Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Siamo nella settimana mondiale per la riduzione dei rifiuti.
Il mio contributo a questo evento è la riproposta delle sedici semplici regole che possono da subito ridurre sensibilmente la produzione dei nostri rifiuti. Queste regole sono state tratte dalla 4^ edizione dei Corsi di Compostaggio domestico a cura di Italia Nostra. Scegliete almeno uno di questi consigli e seguitelo regolarmente. Fara bene a voi, al vostro portafoglio e al Pianeta.
COME DIMINUIRE LA PRODUZIONE DI MATERIALI POST CONSUMO
Diminuire la produzione di rifiuti eĚ€ possibile. Se state facendo compostaggio domestico, siete la prova vivente di questo fatto. Ogni anno, da quando avete cominciato a compostare, nella vostra pattumiera non vanno piuĚ€ circa 50 chili di “umido” per ogni componente della vostra famiglia.
Per chi non fa ancora compostaggio domestico ecco qualche altro consiglio per produrre meno rifiuti; se li seguirete contribuirete ad abbassare il Prodotto Interno Lordo, ma migliorete il vostro ambiente e il vostro bilancio famigliare.
1) Nei vostri acquisti evitate il piuĚ€ possibile prodotti “usa e getta”.
2) Al ristorante chiedete vino sfuso della casa.
3) Evitate i “fast food”, almeno fino a quando non useranno piuĚ€ bicchieri e stoviglie “usa e getta”.
4) Preferite birra e bevande gasate alla spina.
5) Comprate frutta, verdura, salumi e formaggi, nei mercati rionali; è certamente merce più fresca e con meno imballaggi da pagare.
6) Fate la spesa portandovi dietro delle belle e robuste borse di tela, meglio con maniglie lunghe, per caricarsele più facilmente sulle spalle quando sono piene.
7) Preferite i gelati artigianali nel cono di cialda. Al momento eĚ€ l’unico imballaggio che si puoĚ€ mangiare.
8) Verificate se nella vostra cittaĚ€ ci sono distributori di latte crudo alla spina: costa meno e riempiendo una vostra bottiglia di vetro, eviterete centinaia di bottiglie di plastica all’anno. Idem per i didstributori alla spina di detersivi
9) Se la pubblicità a domicilio vi da fastidio, sulla cassetta delle lettere mettete il seguente cartello: in questa casa non è gradita la pubblicità.
10) Per la vostra stampante, usate toner e cartucce d’inchiostri ricaricabili.
11) Se vi piacciono molto i fritti, imparate a trasformare l’olio usato in saponette profumate; su internet troverete tutte le istruzioni: http://www. ilmiosapone.it/
12) Produrre meno rifiuti, potrebbe essere una buona scusa per smettere di fumare: pensate a quante cicche e a quanti pacchetti vuoti state producendo se siete fumatori. Lo stesso consiglio vale per i super alcolici.
13) Scoprire quanta eĚ€ buona ed igienicamente controllata l’acqua del vostro rubinetto. L’uso di un decanter per vini, vi aiuteraĚ€ ad eliminare eventuali residui di cloro.
14) Imparate a frequentare i mercatini dell’usato. Troverete oggetti utili per voi e nuovi padroni per molte cose diventate per voi inutili.
15) Imparate ad autoprodurre yogurt, marmellate, salse di pomodoro.
16) Imparate nuove e gustose ricette con gli avanzi di cibo. Ecco due siti interessanti: http://www.theitaliantaste.com/italian-cooking/avanzi/avanzi_index_ita.shtml; http://casa.alice.it/extra/085/avanzi2.html
La Provincia di Genova, ha approvato, con larga maggioranza, il Piano Provinciale per la riduzione della produzione dei rifiuti.
Mi sembra un buon documento, con elevate possibilità di diventare operativo in tempi rapidi. Il suo auspicabile successo dipende dalle procedure usate per metterlo a punto: una ampia e reale partecipazione di tutti i portatori di interesse. Il fatto che grande e piccola distribuzione abbiano dimostrato interesse e disponibilità a questa iniziativa mi fa ben sperare.
Inoltre, il Piano prevede molte possibili opzioni, dalle Ecofeste a basso impatto ambientale ai pannolini lavabili, passando per il compostaggio domestico.
Ora è importante che non ci si infogni a perdere tempo nell'emanazione di regolamenti attuativi. Sarà fondamentale che il Comune di Genova avvii da subito alcune iniziative dimostrative, in grado di dare il segno dell'inversione di tendenza.
L'affidamento a Pinuccia Montanari (appositamete emigrata da Reggio Emilia a Genova) dell'Assessorato alla Decrescita, con apposita delega alla riduzione dei rifiuti, mi da fiducia che effettivamente Genova possa rapidamente recuperare il terreno fino ad oggi perduto.
Al momento mi sembra che la maggiore debolezza del Piano sia quella della assenza di incentivi economici. Il documento sottolinea il ruolo positivo di una Tariffazione Puntuale (paga di più chi produce più rifiuti) ma questo si scontrerà con la resistenza ad introdurre in modo diffuso la raccolta Porta a Porta, come già stiamo sperimentando a Genova.
Resta la via di riconoscere sconti alle famiglie, agli esercizi commerciali, alle aziende che autocertificano l'attivazione di pratiche virtuose di autoriduzione dei propri rifiuti.
Ad oggi, il Piano Provinciale consiglia questa pratica di riduzione su autocertificazione per il solo compostaggio domestico.
Sto cercando di convincere l'Assessore Comunale ai Materiali Post Consumo (mia definizione :-)) e la dirigenza AMIU, della opportunità di estendere questa possibilità (a Genova già riconosciuta per il compostaggio domestico) a numerose altre scelte, peraltre già previste dal piano provinciale.
Confesso, questo Piano Provinciale per la riduzione dei MPC, è una mia vittoria personale; da anni ho enfatizzato il ruolo della riduzione dei rifiuti (-20%) per vincere la sfida nel difficile territorio ligure; e se oggi molti sanno che cosa sia il compostaggio domestico lo si deve anche ai tanti corsi di compostaggio domestico che ho organizzato negli ultimi dieci anni con Italia Nostra.
L'altro ieri, nel corso dei saluti delle autorità di un piccolo, ma partecipato, convegno su Salute e Ambiente, il Vicesindaco mi ha fatto i complimenti e mi ha amichevolmente riconosciuto il ruolo di "Grillo Parlante" quando 30 anni or sono, isolato ed inascoltato, parlavo di questi temi in consiglio comunale.
Oggi, i fatti mi danno ragione. Non mi dispiace, ma credetemi è dura!. Comunque sono ancora fortunato, nessun Pinocchio mi ha schiacciato con una scarpata :-)

Allego la lettera che ho inviato oggi a mio Sindaco, per cercare di contrastare la seccante pratica della consegna di pubblicità indesiderata.
Al Sindaco di Bogliasco
Caro Sindaco
innanzitutto desidero congratularmi con l'amministrazione da lei presieduta per gli accordi sul rilancio della raccolta differenziata a Bogliasco e nei comuni limitrofi.
Mi auguro che, insieme ad una efficace politica di incentivazione di questa pratica, finalizzata a raggiungere gli obiettivi di legge di RD ( 65% entro la fine del 2012) Bogliasco ed altri Comuni attivino anche efficaci politiche di riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, in base a scelte di loro competenza.
Tra le tante strategie allo studio in Provincia, alla portata dei singoli Comuni, c'è quella di limitare il conferimento condominiale di pubblicità indesiderata.
A riguardo, mi permetto di darle una prima informazione: in Italia, il 20% delle famiglie non gradisce che le proprie cassette della posta siano riempite di pubblicità ( Fonte: Ecomondo 2005).
Le quattro famiglie che abitano nel nostro condominio condividono questa scelta e di conseguenza abbiamo esplicitato questa nostra decisione con una targhetta, posizionata sopra la nostra buca delle lettere: " No pubblicità".
Nonostante questo, i ragazzi che provvedono alla distribuzione, continuano a depositare, con abbondanza, i loro annunci.
Solo questa mattina, a fronte di quattro nominativi sul citofono, ho trovato otto copie della stessa pubblicità.
A parte il fastidio di trovarsi la buca delle lettere intasata, questa poco efficace forma di pubblicità ( è il parere degli specialisti del settore) contribuisce significativamente ad aumentare indebitamente la mia personale produzione di rifiuti e ovviamente quella dell'intero Comune.
Dopo aver monitorato per un adeguato periodo il peso della pubblicità consegnataci, ho potuto valutare che questa, su base annua, ammonta a 30 chili, pari al 10 % di tutti i rifiuti che io e mia moglie produciamo.
Ovviamente, ricicliamo subito tutti questi depliant, insieme all'80% della nostra produzione di materiali post consumo, ma mi sembra superfluo farle presente che siamo molto seccati di doverne pagare anche il ritiro e lo smaltimento.
Moltiplichi questi numeri per le mille famiglie bogliaschine che condividono la nostra avversione per la pubblicità e avrà meglio l'idea che il problema segnalato non è affatto di piccolo conto.
Ora sta a lei fare in modo che questo sperpero di risorse e di denaro pubblico si attenui e che l'esplicito messaggio affisso al nostro portone sia rispettato.
E' sufficiente una sua ordinanza che vincoli le società di distribuzione della pubblicità, pena adeguate multe, al rispetto della volontà espressa dall'assemblea condominiale ed esplicitata dalla targhetta posta sulla buca delle lettere.
Successivamente, una segnalazione ai vigili di verificare l'avvenuta contravvenzione alla sua ordinanza e la facile identificazione del commitente, dovrebbero funzionare come deterrente a questo abuso.
Con cordialità
Federico Valerio
E mentre da noi la nuova emergenza rifiuti , questa volta di Palermo, darà un'accelerata alla realizzazione di quattro "termovalorizzatori" in Sicilia, di capacità superiore alla quantità di rifiuti che i siciliani sono i grado di produrre, mi piace riportare il programma del Presidente degli Stati Uniti, che, udite, udite, fa suo il progetto "Rifiuti Zero".
http://my.barackobama.com/page/group/ReduceReuseRecycle
"Reduce the amount and toxicity of trash you discard. Reuse containers and products; repair what is broken or give it to someone who can repair it. Recycle as much as possible, which includes buying products with recycled content. I think we, as a nation, should set federal standards with achievable target dates requiring all states to recycle plastic, aluminium, paper, et cetera, incrementally working toward a goal of zero waste. Come on! All non-human animals do it every day. Are we not supposedly the smartest animals?"
"Ridurre quantita' e tossicita' dei rifiuti che produciamo. Riusare contenitori e prodotti; Riparare cio' che si e' rotto o donarlo a qualcuno che sia in grado di ripararlo. Riciclare il piu' possibile, includendo l´acquisto di beni prodotti con materiali riciclati. Io penso che, come nazione, dobbiamo approvare norme federali, con scadenze reali, che impongano a tutti gli stati di riciclare plastica, alluminio, carta, ecc. lavorando ad un processo incrementale che ci porti al traguardo rifiuti zero. Avanti! Tutti gli animali eccetto l´uomo lo fanno ogni giorno. Non pensiamo noi di essere la specie piu' evoluta?"
LA SOLUZIONE AL PROBLEMA RIFIUTI? PRODURNE DI MENO!
Federico Valerio Italia Nostra Genova
Oggi, la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti costa circa 15 centesimi al chilo e questa cifra è totalmente a carico del cittadino utente, al quale la Legge chiede la piena copertura dei costi del servizio, attraverso l’applicazione di una Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). Tuttavia, la stessa Legge prevede che la TIA deve tener conto della effettiva produzione di rifiuti da parte del cittadino contribuente. In altre parole dovrebbe “pagare di meno chi produce meno rifiuti”.
Da quasi due anni a Genova siamo passati da Tassa Rifiuti a TIA, ma di questo possibile premio a famiglie e aziende che producono meno rifiuti, se ne parla poco. La scusa è che non esisterebbe un “contatore “ della rumenta.
In attesa che anche a Genova si scoprano le opportunità offerte dall’informatica e da più moderni metodi di separazione e raccolta dei rifiuti (il Porta a Porta) che hanno già permesso a diverse centinaia di migliaia di famiglie italiane di pagare una giusta Tariffa di Igiene Urbana, fin da ora è possibile attuare in modo facile e rapido un sistema che permette di riconoscere e premiare economicamente aziende e famiglie che producono meno rifiuti: applicare uno sconto a tutti coloro che auto-certificano specifiche pratiche a minor produzione di rifiuti.
Ed proprio questa è la proposta che Italia Nostra fa ad AMIU, l'azienda genovese per la gestione dei Materiali Post Consumo e al comune di Genova.
In tutte le situazioni in cui cittadini ed aziende possono facilmente dimostrare, per auto-certificazione, di avere una produzione di rifiuti inferiore alla media, il Comune riconosce sulla loro bolletta TIA un premio per “mancata produzione”, un premio che può essere stimato in 8 centesimi per ogni chilo di rifiuto non prodotto, circa la metà dei costi per il suo ritiro e smaltimento.
L’AMIU vedrà ridotte le proprie entrate, ma potrà ridurre le uscite su altre voci di bilancio, in quanto per ogni chilo di rifiuto non prodotto non dovrà raccoglierlo, trasportarlo, pre-trattarlo, smaltirlo, pagare l’eco-tassa. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno cassonetti da distribuire sul territorio, meno cassonetti da lavare, ma anche una più lunga vita utile della discarica di Scarpino e una minore vita post-chiusura della discarica: e tutto questo produce ulteriori risparmi per l’azienda.
Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno mano d’opera da utilizzare a questo specifico scopo, ma certamente è manodopera da utilizzare meglio nella raccolta Porta a Porta che, sappiamo, richiede più forza lavoro, ma che, se estesa a tutta la città, alla fine costerà meno (per evitato smaltimento, grazie al riciclo) dell’attuale gestione, con un possibile ulteriore riduzione dei costi a carico dei cittadini.
Vediamo ora alcuni esempi di come produrre meno rifiuti in modo quantificabile e verificabile, ovvia condizione per ottenere lo sconto TIA:
- Compostaggio domestico: si autocertifica la regolare applicazione di questa pratica, la disponibilità di una compostiera anche auto costruita, di un orto o un giardino, ma anche di terrazzi e balconi fioriti
- Uso di pannolini lavabili: si allega all’autocertificazione il certificato di nascita del proprio bambino e le ricevute per l’acquisto dei pannolini “ecologici”.
- Uso di acqua alla spina e in brocca nei bar e nella ristorazione: ricevuta acquisto impianto di depurazione e verifica
- Abolizione di stoviglie “usa e getta” nella ristorazione aziendale e nei locali pubblici: verifica diretta
- Uso di sapone e shampoo in dispenser per la clientela alberghiera: ricevute acquisto prodotti sfusi e verifica
- Cessione al Banco Alimentare e al Last Minute Market delle derrate in scadenza o fuori specifiche dei centri commerciali e della ristorazione: copia dell’accordo con le rispettive onlus che provvedono a ritirare gli alimenti e a distribuirli agli enti di beneficenza.
Per la quantificazione degli sconti TIA da applicare a tutte queste e simili iniziative, vale il criterio generale che lo sconto deve essere proporzionale all’effettiva o presunta riduzione nella produzione di rifiuti, la cui entità dovrà essere oggetto di specifici studi di settore.
Proviamo ora a fare qualche conto in tasca ai genovesi, se questa ipotesi troverà favorevoli Comune e AMIU.
Un esempio concreto e ben sperimentato, anche grazie ai corsi locali e regionali promossi da Italia Nostra, è il compostaggio domestico. La famiglia che attiva questa pratica, che trasforma in terriccio gli scarti di cucina e usa questo terriccio nel proprio orto, nel proprio giardino o nei vasi di gerani tenuti sui balconi o sul terrazzo, evita la produzione di circa 50 chili di rifiuti ogni anno, per ognuno dei suoi componenti. Per una famiglia tipo di tre persone, fanno 150 chili di rifiuti non prodotti, che rappresentano dal 20 al 30 % della produzione della stessa famiglia se non facesse compostaggio.
In base alla nostra proposta, questa famiglia potrebbe godere uno sconto annuo di 12 euro.
Questa cifra è molto simile a quella che già oggi il Comune di Genova sconta sulla TIA (15 euro) alle circa 300 famiglie che, nei primi mesi di attuazione, hanno autocertificato di fare compostaggio domestico, una frazione delle 80.000 famiglie che a Genova fanno regolarmente giardinaggio e degli oltre mille partecipanti ai corsi di compostaggio organizzati aGenova da Italia Nostra.
Ipotizziamo che nel giro di qualche mese, dopo una ben orchestrata campagna promozionale, il 20% della popolazione genovese (120.000 persone, 40.000 famiglie), convinta dagli sconti sulla TIA, aderisca alla campagna di riduzione della produzione di rifiuti e che ognuno di loro contribuisca a ridurre del 20 % la sua attuale produzione media di rifiuti.
In questo caso l’AMIU non dovrà più gestire 14.400 tonnellate di rifiuti all’anno (4% dell’attuale produzione), con una riduzione delle proprie entrate di 1.152.000 euro all’anno (l’1% del suo attuale bilancio), soldi che, scontati dalla TIA, entreranno nei bilanci delle famiglie e delle aziende che avranno autocertificato le proprie pratiche di riduzione.
L’AMIU, a sua volta, potrà cancellare circa 2.000 viaggi di camion all’anno per il conferimento a Scarpino (e il gasolio da loro consumato) dei rifiuti non prodotti e potrà togliere dalla città almeno 150 cassonetti, diventati inutili. Infine, ogni anno, a Scarpino si risparmieranno 48.000 metri cubi di volumi disponibili, pari a circa l’1% dei volumi attualmente autorizzati.
E infine l’Amiu, per questi rifiuti non prodotti, non dovrà più pagare l’eco-tassa regionale, circa 12 euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito a Scarpino, con un ulteriore risparmio di circa 173.000 euro all’anno.
In ogni albergo si trova un servizio per l'igiene personale in cui è immancabile una piccola saponetta che, praticamente intatta dopo qualche lavata di mano, diventa rifiuto quando lasciate la stanza.
Moltiplicate questo fenomeno, per i circa 40 milioni di persone che ogni anno, in visita turistica, frequentano i nostri alberghi e avrete un'idea dei problemi di smaltimento rifiuti che questa usanza genera.
Come azzerare il problema? Cominciamo con il portarci a casa la saponetta e i flaconcini dello sciampo e del bagno schiuma, anch'essi messi a disposizione del cliente e che quasi certamente avete usato a metà. Ovviamente, nessun senso di colpa, in quanto li avete pagati abbondantemente.
E non dimenticate di lasciare questa nota scritta al gestore:
"Caro Direttore
La ringrazio per la cordiale accoglienza, mi permetto tuttavia di suggerirle di mettere a disposizione dei suoi clienti dei dispenser ricariclabili per sapone liquido, sciampo e bagno schiuma. La sua attenzione a ridurre la produzione di rifiuti, sarà certamente apprezzato dai suoi prossimi clienti, compreso il sottoscritto. Le sarò ancor più grato se, la prossima volta, troverò nel frigorifero bottiglie d'acqua in vetro riciclabile e , per cortesia, provveda al più presto a sostituire i bicchieri di plastica con quelli in vetro, anche perchè questi ultimi sono certamente più funzionali come porta-spazzolino da denti."
A Londra, alla fine del 2008, ha aperto i battenti la prima fabbrica, progettata per produrre bottiglie per la confezione di alimenti, utilizzando solo plastica post consumo.
L'impianto tratta 35.000 tonnellate all'anno di contenitori di plastica post consumo che sono trasformati in nuovi imballaggi per alimenti, di purezza adeguata a soddisfare le rigide norme a tutela della salute dei cittadini.
Partner dell'impresa nientepopodimeno che la Coca Cola che, udite -udite, ha l'obiettivi di utilizzare il 25 percento di PET riciclato per la produzione delle sue famose bottiglie in vendita sul mercato europeo e questo entro la fine del 2010. Chi sà se in questo obiettivo è compreso anche il mercato italiano.
E non crediate che questa notizia sia di poco conto.
Per raggiungere gli obiettivi di purezza necessari, non basta fare la raccolta differenziata di qualità, occorrono complesse operazione di separazione che grazie a opportune e moderne scelte tecnologiche permettono a costi competitivi di raggiungere gli obiettivi prefissati.
A quanto pare il bilancio economico è in attivo in quanto è in programma l'apertura di un'altra fabbrica di questo tipo (50.000 tonnellate /anno) nel Galles.
A quando la prima azienda italiana di riciclaggio di plastica a ciclo chiuso?
Che fine fanno i milioni di pneumatici giunti alla fine della loro vita , dopo averci scarrozzato in lungo e in largo per il Paese?
In Italia o vanno in discarica o nei cementifici, nella verde California, dopo essere stati sminuzzati, sono usati per produrre asfalto fonoassorbente,nelle massicciate di strade e ferrovie e in muri di contenimento, dove la loro leggerezza, l'assorbimento delle vibrazioni, l'elevata capacità drenante è sfruttata al meglio e fa risparmiare tanti bei soldini al suo governatore, il forzuto Swarzennegger.
Dimenticavo, questa differente scelta non è un caso; da tempo la California ha optato per "Rifiuti Zero".
Oggi, a Genova, nel suo centro antico, in vico Calvi 4, prima Festa del BARATTO.
Organizzato dall'ARCI, l'evento prevede che, chiunque voglia, porti tre oggetti da barattare (se si vuole) con altrettanti oggetti. Sono previste quattro sezioni: DVD, CD e libri, oggettistica, accessori e giocattoli.
Unica condizione che ogni oggetto sia accompagnato da un cartellino che ne racconti la storia. E per allietare i partecipanti è prevista musica e un buon bicchiere.
Insomma, una festa anticonsumismo, per fare amicizia e imparare a dare un valore (e un'anima) alle cose che accompagnano la nostra vita.
Un altro piccolo tassello al Modello Genova, quello che stiamo costruendo per avere una città senza "Rifiuti".
Mi sembra interessante questo commento di Giampiero Fasoli ( che ringrazio) al mio post sulla possibile nascita dell'uso della "mappatella " nei ristoranti italiani.
"Negli anni '80 ho lavorato come cameriere negli USA ed anche in prestigiosi ristoranti, esisteva (e credo, spero esista ancora) la cosiddetta "DOGGY BAG", dove gli avanzi delle pietanze solide, su richiesta, venivano raccolte in una busta consegnata dal personale di sala e portate via dai clienti, con il pretesto di alimentare il proprio animale domestico, quando invece, spesso e volentieri, era il completamento di un lauto pasto nella propria dimora.