Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
![]()
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
utente anonimo in Iesce Sole..
utente anonimo in Iesce Sole..
federico46 in Meno rifiuti
utente anonimo in Meno rifiuti
utente anonimo in Produrre meno rifiut...
utente anonimo in Bio caminetti o Bio ...
federico46 in Disinformazione prog...
1KONAN in Disinformazione prog...
utente anonimo in Fuga di radiazioni d...
utente anonimo in Bio caminetti o Bio ...
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
ambiente
ambiente e salute
ambiente e societÃ
biomasse
compostaggio
compostiere fdt
economia domestica
energia
energie rinnovabili
materiali post consumo
modello genova
nucleare
riciclo
rifiuti zero
salute
societÃ
tmb
vedi napoli
visitato *loading* volte
Il rilancio del nucleare sta risuscitando la stantia campagna denigratoria contro l'energia solare.
Vi invito a fare un piccolo esercizio mentale, una simulazione che potrebbe anche diventare un video gioco.
Immaginate la vostra vita, i vostri consumi energetici in una situazione di eterno inverno su tutto il Pianeta.
La causa scatenante, uno scombussolamento tettonico che rimette in attività tutti i vulcani i cui fumi oscurano il Sole per molti decenni.
Come pensate di cavarvela?
Sono gradite le vostre riflessioni su questo ipotetico scenario.
A capo di comuni virtuosi ci devono essere necessariamente sindaci virtuosi e ho avuto il piacere di conoscerne più di uno.
Uno di questi, alla guida di un comune di poche migliaia di anime dalle parti di Cremona, ha avuto una bella idea che mi sembra utile far conoscere.
Il comune in questione ha preso in affitto alcuni ettari di terreno agricolo poco redditizio, su cui verrà installato un grande impianto fotovoltaico; con il ricavo della energia elettrica venduta alla rete in conto energia, il Comune potrà pagare l'affitto del terreno e il Comune, proprietario dell'impianto, avrà , dopo alcuni anni, e per gli oltre 20 anni di vita dell'impianto, un utile garantito, una entrata sicura per la copertura delle spese necessarie per la comunità.
Ovviamente questi vantaggi saranno ad impatto chimico e fisico zero per il territorio che ospita l'impianto: niente polveri sottili, niente metalli pesanti, niente ossidi di azoto, niente ceneri; ma neppure nessun rumore e impatto visivo azzerato da una bella cortina di alberi tutt'intorno.
Non conosco i dettagli tecnici dell'impianto, ma so che basta un ettaro e mezzo coperto con pannelli fotovoltaici per avere a disposizione una potenza installata di un megawatt elettrico (1000 chilowatt) grazie all'energia gratuita del Sole. Proprio la stessa potenza del gasificatore a biomasse che si vuole fare in Val dìOrcia.
E , comunque la pensiate, un pannello fotovoltaico trasforma direttamente in energia elettrica il 10- 15% dell'energia solare che lo illumina, mentre una pianta è in grado di convertire in energia chimica solo il 2% dell'energia solare che la illumina e di questa energia chimica , solo il 20-25% può essere trasformato, per combustione, in energia elettrica.
Per non offrire il fianco alla facile accusa di essere sempre contro a tutto, mi piace dare qualche informazione su un impianto di teleriscaldamento a biomasse che mi sembra realizzato con equilibrio e intelligenza. Siamo in Germania , nel Badem-Wurtenberg, nel piccolo centro di Tettnang che ospita l'antica chiesa di San Gallo.
Quattro edifici , afferenti al centro parrochiale, compreso oratorio, casa del parroco e casa del sagrestano, dovevano sostituire i loro quattro vecchi impianti di riscaldamento a gas. Per volontà del parroco, il nuovo impianto doveva avere un minore impatto ambientale e costi di gestione più contenuti.
La soluzione è stata una mini rete di teleriscaldamento ed un unico impianto integrato per il riscaldamento, formato da una caldaia a pellet da 160 kW, in grado di fornire il calore di base, una caldaia a gas (150 kW) per coprire le punte della domanda di calore nelle giornate più fredde e 40 metri quadrati di pannelli solari, in grado di coprire, in estate, tutta la domanda di acqua calda per usi sanitari.
La caldaia a biomasse consuma ogni anno 65 tonnellate di pellet, stoccato in un apposito locale ricavato sotto il parcheggio della parrocchia e dopo il primo anno di funzionamento si è potuto verificare che il nuovo impianto comporta un risparmio annuale di 10.000 € rispetto alla passata gestione, con quattro diverse caldaie a gas.
Il risparmio è dovuto anche ad un minor consumo energetico (40.000 kWh all'anno).
Nella documentazione acquisibile su internet, mancano le informazioni sulle emissioni inquinanti prima e dopo l'intervento e su come sono gestite le ceneri. Sarebbe utile avere queste informazioni per valutare in modo più completo l'impatto di questa scelta, rispetto alla soluzione precedente.
Comunque è da soiìottolineare che il progetto è stato pensato unicamente per soddisfare al meglio l'inderogabile richiesta di calore invernale e non per la fame di certificati verdi regalati all'elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
Una frequente scusa per realizzare centrali termoelettriche alimentate a biomasse è che, senza questi interventi, l'agricoltura italiana chiude.
Il problema è serio: produrre un quintale di grano, al contadino, in termini di gasolio, concimi, pesticidi, costa più del valore di mercato di questo prodotto; riesce a tirar avanti solo grazie a diverse sovvenzioni publiche e, capite bene, questa non sembra una grande soluzione.
Ma pensare di risolvere il problema, bruciando il grano, per produrre energia elettrica è un rimedio peggiore del male che si vorrebbe curare.
Se proprio dobbiamo sostenere il lavoro dei contadini (e personalmente penso che sia conveniente farlo), facciamolo per scelte che siano di comune vantaggio.
Ad esempio, la paglia e le stoppie, invece di essere bruciate (con acquisizione, a vantaggio del "bruciatore" dei certificati verdi), incentiviamo i contadini a sotterrarle, come hanno sempre fatto. Questa antica tecnica, che si chiama sovescio, restituisce fertilità al terreno e, come mi hanno raccontato i contadini della Val D'orcia, è una vera panacea per i loro terreni argillosi: dopo il sovescio, le lavorazioni sono più facili ( meno gasolio per il trattore) , aumenta la capacità del terreno di assorbimento dell'acqua (meno acqua da pompare) , sono necessari meno concimi chimici e questi restano nel terreno e nel grano e non vanno ad inquinare le falde, come succede se il sovescio non viene praticato.
In sintesi, con il sovescio ci sono meno spese per il contadino, minore consumo di energia, minore inquinamento: vantaggi individuali e colletivi che non è certo il caso di buttare in un mega-forno.
Sotterare gli scarti del grano e del gran turco ha un altro vantaggio collettivo, immagazzina nel terreno grandi quantità di carbonio e se, come è corretto fare, questa pratica è ripetuta anno dopo anno, una grande quantità di carbonio resta stabilmente intrappolata nel terreno e non contribuisce all'aumento della concentrazione dei gas serra.
Per questo, sarebbe utile e doveroso riconoscere ai contadini che fanno il sovescio ed utilizzano compost per i loro terreni, di poter accedere, come proprietario, al mercato dei crediti di carbonio, mercato previsto dagli accordi di Kioto.
Per ogni quintale di stoppie che metti nel terreno ti vengono riconosciuti tot euro di Crediti di carbonio che puoi vendere a chi si ostina a produrre energia bruciando combustibili fossili.
Questo mercato già esiste, ma mi par di capire che sia in voga il detto " Al contadin non far sapere..."
Ora chi vuole e può sa.
Coraggio, contadini di tutto il mondo unitevi!....
Tutte le centrali a biomasse con cui ho avuto a che fare ( ad oggi, una decina) hanno una caratteristica in comune: le loro emissioni, ovviamente rispettose dei limiti che la legge prevede per le emissioni industriali, peggioreranno la qualità dell'aria dei territori che dovrebbero ospitarli.
Non è un problema da poco.
La direttiva 2008/50/CE del parlamento Europeo ( 21 maggio 2008) , relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, al punto 2) recita: " E' opportuno evitare, prevenire o ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi " e al punto 9) ribadisce il concetto " Lo stato di qualità dell'aria dovrebbe essere mantenuto, se già buono, o migliorato".
L'uso del condizionale ci fa pensare che i nostri parlamentari europei ci sono andati cauti, ma che una buona qualità dell'aria sia mantenuta tale, se si ha la rara fortuna di averla e se non è obbligatorio fare altrimenti è, perlomeno, una norma di buon senso.
Questo buon senso, a mia conoscenza, l'hanno avuta alcuni sindaci, che al contrario di quelli citati nei precedenti post Biomass buster, hanno fatto prevalere su interessi privati, gli interessi della tutela della salute dei loro concittadini.
Questi sindaci , e mi piace citare il primo cittadinio di Pontinia (Latina) e di Castegnole delle Lanze ( Asti) , hanno detto no a progetti di centrali a biomasse i cui effetti sarebbero stati quelli di portare inquinamento in zone rurali e in aree in cui la produzione agricola di qualità e l'agriturismo sono la nuova sfida allo sviluppo agricolo.
E questa scelta non è certo stata facile: il Sindaco di Pontinia, ad esempio, si è visto recapitare una richiesta milionaria di danni, da parte degli avvocati dell'azienda che voleva realizzare sul suo territorio una centrale a biomasse.
Ho avuto il piacere di poter aiutare entrambi, con un parere del mio istituto sui problemi ambientali creati da questi impianti; è un piacere più grande lo ho avuto quando ho appreso dai Sindaci che questo parere è stato utile e in alcuni casi decisivo .
Carte alla mano, ad oggi, abbiamo vinto: il Tribunale Amministrativo ha riconosciuto ad entrambi i Sindaci citati non solo la possibilità, ma addirittura l'obbligo di intervenire con un parere negativo alla realizzazione di un opera giudicata oggettivamente "inutile" e con effettivi certamente peggiorativi della qualità dell'aria dei propri concittadini ( tutti: sia quelli che hanno eletto il sindaco, come pure quelli che non lo hanno eletto o che si sono astenuti).
Il 23 ottobre, teatro della mia attività di Bio-mass Buster è stata la Val d'Orcia.
Nel comune di Castiglione D'Orcia, in località Gallina, per risolvere i problemi economici dei locali produttori di grano, il capannone dove si dovevano stoccare le granaglie ( vuoto) è stata data in affitto alla Sorgenya Bioenergy che vi ha realizzato un impianto di gasificazione alimentato a granaglie e/o a paglia ( sul combustibile vero non esistono certezze). Il gas prodotto, una miscela di ossido di carbonio e metano, e altre molecole organiche non meglio precisate, servirà ad alimentare un motore a combustione interna, il quale a sua volta produrrà elettricità per un megawatt di potenza elettrica.
A quanto dicono i cittadini, in particolari quelli che, in base alla foto allegata ,abitano ad uno sputo dall'impianto, ( i capannoni sulla destra) nessuno si è degnato di informarli.
Da queste parti il governo è saldamente in mano PD, ma il rapporto con il cittadino suddito non è diverso dalle regioni leghiste, anzi è peggio di quanto sperimentato a Sanguinetto. Qui, in Val D'orcia, non solo il Sindaco non si fa vedere, ma tutta la Giunta Comunale e quella Provinciale, sul Corriere di Siena, fanno sapere che non parteciperanno all'incontro, a cui, oltre me , è stato invitato il prof Tamino.
Motivo del diniego. " in un paese "normale" la fiducia deve essere riposta sulle istituzioni preposte alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini e non su soggetti che esprimono considerazioni frutto di opinioni personali più o meno interessate che creano allarmismo ingiustificato e terrorismo psicologico utilizzando argomenti che non corrispondono assolutamente ai contenuti del progetto"
Per corretta informazione, il progetto, come è stato presentato, ignorava qualunque formazione di diossine e policiclicli aromatici a seguito della pirolisi e della combustione del gas di sintesi e in base a queste considerazioni , proponeva che ceneri e acque di condensa, formate a seguito della pirolisi, fossero usate come fertlizzanti a scopo agricolo.
Non vi nascondo che queste lacune e queste scelte mi hanno lasciato molto perplesso, perplessità che, documentate scientificamente, sono state comunicate ai partecipanti e ho avuto il piacere di scoprire che erano esattamente le stesse perplessità del rappresentante ARPAL che, con sorpresa di tutti, non solo era presente, ma ha fatto sapere per la prima volta che la sua agenzia ( Agenzia regionale Protezione Ambiente Toscana) aveva fatto nuove e pesanti prescrizione alla ditta, tra cui il monitoraggio delle diossine e il divieto di usare gli scarti liquidi per la concimazione.
Se qualcuno aveva pensato che la campagna di stampa contro chi aveva organizzato il convegno avrebbe mandato deserto l'incontro si è sbagliato clamorosamente; sala piena e genti in piedi fino alle due di notte.
E verso mezzanotte , compare il vicesindaco: qualcuna pensa che sia stato tirato giù dal letto, vista la grande adesione di popolo alla serata di libera informazione.
I lettori più fedeli e pazienti di questo blog si saranno accorti che, da qualche tempo non è stato aggiornato con la consueta frequenza.
Non so se vi siete preoccupati, ma il motivo di questa assenza è che negli ultimi 15-20 giorni sono stato impegnato nell'inedito compito di "Biomass Buster", un nuovo mestiere, quello di demolire, una per una, grazie alla documentazione sui loro impatti ambientali, le tante proposte di centrali a biomasse che stanno sorgendo come funghi in tutto il Paese.
E così, per rispondere agli appelli accorati di tanti comitati spontanei, sono andato su e giù per l'italia.
Il primo intervento di "demolizione" è avvenuto la sera del 18 ottobre a Sanguinetto, gradevole cittadina in provincia di Verona.
Qui, all'insaputa di molti, la giunta appena insediata, a maggioranza Lega, ha dato il consenso di massima ad una mega centrale alimentata a paglia e a stroppi di granturco.
Sala piena, molta attesa, ma come quasi ovunque, il Sindaco è latitante; comunque, in prima fila c'è il vicesindaco che, con sorpresa, annuisce positivamente ad ogni osservazione critica che faccio al progetto che anche lui ha approvato.
Dopo un pò capisco che, se non è un tic, è un atteggiamento di sufficenza per quello che dico.
Tra le tante cose che la sera del 18 la gente di Sanguinetto si è sentita dire per la prima volta, quella della truffa dei certificati verdi sembra funzionare e ,visto che gran parte dei presenti deve aver dato il suo voto al partito che garantisce sicurezza e niente mani nelle tasche del popolo italico, li consiglio di sentire direttamente Maroni e Tremonti per liberare tutti gli italiani dalla tassa del 7% sulla bolletta della luce che serve a foraggiare questi ed altri impianti ad energia erroneamente ritenuti rinnovabili.
Dal silenzio calato in sala quando ho fatto questa proposta, ho avuto la sensazione di aver colpito giusto.
Comunque il vice sindaco , occorre riconoscerglielo, si è preparato e al momento delle domande pensa di mettermi in difficoltà chiedendomi se so che in inghilterra è stata inaugurata la più grande centrale termoelettrica a biomasse.
Non m i scompongo di una virgola ( lo sapevo) e gli chiedo se sul notiziario ANSA che mi ha letto, si capisce da dove viene il legno che sarà bruciato. Imbarazzato, prova ad indovinare " Dalla produzione locale", " Mi dispiace- replico-" da navi provenienti dai indonesia, carichi dei resti della locale foresta pluviale, abbattuta per far posto alle palme da olio"
E a questo punto ci vado giù un pò duro, vedo che vacilla, e lo grazio di ulteriori informazione, anche perchè nel frattempo mia moglie che mi accompagna con pazienza in queste aìvventure, dalla platea, mi fa ampi cenni "Basta così".
E arriviamo all'una di notte, con gran parte del pubblico ancora presente e a questo punto assistiamo ad un incredibile colpo di teatro.
Appena tacciato di assenza da un rappresentante dell'opposizione ( di destra!) arriva l'assessore all'ambiente e con sorpresa di tutti legge in pubblico le sue dimissioni!
In sintesi, accusa la sua Giunta di averlo tenuto all'oscuro di questa scelta, di aver volutatemente approvata la convenzione approfittando della sua assenza ( licenza per matrimonio), ricorda che nel programma elettorale della Lega non c'era nessun accenno all'impianto a biomasse e che chi lo aveva eletto lo aveva fatto per tutelare i loro interessi e non quelli di qualche congrega di affaristi.
Una cosa del genere non mi era ancora successo e ho applaudito anch'io, mentre, fatta la dichiarazione, l'ormai ex assessore si allontanava , visibilmente provato.
E nel prossimo blog la cronistoria dalla Val d'Orcia, secondo appuntamento del "biomass buster".
Ne leggerete delle belle.
Viene presentato come il più grande impianto fotovoltaico in Italia e i suoi lavori sono cominciati da qualche giorno.
Tra dieci mesi, a Casella, alle spalle di Genova, tutti i 15.000 metri quadrati di due grandi capannoni industriali saranno ricoperti di celle fotovoltaiche con una potenza elettrica massima di 2100 kilowatt , in grado di coprire i consumi elettrici di 1000 famiglie.
E' un'iziativa tutta privata che sfrutta gli attuali bassi tassi di interesse e una riduzione del costo dei pannelli. Un investimento di otto milioni di euro che, grazie ai vari incentivi , si pensa di ammortizzare in 15 anni, quando l'impianto sarà a metà della sua vita attesa.
Quindi appuntamento a maggio 2010 per visitare l'impianto che sarà facilmente raggiungibile da Genova, con il favoloso trenino di Casella, una linea ferroviaria a scartamento ridotto che, risparmiata dalla smania di modernità, collega rapidamente Genova Righi a questo piacevole paese dell'entroterra, su comode vetture con vista panoramica della città.
A furia di promettere di non mettere le mani nelle tasche degli italiani, quest'ultime avranno qualche euro in più da aggingere a quelli risparmiati dall'evasione fiscale, ma inevitabilmente si sono vuotate le casse comunali.
E per far fronte ai bisogni elementari degli stessi italiani( strade, scuole, sicurezza..) i Sindaci si attaccano a qualunque proposta che potrebbe rimpinguare i loro bilanci.
Da qalche tempo, approfittando di questa situzione, una serie di "piazzisti" girano il Paese a proporre ai Sindaci magiche soluzioni: installare, nel proprio territorio, impianti eolici e a biomasse che, grazie ai facili guadagni dei contributi alle fonti di energia rinnovabile, permettono di far balenare negli occhi dei sindaci generose "royalties".
Il problema è che questo potrebbe essere un grande imbroglio.
Per la sola Liguria si cercano di piazzare centinaia di pale eoliche e decine di centrali a biomasse che si giura utilizzeranno legname di produzione locale, rigorosamente a filiera corta.
Il problema è che nella sola provincia di Genova una decina di centrali a biomasse proposte andrebbero tutte ad attingere agli stessi boschi e il legname che se ne può ricavare è molto meno del fabbisogno di una sola di loro.
E la liguria godrà di un regime di brezze che ci aiuta a tener pulita la nostra aria, ma non ha tutto il vento che ci vuole per tenere in funzione le pale eoliche per un numero di ore sufficenti a rendere remunerativo l'investimento senza sovvenzioni pubbliche.
A questo punto a me il fatto puzza di imbroglio. E poiche ogni Sindaco non sa quello che fa il suo vicino e Provincia e Regione lasciano che decida il libero mercato, temo che alla fine a lasciarci le penne sarà il solito cittadino che certamente e comunque paga e pagherà ( letteralmente e metaforicamente) in tutti i casi
Notizia di questi giorni che il signor Bohmer, un inventore norvegese trapiantato in Kenia ha vinto 75.000 dollari , il premio previsto dal "Financial Times Climate Change Challenge".
L'idea vincente è un forno solare che costa solo cinque dollari, in quanto non è nient'altro che una scatola di cartone foderata di alluminio con un coperchio in vetro.
Peccato che sia un plagio clamoroso : -) a danno di un gruppo di amici genovesi, compreso il sottoscritto, che negli anni '70, sotto la sigla Coordinamento Ricerche ed Informazioni Problemi Energetici (CRIPE) promuoveva l'uso dell'energia solare, realizzando, tra l'altro proprio un forno solare fatto partendo da una scatola per scarpe.
Ma questo non è stato l'unico plagio a nostro danno, anche Rubbia ci ha rubato l'idea di un concentratore solare a specchio cilindrico, con l'unica variante che mentre lui con il Sole riscalda un fluido per produrre elettricità, noi ci cuocevano le salcicce.
Il problema è che in campo di fruttamento delle fonti di energia rinnovabile, non bisogna inventarsi quasi nulla; dobbiamo solo riscoprire, adattare e, principalmente , usare tecnologie, molto semplici, stranote da tempo. E il CRIPE è nato troppo presto, quando i tempi per il cambiamento non erano ancora maturi.
Che sia la volta buona?