Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

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Blogger: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

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mercoledì, 24 dicembre 2008
E' arrivato il terremoto

Ieri alle 16.15, per la prima volta nella mia vita, ho ovvertito nettamente l'arrrivo e il passaggio dell'onda sismica, partita nel parmense dalle viscere della Terra,  a 27 chilometri di profondità.

Per qualche secondo, in due riprese, gli scaffali del mio ufficio a Genova, al quarto piano dell'Istituto, si sono messi a tintinnare.

Nessuna paura, ma la stessa sensazione di impotenza e nullità avvertita scalando l'Etna in blanda eruzione.

Postato da: federico46 a 11:27 | link | commenti (2)
ambiente

mercoledì, 09 aprile 2008
Ritorno al futuro

Vi ricordate "Ritorno al futuro"? Il divertente film a tre episodi, in circolazione nelle sale alla fine degli anni ottanta, dove sono narrate le incredibili avventure indotte dall'incauto uso di  una macchina del tempo?


Nell'episodio  ambientato nel 2015, Emmett Brown, lo scienziato che ha ideato la macchina, a corto di carburante, rovista nel cestino dei rifiuti, trova una buccia di banana, la mette ne serbatoio della sua auto e questa riparte come una scheggia grazie alla materia ( la buccia di banana) trasformata in energia.

Ebbene , senza aspettare il 2015,  già oggi c'è chi  usa proprio una buccia di banana  per produrre energia.

A dir la verità, oltre alla buccia di banana, usa anche qualche buccia di papaya, un pò di tortillas secca e qualche altro scarto e con questo "combustibile" ogni giorno, senza effetti speciali, accende il fuoco e fa da mangiare per tutta la famiglia (tre persone).

Dal nome esotico dei "combustibili" avete certamente capito che non siamo in Italia; in effetti questa singolare conversione energetica avviene nel Guatemale, nella piccola città  di San Juan Alotenango- Sacatepequez . Questo nome può sembrare inventato ma,  credetemi, la storia che vi sto raccontando non è un nuovo romanzo di Marcquez, ma è proprio vera.

Dietro a questo racconto c'è l'Università del Guatemala che ha deciso di dare una risposta operativa  ai fabbisogni energetici dei villaggi  guatemaltechi  e in questo paesino ha realizzato le prime quattro  cucine a biogas, alimentate dagli scarti di cucina di altrettante  famiglie che per prime hanno aderito al progetto.

Il digestore è fatto  da una tanca di polietilene da 750 litri con all'interno (capovolta) una tanca di diametro più piccolo, da 450 litri, che funge da  gasometro in quanto si alza e si abbassa, in base al biogas prodotto.

La tanca principale contiene 300 litri di letame di mucca sciolti in circa 600 litri di acqua in cui sono stati aggiunti  i microorganismi che fanno il piccolo miracolo energetico di trasformare la banana in metano.

Ogni  giorno, si raccolgono tutti gli scarti di cucina, circa mezzo litro, si aggiunge 250 centimetri cubi di acqua e con un frullatore si fa una bella pappetta, si aggiungono altri 750 cc di acqua e il tutto si versa nel digestore.  Un pari volume di fango digerito ( 1500 cc, un litro e mezzo) esce dal digestore ed è raccolto con cura perchè è un ottimo fertilizzante da usare nell'attiguo orto.

Quando si deve far da mangiare, si apre la valvola del gas, si accende il fuoco e la famigliola ha disposizione i cento litri di metano che gli servono ogni giorno per cuocere la pasta, prodotto dai 200 grammi di scarti giornalieri che erano stati messi nel digestore qualche decina di giorni prima.

Un primo bilancio di questa esperienza.

Gli impianti funzionano senza inconvenienti, sulla bolletta del gas le famiglie risparmiano circa 100 dollari all'anno, quindi anche senza gli attuali incentivi, l'impianto si paga dopo due anni e mezzo di attività , visti gli ottimi risultati altre famiglie vogliono passare al biogas autoprodotto.

Ci sono poi i vantaggi ambientali: tutto quello che prima era un rifiuto da smaltire ( l'umido putrescibile) è diventata una risorsa a rifiuti zero; per gli orti non sono più necessari concimi chimici e anche la foresta ringrazia, sia per la minore richiesta di legna da ardere, sia per il minor rischio di incendi; la separazione dell'umido si porta dietro anche la separazione e la raccolta differenziata degli altri scarti, che anche in questi remoti villaggi si comincia a fare.

Unico problema, gli odori per niente gradevoli al momento della prima carica di letame e al momento della produzione del primo biogas. Comunque, passato questa prima fase,  neanche questo è più un problema in quanto, a regime, la combustione del biogas è inodore.

Un modello di sviluppo da paesi sotto sviluppati?  Vedremo! Quello che vi posso dire è che in India, nei nuovi condomini,  nei  giardini sotto casa ci sono già biodigestori condominiali che funzionano nello stesso modo. Non è uno sfizio ecologista dei condomini ma le scelte obligatorie del piano regolatore.

A quando nei nostri paesi avanzati e spreconi?Se qualcuni di voi vuole approfondire l'argomento e magari autocostruirsi o comprare il biodigestore da giardino il sito è www.arti-india.org



















 








 

Postato da: federico46 a 12:45 | link | commenti (3)
ambiente, energia, biomasse, rifiuti zero

martedì, 22 gennaio 2008
Conflitti di Interesse 2

Nell'ultimo mio post riguardante il possibile conflitto di interessi del prof.  Veronesi nelle sue tranquillizzanti valutazioni sui termovalorizzatori, rilasciate a "Che Tempo che Fa" ( Terza rete RAI) , volutamente non avevo segnalato la multinazionale Veolia Environnement (di origine francese)  tra i partner della Fondazione Veronesi, in quanto questa azienda si occupa di diversi settori di interesse ambientale e, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, copre tutta le possibilità, compreso il riciclo.




http://www.veoliaenvironnement.com/en/




Le notizie che mi hanno inviato gli amici "sanniti" mi hanno fatto capire che sono stato troppo prudente: qualche mese or sono la Veolia Italia ha acquistato l'Energonout, l'azienda che gestisce l'inceneritore di Pozzilli ( Isernia) che, nato come un innocuo impianto a biomasse, a partire dal 2008, brucerà 85.000 tonnellate all'anno di combustibile da rifiuto. A quanto pare altri impianti simili seguiranno, con la benedizione del prof. Veronesi.


La stessa Veolia, tramite la società Tecnoborgo ( di cui detiene il 49% del capitale) è entrata nel grande affare della termovalorizzazione dei rifiuti urbani e speciali della provincia di Piacenza.www.e-gazette.it/index.asp?npu=74&pagina=1

Postato da: federico46 a 11:59 | link | commenti
ambiente, ambiente e salute

venerdì, 18 gennaio 2008
Modello GENOVA

Ieri il Modello Genova ha fatto i suoi primi passi.


 Il Comune di Genova ha approvato la linea presentata  dal Sindaco Marta Vincenzi e dall' ing Senesi, Assessore ai rifiuti ( e se cambiassimo nome anche a questo assesorato?), linea che punta decisamente ad una moderna gestione dei materiali post consumo: energica riduzione alla fonte, raccolta differenziata "Portone a Portone" finalizzata al riciclo ( con avvio a febbraio),  compostaggio e fermentazione anaerobica della frazione umida, trattamenti a basso impatto ambientale della frazione indifferenziata residuale da decidere nel dettaglio dopo attente valutazioni.


 Mi sembra che questo sia il "DeProfundis" ( il canto funebre) per il mega inceneritore- termovalorizzatore  previsto da chi ci voleva imporci  il Modello Brescia ( termovalorizziamo tutto quello che brucia e anche quello che non brucia..).


Se le cose vanno avanti così, Genova si affianca alla provincia di  Savona che la scelta politica di cassare il termovalorizzatore l'ha già fatta e si potra cominciare a parlare di Modello Liguria, un modello per il resto el Paese.


 

Postato da: federico46 a 07:52 | link | commenti (5)
ambiente, ambiente e societĂ , materiali post consumo

mercoledì, 09 gennaio 2008
Termovalorizazione assistita

Confesso, che ieri per la prima volta ho volutamente spento Ballarò, trasmissione di RAI tre che seguivo sempre volentieri, per la palese faziosità ed ignoranza di tutti gli ospiti, amici sfegatati della "TERMOVALIZZAZIONE ASSISTITA".








Purtroppo con questo si è avverata la nona profezia (i)  del Mago di Napoli (in trasferta), quella che anche a RAI 3, dopo il bel servizio stile "rifiuti zero" del telegiornale della sera, sarebbe arrivata la normalizzazione.








Per Aspera ad  Astra ( la via per le stelle è sempre costellata di difficoltà)

Postato da: federico46 a 14:07 | link | commenti
ambiente, vedi napoli

giovedì, 30 agosto 2007
Olio di palma indonesiano per le centrali italiane

Genova, agosto 2007

Lettera aperta a Emilio Riva, titolare della più importante azienda nazionale per la produzione e la lavorazione del ferro.


Egregio signor Riva

apprendiamo dalle cronache locali che ha deciso di utilizzare olio di palma come combustibile per la centrale elettrica di Genova Cornigliano che fornirà energia al suo nuovo impianto per lavorazione a freddo dell’acciaio; le stesse cronache ci informano che il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, è favorevole a questo sua scelta.

I motivi che la spingono a questa scelta ci sono chiari: un barile di olio di palma costa 54 dollari, mentre oggi un barile di petrolio è quotato a 78 dollari; inoltre producendo elettricità da una biomassa quale è l’olio di palma, la sua azienda potrà ricevere le agevolazioni economiche previste dal Decreto 387 del 2003, sotto forma di certificati verdi.

In soldoni, questo vorrà dire che, per ogni chilowattore prodotto dalla sua centrale a olio di palma, la sua Azienda riceverà dal Gestore della Rete circa 15 centesimi di euro, ben di più dei 3 centesimi di euro pagati per il chilowattore prodotto da fonti energetiche non rinnovabili (olio combustibile, metano).

Per doverosa informazione dei lettori, con cui lei condivide questa missiva, ricordiamo che gli incentivi che la sua Azienda riceverà, grazie a questa scelta, sono letteralmente prelevati dalle bollette elettriche di tutte le famiglie italiane, per un valore pari a circa il 7% del costo di ogni singola bolletta. Ovviamente si tratta di un prelievo assolutamente legale, deliberato dal governo italiano proprio per incentivare il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili.

Ci è meno chiaro il motivo per cui il Presidente della Regione caldeggia questa sua scelta, in quanto il suo principale interesse, oltre a quello di garantire l’occupazione, dovrebbe essere quello di tutelare la salute dei propri concittadini e, a riguardo, abbiamo forti dubbi che bruciare olio di palma, invece che metano, produca un minore inquinamento. E’ molto probabile che sia vero proprio il contrario.

Comunque, è probabile che sia lei che il Presidente Burlando, siate favorevoli all’olio di palma in quanto presunto combustibile ecologico, vista la sua origine vegetale, teoricamente utile per contrastare l’aumento dei gas serra nell’atmosfera del pianeta.

Purtroppo per noi e per lei, le cose non stanno proprio cosi.

Come lei ben sa l’olio di palma è prodotto in Indonesia, ma nelle foreste pluviali indonesiane non c’è traccia di palma da olio, le cui origini sono africane.

Questo significa che per produrre olio di palma, si spiana letteralmente l’originaria foresta, uno degli ultimi serbatoi di biodiversità del pianeta, e al suo posto, dopo aver dato fuoco al sottobosco, si piantano nuove piantagioni di palme da olio.

Nel 2004, gli ettari di foresta pluviale indonesiana trasformati in palmeti erano 5,3 milioni e questa trasformazione non è indolore. A fronte di 11 milioni di tonnellate di olio prodotti ogni anno dai palmeti indonesiani, in gran parte esportati, nel paese restano i rifiuti altamente inquinanti prodotti della lavorazione dei datteri: 32 milioni di tonnellate, tra scarti solidi e acqua contaminata.

E questa non è l’unica nota negativa. Se tutto andrà avanti così, tra 15 anni, il 98% della foresta pluviale indonesiana sarà sparita e con essa tutta la ricca flora e fauna che questa foresta ha ospitato ancor prima dell’apparire della nostra specie sulla faccia del pianeta.

Non sappiamo quale emozioni le susciti l’idea che tutto questo significa che l’unico modo che i suoi nipoti avranno per vedere un orang-utang sarà quello di andare al Museo di Storia Naturale, dove ci sono alcuni esemplari imbalsamati e montati in suggestivi diorami, ma purtroppo per lei e per noi c’è un’altra brutta notizia: contrariamente a quello che si crede, l’uso dell’oliodi palma contribuisce ad un pesante aumento della concentrazione di gas serra.

Tutte queste notizie, se per caso le fossero sfuggite, sono state riportate dalle edizioni on-line del “The New York Times”, della “Associated Press” e del “Guardian”, rispettivamente del 31 gennaio, 27 marzo e 11 aprile del 2007.

E ora, come preannunciato, i dettagli della notizia peggiore: uno studio effettuato da “Wetland International”, pubblicato a novembre dell’anno scorso e giudicato credibile da diversi Istituti di ricerca internazionali, ha stimato che l’uso come combustibile dell’olio prodotto annualmente da un ettaro di palmeto permette di risparmiare circa 10 tonnellate di gas serra. Tuttavia i gas serra che lo stesso ettaro di terreno emette in atmosfera a causa della deforestazione e della progressiva mineralizzazione della sostanza organica accumulatasi nel terreno, sono pari a 70-100 tonnellate all’anno.

Questo significa che, per ogni ettaro di palmeto, i metodi di produzione di olio di palma usati dai governi della Malesia e dell’Indonesia, provocano un aumento netto di almeno 60 tonnellate di gas serra all’anno; pertanto questo bio-carburante non è eco-compatibile e eco-sostenibile e di conseguenza è molto probabile che nel prossimo futuro l’olio di palma non godrà delle generose agevolazioni previste dai certificati verdi.

Al momento, gli organi di stampa citati segnalano che il governo olandese sta seriamente valutando questa opportunità.

E le stesse agenzie hanno comunicato che, in base ai risultati dello studio della “Wetland International”, fin dallo scorso dicembre, la compagnia olandese Essent ha annunciato di rinunciare all’uso dell’olio di palma nelle sue centrali, condividendo tale decisione con la RWE Power, una delle maggiori società elettriche inglesi.

Ci sembra che ci siano tutti gli elementi per consigliare prudenza nell’imbarcarsi in questo affare, dote che certamente non le manca.

In attesa di un suo riscontro, accolga i miei più cordiali saluti

Federico Valerio

Postato da: federico46 a 07:51 | link | commenti
ambiente, salute

domenica, 26 agosto 2007
Che fare dei supplementi dei quotidiani?

Il parere di due giornalai è che quando compriamo un giornale siamo costretti a prendere e comperare anche i supplementi, anche se non ci interessano, in quanto eventuali inserti rifiutati non sono ritirati come stampa invenduta dal distributore e gli edicolanti non ricevono il dovuto rimborso.

A me sembra che questo pratica, in un linguaggio da codice penale, si possa definire estorsione: se c'è qualche avvocato in Rete mi dia conferma.

Comunque in questa storia c'è ampia materia per i tanti difensori dei consumatori. Il problema dei supplementi indesiderati riguarda il 43 % delle famiglie italiane, ovvero i 9 milioni di famiglie che hanno l'abitudine di leggere regolarmente un quotidiano e che in base alle attuali leggi dell'editoria sono costrette a pagare e a smaltire a proprie spese tutta la "rumenta" (gli inserti) che sono obbligate, loro malgrado, a prendere e, spesso, a pagare.

In attesa che i nostri eletti facciano qualche cosa di serio a riguardo ( ad esempio, garantire agli edicolanti il rimborso dei supplementi rifiutati e il loro riciclaggio obbligatorio da parte della distribuzione, a sua volta obbligata al ritiro) possiamo fare lo sciopero della carta stampata e tenerci informati con i giornali on line su Internet o seguendo al mattino sulla terza rete della RAI la bella rubrica " Prima Pagina" , dove un giornalista, a turno, commenta i fatti del giorno e gli ascoltatori possono intervenire in diretta e fare domande su questi stessi fatti.

Per chi non ha tempo per la diretta c'è la possibilità di scaricare (gratis), in pod cast ,ogni trasmissione ed ascoltarla, quando vuole, con il suo MP3.

Postato da: federico46 a 19:53 | link | commenti
ambiente

sabato, 25 agosto 2007
Incendi: cippare o bruciare?

A giugno, i giardinieri che curano gli spazi verdi dell'Ospedale San Martino di Genova, per la prima volta nella storia di questo antico nosocomio, hanno utilizzato una macchina per trasformare in cippato le ramaglie prodotte dalla potatura degli alberi.
In questo caso, la cippatrice era un semimovente a gasolio, in grado di triturare in piccole scaglie (cippato) tronchi fino a dieci centimetri di diametro. Il cippato veniva "sputato" ad alcuni metri di distanza e il cumulo di cippato che si è formato con le potature di quattro o cinque alberi è stato lasciato nel sottobosco nelle loro immediate vicinanze.
Ieri, dopo circa due mesi, sono passato a dare un'occhiata (lavoro all'interno di questo ospedale) e, come mi aspettavo, il cumulo di cippato si è notevolmente ridotto, in quanto al suo interno si sono attivati i microorganismi che provvedono al compostaggio (bio ossidazione) di biomasse trasformando le scaglie di legno in anidride carbonica, acqua e compost.
Ancora qualche tempo e le potature cippate si saranno trasformate in terriccio che andrĂ  ad arricchire il sottobosco dell'ospedale (uno dei pochi polmoni verdi della cittĂ ) dove i merli giĂ  si aggirano alla ricerca di lombrichi e spuntano addirittura i funghi.

Prima dell'uso di questi macchinari le ramaglie erano portate in discarica o bruciate da qualche parte.
E la manutenzione di un bosco produce una quantitĂ  di scarti tutt'altro che trascurabili: circa 6 tonnellate per ettaro ogni anno.
Ma bruciare ramaglie è uno spreco, una fonte di pesante inquinamento (l'emissione di cancerogeni quali diossine e policiclici aromatici è garantita) e un rischio di incendi.

La diffusione nell'uso di cippatrici, sia di tipo domestico che professionali, come quelle usate a San Martino potrebbe essere una valida scelta per ridurre la produzione di rifiuti, l'inquinamento dell'aria, la produzione di gas serra e il rischio di incendi.

Una possibile soluzione? Offrire gratuitamente a tutti i cittadini possessori di giardini un servizio a domicilio di noleggio di cippatrici e contemporaneamente vietare l'accensione di fuochi e il confermento di potature nei cassonetti della raccolta indifferenziata.

Faccio notare che il vantaggio per i Comuni, qualora adottassero questa norma, è quello di non dover provvedere al ritiro e allo smaltimento di un rifiuto molto ingombrante quale quello delle ramaglie.
E anche una significativa riduzione degli incendi colposi, a causa di incauti roghi di ramaglie, logica conseguenza di questa scelta, sarĂ  un sicuro vantaggio economico per la comunitĂ  (oltre agli ettari di bosco sottratti agli incendi, abbiamo un'idea di quanto costa un ora di attivitĂ  di un canadair o di un elicottero antincendio?)

Postato da: federico46 a 15:34 | link | commenti
ambiente, riciclo

venerdì, 24 agosto 2007
Perchè i rifiuti aumentano (2)

Comprato il giornale mi sono accorto che la mia stima dell'aumento della produzione dei rifiuti attribuita ai supplementi dei quotidiani era sbagliata in difetto.
La copia de "Il Venerdì di Repubblica" che è venduta insieme al quotidiano, mi è stata consegnata sigillata in busta di polietilene.

Unica funzione di questa confezione, la possibilitĂ  di aggiungere altra pubblicitĂ !! (per la cronaca una brochure di Sky).

Quindi, per aumentare i guadagni dell'editore grazie alla pubblicitĂ , a me tocca ogni settimana produrre qualche grammo di rifiuto in piĂą .
Che sia il caso di smettere di comprare i giornali?
Per il momento, visto che pago la Tassa Rifiuti in base ai metri quadrati della mia abitazione, l'unica conseguenza certa di questa eroica scelta sarebbe quella di far lievitare il costo dello smaltimento dei pochi chili di materiali post consumo che effettivamente produco e produrrei.

Postato da: federico46 a 14:17 | link | commenti (1)
ambiente, materiali post consumo

Perchè i rifiuti aumentano (1)

Alle immagini delle strade del napoletano inondate di rifiuti si associa spesso l'informazione che la produzione pro capite dei rifiuti degli italiani è in continuo aumento.
Il messaggio sub liminare che viene trasmesso con queste "informazioni" è che la produzione di rifiuti è l'inevitabile conseguenza dello sviluppo e che solo i termovalorizzatori ci possono salvare dal disastro ambientale.

Ci fosse qualcuno che cercasse di capire seriamente perchè la produzione di rifiuti aumenta!
Personalmente ho una parziale risposta:

1) La pubblicitĂ  indesiderata a domicilio

2) Gli inserti dei quotidiani.

1) Nella cassetta delle lettere del mio piccolo condominio (tre famiglie) l'addetto alla distribuzione della pubblicità lascia ogni volta almeno una decina di fogli (poverino anche lui, si vuole sbrigare per guadagnarsi la pagnotta). La pubblicità della COOP, di Unieuro, del Basko, di Eurospin, di Euronics... non ci interessa assolutamente. Il peso di questa pubblicità indesiderata è di 600 grammi alla settimana. Su base annuale fanno 31 chili.

2) Sette numeri di Repubblica, il quotidiano che leggo regolarmente, pesano 1,5 chili. I supplementi settimanali (D come Donna, Venerdì, Affari e Finanza, Medicina e Viaggi) pesano 1,1 chili. Da quando i quotidiani hanno scoperto i supplementi per aumentare i propri spazi pubblicitari sono stato costretto a quasi raddoppiare la mia produzione di rifiuti cartacei.
Su base annua, questa storia dei Supplementi (che ci interessano poco o niente) pesa per altri 57 chili.
Insomma, per quanto mi riguarda, su una produzione famigliare di materiali post ponsumo pari a 300 chili all'anno, inserti e pubblicitĂ  a domicilio pesano per 88 chili.

Pertanto, da quando queste due pratiche sono state introdotte, nelle fredde statistiche ufficiali la produzione di rifiuti del mio nucleo famigliare è aumentata del 29%!!
Vi garantisco che il nostro reddito non è aumentato per niente e che anzi il sistema fa aumentare le nostre spese (supplementi a pagamento, aumento delle tasse sui rifiuti).

P.S.: ovviamente tutti i giornali, i supplementi e la pubblicitĂ  sono raccolti in modo differenziato e avviati al riciclo (si spera)!


Postato da: federico46 a 09:14 | link | commenti (1)
ambiente, materiali post consumo