Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Per non offrire il fianco alla facile accusa di essere sempre contro a tutto, mi piace dare qualche informazione su un impianto di teleriscaldamento a biomasse che mi sembra realizzato con equilibrio e intelligenza. Siamo in Germania , nel Badem-Wurtenberg, nel piccolo centro di Tettnang che ospita l'antica chiesa di San Gallo.
Quattro edifici , afferenti al centro parrochiale, compreso oratorio, casa del parroco e casa del sagrestano, dovevano sostituire i loro quattro vecchi impianti di riscaldamento a gas. Per volontà del parroco, il nuovo impianto doveva avere un minore impatto ambientale e costi di gestione più contenuti.
La soluzione è stata una mini rete di teleriscaldamento ed un unico impianto integrato per il riscaldamento, formato da una caldaia a pellet da 160 kW, in grado di fornire il calore di base, una caldaia a gas (150 kW) per coprire le punte della domanda di calore nelle giornate più fredde e 40 metri quadrati di pannelli solari, in grado di coprire, in estate, tutta la domanda di acqua calda per usi sanitari.
La caldaia a biomasse consuma ogni anno 65 tonnellate di pellet, stoccato in un apposito locale ricavato sotto il parcheggio della parrocchia e dopo il primo anno di funzionamento si è potuto verificare che il nuovo impianto comporta un risparmio annuale di 10.000 € rispetto alla passata gestione, con quattro diverse caldaie a gas.
Il risparmio è dovuto anche ad un minor consumo energetico (40.000 kWh all'anno).
Nella documentazione acquisibile su internet, mancano le informazioni sulle emissioni inquinanti prima e dopo l'intervento e su come sono gestite le ceneri. Sarebbe utile avere queste informazioni per valutare in modo più completo l'impatto di questa scelta, rispetto alla soluzione precedente.
Comunque è da soiìottolineare che il progetto è stato pensato unicamente per soddisfare al meglio l'inderogabile richiesta di calore invernale e non per la fame di certificati verdi regalati all'elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
Una frequente scusa per realizzare centrali termoelettriche alimentate a biomasse è che, senza questi interventi, l'agricoltura italiana chiude.
Il problema è serio: produrre un quintale di grano, al contadino, in termini di gasolio, concimi, pesticidi, costa più del valore di mercato di questo prodotto; riesce a tirar avanti solo grazie a diverse sovvenzioni publiche e, capite bene, questa non sembra una grande soluzione.
Ma pensare di risolvere il problema, bruciando il grano, per produrre energia elettrica è un rimedio peggiore del male che si vorrebbe curare.
Se proprio dobbiamo sostenere il lavoro dei contadini (e personalmente penso che sia conveniente farlo), facciamolo per scelte che siano di comune vantaggio.
Ad esempio, la paglia e le stoppie, invece di essere bruciate (con acquisizione, a vantaggio del "bruciatore" dei certificati verdi), incentiviamo i contadini a sotterrarle, come hanno sempre fatto. Questa antica tecnica, che si chiama sovescio, restituisce fertilità al terreno e, come mi hanno raccontato i contadini della Val D'orcia, è una vera panacea per i loro terreni argillosi: dopo il sovescio, le lavorazioni sono più facili ( meno gasolio per il trattore) , aumenta la capacità del terreno di assorbimento dell'acqua (meno acqua da pompare) , sono necessari meno concimi chimici e questi restano nel terreno e nel grano e non vanno ad inquinare le falde, come succede se il sovescio non viene praticato.
In sintesi, con il sovescio ci sono meno spese per il contadino, minore consumo di energia, minore inquinamento: vantaggi individuali e colletivi che non è certo il caso di buttare in un mega-forno.
Sotterare gli scarti del grano e del gran turco ha un altro vantaggio collettivo, immagazzina nel terreno grandi quantità di carbonio e se, come è corretto fare, questa pratica è ripetuta anno dopo anno, una grande quantità di carbonio resta stabilmente intrappolata nel terreno e non contribuisce all'aumento della concentrazione dei gas serra.
Per questo, sarebbe utile e doveroso riconoscere ai contadini che fanno il sovescio ed utilizzano compost per i loro terreni, di poter accedere, come proprietario, al mercato dei crediti di carbonio, mercato previsto dagli accordi di Kioto.
Per ogni quintale di stoppie che metti nel terreno ti vengono riconosciuti tot euro di Crediti di carbonio che puoi vendere a chi si ostina a produrre energia bruciando combustibili fossili.
Questo mercato già esiste, ma mi par di capire che sia in voga il detto " Al contadin non far sapere..."
Ora chi vuole e può sa.
Coraggio, contadini di tutto il mondo unitevi!....
Tutte le centrali a biomasse con cui ho avuto a che fare ( ad oggi, una decina) hanno una caratteristica in comune: le loro emissioni, ovviamente rispettose dei limiti che la legge prevede per le emissioni industriali, peggioreranno la qualità dell'aria dei territori che dovrebbero ospitarli.
Non è un problema da poco.
La direttiva 2008/50/CE del parlamento Europeo ( 21 maggio 2008) , relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, al punto 2) recita: " E' opportuno evitare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi " e al punto 9) ribadisce il concetto " Lo stato di qualità dell'aria dovrebbe essere mantenuto, se già buono, o migliorato".
L'uso del condizionale ci fa pensare che i nostri parlamentari europei ci sono andati cauti, ma che una buona qualità dell'aria sia mantenuta tale, se si ha la rara fortuna di averla e se non è obbligatorio fare altrimenti è, perlomeno, una norma di buon senso.
Questo buon senso, a mia conoscenza, l'hanno avuta alcuni sindaci, che al contrario di quelli citati nei precedenti post Biomass buster, hanno fatto prevalere su interessi privati, gli interessi della tutela della salute dei loro concittadini.
Questi sindaci , e mi piace citare il primo cittadinio di Pontinia (Latina) e di Castegnole delle Lanze ( Asti) , hanno detto no a progetti di centrali a biomasse i cui effetti sarebbero stati quelli di portare inquinamento in zone rurali e in aree in cui la produzione agricola di qualità e l'agriturismo sono la nuova sfida allo sviluppo agricolo.
E questa scelta non è certo stata facile: il Sindaco di Pontinia, ad esempio, si è visto recapitare una richiesta milionaria di danni, da parte degli avvocati dell'azienda che voleva realizzare sul suo territorio una centrale a biomasse.
Ho avuto il piacere di poter aiutare entrambi, con un parere del mio istituto sui problemi ambientali creati da questi impianti; è un piacere più grande lo ho avuto quando ho appreso dai Sindaci che questo parere è stato utile e in alcuni casi decisivo .
Carte alla mano, ad oggi, abbiamo vinto: il Tribunale Amministrativo ha riconosciuto ad entrambi i Sindaci citati non solo la possibilità, ma addirittura l'obbligo di intervenire con un parere negativo alla realizzazione di un opera giudicata oggettivamente "inutile" e con effettivi certamente peggiorativi della qualità dell'aria dei propri concittadini ( tutti: sia quelli che hanno eletto il sindaco, come pure quelli che non lo hanno eletto o che si sono astenuti).
Il 23 ottobre, teatro della mia attività di Bio-mass Buster è stata la Val d'Orcia.
Nel comune di Castiglione D'Orcia, in località Gallina, per risolvere i problemi economici dei locali produttori di grano, il capannone dove si dovevano stoccare le granaglie ( vuoto) è stata data in affitto alla Sorgenya Bioenergy che vi ha realizzato un impianto di gasificazione alimentato a granaglie e/o a paglia ( sul combustibile vero non esistono certezze). Il gas prodotto, una miscela di ossido di carbonio e metano, e altre molecole organiche non meglio precisate, servirà ad alimentare un motore a combustione interna, il quale a sua volta produrrà elettricità per un megawatt di potenza elettrica.
A quanto dicono i cittadini, in particolari quelli che, in base alla foto allegata ,abitano ad uno sputo dall'impianto, ( i capannoni sulla destra) nessuno si è degnato di informarli.
Da queste parti il governo è saldamente in mano PD, ma il rapporto con il cittadino suddito non è diverso dalle regioni leghiste, anzi è peggio di quanto sperimentato a Sanguinetto. Qui, in Val D'orcia, non solo il Sindaco non si fa vedere, ma tutta la Giunta Comunale e quella Provinciale, sul Corriere di Siena, fanno sapere che non parteciperanno all'incontro, a cui, oltre me , è stato invitato il prof Tamino.
Motivo del diniego. " in un paese "normale" la fiducia deve essere riposta sulle istituzioni preposte alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini e non su soggetti che esprimono considerazioni frutto di opinioni personali più o meno interessate che creano allarmismo ingiustificato e terrorismo psicologico utilizzando argomenti che non corrispondono assolutamente ai contenuti del progetto"
Per corretta informazione, il progetto, come è stato presentato, ignorava qualunque formazione di diossine e policiclicli aromatici a seguito della pirolisi e della combustione del gas di sintesi e in base a queste considerazioni , proponeva che ceneri e acque di condensa, formate a seguito della pirolisi, fossero usate come fertlizzanti a scopo agricolo.
Non vi nascondo che queste lacune e queste scelte mi hanno lasciato molto perplesso, perplessità che, documentate scientificamente, sono state comunicate ai partecipanti e ho avuto il piacere di scoprire che erano esattamente le stesse perplessità del rappresentante ARPAL che, con sorpresa di tutti, non solo era presente, ma ha fatto sapere per la prima volta che la sua agenzia ( Agenzia regionale Protezione Ambiente Toscana) aveva fatto nuove e pesanti prescrizione alla ditta, tra cui il monitoraggio delle diossine e il divieto di usare gli scarti liquidi per la concimazione.
Se qualcuno aveva pensato che la campagna di stampa contro chi aveva organizzato il convegno avrebbe mandato deserto l'incontro si è sbagliato clamorosamente; sala piena e genti in piedi fino alle due di notte.
E verso mezzanotte , compare il vicesindaco: qualcuna pensa che sia stato tirato giù dal letto, vista la grande adesione di popolo alla serata di libera informazione.
I lettori più fedeli e pazienti di questo blog si saranno accorti che, da qualche tempo non è stato aggiornato con la consueta frequenza.
Non so se vi siete preoccupati, ma il motivo di questa assenza è che negli ultimi 15-20 giorni sono stato impegnato nell'inedito compito di "Biomass Buster", un nuovo mestiere, quello di demolire, una per una, grazie alla documentazione sui loro impatti ambientali, le tante proposte di centrali a biomasse che stanno sorgendo come funghi in tutto il Paese.
E così, per rispondere agli appelli accorati di tanti comitati spontanei, sono andato su e giù per l'italia.
Il primo intervento di "demolizione" è avvenuto la sera del 18 ottobre a Sanguinetto, gradevole cittadina in provincia di Verona.
Qui, all'insaputa di molti, la giunta appena insediata, a maggioranza Lega, ha dato il consenso di massima ad una mega centrale alimentata a paglia e a stroppi di granturco.
Sala piena, molta attesa, ma come quasi ovunque, il Sindaco è latitante; comunque, in prima fila c'è il vicesindaco che, con sorpresa, annuisce positivamente ad ogni osservazione critica che faccio al progetto che anche lui ha approvato.
Dopo un pò capisco che, se non è un tic, è un atteggiamento di sufficenza per quello che dico.
Tra le tante cose che la sera del 18 la gente di Sanguinetto si è sentita dire per la prima volta, quella della truffa dei certificati verdi sembra funzionare e ,visto che gran parte dei presenti deve aver dato il suo voto al partito che garantisce sicurezza e niente mani nelle tasche del popolo italico, li consiglio di sentire direttamente Maroni e Tremonti per liberare tutti gli italiani dalla tassa del 7% sulla bolletta della luce che serve a foraggiare questi ed altri impianti ad energia erroneamente ritenuti rinnovabili.
Dal silenzio calato in sala quando ho fatto questa proposta, ho avuto la sensazione di aver colpito giusto.
Comunque il vice sindaco , occorre riconoscerglielo, si è preparato e al momento delle domande pensa di mettermi in difficoltà chiedendomi se so che in inghilterra è stata inaugurata la più grande centrale termoelettrica a biomasse.
Non m i scompongo di una virgola ( lo sapevo) e gli chiedo se sul notiziario ANSA che mi ha letto, si capisce da dove viene il legno che sarà bruciato. Imbarazzato, prova ad indovinare " Dalla produzione locale", " Mi dispiace- replico-" da navi provenienti dai indonesia, carichi dei resti della locale foresta pluviale, abbattuta per far posto alle palme da olio"
E a questo punto ci vado giù un pò duro, vedo che vacilla, e lo grazio di ulteriori informazione, anche perchè nel frattempo mia moglie che mi accompagna con pazienza in queste aìvventure, dalla platea, mi fa ampi cenni "Basta così".
E arriviamo all'una di notte, con gran parte del pubblico ancora presente e a questo punto assistiamo ad un incredibile colpo di teatro.
Appena tacciato di assenza da un rappresentante dell'opposizione ( di destra!) arriva l'assessore all'ambiente e con sorpresa di tutti legge in pubblico le sue dimissioni!
In sintesi, accusa la sua Giunta di averlo tenuto all'oscuro di questa scelta, di aver volutatemente approvata la convenzione approfittando della sua assenza ( licenza per matrimonio), ricorda che nel programma elettorale della Lega non c'era nessun accenno all'impianto a biomasse e che chi lo aveva eletto lo aveva fatto per tutelare i loro interessi e non quelli di qualche congrega di affaristi.
Una cosa del genere non mi era ancora successo e ho applaudito anch'io, mentre, fatta la dichiarazione, l'ormai ex assessore si allontanava , visibilmente provato.
E nel prossimo blog la cronistoria dalla Val d'Orcia, secondo appuntamento del "biomass buster".
Ne leggerete delle belle.
Ehi! Ma che cosa succede? L'ultimo numero di Venerdì di repubblica, in uscita oggi, dedica copertina e nove pagine di servizi alla raccolta differenziata e al riciclo.
Sono segnalati i tanti dubbi dei pochi italiani ricicloni ( dove metto il preservativo? :-) Ma con questo servizio, un pò di italiani, dopo noi, scoprono che San Francisco ricicla il 70% dei suoi materiali post consumo e che Germania e Belgio hanno superato il 60%.
E sullo stesso numero, a pag 66, una notizia carina, sempre in tema di riciclo: i meloni scartati dal mercato, perchè ammaccati o cresciuti stortignaccoli possono diventare bioetanolo. L'informazione viene da uno studio pubblicato su Biotechnology for biofuels che ha verificato che si possono ricavare duecentoventi litri di carburante , per ogni ettaro di terreno coltivato ad angurie. Non male, visto che prima di questa scoperta, andavano tutte al macero.
A Genova gli incendi si sono finalmente spenti e dissolte le nuvole di fumo, le colline del levante cittadino appaiono come spettrali cumuli di cenere.
Passato il pericolo, è il momento di cercare di incastrare i colpevoli ( si parla di incauti operai del comune che, per sbrigare il lavoro, hanno dato fuoco a rifiuti cimiteriali !) ma ancor di più di capire quali strategie potrebbero evitare questi disastri.
Andiamo nel Trentino: ettari ed ettari di meleti e nessuna notizia di loro incendi. Ci trasferiamo in Piemonte: ettari ed ettari di vigneti e nessuna segnalazione di incendi. Uno sguardo alla Puglia: ettari ed ettari di uliveti e anche qui, nonostante siccità e temperature si siano fatte sentire più che al nord, non ci sono tracce di fuoco.
Invece, tutti i boschi italiani bruciano.
Il problema è che meleti, vigneti, uliveti, valgono mentre, oggi, i boschi non hanno nessun valore e abbandonati, sono preda di vandali, speculatori edilizi, balordi..
Eppure i boschi, anche se abbandonati, sono preziosi, hanno un valore che si può misurare in termini di tonnellate di carbonio fissato nelle loro foglie, nei tronchi, nelle radici, nel terreno dove sotto forma di compost si sono accumulate le spoglie degli alberi morti che hanno ricoperto quel suolo.
In un ettaro di bosco ( un quadrato di 100 metri di lato) possiamo trovare da 100 - 150 tonnellate di carbonio organico; tonnellate che se ne ritornano in gran parte in atmosfera, ad aumentare la concentrazione di gas serra, se quell'ettaro di bosco va in fumo.
Non ci vuol molto a capire che, per combattere efficacemente l'aumento dei gas serra, l'umanità avrebbe tutto l'interesse che questo serbatoio di carbonio (boschi e foreste) venga salvaguardato e, ancor meglio. possa aumentare nel tempo.
Pertanto, se vogliamo che i boschi non vadano in fumo dobbiamo dar loro un valore, un prezzo remunerativo per il proprietario ( privato o pubblico che sia).
Lo strumento di valorizzazione esiste ed è quello di fare entrare i boschi nella borsa dei Crediti di Carbonio, meccanismo commerciale previsto dagli Accordi di Kioto.
In sintesi, se voglio attivare una centrale a carbone, posso farlo solo se acquisto crediti carbonio a chi, la stessa quantità di carbonio l'ha evitata, ad esempio con una centrale idroelettrica o solare.
E Crediti Carbonio possono essere già venduti da chi possiede e gestisce un bosco.
I crediti carbonio hanno un reale valore monetario e un mercato: oggi una tonnellata di carbonio risparmiata vale 10 euro, mentre qualche anno fa valeva 30 euro.
Pertanto, un ettaro di bosco, solo in base ai crediti carbonio, potrebbe valere, oggi, 1.500 euro.
E' una valore sufficente, affinchè qualcuno si prenda cura di loro e prevenga ogni possibile incendio che, giustamente, farebbe perdere questa fonte di reddito?
Le colline intorno a Genova hanno continuato a bruciare per tutta la notte e di mattina presto è ripreso il passaggio di canadair ed elicotteri. Un ringraziamento ai coraggiosi piloti che non si risparmiano nel bombardare con precisione il fronte di fuoco, nonostante il vento e le complesse manovre per infilarsi nei canaloni che il fuoco sta divorando.
Sembra che alcuni focolai degli incendi abbiano una natura colposa: falò per eliminare le sterpaglie, fuggiti di mano a chi li aveva alimentati. Non ci voleva molto a capire che, vista la siccità e il vento, non era il caso. Ma qui, più che altrove, i vecchi contadini o ex contadini hanno la testa dura. "Amu fetu sempre cuscì" ( Abbiamo fatto sempre così. Mi scuso con i liguri veraci per la scorretta grafia; e per inciso, questo è un esempio della follia di chi vuole l'insegnamento del dialetto: come si scrivono le parole di lingue che non hanno una tradizione di scrittura?). Si è vero, da sempre il fuoco è stato usato per eliminare i rovi, tener pulito il bosco, ridare vigore ai pascoli. Ma erano altri tempi: i boschi erano tenuti puliti per sfruttarli meglio, erano frequentati dalle popolazioni locali, si conoscevano le regole ( non si appica il fuoco nella stagione secca!!!) e l'età media dei contadini e dei boscaioli era nettamente inferiore a quella attuale (anche questo fa)..
E' un fatto positivo e da incentivare che ci sia ancora gente che lavora nelle fasce e negli orti, intorno alla città, ma le circostanze oggettive ( il bosco è abbandonato), suggeriscono di introdurre ed imporre, nuove regole.
Se fossi al governo regionale, organizzerei una diffusa e capillare campagna di informazione e formazione sul compostaggio domestico rivolta ai gestori di orti urbani e peri-urbani; darei in comodato d'uso a chi gestisce orti e giardini un bel pò di compostiere, darei istruzioni personali per il loro corretto uso e metterei a disposizione, per chi ha un pò più di terra, un servizio di cippatura a domicilio di rovi e ramaglie.
Con quello che costa un'intervento di un canadair o di un elicottero ( si parla di 10.000 euro l'ora) basterà ogni anno, evitare due o tre incendi, per recuperare l'investimento necessario per comunicazione, acquisto di compostiere e cippatrici e stipendi per il personale.
Dopo di ciò, divieto assoluto di accendere fuochi e multe salate per chi li accende. E a controllare i fili di fumo e beccare in flagranza i potenziali incendiari, metterei gli alpini, che qui sono di casa, e che sono assolutamente sprecati, come ha voluto il ministro Larussa, a pattugliare i vicoli della città antica, anche se così fanno più scena.
E già che ci siamo, caro ministro La Russa, che ne pensa: per la vera sicurezza dei cittadini è meglio respingere gli incendi o i clandestini?
Una vasta nuvola grigia ricopre la città a levante e rende spettrale la luce del mattino. In città, piove cenere grigia e nere larve di rami e aghi di pino carbonizzati che si accumulano lungo i cigli dei marciapiedi e sulle auto in sosta. Elicotteri piccoli e grandi e canadair si alternano a bassa quota nella spola mare-colline e dal cielo piovono gocce di acqua salata. Insieme a vigili del fuoco e volontari ne avranno certamente ancora per molto, e fumo e fiamme sono malettamente vicine a tante case collinari.
Da ieri, le colline alle spalle di Nervi, Bogliasco, Pieve sono in fiamme. La lunga siccità e il forte vento di tramontana hanno certamente facilitato l'incendio, di proporzioni mai viste, ma le cause sono certamente umane.
L'unica soluzione per por fine a questo scempio è ridare valore a boschi e macchia mediterranea: fonte di materia prima (cellulosa, una bio-plastica ), ma ancor di più serbatoi (sink) di carbonio, sottratto all'atmosfera del Pianeta.
Quest'ultimo argomento , crediti carbonio a chi mantiene un bosco, è un temache mi riprometto di approfondire sul Blog.