Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Dal 5 al 9 ottobre in Sardegna ci sarà un'importante convegno internazionale sulla gestione dei rifiuti.
In quest'occasione presenterò una rassegna bibliografica sugli studi che permettono di fare confronti tra gli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti.
Utile segnalare che tutti gli studi presi in considerazione (una ventina, di cui sei riguardano realtà italiane) confermano l'assoluta priorità da dare al riciclo, rispetto all'incenerimento con recupero energetico, per gli indubbi vantaggi energetici ed ambientali del riciclo.
Un interessante studio, basato sull'Analisi dei Cicli di Vita (in inglese Life Cycle Assesment -LCA) e pubblicato quest'anno, è quello condotto dall'Università di Salerno, avente come oggetto le scelte migliori, possibili in provincia di Avellino, per uscire dalla emergenza rifiuti. Ecco una sua sintesi, tratta dalla mia rassegna; faccio notare che il migliore scenario identificato dai colleghi di Salerno è maledettamente simile a quello che vorremmo fosse realizzato a Genova (Modello Genova). Purtroppo i nostri amministratori stanno imbroccando strade molto più banali...

Allego la lettera che ho inviato oggi a mio Sindaco, per cercare di contrastare la seccante pratica della consegna di pubblicità indesiderata.
Al Sindaco di Bogliasco
Caro Sindaco
innanzitutto desidero congratularmi con l'amministrazione da lei presieduta per gli accordi sul rilancio della raccolta differenziata a Bogliasco e nei comuni limitrofi.
Mi auguro che, insieme ad una efficace politica di incentivazione di questa pratica, finalizzata a raggiungere gli obiettivi di legge di RD ( 65% entro la fine del 2012) Bogliasco ed altri Comuni attivino anche efficaci politiche di riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, in base a scelte di loro competenza.
Tra le tante strategie allo studio in Provincia, alla portata dei singoli Comuni, c'è quella di limitare il conferimento condominiale di pubblicità indesiderata.
A riguardo, mi permetto di darle una prima informazione: in Italia, il 20% delle famiglie non gradisce che le proprie cassette della posta siano riempite di pubblicità ( Fonte: Ecomondo 2005).
Le quattro famiglie che abitano nel nostro condominio condividono questa scelta e di conseguenza abbiamo esplicitato questa nostra decisione con una targhetta, posizionata sopra la nostra buca delle lettere: " No pubblicità".
Nonostante questo, i ragazzi che provvedono alla distribuzione, continuano a depositare, con abbondanza, i loro annunci.
Solo questa mattina, a fronte di quattro nominativi sul citofono, ho trovato otto copie della stessa pubblicità.
A parte il fastidio di trovarsi la buca delle lettere intasata, questa poco efficace forma di pubblicità ( è il parere degli specialisti del settore) contribuisce significativamente ad aumentare indebitamente la mia personale produzione di rifiuti e ovviamente quella dell'intero Comune.
Dopo aver monitorato per un adeguato periodo il peso della pubblicità consegnataci, ho potuto valutare che questa, su base annua, ammonta a 30 chili, pari al 10 % di tutti i rifiuti che io e mia moglie produciamo.
Ovviamente, ricicliamo subito tutti questi depliant, insieme all'80% della nostra produzione di materiali post consumo, ma mi sembra superfluo farle presente che siamo molto seccati di doverne pagare anche il ritiro e lo smaltimento.
Moltiplichi questi numeri per le mille famiglie bogliaschine che condividono la nostra avversione per la pubblicità e avrà meglio l'idea che il problema segnalato non è affatto di piccolo conto.
Ora sta a lei fare in modo che questo sperpero di risorse e di denaro pubblico si attenui e che l'esplicito messaggio affisso al nostro portone sia rispettato.
E' sufficiente una sua ordinanza che vincoli le società di distribuzione della pubblicità, pena adeguate multe, al rispetto della volontà espressa dall'assemblea condominiale ed esplicitata dalla targhetta posta sulla buca delle lettere.
Successivamente, una segnalazione ai vigili di verificare l'avvenuta contravvenzione alla sua ordinanza e la facile identificazione del commitente, dovrebbero funzionare come deterrente a questo abuso.
Con cordialità
Federico Valerio
E' naturale che gli ingegneri del politecnico di MIlano abbiano un debole per le grandi macchine che trasformano i rifiuti in energia, tuttavia anche tra di loro (Dipartimento Ambiente) c'è gente seria che, di fronte ai dati, riconosce che il riciclo è meglio della "termovalorizzazione".
Queste le conclusioni dell'articolo "Lyfe cycle assessment for optimising the level of separated collection in integrated MSW management systems" a firma di L. Rigamonti, M. Grosso e M. Giugliano, da poco pubblicato su Waste Management 29 (2009) 934-944.
In maggiore dettaglio, le loro conclusioni sono che, quando la raccolta differenziata è di alta qualità (porta a porta?) la percentuale ottimale di RD è del 60% ( rispetto a RD del 35% e del 50%), valore che gli autori giudicano possibile in Italia.
Secondo il loro modello, il restante 40% di indifferenziato è opportuno che vada ad un grande inceneritore con recupero di calore ed energia elettrica.
Comunque, gli autori ammettono che il riciclo di tutti i materiali (comprese le plastiche) permette elevati risparmi energetici rispetto alla produzione degli stessi materiali partendo da materie prime vergini (scelta obbligata con la "termovalorizzazione" e che proprio il riciclo evita).
In particolare, per ogni tonnellata di MPC gestita con lo scenario 60% di riciclo, in base all'analisi dell'intero ciclo di vita di questi materiali (dalla estrazione dalle viscere della terra, fino al loro ritorno alla madre Terra) si risparmiano 11.304 MegaJoule (Mj) di energia con il riciclo e solo 3.742 Mj con l'incenerimento e recupero di elettricità e calore.
Anche l'impatto ambientale evitato con il riciclo è nettamente inferiore a quello evitato con la termovalorizzazione ( per mancata combustione di combustibili fossili): meno 183 chili di 1,4 Di Cloro Benzene ( tossicità equivalente di tutti gli inquinanti evitati grazie al riciclo) grazie al riciclo di 600 chili di MPC , a fronte di 65 chili di 1,4 DCB equivalenti evitati "termovalorizzando" 400 chili di MPC indifferenziati.
Sarebbe interessante se gli stessi autori facessero un confronto LCA tra questo loro scenario ( 60% riciclato e 40% incenerito ) con un altro possibile scenario, quello del Modello Genova, (20 % riduzione, 60% riciclo, 20 % trattamento meccanico biologico e stoccaggio del residuo biostabilizzato non recuperabile) :-)
Per la vostra curiosità un confronto tra incenerimento e trattamento meccanico biologico i cinesi lo hanno già fatto.
Hong R.J e altri. Lyfe cycle assessment of BMT-based integrated municipal solid management: case study in Pudong, China". Resource, Conservation and Recycling. 49 (2006), 129-146.
Le conclusioni dei ricercatori cinesi sono che l'impatto ambientale totale di uno scenario con Trattamento meccanico biologico e produzione di compost dalla frazione organica separata è nettamente inferiore ( 24 volte) allo scenario di Tutto Incenerito.
Ovviamente queste conclusioni valgono per la Cina, che ha un elevato scarto umido compostabile, ma sono comunque interessanti per capire dove potremmo andare se solo volessimo tutelare gli interessi collettivi.
LA SOLUZIONE AL PROBLEMA RIFIUTI? PRODURNE DI MENO!
Federico Valerio Italia Nostra Genova
Oggi, la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti costa circa 15 centesimi al chilo e questa cifra è totalmente a carico del cittadino utente, al quale la Legge chiede la piena copertura dei costi del servizio, attraverso l’applicazione di una Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). Tuttavia, la stessa Legge prevede che la TIA deve tener conto della effettiva produzione di rifiuti da parte del cittadino contribuente. In altre parole dovrebbe “pagare di meno chi produce meno rifiuti”.
Da quasi due anni a Genova siamo passati da Tassa Rifiuti a TIA, ma di questo possibile premio a famiglie e aziende che producono meno rifiuti, se ne parla poco. La scusa è che non esisterebbe un “contatore “ della rumenta.
In attesa che anche a Genova si scoprano le opportunità offerte dall’informatica e da più moderni metodi di separazione e raccolta dei rifiuti (il Porta a Porta) che hanno già permesso a diverse centinaia di migliaia di famiglie italiane di pagare una giusta Tariffa di Igiene Urbana, fin da ora è possibile attuare in modo facile e rapido un sistema che permette di riconoscere e premiare economicamente aziende e famiglie che producono meno rifiuti: applicare uno sconto a tutti coloro che auto-certificano specifiche pratiche a minor produzione di rifiuti.
Ed proprio questa è la proposta che Italia Nostra fa ad AMIU, l'azienda genovese per la gestione dei Materiali Post Consumo e al comune di Genova.
In tutte le situazioni in cui cittadini ed aziende possono facilmente dimostrare, per auto-certificazione, di avere una produzione di rifiuti inferiore alla media, il Comune riconosce sulla loro bolletta TIA un premio per “mancata produzione”, un premio che può essere stimato in 8 centesimi per ogni chilo di rifiuto non prodotto, circa la metà dei costi per il suo ritiro e smaltimento.
L’AMIU vedrà ridotte le proprie entrate, ma potrà ridurre le uscite su altre voci di bilancio, in quanto per ogni chilo di rifiuto non prodotto non dovrà raccoglierlo, trasportarlo, pre-trattarlo, smaltirlo, pagare l’eco-tassa. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno cassonetti da distribuire sul territorio, meno cassonetti da lavare, ma anche una più lunga vita utile della discarica di Scarpino e una minore vita post-chiusura della discarica: e tutto questo produce ulteriori risparmi per l’azienda.
Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno mano d’opera da utilizzare a questo specifico scopo, ma certamente è manodopera da utilizzare meglio nella raccolta Porta a Porta che, sappiamo, richiede più forza lavoro, ma che, se estesa a tutta la città, alla fine costerà meno (per evitato smaltimento, grazie al riciclo) dell’attuale gestione, con un possibile ulteriore riduzione dei costi a carico dei cittadini.
Vediamo ora alcuni esempi di come produrre meno rifiuti in modo quantificabile e verificabile, ovvia condizione per ottenere lo sconto TIA:
- Compostaggio domestico: si autocertifica la regolare applicazione di questa pratica, la disponibilità di una compostiera anche auto costruita, di un orto o un giardino, ma anche di terrazzi e balconi fioriti
- Uso di pannolini lavabili: si allega all’autocertificazione il certificato di nascita del proprio bambino e le ricevute per l’acquisto dei pannolini “ecologici”.
- Uso di acqua alla spina e in brocca nei bar e nella ristorazione: ricevuta acquisto impianto di depurazione e verifica
- Abolizione di stoviglie “usa e getta” nella ristorazione aziendale e nei locali pubblici: verifica diretta
- Uso di sapone e shampoo in dispenser per la clientela alberghiera: ricevute acquisto prodotti sfusi e verifica
- Cessione al Banco Alimentare e al Last Minute Market delle derrate in scadenza o fuori specifiche dei centri commerciali e della ristorazione: copia dell’accordo con le rispettive onlus che provvedono a ritirare gli alimenti e a distribuirli agli enti di beneficenza.
Per la quantificazione degli sconti TIA da applicare a tutte queste e simili iniziative, vale il criterio generale che lo sconto deve essere proporzionale all’effettiva o presunta riduzione nella produzione di rifiuti, la cui entità dovrà essere oggetto di specifici studi di settore.
Proviamo ora a fare qualche conto in tasca ai genovesi, se questa ipotesi troverà favorevoli Comune e AMIU.
Un esempio concreto e ben sperimentato, anche grazie ai corsi locali e regionali promossi da Italia Nostra, è il compostaggio domestico. La famiglia che attiva questa pratica, che trasforma in terriccio gli scarti di cucina e usa questo terriccio nel proprio orto, nel proprio giardino o nei vasi di gerani tenuti sui balconi o sul terrazzo, evita la produzione di circa 50 chili di rifiuti ogni anno, per ognuno dei suoi componenti. Per una famiglia tipo di tre persone, fanno 150 chili di rifiuti non prodotti, che rappresentano dal 20 al 30 % della produzione della stessa famiglia se non facesse compostaggio.
In base alla nostra proposta, questa famiglia potrebbe godere uno sconto annuo di 12 euro.
Questa cifra è molto simile a quella che già oggi il Comune di Genova sconta sulla TIA (15 euro) alle circa 300 famiglie che, nei primi mesi di attuazione, hanno autocertificato di fare compostaggio domestico, una frazione delle 80.000 famiglie che a Genova fanno regolarmente giardinaggio e degli oltre mille partecipanti ai corsi di compostaggio organizzati aGenova da Italia Nostra.
Ipotizziamo che nel giro di qualche mese, dopo una ben orchestrata campagna promozionale, il 20% della popolazione genovese (120.000 persone, 40.000 famiglie), convinta dagli sconti sulla TIA, aderisca alla campagna di riduzione della produzione di rifiuti e che ognuno di loro contribuisca a ridurre del 20 % la sua attuale produzione media di rifiuti.
In questo caso l’AMIU non dovrà più gestire 14.400 tonnellate di rifiuti all’anno (4% dell’attuale produzione), con una riduzione delle proprie entrate di 1.152.000 euro all’anno (l’1% del suo attuale bilancio), soldi che, scontati dalla TIA, entreranno nei bilanci delle famiglie e delle aziende che avranno autocertificato le proprie pratiche di riduzione.
L’AMIU, a sua volta, potrà cancellare circa 2.000 viaggi di camion all’anno per il conferimento a Scarpino (e il gasolio da loro consumato) dei rifiuti non prodotti e potrà togliere dalla città almeno 150 cassonetti, diventati inutili. Infine, ogni anno, a Scarpino si risparmieranno 48.000 metri cubi di volumi disponibili, pari a circa l’1% dei volumi attualmente autorizzati.
E infine l’Amiu, per questi rifiuti non prodotti, non dovrà più pagare l’eco-tassa regionale, circa 12 euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito a Scarpino, con un ulteriore risparmio di circa 173.000 euro all’anno.
Lo sapevo che quando i miei compaesani si muovono, la loro creatività e fantasia permette di affrontare e risolvere brillantemente tutti i loro problemi.
Notizia di oggi, la scelta da parte degli ordini dei farmacisti di Napoli di mettere in vendita presso diverse farmacie del capoluogo campano, confezioni di pannolini per bambini, da riusare, dopo lavaggio.
E' una bella idea che giro al mio assessore ai rifiuti che ha già promosso questo uso a Genova, ma la vendita presso le farmacie è una scelta vincente, in quanto sicuramente incentiverà l'uso dei pannolini ecologici, sottraendoli ai circuiti commerciali alternativi dove, al momento, sono relegati.
Sui vantaggi ambientali di questi pannolini che riducono fortemente la produzione di rifiuti, abbiamo già parlato nel Blog; se siete interessati ai numeri, andate a cercare il post (14 ottobre 2007)
Aggiungo che a Napoli, come a Genova, sarebbe utile che alle famiglie che si convertono ai pannolini riusabili sia riconosciuto anche un congruo sconto sulla tariffa rifiuti, proporzionale alla quantità di rifiuti non più prodotti, da aggiungere ai sensibili risparmi sui pannolini convenzionali. Certamente avere a disposizione qualche euro in più nel bilacio famigliare potrebbe vincere le resistenze dei genitori più restii ad usare la lavatrice, al posto dell'"usa e getta".
Per avere lo sconto potrebbe essere sufficente che i genitori autocertifichino l'uso dei pannolini lavabili, allegando copia del certificato di nascita del pupo e la prima ricevuta per l'acquisto dei pannolini ecologici. E il Comune applicherà d'ufficio lo sconto concordato per i primi due - tre anni di vita del bimbo.
Che ne dite? Mi è rimasta un pò della creatività napoletana?
Oggi, a Genova, nel suo centro antico, in vico Calvi 4, prima Festa del BARATTO.
Organizzato dall'ARCI, l'evento prevede che, chiunque voglia, porti tre oggetti da barattare (se si vuole) con altrettanti oggetti. Sono previste quattro sezioni: DVD, CD e libri, oggettistica, accessori e giocattoli.
Unica condizione che ogni oggetto sia accompagnato da un cartellino che ne racconti la storia. E per allietare i partecipanti è prevista musica e un buon bicchiere.
Insomma, una festa anticonsumismo, per fare amicizia e imparare a dare un valore (e un'anima) alle cose che accompagnano la nostra vita.
Un altro piccolo tassello al Modello Genova, quello che stiamo costruendo per avere una città senza "Rifiuti".
Allego il documento sul modello di gestione dei materiali post consumo presentato al convegno "Qualità dell'aria in Val Padana: verso il risanamento?", organizzato da Italia Nostra a Mantova il 18 ottobre.
Il documento, che ha trovato ampio consenso, può diventare la posizione ufficiale dell'associazione , posizione che mi auguro possa essere ratificata dal Consiglio Nazionale Italia Nostra.
Buona lettura.
Nel prossimo post, un commento sulle risoluzioni al convegno sull'inquinamento in Val Padana: anche in questo caso scelte importanti.
GESTIONE MATERIALI POST CONSUMO
MODELLO ITALIA NOSTRA GENOVA
Introduzione
Una ben orchestrata campagna mediatica ha utilizzato l’emergenza rifiuti della Campania per ridare fiato al Modello Brescia, ovvero all’incenerimento con recupero energetico del rifiuto tal quale, fatto salva la raccolta differenziata che si attestano su valori pari al 40-45%.
Con questi livelli di raccolta differenziata si recupera gran parte di quello che non è combustibile (metalli: 4% del totale prodotto), che potrebbe danneggiare la griglia del forno (vetro: 10%) e che potrebbe creare problemi tecnici (ingombranti: 7%). Il restante 25-30 % raccolto in modo differenziato è fatto di organico e verde che per l’alto contenuto di umidità (30-40%) poco si presta alla termovalorizzazione e di carta e cartone, materie seconde richieste dalle cartiere.
Per le plastiche occorre fare un discorso a parte. In tutte le realtà in cui opera un inceneritore la raccolta differenziata della plastica si limita ad intercettare non più del 22-23 % dell’intera plastica immessa sul consumo. E, normalmente, la metà della plastica raccolta in modo differenziato è inviata anch’essa agli inceneritori, con la scusa che la presenza contemporanea di diversi polimeri rende questa miscela di plastiche non idonee al riciclo.
Il motivo vero di queste scelte è che senza plastica (che rappresenta non più del 20% in peso di tutti i rifiuti urbani) il potere calorifico di quello che resterebbe negli scarti indifferenziati non giustificherebbe, dal punto di vista economico, nessun impianto di incenerimento con recupero energetico anche con i discutibili incentivi pubblici dei Certificati Verdi e del CIP 6 assegnati alla elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti urbani.
L’emergenza rifiuti
Prima del gran clamore sull’emergenza Napoli che si trascinava nel silenzio dei media da circa 14 anni, con gli stessi scenari di cumuli di rifiuti lungo le strade delle periferie di Napoli, il Modello Brescia incontrava qualche difficoltà: l’esclusione dei Certificati Verdi per la quota di materie plastiche incenerite per i nuovi impianti, la presa di posizione di centinaia di Medici, preoccupati per le possibili ricadute sanitarie di questi impianti, la netta vittoria del No al referendum sulla proposta di realizzare un inceneritore a Firenze, il successo della raccolta differenziata Porta a Porta in importanti città e in diversi quartieri di grandi città, con raccolte differenziate di qualità superiori al 60%, il crescente successo di trattamenti a freddo (compostaggio, fermentazione anaerobica, trattamenti meccanici biologici). Anche l’accresciuta domanda di materie seconde (carta, plastica metalli) sul mercato internazionale e la conseguente crescita del valore di queste merci, favoriva il riciclo che cominciava ad entrare in forte concorrenza con la cosidetta termovalorizzzione.
E nonostante i goffi tentativi di delegittimare i tanti Comitati contrari all’incenerimento (sindrome NIMBY, gli ecologisti del no), il Modello Brescia, era in affanno anche per il convergere di tutti questi Comitati su un diverso modello di gestione che, per la soluzione del problema privilegiava i minori costi economici e sanitari a carico della comunità, i maggiori risparmi energetici indotti dalla riduzione della produzione alla fonte, il recupero e l’uso di trattamenti finali “a freddo”, scelte che qualche Amminstrazione (Provincia di Savona, Provincia di Trento, Comune di Genova ) cominciava a fare proprie con adeguate delibere.
E con la scusa dell’emergenza rifiuti della Campania e l’emergenza prossima ventura di Palermo, Roma e Firenze sono stati reintrodotti gli incentivi dei CIP 6 e dei Certificati verdi anche per i nuovi impianti e oltre ai 4 termovalorizzatori campani, se ne propongono altri 80 sull’intero terrirorio nazionale da aggiungere ai 50 già operativi.
Si tratta di uno scenario obsoleto, che farebbe dell’Italia il paese con la più alta percentuale di incenerimento al mondo; uno scenario senza futuro e tutto a carico delle famiglie italiane.
Queste, a loro insaputa, sono già costrette a pagare tre volte la loro spazzatura: Tassa Igiene Ambientale, tassa Certificati verdi (7% bolletta della luce), tassa CONAI per ogni imballaggio acquistato (7 centesimi al chilo). A questo si dovrà aggiungere la tassa sulla salute per il peggioramento della qualità ambientale indotto dall’incenerimento di decine di milioni di tonnellate di rifiuti in 130 inceneritori, tanti quanti si propone di realizzare sull’onda emotiva del post “terremoto” campano.
E nel pieno rispetto degli attuali limiti di legge , questi impianti per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati , immetteranno nell’aria 300 grammi di ossidi di azoto, polveri sottili, metalli pesanti e 44 nanogrammi TEQ di diossine.
Gli stessi impianti per ogni 1.000 chili di rifiuti urbani termovalorizzati produranno 300 chili di ceneri, rifiuti in parte tossici (ceneri leggere) e in parte ( ceneri pesanti) meno inerti di quanto si vuol far credere.
Con colpevole superficialità si pensa di riciclare le ceneri pesanti come materiali edili, ignorando i più recenti studi che hanno evidenziato la presenza di composti tossici anche nelle ceneri pesanti.
I nuovi scenari
Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo.
I principali punti di questa Direttiva sono:
• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.
• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero in forme diverse dal Riciclo.
• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficenza energetica
• Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili
Il Modello Italia Nostra Genova
Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni di MPC già in atto in Italia.
In sintesi:
1. Riduzione del 20% della produzione di Materiali Post Consumo
2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni
3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta
4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.
5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas
6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas
7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale
8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo
9. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle tecniche di trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel).
La Tabella che segue mette a confronto il Modello a Freddo di Italia Nostra, con il Modello a Caldo tipo Brescia.
Fatta cento la quantità di MPC attualmente prodotti, la Tabella riporta le quantità (percentuali) di materiali avviati ai diversi trattamenti.
A riguardo, facciamo notare che tutti i piani tipo modello Brescia prevedono una Raccolta Differenziata intorno al 44%, ottenuta con il classico sistema delle campane. Questo sistema di raccolta, a causa della bassa qualità dei materiali raccolti, ha scarti superiori al 20% che sono avviati all’incenerimento.
Al contrario, il Modello Italia Nostra, grazie al sistema di raccolta porta al porta, avrà una percentuale di scarti molto inferiori (10%). Questi scarti, separati con sistemi meccanici in due principali frazioni (cellulosica e plastiche) possono trovare nuovi utilizzi come materia. In particolare le plastiche miste, dopo estrusione e triturazione come dimostra il Centro di Riciclo di Vedelago (TV), sono utilizzabili nella produzione di manufatti edili.
Tabella. Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC
A Caldo A Freddo
Da gestire 100 80
Al riciclo 36 43
Inceneriti 64 0
Biostabilizzati 0 32
Discarica 19 0
Stoccati 0 22
L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti.
Se si raggiunge l’obiettivo di riduzione alla fonte del 20%, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non sarà molto diversa da quella prevista dal Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da stoccare nello scenario senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore” dello scenario a caldo.
Nella Tabella volutamente si sono usati e tenuti distinti i termini discarica e stoccaggio.
Le ceneri prodotte dagli inceneritori devono essere inertizzate, ad esempio mescolandole a cemento, e prudenza vorrebbe, per l’elevato contenuto di metalli tossici e composti organici genotossici, che dopo questo trattamento le ceneri siano messe in discariche per rifiuti speciali. Scarti a base di cellulosa (carta e cartone, pulper da cartiere) , di plastiche eterogenee e sostanza organica biostabilizzata (compost) sono di fatto inerti e possono essere stoccate provvisoriamente in depositi con caratteristiche simili alle attuali discariche per rifiuti urbani che tuttavia non avranno il problema della produzione di eluati e gas serra, in quanto lo scarto putrescibile è in pratica assente.
Come già accennato , questi depositi sono da considerarsi stoccaggi provvisori (5-10 anni) da utilizzarsi non appena le attuali tecnologie in grado di trasformare scarti cellulosici in bioetanolo e gli scarti polimerici in olio diesel saranno entrate nella piena maturità tecnologica e commerciale. Questo utilizzo, prevalentemente destinato all’autotrazione, appare molto più efficiente dal punto di vista energetico ed ambientale della termovalorizzazione.
Riduzione della produzione
La scelta prioritaria e innovativa del Modello Italia Nostra è quella di invertire l’attuale progressiva crescita della produzione procapite di rifiuti e raggiungere rapidamente l’obiettivo di ridurre del 20% l’attuale produzione. Questo obiettivo è raggiungibile con misure locali e nazionali.
Le scelte che possono fare Comuni, Province, Regioni sono:
1. Introduzione della Tariffa puntuale calcolata in base all’effettiva produzione di scarti indifferenziati. Questo calcolo è possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie e aziende, finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi
2. Incentivazioni (sconti in base a autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC. Questa misura dovrebbe coinvolgere gran parte delle famiglie italiane dedite al giardinaggio, stimata pari al 20% del totale di famiglie.
3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Igiene urbana per questi esercizi).
4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti prodotti dalla ristorazione e dalla grande distribuzione. altrimenti destinati al macero.
5. Favorire la vendita di prodotti sfusi (pasta, cereali, detersivi, latte,vino…) nella piccola e grande distribuzione.
6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, laddove questa è di alta qualità, a partire da mense scolastiche e aziendali
7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali
8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta negli alberghi, nella ristorazione, nelle sagre e nelle feste di partito
Le scelte del Governo
Il governo nazionale deve fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:
1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa
2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.
3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI)
Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica
Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia.
La terza scelta deve cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto.
I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio. Si tratta di estendere a questa importante frazione, che da sola rappresenta tra il 20 e il 30% dei rifiuti urbani, quanto è già stato fatto per la carta, che nonostante non sia un imballaggio, gode dei contributi CONAI erogati da questo Ente ai comuni che effettuano raccolte differenziate in proporzione alla quantità e alla qualità dei materiali post consumo raccolti in modo differenziato.
La vitale esigenza di mangiare, ogni anno ci fa produrre, a testa, circa 50 chili di scarti per la preparazione dei pasti consumati a casa. Anche tutto quello che mangiamo ai fast food, in pizzeria e alla mensa aziendale produce degli scarti, e altri scarti di cibo sono prodotti dalla grande distribuzione, sia nella fase di confezionamento che di mancata vendita: complessivamente sono altri 20 chili di “umido putrescibile” all’anno “pro capite”.
L’attività metabolica di ogni vivente trasforma inevitabilmente il cibo in scorie che i nostri impianti di depurazione rendono compatibili con la balneabilità dei nostri mari ma con l’effetto collaterale della produzione di fanghi: circa 35 chili all’anno per ogni cittadino allacciato alla rete fognaria.
Pertanto ognuno di noi, solo per rispondere al bisogno primario di cibarsi quotidianamente, ogni anno produce complessivamente circa 105 chili di rifiuti. Moltiplicate questa cifra per 620.000, più o meno gli abitanti di Genova, e vi trovate il problema di AMIU di raccogliere e smaltire ogni anno circa 66.000 tonnellate di rifiuti umidi e facilmente puzzolenti.
Fino ad oggi questi materiali sono finiti a Scarpino, la grande discarica a servizio della città.
Siamo tutti d’accordo che non si può continuare così, ma non è neanche vero, come qualcuno ci vuol far credere, che l’unica soluzione praticabile sia quella di bruciare questi e tutti gli altri scarti prodotti dalla città in un bel inceneritore con recupero energetico e magari usare il calore residuo per riscaldarci la città.
Nel caso specifico, vista la grande quantità d’acqua presente in questi scarti (oltre il 40%) proporre la termovalorizzazione come soluzione è una insostenibile schiocchezza.
Esiste un’altra soluzione per questi scarti (circa il 25% dell’intera produzione urbana di materiali post consumo), più razionale, più economica, di minore impatto ambientale e con una diversa, ma ancora più versatile possibilità di recupero energetico, in forte sviluppo in tutto il mondo e in particolare in Austria, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Israele: la fermentazione anaerobica con produzione di bio-metano.
Tutti gli scarti di cibo e i fanghi di depurazione, con una opportuna aggiunta di acqua, sono inviati in cisterne a chiusura ermetica in cui per una quarantina di giorni lavorano per noi micro-organismi molto antichi che, in assenza di ossigeno (questo è il significato di anaerobico), trasformano gli scarti biodegradabili in una miscela di anidride carbonica e metano.
E’ possibile separare l’anidride carbonica dal metano e depurare quest’ultimo (il bio-metano) ad un grado compatibile con l’esistente rete di distribuzione del gas. L’immisione nella rete di bio-metano, mette subito a disposizione per l’intera città uno dei combustibili più puliti e, cosa molto interessante, senza nuove e costose infrastrutture per il teleriscaldamento.
E Genova, con tutti gli scarti di cibo prodotti dai suoi abitanti potrebbe avere a sua disposizione una auto-produzione di circa 7 milioni di metri cubi di bio-metano all’anno, il consumo, per usi domestici, di 45.000 famiglie genovesi.
E la quantità di bio-metano può essere ancora maggiore se alla fermentazione anaerobica verranno avviati, come è possibile, anche scarti di macellerie e pescherie, tovaglioli e fazzoletti di carta e i nuovi imballaggi biodegradabili che alcune centri commerciali hanno già introdotto, al posto della plastica, per confezionare verdura, uova, formaggi…
La produzione di bio-metano, oltre che rendere energeticamente autosufficente l’impianto di digestione anaerobica, permetterà a un bel po’ di genovesi di cucinare gli spaghetti, fare la doccia, riscaldare la casa, alimentare l’automobile, produrre elettricità, esattamente come fa il metano siberiano e libico, ma con l’importante differenza che il bio-metano, oltre ad essere autoprodotto in casa, è di sicura fonte rinnovabile e quindi può ricevere i previsti incentivi pubblici.
Per il buon esito di questa scelta, che il comune di Genova ha già previsto nel suo nuovo piano di gestione dei materiali post consumo, c’è tuttavia un importante presupposto: l’elevata qualità dei materiali destinati ai trattamenti biologici.
Questo obiettivo è certamente raggiungibile con una raccolta differenziata di qualità finalizzata al riciclo.
L’alta qualità dei materiali raccolti e l’elevata differenziazione (superiore al 60%), sono le principali caratteristiche della raccolta differenziata denominata Porta a Porta.
Questo è il sistema di raccolta, avviato da alcuni mesi a Genova nei quartieri di Sestri e Pontedecimo che certamente, dopo i previsti aggiustamenti studiati in questa fase pilota, si estenderà progressivamente al resto della città.
Raccolta Porta a Porta e produzione di bio-metano da immettere nella rete sono i principali pilastri di un modello innovativo di gestione dei materiali post consumo.
Altri tasselli fondamentali di questo modello, che giustamente potrà essere battezzato come Modello Genova, sono una energica politica di riduzione alla fonte realizzata con il compostaggio domestico di città e la promozione dell’uso dell’acqua potabile, meno cara e più controllata dell’acqua in bottiglia.
Decisiva per il succeso del Modello Genova, sarà l’introduzione della Tariffa “Paghi Per Quanto Getti“ ovvero far pagare ogni famiglia in proporzione alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotto, misura effettuabile, ad esempio, in base ai vuotamenti del cassonetto indifferenziato assegnato ad ogni condominio.
Il 18 Giugno è stata inaugurata a Genova la prima sessione di Corsi di Compostaggio Domestico.
L'iniziativa fa parte della strategia del Comune di incentivare questa pratica anche in ambito urbano con l'obiettivo di ridurre la quantità di scarti umidi da avviare a discarica o a trattamento.
I Corsi si rivolgono a tutte le famiglie che fanno giardinaggio sia con orti e giardini, ma anche con terrazzi e balconi fioriti. Stime su base nazionale valutano che siano circa 80.000 le famiglie genovesi che praticano questo Hobby, compresi i gestori di 36 ettari di orti urbani, sorti sulle colline nelle periferie della città.
Questa attività richiede annualmente 5.000 tonnellate di compost auto producibile con il compostaggio di 10.000 tonnellate di scarti di cucina.
I corsi, gestiti da Italia Nostra, mettono i grado tutti i compostatori di trasformare in pochi mesi e senza i problemi i loro scarti umidi in terriccio "profumato di bosco" da utilizzare nell'ambito domestico.
Potenzialmente si possono sottrarre al ritiro e allo smaltimento il 10% degli scarti umidi prodotti dalla città.
Chi è interesato può scaricare da i Media del Blog il testo del Corso.