità di carbonio l'ha evitata, ad esempio con una centrale idroelettrica o solare.
E Crediti Carbonio possono essere già venduti da chi possiede e gestisce un bosco.
I crediti carbonio hanno un reale valore monetario e un mercato: oggi una tonnellata di carbonio risparmiata vale 10 euro, mentre qualche anno fa valeva 30 euro.
Pertanto, un ettaro di bosco, solo in base ai crediti carbonio, potrebbe valere, oggi, 1.500 euro.
E' una valore sufficente, affinchè qualcuno si prenda cura di loro e prevenga ogni possibile incendio che, giustamente, farebbe perdere questa fonte di reddito?
Le colline intorno a Genova hanno continuato a bruciare per tutta la notte e di mattina presto è ripreso il passaggio di canadair ed elicotteri. Un ringraziamento ai coraggiosi piloti che non si risparmiano nel bombardare con precisione il fronte di fuoco, nonostante il vento e le complesse manovre per infilarsi nei canaloni che il fuoco sta divorando.
Sembra che alcuni focolai degli incendi abbiano una natura colposa: falò per eliminare le sterpaglie, fuggiti di mano a chi li aveva alimentati. Non ci voleva molto a capire che, vista la siccità e il vento, non era il caso. Ma qui, più che altrove, i vecchi contadini o ex contadini hanno la testa dura. "Amu fetu sempre cuscì" ( Abbiamo fatto sempre così. Mi scuso con i liguri veraci per la scorretta grafia; e per inciso, questo è un esempio della follia di chi vuole l'insegnamento del dialetto: come si scrivono le parole di lingue che non hanno una tradizione di scrittura?). Si è vero, da sempre il fuoco è stato usato per eliminare i rovi, tener pulito il bosco, ridare vigore ai pascoli. Ma erano altri tempi: i boschi erano tenuti puliti per sfruttarli meglio, erano frequentati dalle popolazioni locali, si conoscevano le regole ( non si appica il fuoco nella stagione secca!!!) e l'età media dei contadini e dei boscaioli era nettamente inferiore a quella attuale (anche questo fa)..
E' un fatto positivo e da incentivare che ci sia ancora gente che lavora nelle fasce e negli orti, intorno alla città, ma le circostanze oggettive ( il bosco è abbandonato), suggeriscono di introdurre ed imporre, nuove regole.
Se fossi al governo regionale, organizzerei una diffusa e capillare campagna di informazione e formazione sul compostaggio domestico rivolta ai gestori di orti urbani e peri-urbani; darei in comodato d'uso a chi gestisce orti e giardini un bel pò di compostiere, darei istruzioni personali per il loro corretto uso e metterei a disposizione, per chi ha un pò più di terra, un servizio di cippatura a domicilio di rovi e ramaglie.
Con quello che costa un'intervento di un canadair o di un elicottero ( si parla di 10.000 euro l'ora) basterà ogni anno, evitare due o tre incendi, per recuperare l'investimento necessario per comunicazione, acquisto di compostiere e cippatrici e stipendi per il personale.
Dopo di ciò, divieto assoluto di accendere fuochi e multe salate per chi li accende. E a controllare i fili di fumo e beccare in flagranza i potenziali incendiari, metterei gli alpini, che qui sono di casa, e che sono assolutamente sprecati, come ha voluto il ministro Larussa, a pattugliare i vicoli della città antica, anche se così fanno più scena.
E già che ci siamo, caro ministro La Russa, che ne pensa: per la vera sicurezza dei cittadini è meglio respingere gli incendi o i clandestini?
Una vasta nuvola grigia ricopre la città a levante e rende spettrale la luce del mattino. In città, piove cenere grigia e nere larve di rami e aghi di pino carbonizzati che si accumulano lungo i cigli dei marciapiedi e sulle auto in sosta. Elicotteri piccoli e grandi e canadair si alternano a bassa quota nella spola mare-colline e dal cielo piovono gocce di acqua salata. Insieme a vigili del fuoco e volontari ne avranno certamente ancora per molto, e fumo e fiamme sono malettamente vicine a tante case collinari.
Da ieri, le colline alle spalle di Nervi, Bogliasco, Pieve sono in fiamme. La lunga siccità e il forte vento di tramontana hanno certamente facilitato l'incendio, di proporzioni mai viste, ma le cause sono certamente umane.
L'unica soluzione per por fine a questo scempio è ridare valore a boschi e macchia mediterranea: fonte di materia prima (cellulosa, una bio-plastica ), ma ancor di più serbatoi (sink) di carbonio, sottratto all'atmosfera del Pianeta.
Quest'ultimo argomento , crediti carbonio a chi mantiene un bosco, è un temache mi riprometto di approfondire sul Blog.