Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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La notizia che ho appena scaricato da La Repubblica è sensazionale: è il "deProfundis" a tutte le smanie filo nucleariste dei nostri ed altrui governanti.
In sintesi, la Volkswagen si è accordata con un produttore di elettricità tedesco, per la produzione e la commercializzazione di mini-cogeneratori domestici, riconvertendo, a quest'uso, il motore della Golf , alimentata a metano.
Il piano industriale, che sarà attivo a partire dal 2010, prevede la vendita di 100.000 impianti che, una volta installati in altrettante abitazioni, forniranno, ai condomini, calore , acqua calda ed elettricità, con una efficenza termodinamica elevatissima (oltre l'80%) e l'elettricità non usata direttamente dai titolari, sarà immessa in rete e venduta.
Il piano finanziario previsto è alla portata di tutte le tasche ( un investimento di 5.000 euro) e gli ingombri dell'impianto sono assolutamente confrontabili con quelli di una normale caldaia.
Poichè il motore della Golf ha una potenza di 150 chilowatt (KW), la potenza complessiva delle prime 100.000 centraline VW, sarà pari a 15.000 megawatt, pari a quella di due grandi centrali nucleari: inutile sottolineare che gli impianti VW non avranno problemi di scorie radioattive, di proliferazione nucleare e di rischi catastrofici.
Inoltre, in Germania , sarà già possibile usare come combustibile, il bio metano ricavato dalla fermentazione anaerobica di scarti di cucina, fanghi depurazione, scarti agricoli. In questo caso, nessun contributo alle emissioni di gas serra ( il bilancio è neutro) e nessuna sudditanza con Gheddafi e Putin.
Quello che mi fa pù rabbia è che, trent'anni or sono, la stessa idea è venuta ad un ingegnere della Fiat che utilizzava, esattamente per gli stessi scopi e con lo stesso combustibile, il motore della 127.
Non se ne fece assolutamente nulla. Allora, nessuno era interessato.
Pensate che stavolta il ministro Scaiola, la Fiat, l'ENEL possano essere interessati?
Lo confesso, la mia automobile ha l'aria condizionata.
La uso, prevalentemente,per i viaggi lunghi e non rimpiango i bagni di sudore,della mia lontana gioventù durante avventurosi trasferimenti estivi, con la tenda sul tettuccio della "500" .
Detto questo, si può fare un uso responsabile anche di questo accessorio, se non altro per risparmiare un bel pò di euro. Infatti, con il condizionatore acceso, i consumi di benzina inevitabilmente crescono; le stime parlano del 3-6% in media, con punte del 20%.
Per capire come sia possibile risparmiare sulla voce climatizzazione, ancora una volta è importante capire come avviene il raffreddamento dell'abitacolo, insomma, come funziona un frigorifero.
Il lavoro di togliere calore dalla vostra auto e di sbatterlo all'esterno lo fa un compressore che riduce il volume di un apposito gas, il quale, quando si espande all'interno di una serpentina, lambita dall'aria calda prelevata dall'abitacolo, la raffredda. A questo punto, il calore passa al gas che si riscalda. Il gas caldo viene fatto passare in un radiatore raffreddato ad aria e in questo modo il calore presente nell'aria dell'abitacolo passa all'ambiente esterno. Il gas raffreddato viene nuovamente compresso e il ciclo di refrigerazione può ricominciare.
Nella fase di raffreddamento, l'umidità dell'aria presente nella vostra macchina, si condensa, sotto forma di acqua allo stato liquido che, a sua volta, viene liberata all'esterno. Pertanto, il ripertersi di questo ciclo di compressione ed espansione raffredda e deumidifica in continuazione l'aria del vostro abitacolo.
E ora, forse, vi è chiaro perchè, con il condizionatore in funzione, la vostra auto "piscia" acqua e perchè si avverte una forte vampata di calore quando, uscendo, passate vicino al vano motore ancora acceso.
L'energia meccanica per far funzionare il compressore e l'alternatore che produce l'elettricità che alimenta il ventilatore il quale, a sua volta, aspira l'aria calda e riimmette nell'abitacolo l'aria fredda, viene tutta dalla vostra benzina.
Pertanto, con il condizionatore acceso, non solo consumerete più benzina, ma sottrarrete alla forza motrice che spinge la vostra macchina, la potenza di qualche cavallo, quella necessaria per far funzionare il compressore. Pertanto, se la vostra vettura non è molto potente, avrete notato che, con il condizionamento acceso, si ha una ripresa più lenta.
E ora veniamo ai consigli per consumare meno benzina.
Buon viaggio e mi raccomando... spegnete il cellulare mentre guidate.
Provate ad immaginare cosa succederebbe se, da un momento all'altro, il Sole si spegnesse.
Il primo effetto sarebbe una profonda notte perenne, senza Luna. Il secondo effetto immediato sarebbe un raffreddamento progressivo dell'aria, dell'acqua, della terra, che in pochi mesi raggiungerebbe diverse decine di gradi sotto zero.
Contemporaneamente sparirebbero vento, correnti marine e nuvole dal cielo.
Ma questo sarebbe ancora niente. Senza Sole, alghe e piante morirebbero in pochi giorni e, con loro , tutti gli animali erbivori e carnivori.
Questo preambolo, per riflettere insieme sull' odierna drammatica sottovalutazione dell' importanza dell'energia solare nella nostra vita quotidiana e in quella dell'intero Pianeta, di Gaia. Ne riparleremo.
Antiche civiltà come quella Egizia e Maia, divinizzavano il Sole; la Bibbia individua nel Sole la prima creatura ( E Luce fu) e san Francesco nel suo cantico delle creature ringrazia il Creatore per averci donato Frate Sole.
Nelle società capitalistiche tutto quello che non è monetizzabile, non da profitto, non ha valore, semplicemente non esiste.
Appunto, per una società capitalistica l'Energia Solare non esiste, anche se da alcuni miliardi di anni fluisce gratuitamente sul nostro Pianeta permettendone la vita, compresa la nostra e, per nostra fortuna, continuerà ad illuminare la Terra per altri miliardi di anni, anche quando la nostra specie, temo anche per colpa sua, non ci sarà più.
La rinascita del nucleare ci costringe a vedere un brutto vecchio film, girato trenta anni fa.
Oggi, molti degli stessi personaggi, opportunamente "liftati", oltre a dirci le solite vecchie storie ( ne parleremo) ci raccontano che non vedono l'ora di avere una bella centrale sotto casa, a garanzia dei propri consumi crescenti.
Uno di questi è il ministro Scaiola che comunque oggi ha fatto sapere che dovrà rinunciare alla vista sulla centrale nella sua Imperia in quanto a rischio sismico (sic).
A tutti questi mi permetto di ribattere che preferisco altre scelte, intrinsecamente più sicure e più economiche.
Non ho nessun problema, e anch' io non vedo l'ora, di avere sul tetto di casa tegole fotovoltaiche per produrre elettricità e un micro generatore eolico (ad asse verticale) che con la sua maggiore produzione di elettricità in inverno mi compensa il minor apporto di elettricità dell'impianto fotovoltaico durante questa stagione. Ovviamente entrambi gli impianti saranno collegati alla rete e potranno godere dei contributi del conto energia ( l'enel mi paga l'energia elettrica che non consumo e che le mando in rete).
E non vedo l'ora di avere in cantina , al posto della caldaia a metano , un cogeneratore a metano a tripla generazione (caldo, freddo e elettricità) che aumenta enormente l'efficenza energetica nell'uso di questo combustibile.
Visto che ho una casa bene esposta e con una buona efficenza energetica ( è stata costruita nel 1900) produrrò più energia elettrica di quanta me ne serve e potrò venderla all'ENEL proprio nelle ore in cui l'elettricità costa di più (nelle ore di maggiore insolazione e nelle giornate d'inverno).
Mi sorride l'idea di investire il mio denaro in un'iniziativa a bassissimo impatto ambientale, con un investimento che rientra in pochi anni, che mi darà un piccolo reddito e che mi rende energeticamente indipendente da qualunque soggetto esterno e che mi fa diventare un piccolo imprenditore dell'energia.
Estendete questa scelta , già oggi possibile, a milioni di altri proprietari di case e avrete uno scenario energetico del paese un pò diverso da quello che si vuol continuare a mantenere, ovvero il potere dell'energia non rinnovabile in mano di pochi.
Sembra che gli abitanti di Trino Vercellese e Caorso non siano molto contenti di riospitare centrali nucleari operative, come hanno anticipato i giornali.
Ad evitargli questo fastidio ci penserà il cambiamento climatico in atto: la costante riduzione della piovosità e delle portate dei fiumi padani dovrebbe suggerire di evitare questi siti in quanto per una centrale nucleare rimanere senza acqua non è una bella cosa.
Se la portata del fiume da cui la centrale prende acqua scende al disotto di quella necessaria, la centrale deve spegnere e se la carenza d'acqua avviene durante un'emergenza, si creano le condizioni per un grave incidente.
Per chi non sa che cosa sia il TOTEM e ignora l'importante lavoro dell'ingegner Palazzetti, ecco la sua storia raccontata da Maurizio Pallante, nel lontano 2003.
COGENERAZIONE IN ITALIA
QUEL TOTEM NASCOSTO IN CANTINA
I ministri europei dell'ambiente scoprono la «micro-cogenerazione» come alternativa al black-out. La storia del «Totem», il primo micro-cogeneratore nato in Italia, presso la Fiat, raccontata da MAURIZIO PALLANTE.
Un coup de théâtre. Cosa c'è di meglio per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica? All'inizio del semestre italiano di presidenza dell'Unione europea, il ministro dell'ambiente Altero Matteoli, con il conforto del ministro dell'Industria Antonio Marzano, ha riunito informalmente i suoi colleghi europei a Montecatini per fare due chiacchiere sui problemi energetici e ambientali. E il secondo giorno ha tirato fuori dal cappello un ossimoro e una novità vecchia di 30 anni: il carbone pulito (una pallida imitazione del ghiaccio bollente e della tintarella di luna dei primi anni Sessanta, solo che quelli erano giochi e questa vorrebbe essere una cosa seria) e la micro-cogenerazione. Che è una cosa seria, ma rischia, per come è stata presentata, di diventare uno scherzo. Il giorno dopo su tutti i giornali la notizia è stata presentata come il «fai da te dell'energia» (caspita che coordinamento!). Dal minimo comune multiplo del bricolage, ogni giornalista se l'è poi farcita con la sua salsa: c'è chi l'ha messa sui tetti delle case (impianti da 350 kW a 2 MW, ma qualcuno ha idea di cosa significa?) e chi, tagliando un «co» (un semplice «co», che sarà mai?), senza rendersi conto di ciò che faceva, l'ha derubricata a microgenerazione. È proprio il caso di dirlo: la co-generazione, chi era costei? E la micro-cogenerazione, che sembra uno scioglilingua? Ne abbiamo parlato con una persona che se ne intende, l'ingegner Mario Palazzetti, una sorta di Archimede Pitagorico della tecnologia applicata alla riduzione dell'impatto ambientale (molti dei suoi 80 brevetti sono di tecnologie non energivore e non inquinanti), che con queste credenziali non poteva trovare ascolto nel nostro sistema industriale, per il quale il solo fine delle innovazioni di processo è di accrescere la produttività tagliando posti di lavoro e il solo fine delle innovazioni di prodotto è di accrescere la dipendenza umana da oggetti sempre più banali. A Palazzetti per molti anni è stata assegnata la responsabilità dei sistemi termotecnici del Centro Ricerche Fiat, dove ha avuto risorse economiche, capi e collaboratori di grande qualità, ma l'invenzione della micro-cogenerazione l'aveva fatta trent'anni fa eppure non solo non è mai stata utilizzata (dato reale), ma è stata tenuta accuratamente nascosta come accadeva coi figli della colpa (dato fortemente sospetto).
«Nella primavera del 1973 - risponde Palazzetti a queste mie considerazioni - qualche mese prima che scoppiasse la prima crisi energetica in seguito alla guerra del Kippur, il gruppo di lavoro che coordinavo realizzò il primo micro-cogeneratore, che battezzammo Totem: Total energy module. La nostra iniziativa si collocava nel clima culturale suscitato dalla pubblicazione del rapporto del Club di Roma sui limiti dello sviluppo. In quel periodo in Fiat si confrontavano due linee strategiche sui problemi energetici. C'era chi puntava sulla tecnologia nucleare e chi sulle fonti alternative. Noi eravamo al di fuori di entrambe le logiche perché ritenevamo che fosse più importante, sia per l'ambiente, sia per lo sviluppo tecnologico e industriale, porre l'attenzione non sulle fonti, ma sull'efficienza energetica. Partivamo dal presupposto che dovunque si accenda un fuoco, una civiltà tecnologicamente evoluta non può limitarsi a utilizzarne il calore, poiché prima se ne può sfruttare la capacità di sviluppare una potenza motrice e dopo, quando la sua temperatura si è abbassata e non è più in grado di svolgere un lavoro, si può utilizzare per usi termici il calore residuo. La co-generazione è quindi la generazione contemporanea di energia meccanica, che viene trasformata in energia elettrica mediante un alternatore, e di energia termica da un unico processo di combustione».
«Il Totem - continua Palazzetti - utilizzava un motore da 903 centimetri cubi alimentato a gas naturale, o a biogas, per far girare un alternatore che sviluppava una potenza elettrica di 15 kW. Quanto basta al fabbisogno medio di una ventina di appartamenti. Contemporaneamente, recuperando il calore dei gas di scarico e quello sviluppato dal motore, erogava 33.500 chilocalorie all'ora, sufficienti a riscaldare tre piccoli alloggi. Utilizzando 105 unità di energia primaria questo piccolo cogeneratore forniva 100 unità di energia derivata: 28 di elettricità e 72 di calore. Per ottenere gli stessi risultati a una centrale elettrica ne occorrevano 84 e a una caldaia a gas 100: in totale 184. Quasi un raddoppio dell'efficienza. O, se preferisci, un dimezzamento dei consumi di fonti fossili (e delle emissioni di CO2) a parità di servizi all'utenza. Il Totem è stato prodotto dalla Fiat in quantità insignificanti fino al 1980. Poi è stato ceduto a un'altra azienda e dopo altri passaggi di mano è tuttora in produzione, ma non è mai diventato l'alternativa di massa alle caldaie negli impianti di riscaldamento domestici. In pratica si può dire che non è mai esistito come prodotto industriale».
La scorsa estate ho fatto un corso di aggiornamento all'Energie und Umweltzentrum (Centro per l'energia e l'ambiente) di Springe, un ecovillaggio vicino ad Hannover, fondato alla fine degli anni Settanta. Lì, tra le tante cose che ho imparato, ho saputo che il Totem è stato il primo micro-cogeneratore ad essere stato progettato e prodotto. Un primato che, mettiamola in termini economici e non ecologici, avrebbe potuto consentire all'azienda che lo produceva di acquisire una posizione leader non solo sul mercato italiano, ma europeo. Oggi in Germania, in tutte le strutture che ho visitato durante il corso di aggiornamento, la riduzione al minimo delle emissioni di CO2 viene perseguita adottando un mix di tecnologie di efficienza energetica e fonti alternative variabile a seconda delle caratteristiche climatiche del luogo. L'unico elemento costante, che ho trovato dappertutto, è l'inserimento di un co-generatore nel mix. Ne ho visti da 6 kW elettrici (meno della metà del Totem) in piccoli gruppi di abitazioni private (ma ce ne sono anche da 3 kW, alimentati da motori a due tempi), ne ho visto uno da 100 kW in una fabbrica di pannelli solari termici a zero emissioni di CO2, ne ho visti due azionati da motori marini alimentati dal biogas sviluppato dalla fermentazione dei rifiuti organici nella discarica di Hannover. La cogenerazione è quindi una tecnologia molto versatile, che si presta ad essere applicata in situazioni e con taglie molto diverse. In Italia, prima dell'attuale riscoperta tardiva della micro-cogenerazione diffusa (per ora proclamata a parole, staremo a vedere se seguiranno i fatti) sono stati realizzati solo pochi grandi impianti abbinati a centrali termoelettriche, tant'è che nella vulgata comune di «chi se ne intende» la cogenerazione è diventata sinonimo di teleriscaldamento.
«La differenza tra il teleriscaldamento e la micro-cogenerazione diffusa non è nella grandezza dell'impianto - spiega Palazzetti - ma è qualitativa. Nelle centrali termoelettriche si produce calore ad alta temperatura per far girare le turbine collegate agli alternatori che producono energia elettrica. Per riutilizzare l'energia termica degradata che si recupera come sottoprodotto, occorre trasportarla a distanza costruendo un'apposita rete di tubi sotterranei che hanno costi d'investimento molto alti, mentre la riutilizzazione del calore avviene solo nei mesi invernali. Negli altri mesi si continua a sprecarlo, per cui il vantaggio ambientale è limitato. Invece la micro-cogenerazione diffusa sostituisce gli impianti di riscaldamento e il `sottoprodotto' è l'energia elettrica, che si può utilizzare direttamente e/o riversare in rete senza costi d'investimento perché la rete elettrica già esiste. Quindi non ci sono mai sprechi».
In effetti, in Germania gli impianti di micro-cogenerazione sono collegati alla rete così che possono riversavi i loro chilowattora nelle fasce orarie in cui la domanda totale di energia elettrica è più alta. La cessione in quelle ore è incentivata da prezzi convenienti perché in questo modo si riduce la necessità di costruire nuove centrali. Nelle altre ore gli autoproduttori consumano in proprio i chilowattora che producono, oppure spengono l'impianto. Tra i guadagni derivanti dalla vendita e i risparmi sull'acquisto di energia elettrica, i micro-cogeneratori ripagano i loro costi d'investimento in tempi accettati dal mercato, senza sovvenzioni. E, a parità di costi, contribuiscono a ridurre le emissioni di CO2 ben più delle fonti alternative. Al contrario, in Italia lo sviluppo della micro-cogenerazione diffusa è stato bloccato dagli ostacoli frapposti dall'Enel all'allacciamento alla rete, in particolare dalla predisposizione di contratti di cessione non remunerativi. L'importanza dell'inversione di rotta annunciata a Montecatini è evidenziata dalle dimensioni del programma: da 10 a 12 mila MW di potenza. L'equivalente di 15 nuove centrali da 800 MW, il 20 per cento dell'attuale potenza installata in Italia, ottenuto usando meglio il combustibile che già oggi si brucia nelle caldaie degli impianti di riscaldamento. Senza incrementare le emissioni di CO2 e senza cementificare altro territorio naturale. Ma se stanno facendo sul serio, perché vincolare l'inizio del programma con la predisposizione di una normativa che consenta di non allacciare gli impianti di co-generazione diffusa alla rete? Perché limitare la taglia minima a 350 kW, quando si può scendere a potenze molto inferiori, che possono penetrare in tutte le pieghe del sistema, fino al riscaldamento domestico?
Per Palazzetti l'importanza strategica di questa inversione di tendenza, se si realizzerà, è tale da far passare in secondo piano i limiti, che tuttavia non sottovaluta. «Dai resoconti giornalistici non si capisce bene se il distacco dalla rete sarà una possibilità o una condizione vincolante. Nel primo caso si tratterebbe di un elemento di flessibilità in più. Nel secondo di una limitazione che potrebbe disincentivare gli investimenti nella micro-cogenerazione e, quindi, ostacolare la realizzazione del programma. Molto più grave mi sembra la chiusura nei confronti di impianti inferiori ai 350 kW. Ciò significa che il target cui si rivolge il ministero dell'ambiente è costituito dalla grande distribuzione e dalla media industria, escludendo le abitazioni, che non solo rappresentano una fascia rilevante dei consumi energetici, ma con la diffusione a macchia d'olio dei condizionatori stanno fornendo quegli incrementi alla domanda di energia elettrica nei mesi estivi che hanno causato il recente black out e rischiano di causarne altri. In questo settore possono invece trovare l'applicazione più interessante i recenti sviluppi tecnologici della cogenerazione in trigenerazione, cioè in impianti che nei mesi estivi possono sostituire la produzione di energia termica con l'azionamento del compressore di un condizionatore, in modo da rinfrescare gli ambienti senza accrescere la domanda di energia elettrica».
Per produrre cogeneratori e trigeneratori occorrono la stessa tecnologia, gli stessi impianti e le stesse professionalità che occorro per produrre le automobili. Invece di far finta di credere che la nostra industria automobilistica possa tornare agli antichi splendori aumentando la flessibilità e riducendo l'occupazione, non sarebbe meglio riconvertirla in parte nella produzione di queste nuove macchine? A partire dalle taglie più piccole per favorirne una diffusione di massa? Win win dice il ministro. Se dalle parole si passerà ai fatti, sulle orme di Dumas si potrà aggiungere: Trent'anni dopo.
Bibliografia
Maurizio Pallante
il manifesto - 30 Luglio 2003
Sergio Marchionne, Amministratore delegato FIAT ha lanciato un ultimatum al Governo, un vero e proprio ricatto: o aiuti di Stato o 60.000 posti di lavoro a rischio.
Vedremo cosa deciderà Berlusconi.
Nel mio piccolo, se fossi il capo di Governo, affronterei la crisi con un piano nazionale di potenziamento del trasporto urbano collettivo, con la sostituzione dei mezzi a gasolio con altrettanti automezzi a basso impatto ambientale (a prevalente trazione elettrica e a metano); analoga conversione per tutti gli automezzi a servizio di enti pubblici (poste, raccolta rifiuti, polizia, esercito...).
Un secondo piano nazionale dovrebbe riquardare la riconversione di tutti gli impianti di riscaldamento e condizionamento di edifici pubblici con mini cogeneratori a metano per produrre calore e frigorie da utilizzare negli edifici ed elettricità per i consumi degli stessi edifici e da immettere in rete.
Contemporaneamente spingerei per un generalizzato trattamento anaerobico dei rifiuti biodegradabili, con produzione di biometano da immettere in rete.
Questi tre piani comporteranno importanti risparmi delle casse dello stato, per i minori consumi energetici, per la riduzione dell'inquinamento urbano e conseguente riduzione di malattie e ricoveri ospedalieri prodotti dall'inquinamento.
Contemporaneamente con l'uso del bio metano ( fonte energetica rinnovabile) l'Italia potrebbe ottemperare ai suoi impegni per gli accordi di Kioto, con ulteriori risparmi per le casse dello stato.
In questo caso l'aiuto alla Fiat sarebbe la garanzia che per questa rivoluzione verde della "macchina" dello Stato Italiano, sarà privilegiato l'acquisto delle loro macchine se, l'azienda, a sua volta riconvertità la propria produzione.
Ricordo che risale agli anni sessanta il primo cogeneratore progettato in casa Fiat: era il motore della 127, alimentato a metano e modificato per recuperare calore, mentre produceva elettricità. Di piccolo ingombro, adeguatamente insonorizzato, poteva essere sistemato in ogni cantina al posto di una caldaia tradizionale. Da allora, da noi, non se ne è fatto praticamente nulla.
Obama ha ufficializzato gli obiettivi della sua amministrazione in tema di energia e ambiente.
Niente male!
Ecco qui uno stralcio delle iniziative più interessanti:
La trasversale fregola filo nucleare si è scatenata. Per far conoscere a più italiani possibili l'ennesima patacca che ci vogliono affibbiare ho inviato ad alcuni giornali nazionali questa lettera, il cui contenuto è già noto ai fedeli frequentatori di questo blog. Se la condividete siete invitati a clonare la lettera e inviarla a vostro nome ai vostri giornali locali e alle vostre mailing list.
Il Nucleare assistito
Il rilancio del nucleare all'italiana parte da lontano e più precisamente dall'altra sponda dell'Atlantico.
Negli Stati Uniti, dopo il grave incidente del reattore di Tree Mile Island, avvenuto il 28 marzo 1979, e che ha decretato la bancarotta della società che gestiva l'impianto, nessun imprenditore privato ha investito un dollaro nel nucleare.
E oggi la Casa Bianca ha deciso di dimenticare il liberismo e le ferree leggi del mercato, sovvenzionando con danaro pubblico la realizzazioni di nuove centrali nucleari.
La principale scelta del governo americano che ha scosso il mercato statunitense e ha ridato fiato, a livello internazionale, alle lobby del nucleare è stata quella che accolla allo Stato gli oneri assicurativi, a copertura di incidenti disastrosi per l'impianto e per la popolazione, alla faccia del nucleare sicuro!
In una sua nota, il Rachel's Democracy and Health News (www.precaution.org/lib/07/prn_nuke_news.070927.htm)
si chiede i motivi di questa scelta dello zio Sam.
La risposta è che Washington e Wall Street hanno deciso che l'energia nucleare è preferibile alle fonti di energia rinnovabile (assolutamente in grado di dare risposta ai consumi energetici americani) perchè in questo modo la politica e la finanza continuano a controllare direttamente e da soli il mercato mondiale dell'energia; nel caso delle fonti energetiche rinnovabili, necessariamente diversificate, adattate alle singole realtà locali e con produzioni fortemente delocalizzate (la microgenerazione diffusa sui tetti con impianti eolici e fotovoltaici e nelle cantine con micro-generatori a biogas) è la famiglia e l'azienda proprietaria dell'impianto di autogenerazione a controllare l'uso del proprio finanziamento e dell'energia prodotta.
In gioco è il controllo oligarchico (da parte di pochi) del potere, contro la democrazia diffusa che passa anche per il controllo delle fonti di energia e delle risorse.
Questa grande partita si sta giocando anche in Italia, dove il nucleare nostrano sarà ancora una volta sovvenzionato con danaro pubblico come è con denaro pubblico ( sovratassa su fornitura di energia elettrica) che le ignare famiglie italiane stanno pagando per la messa in sicurezza delle vecchie centrali nucleari italiane, dismesse in gran parte per vetustà negli anni '80. Pochi sanno che solo negli ultimi sette anni abbiamo pagato, per il funerale infinito del nucleare italiano dismesso, 500 milioni di euro.
La storiella, falsa, che il nucleare costa poco e contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra è già stata preparata e nella assoluta mancanza di informazioni esenti da conflitti di interesse, molti stanno abboccando.
Federico Valerio
Presidente Italia Nostra
Sezione di Genova
Domani ad Arezzo sarà inaugurato il primo idrogenodotto italiano.
Al momento si tratta solo del classico sistema di stoccaggio dell'idrogeno in bombole sotto pressione con distribuzione del gas a bassa pressione ad alcuni utenti, in prevalenze aziende orafe che da sempre usano idrogeno per le fiamme ossidriche necessarie per questo lavoro.
La novità è che in questa nascente cittadella dell'idrogeno e delle energie rinnovabili (http://www.idrogenoarezzo.it/) l'idrogeno è anche usato per alimentare alcune fuel-cell (celle a combustibile) che trasformano l'energia chimica dell'idrogeno, in elettricità e calore.
Questo calore, integrato da calore ottenuto da pannelli solari, è utilizzato sia per il riscaldamento, ma anche per il rinfrescamento estivo degli edifici coinvolti nella sperimentazione. E anche questa è una applicazione pratica già nota ma poco diffusa.
Oggi ad Arezzo l'idrogeno è prodotto con sistemi che utilizzano fonti di energia fossile, ma nei prossimi sviluppi della cittadella l'idrogeno potrà essere prodotto da fonti rinnovabili, in particolare per elettrolisi con corrente continua prodotta da celle fotovoltaiche, per gassificazione di biomasse da raccolta differenziata dei rifiuti e infine per ossidazione catalitica (steam reformer) di biogas anch'esso prodotto a partire da scarti biodegradabili raccolti in modo differenziato.
Un progetto ambizioso ed interessante che spero possa continuare a camminare con le proprie gambe.