Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Ieri alle 16.15, per la prima volta nella mia vita, ho ovvertito nettamente l'arrrivo e il passaggio dell'onda sismica, partita nel parmense dalle viscere della Terra, a 27 chilometri di profondità.
Per qualche secondo, in due riprese, gli scaffali del mio ufficio a Genova, al quarto piano dell'Istituto, si sono messi a tintinnare.
Nessuna paura, ma la stessa sensazione di impotenza e nullità avvertita scalando l'Etna in blanda eruzione.
Vi ricordate "Ritorno al futuro"? Il divertente film a tre episodi, in circolazione nelle sale alla fine degli anni ottanta, dove sono narrate le incredibili avventure indotte dall'incauto uso di una macchina del tempo?
Nell'ultimo mio post riguardante il possibile conflitto di interessi del prof. Veronesi nelle sue tranquillizzanti valutazioni sui termovalorizzatori, rilasciate a "Che Tempo che Fa" ( Terza rete RAI) , volutamente non avevo segnalato la multinazionale Veolia Environnement (di origine francese) tra i partner della Fondazione Veronesi, in quanto questa azienda si occupa di diversi settori di interesse ambientale e, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, copre tutta le possibilità, compreso il riciclo.
http://www.veoliaenvironnement.com/en/
Le notizie che mi hanno inviato gli amici "sanniti" mi hanno fatto capire che sono stato troppo prudente: qualche mese or sono la Veolia Italia ha acquistato l'Energonout, l'azienda che gestisce l'inceneritore di Pozzilli ( Isernia) che, nato come un innocuo impianto a biomasse, a partire dal 2008, brucerà 85.000 tonnellate all'anno di combustibile da rifiuto. A quanto pare altri impianti simili seguiranno, con la benedizione del prof. Veronesi.
La stessa Veolia, tramite la società Tecnoborgo ( di cui detiene il 49% del capitale) è entrata nel grande affare della termovalorizzazione dei rifiuti urbani e speciali della provincia di Piacenza.www.e-gazette.it/index.asp?npu=74&pagina=1
Ieri il Modello Genova ha fatto i suoi primi passi.
Il Comune di Genova ha approvato la linea presentata dal Sindaco Marta Vincenzi e dall' ing Senesi, Assessore ai rifiuti ( e se cambiassimo nome anche a questo assesorato?), linea che punta decisamente ad una moderna gestione dei materiali post consumo: energica riduzione alla fonte, raccolta differenziata "Portone a Portone" finalizzata al riciclo ( con avvio a febbraio), compostaggio e fermentazione anaerobica della frazione umida, trattamenti a basso impatto ambientale della frazione indifferenziata residuale da decidere nel dettaglio dopo attente valutazioni.
Mi sembra che questo sia il "DeProfundis" ( il canto funebre) per il mega inceneritore- termovalorizzatore previsto da chi ci voleva imporci il Modello Brescia ( termovalorizziamo tutto quello che brucia e anche quello che non brucia..).
Se le cose vanno avanti così, Genova si affianca alla provincia di Savona che la scelta politica di cassare il termovalorizzatore l'ha già fatta e si potra cominciare a parlare di Modello Liguria, un modello per il resto el Paese.
Confesso, che ieri per la prima volta ho volutamente spento Ballarò, trasmissione di RAI tre che seguivo sempre volentieri, per la palese faziosità ed ignoranza di tutti gli ospiti, amici sfegatati della "TERMOVALIZZAZIONE ASSISTITA".
Purtroppo con questo si è avverata la nona profezia (i) del Mago di Napoli (in trasferta), quella che anche a RAI 3, dopo il bel servizio stile "rifiuti zero" del telegiornale della sera, sarebbe arrivata la normalizzazione.
Per Aspera ad Astra ( la via per le stelle è sempre costellata di difficoltà)
Il parere di due giornalai è che quando compriamo un giornale siamo costretti a prendere e comperare anche i supplementi, anche se non ci interessano, in quanto eventuali inserti rifiutati non sono ritirati come stampa invenduta dal distributore e gli edicolanti non ricevono il dovuto rimborso.
A me sembra che questo pratica, in un linguaggio da codice penale, si possa definire estorsione: se c'è qualche avvocato in Rete mi dia conferma.
Comunque in questa storia c'è ampia materia per i tanti difensori dei consumatori. Il problema dei supplementi indesiderati riguarda il 43 % delle famiglie italiane, ovvero i 9 milioni di famiglie che hanno l'abitudine di leggere regolarmente un quotidiano e che in base alle attuali leggi dell'editoria sono costrette a pagare e a smaltire a proprie spese tutta la "rumenta" (gli inserti) che sono obbligate, loro malgrado, a prendere e, spesso, a pagare.
In attesa che i nostri eletti facciano qualche cosa di serio a riguardo ( ad esempio, garantire agli edicolanti il rimborso dei supplementi rifiutati e il loro riciclaggio obbligatorio da parte della distribuzione, a sua volta obbligata al ritiro) possiamo fare lo sciopero della carta stampata e tenerci informati con i giornali on line su Internet o seguendo al mattino sulla terza rete della RAI la bella rubrica " Prima Pagina" , dove un giornalista, a turno, commenta i fatti del giorno e gli ascoltatori possono intervenire in diretta e fare domande su questi stessi fatti.
Per chi non ha tempo per la diretta c'è la possibilità di scaricare (gratis), in pod cast ,ogni trasmissione ed ascoltarla, quando vuole, con il suo MP3.
A giugno, i giardinieri che curano gli spazi verdi dell'Ospedale San Martino di Genova, per la prima volta nella storia di questo antico nosocomio, hanno utilizzato una macchina per trasformare in cippato le ramaglie prodotte dalla potatura degli alberi.
In questo caso, la cippatrice era un semimovente a gasolio, in grado di triturare in piccole scaglie (cippato) tronchi fino a dieci centimetri di diametro. Il cippato veniva "sputato" ad alcuni metri di distanza e il cumulo di cippato che si è formato con le potature di quattro o cinque alberi è stato lasciato nel sottobosco nelle loro immediate vicinanze.
Ieri, dopo circa due mesi, sono passato a dare un'occhiata (lavoro all'interno di questo ospedale) e, come mi aspettavo, il cumulo di cippato si è notevolmente ridotto, in quanto al suo interno si sono attivati i microorganismi che provvedono al compostaggio (bio ossidazione) di biomasse trasformando le scaglie di legno in anidride carbonica, acqua e compost.
Ancora qualche tempo e le potature cippate si saranno trasformate in terriccio che andrĂ ad arricchire il sottobosco dell'ospedale (uno dei pochi polmoni verdi della cittĂ ) dove i merli giĂ si aggirano alla ricerca di lombrichi e spuntano addirittura i funghi.
Prima dell'uso di questi macchinari le ramaglie erano portate in discarica o bruciate da qualche parte.
E la manutenzione di un bosco produce una quantitĂ di scarti tutt'altro che trascurabili: circa 6 tonnellate per ettaro ogni anno.
Ma bruciare ramaglie è uno spreco, una fonte di pesante inquinamento (l'emissione di cancerogeni quali diossine e policiclici aromatici è garantita) e un rischio di incendi.
La diffusione nell'uso di cippatrici, sia di tipo domestico che professionali, come quelle usate a San Martino potrebbe essere una valida scelta per ridurre la produzione di rifiuti, l'inquinamento dell'aria, la produzione di gas serra e il rischio di incendi.
Una possibile soluzione? Offrire gratuitamente a tutti i cittadini possessori di giardini un servizio a domicilio di noleggio di cippatrici e contemporaneamente vietare l'accensione di fuochi e il confermento di potature nei cassonetti della raccolta indifferenziata.
Faccio notare che il vantaggio per i Comuni, qualora adottassero questa norma, è quello di non dover provvedere al ritiro e allo smaltimento di un rifiuto molto ingombrante quale quello delle ramaglie.
E anche una significativa riduzione degli incendi colposi, a causa di incauti roghi di ramaglie, logica conseguenza di questa scelta, sarĂ un sicuro vantaggio economico per la comunitĂ (oltre agli ettari di bosco sottratti agli incendi, abbiamo un'idea di quanto costa un ora di attivitĂ di un canadair o di un elicottero antincendio?)
Comprato il giornale mi sono accorto che la mia stima dell'aumento della produzione dei rifiuti attribuita ai supplementi dei quotidiani era sbagliata in difetto.
La copia de "Il Venerdì di Repubblica" che è venduta insieme al quotidiano, mi è stata consegnata sigillata in busta di polietilene.
Unica funzione di questa confezione, la possibilitĂ di aggiungere altra pubblicitĂ !! (per la cronaca una brochure di Sky).
Quindi, per aumentare i guadagni dell'editore grazie alla pubblicitĂ , a me tocca ogni settimana produrre qualche grammo di rifiuto in piĂą .
Che sia il caso di smettere di comprare i giornali?
Per il momento, visto che pago la Tassa Rifiuti in base ai metri quadrati della mia abitazione, l'unica conseguenza certa di questa eroica scelta sarebbe quella di far lievitare il costo dello smaltimento dei pochi chili di materiali post consumo che effettivamente produco e produrrei.
Alle immagini delle strade del napoletano inondate di rifiuti si associa spesso l'informazione che la produzione pro capite dei rifiuti degli italiani è in continuo aumento.
Il messaggio sub liminare che viene trasmesso con queste "informazioni" è che la produzione di rifiuti è l'inevitabile conseguenza dello sviluppo e che solo i termovalorizzatori ci possono salvare dal disastro ambientale.
Ci fosse qualcuno che cercasse di capire seriamente perchè la produzione di rifiuti aumenta!
Personalmente ho una parziale risposta:
1) La pubblicitĂ indesiderata a domicilio
2) Gli inserti dei quotidiani.
1) Nella cassetta delle lettere del mio piccolo condominio (tre famiglie) l'addetto alla distribuzione della pubblicità lascia ogni volta almeno una decina di fogli (poverino anche lui, si vuole sbrigare per guadagnarsi la pagnotta). La pubblicità della COOP, di Unieuro, del Basko, di Eurospin, di Euronics... non ci interessa assolutamente. Il peso di questa pubblicità indesiderata è di 600 grammi alla settimana. Su base annuale fanno 31 chili.
2) Sette numeri di Repubblica, il quotidiano che leggo regolarmente, pesano 1,5 chili. I supplementi settimanali (D come Donna, Venerdì, Affari e Finanza, Medicina e Viaggi) pesano 1,1 chili. Da quando i quotidiani hanno scoperto i supplementi per aumentare i propri spazi pubblicitari sono stato costretto a quasi raddoppiare la mia produzione di rifiuti cartacei.
Su base annua, questa storia dei Supplementi (che ci interessano poco o niente) pesa per altri 57 chili.
Insomma, per quanto mi riguarda, su una produzione famigliare di materiali post ponsumo pari a 300 chili all'anno, inserti e pubblicitĂ a domicilio pesano per 88 chili.
Pertanto, da quando queste due pratiche sono state introdotte, nelle fredde statistiche ufficiali la produzione di rifiuti del mio nucleo famigliare è aumentata del 29%!!
Vi garantisco che il nostro reddito non è aumentato per niente e che anzi il sistema fa aumentare le nostre spese (supplementi a pagamento, aumento delle tasse sui rifiuti).
P.S.: ovviamente tutti i giornali, i supplementi e la pubblicitĂ sono raccolti in modo differenziato e avviati al riciclo (si spera)!