Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Una frequente scusa per realizzare centrali termoelettriche alimentate a biomasse è che, senza questi interventi, l'agricoltura italiana chiude.
Il problema è serio: produrre un quintale di grano, al contadino, in termini di gasolio, concimi, pesticidi, costa più del valore di mercato di questo prodotto; riesce a tirar avanti solo grazie a diverse sovvenzioni publiche e, capite bene, questa non sembra una grande soluzione.
Ma pensare di risolvere il problema, bruciando il grano, per produrre energia elettrica è un rimedio peggiore del male che si vorrebbe curare.
Se proprio dobbiamo sostenere il lavoro dei contadini (e personalmente penso che sia conveniente farlo), facciamolo per scelte che siano di comune vantaggio.
Ad esempio, la paglia e le stoppie, invece di essere bruciate (con acquisizione, a vantaggio del "bruciatore" dei certificati verdi), incentiviamo i contadini a sotterrarle, come hanno sempre fatto. Questa antica tecnica, che si chiama sovescio, restituisce fertilità al terreno e, come mi hanno raccontato i contadini della Val D'orcia, è una vera panacea per i loro terreni argillosi: dopo il sovescio, le lavorazioni sono più facili ( meno gasolio per il trattore) , aumenta la capacità del terreno di assorbimento dell'acqua (meno acqua da pompare) , sono necessari meno concimi chimici e questi restano nel terreno e nel grano e non vanno ad inquinare le falde, come succede se il sovescio non viene praticato.
In sintesi, con il sovescio ci sono meno spese per il contadino, minore consumo di energia, minore inquinamento: vantaggi individuali e colletivi che non è certo il caso di buttare in un mega-forno.
Sotterare gli scarti del grano e del gran turco ha un altro vantaggio collettivo, immagazzina nel terreno grandi quantità di carbonio e se, come è corretto fare, questa pratica è ripetuta anno dopo anno, una grande quantità di carbonio resta stabilmente intrappolata nel terreno e non contribuisce all'aumento della concentrazione dei gas serra.
Per questo, sarebbe utile e doveroso riconoscere ai contadini che fanno il sovescio ed utilizzano compost per i loro terreni, di poter accedere, come proprietario, al mercato dei crediti di carbonio, mercato previsto dagli accordi di Kioto.
Per ogni quintale di stoppie che metti nel terreno ti vengono riconosciuti tot euro di Crediti di carbonio che puoi vendere a chi si ostina a produrre energia bruciando combustibili fossili.
Questo mercato già esiste, ma mi par di capire che sia in voga il detto " Al contadin non far sapere..."
Ora chi vuole e può sa.
Coraggio, contadini di tutto il mondo unitevi!....
