Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Da noi gli influenzati dalla messicana ( due) arrivano già "guariti" e il governo messicano si arrischia ad affermare che il peggio è già passato.
Da parte sua, nella stessa giornata, l' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) invita a non abbassare la guardia e a continuare a monitorare con attenzione la situazione per ancora diversi mesi fino al prossimo inverno.
Sbaglierò ma ho la netta sensazione che la scelta più saggia sia proprio quella del OMS.
Qualche altra informazione sullo studio che ha confermato come un miglioramento della qualità dell'aria allunga la vita.
Respirare aria con meno polveri sottili allunga la vita perche queste polveri, una volta respirate, aumentano la formazione di placche aterosclerotiche e inducono fenomeni infiammatori e stress ossidativo che a loro volta possono facilitare lo sviluppo del cancro, aiutate in questo anche dai cancerogeni ( metalli, IPA, Diossine) che si concentrano in queste stesse polveri fini.
Almeno due studi indipendenti effettuati negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2008 (a firma di Krewski e Pope) arrivano alle stesse conclusioni: l'esposizione a PM2,5 aumenta la mortalità per malattie cardio-polmonari, malattie cardiocircolatorie e tumori polmonari.
Per quanto riguarda i tumori polmonari un aumento della concentrazione di polveri fini (PM2,5) di 10 microgrammi per metro cubo aumenta la mortalità per cancro polmonare dal 5 all' 11 %.
Non è poco, anche perchè nelle citta USA più inquinate, alla fine degli anni 70' la concentrazione media annuale di PM2,5 era di 40 microgrammi, mentre misure più recenti (1997) dimostravano che nelle città USA si può arrivare senza difficoltà a 10 microgrammi per metro cubo.
Gli standard di qualità dell'aria per le PM2,5 in vigore negli Stati Uniti sono di 35 microgrammi per metro cubo come media giornaliera e di 15 microgrammi per metro cubo come media annuale: ogni singolo giorno non si dovrebbe superare il primo valore, e la media annuale di tutte le misure giornaliere non dovrebbe essere superiore a 15 microgrammi per metro cubo.
Quindi in base alle migliori serie storie esistenti negli USA, una riduzione delle PM2,5 di 30 microgrammi per metro cubo dovrebbe essere accompagnata da una riduzione della mortalità per tumore polmonare tra il 15 e il 30%!
Abbiamo la possibilità di farlo sapere al prof. Veronesi?
La rivista Epidemiologia e Prevenzione ha accettato il mio articolo intitolato
"Impatti ambientali delle ceneri e dei residui solidi prodotti dall'incenerimento dei rifiuti urbani: rassegna bibliografica".
RIASSUNTO
Gli inceneritori utilizzati per ridurre il volume dei rifiuti urbani e per recuperare parte della loro energia termica, producono rifiuti solidi sotto forma di ceneri in quantità che varia dal 20 al 30 %, rispetto al peso del rifiuto incenerito. Si stima che nel 2006 gli inceneritori italiani abbiano prodotto 711.000 tonnellate di ceneri pesanti (residui di combustione) e 162.000 tonnellate di ceneri leggere (dai trattamenti fumi). Le grandi quantità di ceneri prodotte con l’incenerimento con recupero energetico dei rifiuti urbani, la loro residua reattività e la presenza nelle ceneri di metalli e di composti tossici e genotossici lisciviabili, rende problematico, senza ulteriori trattamenti di inertizzazione, il loro smaltimento in discarica e, come è stato proposto, l’eventuale utilizzo per la produzione di cemento o l’asfaltatura di strade. L’esame di studi recenti sulla tossicità delle ceneri prodotte dall’incenerimento dei rifiuti urbani, suggerisce l’opportunità e l’urgenza di una normativa europea a tutela dell’ambiente e della salute umana che tenga conto di queste evidenze sperimentali e che sia operativa in tutti i paesi dell’Unione Europea.
Chi è interessato alla lettura di tutto l'articolo ( in italiano :-)) lo può scaricare dal mio blog. Vedi allegato
Il Gestore Servizi Elettrici (GSE) ci informa (http://www.comitatinrete.it/CIP6%20completa.doc) su quanti euro annualmente sono andati alle fonti energetiche rinnovabili e a quelle assimilate.
Presso il sito indicato potete trovare tutti i dettagli.
La sintesi è stata l'oggetto del mio ultimo post in cui vi comunicavo che nel 2006, 5,5 miliardi di euro sono andate a rimpinguare le casse di petrolieri ed affini mentre solo 40.370 euro sono andati a impianti fotovoltaici
A spanne mi sono divertito a calcolare cosa sarebbe potuto succedere nel nostro Paese se nel 1992 non si fosse inventata questa manfrina.
Le ipotesi del calcolo sono:
- la delibera CIP 6 non inseriva tra i beneficiari le fonti assimilate e l'incenerimento di rifiuti e biomasse
- i 5 miliardi di euro così risparmiati annualmente andavano per l'acquisto di impianti fotovoltaici
- il costo di un impianto fotovoltaico da 1 kwatt (10 metri quadrati) è di 10.000 euro
- ognuno di questi impianti eroga 1400 kwatt di energia elettrica
Se il governo italiano nel 1992 avesse fatto questa scelta, oggi (fine 2007) avremmo 7,5 milioni di tetti fotovoltaici in grado di erogare 10,5 miliardi di kilowattore all'anno a inquinamento zero (alla lettera).
Nel 2006 tutti gli impianti di incenerimento rifiuti e biomasse operanti in Italia, hanno prodotto solo 5,2 miliardi di chilowattore.
Gli stessi impianti ci hanno anche regalato qualche milione di tonnellate di ceneri, diversi milioni di tonnellate di gas serra, qualche migliaia di tonnellate di inquinanti vari sotto forma di polveri sottili, ossidi di azoto, composti organici...
Se dovete sostituire un neon o una di quelle nuove lampade a basso consumo, giunta prematuramente alla fine del suo servizio, cosa fare?
Se avete qualche scrupolo per un loro corretto smaltimento, come me, al momento il consiglio che mi sento di darvi è quello di fare come sto facendo, me li tengo a casa!
Personalmente non me la sento di contribuire all'imbecillimento del genere umano aggiungendo altro mercurio all'ecosistema.
Infatti in tutte le lampade fluorescenti è presente il mercurio e questo metallo è una brutta bestia: a temperatura ambiente passa direttamente allo stato di vapore e una volta immesso nell'ambiente, non c'è impianto di depurazione fumi che tenga, scappa quasi indenne da qualunque controllo e si concentra lungo la catena alimentare.
E se il mercurio arriva al cervello dei bambini prima della loro nascita o durante il loro sviluppo sono garantiti gravi danni neurologici. Ecco una delle possibili cause della diminuzione del quoziente intellettivo del genere umano!
Per fortuna ci sono anche le buone notizie. Per cercare di farci recuperare il lume dell'intelletto dal 2004 è stato costituito il Consorzio Ecolamp (http://www.ecolamp.it) il cui compito statutario è quello di recuperare i 120 milioni di sorgenti luminose che ogni anno sono sostituite in Italia per provvedere al loro riciclo e al recupero del mercurio con la massima tutela dell'ambiente e della salute ed intelligenza umana.
Il Consorzio, a cui hanno aderito le principale case produttrici di lampade, ha gia predisposto lo schema per il capillare ritiro delle lampade usate e progetto i contenitori per provvedere alla loro raccolta e trasporto in sicurezza.
Tutto bene, peccato che il regolamento attuativo, in grado di mettere in moto il Consorzio sia stato ulteriormente prorogato ( siamo alla terza proroga con scadenza Dicembre 2007).
Non conosco i dettagli della raccolta prevista dal Consorzio ed in particolare l'interfaccia tra il cittadino e il sistema di raccolta.
A mio avviso la scelta più intelligente è di provvedere alla raccolta direttamente nei negozi di elettrodomestici, dove di solito già oggi il cliente si reca con la lampada usata per averne una nuova con le stesse caratteristiche.
Tanto per fare pubblicità un simile servizio è già stato attivato dai negozi IKEA.
Poichè non tutti hanno una vocazione ecologica, un giusto incentivo per i negozi che provvedono alla raccolta dei neon usati potrebbe essere quello di concedere loro uno sconto sulla Tariffa di Igiene Urbana proporzionale alla quantità di neon sottratti allo smaltimento selvaggio
A partire dal 1786 e fino al 1788, il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe, intraprende il suo viaggio in Italia, attraversando tutto il
paese, da Trento a Palermo. Le città dove si ferma più a lungo sono
Roma e Napoli. Nella sua ricerca non ci sono solo i grandi monumenti
del passato e le opere degli artisti italiani del Rinascimento; usi e
costumi degli Italiani, così diversi da quelli dei popoli del Nord,
attirano la sua attenzione e molte pagine sono dedicate al popolino
napoletano, alla sua gaiezza, alla sua gioia di vivere, alla sua arte di arrangiarsi. Un brano, in particolare è di singolare attualità e merita di essere citato alla lettera.
"Napoli, 28 Maggio 1787
.... Un numero rilevantissimo di persone, in parte uomini di mezza età, in parte ancora ragazzi, quasi tutti straccioni , sono occupati a trasportare sugli asini la spazzatura fuori dalla città. La campagna
che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l'incredibile quantità di verdura che vien portata in città tutti giorni di mercato e come l'industria umana riporta poi alla campagna i rimasugli e i rifiuti della cucina, per accelerare lo sviluppo della vegetazione. Dato il gran consumo di legumi, i torsoli e le foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio costituiscono una parte notevole della spazzatura della città; e ognuno cerca di raccoglierne quanto più può..... Servi, ragazzi, i padroni stessi vanno e vengono dalla città durante la giornata quanto più possono, e quella è veramente per loro una preziosa miniera.....Mi é stato assicurato che talvolta due di questi individui fanno società, comprano un asino, prendono a fitto da un proprietario più benestante un pezzo di terra, e così, lavorando assiduamente, dato questo clima felice, in cui la vegetazione non si arresta mai, riescono a dare alla loro industria uno sviluppo non indifferente"
Alcune informazioni e osservazioni: la Napoli della fine del 1700 conta cinquecentomila abitanti e agli occhi di Goethe Napoli appare una delle città più pulite d'Italia, più di Venezia, Roma e Palermo la cui sporcizia, abbandonata lungo le strade, non sfugge agli occhi del poeta. Il consumo di verdura degli odierni napoletani è ancora oggi alto, e alta è la loro produzione procapite di umido ( torsoli e foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell'insalata, dell'aglio...) e la campagna che circonda Napoli, nonostante discariche abusive e non, stoccaggi di ecoballe, cementificazione legale e abusiva è ancora un immenso orto.
Sono graditi i vostri commenti, in particolare quelli degli amici napoletani