Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

Eccomi

Utente: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Link

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

domenica, 03 maggio 2009
Messico e Nuvole

Da noi gli influenzati dalla messicana ( due) arrivano già "guariti" e il governo messicano si arrischia ad affermare che il peggio è già passato.

Da parte sua, nella stessa giornata,  l' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  invita a non abbassare la guardia e a continuare a monitorare con attenzione la situazione per ancora diversi mesi fino al prossimo inverno.

Sbaglierò ma ho la netta sensazione  che la scelta più saggia sia proprio quella del OMS.

Postato da: federico46 a 22:04 | link | commenti (4)
salute, società, ambiente e salute

martedì, 17 marzo 2009
L'aria buona vince il cancro

Qualche altra informazione sullo studio che ha confermato come un miglioramento della qualità dell'aria allunga la vita.

Respirare aria con meno polveri sottili allunga la vita perche queste polveri, una volta respirate, aumentano la formazione di placche aterosclerotiche e inducono fenomeni infiammatori e stress ossidativo che a loro volta possono facilitare lo sviluppo del cancro, aiutate in questo anche dai cancerogeni ( metalli, IPA, Diossine) che si concentrano in queste stesse polveri fini.

Almeno due  studi indipendenti effettuati negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2008 (a firma di  Krewski e Pope) arrivano alle stesse conclusioni: l'esposizione a PM2,5 aumenta la mortalità per malattie cardio-polmonari, malattie cardiocircolatorie e tumori polmonari.


Per quanto riguarda i tumori polmonari un aumento della concentrazione di polveri fini (PM2,5) di 10 microgrammi per metro cubo aumenta la mortalità per cancro polmonare dal 5 all' 11 %.



Non è poco, anche perchè nelle citta USA più inquinate, alla fine degli anni 70' la concentrazione media annuale di PM2,5 era di 40 microgrammi,  mentre misure più recenti (1997) dimostravano che nelle città USA si può arrivare senza difficoltà a 10 microgrammi per metro cubo.


Gli standard di qualità dell'aria per le PM2,5 in vigore negli  Stati Uniti sono di 35 microgrammi per metro cubo come media giornaliera e di 15 microgrammi per metro cubo come media annuale: ogni singolo giorno non si dovrebbe superare il primo valore, e la media annuale di tutte le misure giornaliere non dovrebbe essere superiore a 15 microgrammi per metro cubo.


Quindi in base alle migliori serie storie esistenti negli USA, una riduzione delle PM2,5 di 30 microgrammi per metro cubo dovrebbe essere accompagnata da una riduzione della mortalità per tumore polmonare tra il 15 e il 30%!

Abbiamo la possibilità di farlo sapere al prof. Veronesi?





Postato da: federico46 a 09:59 | link | commenti (1)
salute, ambiente e salute

lunedì, 09 febbraio 2009
Ricerca sul caso Englaro

Quello che segue sono le citazioni, alla lettera, di due articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica, (scaricate direttamente dal sito ufficiale del Vaticano) di fondamentale importanza  per valutare, secondo Madre Chiesa,  le scelte in corso che riguardano la sorte di Eluana Englaro.

Il loro contenuto, a mio avviso, è assolutamente condivisibile, a prescindere dall'orientamento religioso di ognuno di noi.

A questo punto un buon cristiano dovrebbe chiedersi: l'alimentazione e l'idratazione forzata di Eluana è una forma di accanimento terapeutico?

Un'analisi serena della situazione di Luana può dare solo una risposta positiva e questa risposta  rende lecita la sospensione di quell'accanimento terapeutico chiesta dal padre di Eluana e ratificata in base alle leggi del nostro Paese.

La sedazione messa in atto dopo la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione  ottempera all'articolo successivo, per evitare inutili sofferenze ad una creatura la cui fine terrena, da parte della sorte o del  volere divino, era stata fissata 17 anni or sono.

Spero di sbagliarmi, ma temo che gli interessi di parte prevarranno sulla Pietà e sulla Ragione.




2278 L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'“accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.



 2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.







Postato da: federico46 a 12:32 | link | commenti (2)
salute

domenica, 28 settembre 2008
Impatto delle ceneri

La rivista Epidemiologia e Prevenzione ha accettato il mio articolo intitolato

"Impatti ambientali delle ceneri e dei residui solidi prodotti dall'incenerimento dei rifiuti urbani: rassegna bibliografica".

RIASSUNTO

Gli inceneritori utilizzati per ridurre il volume dei rifiuti urbani e per recuperare parte della loro energia termica, producono rifiuti solidi sotto forma di ceneri in quantità che  varia dal 20 al 30 %, rispetto al peso del rifiuto incenerito. Si stima che nel 2006 gli inceneritori italiani abbiano prodotto 711.000 tonnellate di ceneri pesanti (residui di combustione)  e 162.000 tonnellate di ceneri leggere (dai trattamenti fumi). Le grandi quantità di ceneri prodotte con l’incenerimento con recupero energetico dei rifiuti urbani, la loro residua reattività e la presenza nelle ceneri di metalli e di composti tossici e genotossici lisciviabili, rende problematico, senza ulteriori trattamenti di inertizzazione, il loro smaltimento in discarica e, come è stato proposto, l’eventuale utilizzo per  la produzione di cemento o l’asfaltatura di strade. L’esame di studi recenti sulla tossicità delle ceneri prodotte dall’incenerimento dei rifiuti urbani, suggerisce l’opportunità e l’urgenza di una normativa europea a tutela dell’ambiente e della salute umana  che tenga conto di queste evidenze sperimentali e che sia operativa in tutti i paesi dell’Unione Europea.

Chi è interessato alla lettura di tutto l'articolo ( in italiano :-)) lo può scaricare dal mio blog. Vedi allegato


Impatti ambientali delle ceneri



Postato da: federico46 a 08:37 | link | commenti (6)
salute, ambiente e società, materiali post consumo

domenica, 16 marzo 2008
L'inganno dei CIP6

Il Gestore Servizi Elettrici (GSE) ci informa (http://www.comitatinrete.it/CIP6%20completa.doc) su quanti euro annualmente sono andati alle fonti energetiche rinnovabili e a quelle assimilate.

Presso il sito indicato potete trovare tutti i dettagli.

La sintesi è stata l'oggetto del mio ultimo post in cui vi comunicavo che nel 2006, 5,5 miliardi di euro sono andate a rimpinguare le casse di petrolieri ed affini mentre solo 40.370 euro sono andati a impianti fotovoltaici

A spanne mi sono divertito a calcolare cosa sarebbe potuto succedere nel nostro Paese se nel 1992 non si fosse inventata questa manfrina.

Le ipotesi del calcolo sono:

- la delibera CIP 6 non inseriva tra i beneficiari le fonti assimilate e l'incenerimento di rifiuti e biomasse
- i 5 miliardi di euro così risparmiati annualmente andavano per l'acquisto di impianti fotovoltaici
- il costo di un impianto fotovoltaico da 1 kwatt (10 metri quadrati) è di 10.000 euro
- ognuno di questi impianti eroga 1400 kwatt di energia elettrica

Se il governo italiano nel 1992 avesse fatto questa scelta, oggi (fine 2007) avremmo 7,5 milioni di tetti fotovoltaici in grado di erogare 10,5 miliardi di kilowattore all'anno a inquinamento zero (alla lettera).

Nel 2006 tutti gli impianti di incenerimento rifiuti e biomasse operanti in Italia, hanno prodotto solo 5,2 miliardi di chilowattore.

Gli stessi impianti ci hanno anche regalato qualche milione di tonnellate di ceneri, diversi milioni di tonnellate di gas serra, qualche migliaia di tonnellate di inquinanti vari sotto forma di polveri sottili, ossidi di azoto, composti organici...


Postato da: federico46 a 14:43 | link | commenti (5)
salute, ambiente e società, materiali post consumo

giovedì, 30 agosto 2007
Olio di palma indonesiano per le centrali italiane

Genova, agosto 2007

Lettera aperta a Emilio Riva, titolare della più importante azienda nazionale per la produzione e la lavorazione del ferro.


Egregio signor Riva

apprendiamo dalle cronache locali che ha deciso di utilizzare olio di palma come combustibile per la centrale elettrica di Genova Cornigliano che fornirà energia al suo nuovo impianto per lavorazione a freddo dell’acciaio; le stesse cronache ci informano che il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, è favorevole a questo sua scelta.

I motivi che la spingono a questa scelta ci sono chiari: un barile di olio di palma costa 54 dollari, mentre oggi un barile di petrolio è quotato a 78 dollari; inoltre producendo elettricità da una biomassa quale è l’olio di palma, la sua azienda potrà ricevere le agevolazioni economiche previste dal Decreto 387 del 2003, sotto forma di certificati verdi.

In soldoni, questo vorrà dire che, per ogni chilowattore prodotto dalla sua centrale a olio di palma, la sua Azienda riceverà dal Gestore della Rete circa 15 centesimi di euro, ben di più dei 3 centesimi di euro pagati per il chilowattore prodotto da fonti energetiche non rinnovabili (olio combustibile, metano).

Per doverosa informazione dei lettori, con cui lei condivide questa missiva, ricordiamo che gli incentivi che la sua Azienda riceverà, grazie a questa scelta, sono letteralmente prelevati dalle bollette elettriche di tutte le famiglie italiane, per un valore pari a circa il 7% del costo di ogni singola bolletta. Ovviamente si tratta di un prelievo assolutamente legale, deliberato dal governo italiano proprio per incentivare il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili.

Ci è meno chiaro il motivo per cui il Presidente della Regione caldeggia questa sua scelta, in quanto il suo principale interesse, oltre a quello di garantire l’occupazione, dovrebbe essere quello di tutelare la salute dei propri concittadini e, a riguardo, abbiamo forti dubbi che bruciare olio di palma, invece che metano, produca un minore inquinamento. E’ molto probabile che sia vero proprio il contrario.

Comunque, è probabile che sia lei che il Presidente Burlando, siate favorevoli all’olio di palma in quanto presunto combustibile ecologico, vista la sua origine vegetale, teoricamente utile per contrastare l’aumento dei gas serra nell’atmosfera del pianeta.

Purtroppo per noi e per lei, le cose non stanno proprio cosi.

Come lei ben sa l’olio di palma è prodotto in Indonesia, ma nelle foreste pluviali indonesiane non c’è traccia di palma da olio, le cui origini sono africane.

Questo significa che per produrre olio di palma, si spiana letteralmente l’originaria foresta, uno degli ultimi serbatoi di biodiversità del pianeta, e al suo posto, dopo aver dato fuoco al sottobosco, si piantano nuove piantagioni di palme da olio.

Nel 2004, gli ettari di foresta pluviale indonesiana trasformati in palmeti erano 5,3 milioni e questa trasformazione non è indolore. A fronte di 11 milioni di tonnellate di olio prodotti ogni anno dai palmeti indonesiani, in gran parte esportati, nel paese restano i rifiuti altamente inquinanti prodotti della lavorazione dei datteri: 32 milioni di tonnellate, tra scarti solidi e acqua contaminata.

E questa non è l’unica nota negativa. Se tutto andrà avanti così, tra 15 anni, il 98% della foresta pluviale indonesiana sarà sparita e con essa tutta la ricca flora e fauna che questa foresta ha ospitato ancor prima dell’apparire della nostra specie sulla faccia del pianeta.

Non sappiamo quale emozioni le susciti l’idea che tutto questo significa che l’unico modo che i suoi nipoti avranno per vedere un orang-utang sarà quello di andare al Museo di Storia Naturale, dove ci sono alcuni esemplari imbalsamati e montati in suggestivi diorami, ma purtroppo per lei e per noi c’è un’altra brutta notizia: contrariamente a quello che si crede, l’uso dell’oliodi palma contribuisce ad un pesante aumento della concentrazione di gas serra.

Tutte queste notizie, se per caso le fossero sfuggite, sono state riportate dalle edizioni on-line del “The New York Times”, della “Associated Press” e del “Guardian”, rispettivamente del 31 gennaio, 27 marzo e 11 aprile del 2007.

E ora, come preannunciato, i dettagli della notizia peggiore: uno studio effettuato da “Wetland International”, pubblicato a novembre dell’anno scorso e giudicato credibile da diversi Istituti di ricerca internazionali, ha stimato che l’uso come combustibile dell’olio prodotto annualmente da un ettaro di palmeto permette di risparmiare circa 10 tonnellate di gas serra. Tuttavia i gas serra che lo stesso ettaro di terreno emette in atmosfera a causa della deforestazione e della progressiva mineralizzazione della sostanza organica accumulatasi nel terreno, sono pari a 70-100 tonnellate all’anno.

Questo significa che, per ogni ettaro di palmeto, i metodi di produzione di olio di palma usati dai governi della Malesia e dell’Indonesia, provocano un aumento netto di almeno 60 tonnellate di gas serra all’anno; pertanto questo bio-carburante non è eco-compatibile e eco-sostenibile e di conseguenza è molto probabile che nel prossimo futuro l’olio di palma non godrà delle generose agevolazioni previste dai certificati verdi.

Al momento, gli organi di stampa citati segnalano che il governo olandese sta seriamente valutando questa opportunità.

E le stesse agenzie hanno comunicato che, in base ai risultati dello studio della “Wetland International”, fin dallo scorso dicembre, la compagnia olandese Essent ha annunciato di rinunciare all’uso dell’olio di palma nelle sue centrali, condividendo tale decisione con la RWE Power, una delle maggiori società elettriche inglesi.

Ci sembra che ci siano tutti gli elementi per consigliare prudenza nell’imbarcarsi in questo affare, dote che certamente non le manca.

In attesa di un suo riscontro, accolga i miei più cordiali saluti

Federico Valerio

Postato da: federico46 a 07:51 | link | commenti (2)
ambiente, salute

sabato, 18 agosto 2007
E il neon dove lo metto?

Se dovete sostituire un neon o una di quelle nuove lampade a basso consumo, giunta prematuramente alla fine del suo servizio, cosa fare?

Se avete qualche scrupolo per un loro corretto smaltimento, come me, al momento il consiglio che mi sento di darvi è quello di fare come sto facendo, me li tengo a casa!
Personalmente non me la sento di contribuire all'imbecillimento del genere umano aggiungendo altro mercurio all'ecosistema.
Infatti in tutte le lampade fluorescenti è presente il mercurio e questo metallo è una brutta bestia: a temperatura ambiente passa direttamente allo stato di vapore e una volta immesso nell'ambiente, non c'è impianto di depurazione fumi che tenga, scappa quasi indenne da qualunque controllo e si concentra lungo la catena alimentare.
E se il mercurio arriva al cervello dei bambini prima della loro nascita o durante il loro sviluppo sono garantiti gravi danni neurologici. Ecco una delle possibili cause della diminuzione del quoziente intellettivo del genere umano!
Per fortuna ci sono anche le buone notizie. Per cercare di farci recuperare il lume dell'intelletto dal 2004 è stato costituito il Consorzio Ecolamp (http://www.ecolamp.it) il cui compito statutario è quello di recuperare i 120 milioni di sorgenti luminose che ogni anno sono sostituite in Italia per provvedere al loro riciclo e al recupero del mercurio con la massima tutela dell'ambiente e della salute ed intelligenza umana.
Il Consorzio, a cui hanno aderito le principale case produttrici di lampade, ha gia predisposto lo schema per il capillare ritiro delle lampade usate e progetto i contenitori per provvedere alla loro raccolta e trasporto in sicurezza.
Tutto bene, peccato che il regolamento attuativo, in grado di mettere in moto il Consorzio sia stato ulteriormente prorogato ( siamo alla terza proroga con scadenza Dicembre 2007).

Non conosco i dettagli della raccolta prevista dal Consorzio ed in particolare l'interfaccia tra il cittadino e il sistema di raccolta.
A mio avviso la scelta più intelligente è di provvedere alla raccolta direttamente nei negozi di elettrodomestici, dove di solito già oggi il cliente si reca con la lampada usata per averne una nuova con le stesse caratteristiche.
Tanto per fare pubblicità un simile servizio è già stato attivato dai negozi IKEA.
Poichè non tutti hanno una vocazione ecologica, un giusto incentivo per i negozi che provvedono alla raccolta dei neon usati potrebbe essere quello di concedere loro uno sconto sulla Tariffa di Igiene Urbana proporzionale alla quantità di neon sottratti allo smaltimento selvaggio

Postato da: federico46 a 16:56 | link | commenti (4)
ambiente, salute, riciclo

Goethe e la spazzatura di Napoli

Goethe a NapoliA partire dal 1786 e fino al 1788, il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe, intraprende il suo viaggio in Italia, attraversando tutto il

paese, da Trento a Palermo. Le città dove si ferma più a lungo sono

Roma e Napoli. Nella sua ricerca non ci sono solo i grandi monumenti

del passato e le opere degli artisti italiani del Rinascimento; usi e

costumi degli Italiani, così diversi da quelli dei popoli del Nord,

attirano la sua attenzione e molte pagine sono dedicate al popolino

napoletano, alla sua gaiezza, alla sua gioia di vivere, alla sua arte di arrangiarsi. Un brano, in particolare è di singolare attualità e merita di essere citato alla lettera.



"Napoli, 28 Maggio 1787

.... Un numero rilevantissimo di persone, in parte uomini di mezza età, in parte ancora ragazzi, quasi tutti straccioni , sono occupati a trasportare sugli asini la spazzatura fuori dalla città. La campagna

che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l'incredibile quantità di verdura che vien portata in città tutti giorni di mercato e come l'industria umana riporta poi alla campagna i rimasugli e i rifiuti della cucina, per accelerare lo sviluppo della vegetazione. Dato il gran consumo di legumi, i torsoli e le foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio costituiscono una parte notevole della spazzatura della città; e ognuno cerca di raccoglierne quanto più può..... Servi, ragazzi, i padroni stessi vanno e vengono dalla città durante la giornata quanto più possono, e quella è veramente per loro una preziosa miniera.....Mi é stato assicurato che talvolta due di questi individui fanno società, comprano un asino, prendono a fitto da un proprietario più benestante un pezzo di terra, e così, lavorando assiduamente, dato questo clima felice, in cui la vegetazione non si arresta mai, riescono a dare alla loro industria uno sviluppo non indifferente"



Alcune informazioni e osservazioni: la Napoli della fine del 1700 conta cinquecentomila abitanti e agli occhi di Goethe Napoli appare una delle città più pulite d'Italia, più di Venezia, Roma e Palermo la cui sporcizia, abbandonata lungo le strade, non sfugge agli occhi del poeta. Il consumo di verdura degli odierni napoletani è ancora oggi alto, e alta è la loro produzione procapite di umido ( torsoli e foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio...) e la campagna che circonda Napoli, nonostante discariche abusive e non, stoccaggi di ecoballe, cementificazione legale e abusiva è ancora un immenso orto.

Sono graditi i vostri commenti, in particolare quelli degli amici napoletani



Postato da: federico46 a 13:06 | link | commenti (8)
ambiente, salute, riciclo, vedi napoli