Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato
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Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...
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Dal 5 al 9 ottobre in Sardegna ci sarà un'importante convegno internazionale sulla gestione dei rifiuti.
In quest'occasione presenterò una rassegna bibliografica sugli studi che permettono di fare confronti tra gli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti.
Utile segnalare che tutti gli studi presi in considerazione (una ventina, di cui sei riguardano realtà italiane) confermano l'assoluta priorità da dare al riciclo, rispetto all'incenerimento con recupero energetico, per gli indubbi vantaggi energetici ed ambientali del riciclo.
Un interessante studio, basato sull'Analisi dei Cicli di Vita (in inglese Life Cycle Assesment -LCA) e pubblicato quest'anno, è quello condotto dall'Università di Salerno, avente come oggetto le scelte migliori, possibili in provincia di Avellino, per uscire dalla emergenza rifiuti. Ecco una sua sintesi, tratta dalla mia rassegna; faccio notare che il migliore scenario identificato dai colleghi di Salerno è maledettamente simile a quello che vorremmo fosse realizzato a Genova (Modello Genova). Purtroppo i nostri amministratori stanno imbroccando strade molto più banali...
Dopo il Politecnico di Milano, anche il Politecnico di Torino è costretto a riconoscere che il riciclo è meglio dell'incenerimento con recupero energetico e che è meglio ( dal punto di vista dell'efficenza energetica e della tutela dell'ambiente ) riciclare il 65% dei MPC invece del 52%.
Lo studio, licenziato alla fine del 2008, ha riguardato il sistema integrato di gestione dei MPC della Provincia di Torino.
Questo è un risultato comunque importante, in quanto conferma che gli obiettivi fissati dal Governo Prodi (RD al 65% entro il 2014) sono, quantomeno giustificati, da questi indubbi vantaggi collettivi.
Anche i pretrattamenti della frazione indifferenziata (TMB) sono promossi dallo studio torinese, anche se con la sola sufficenza, in quanto permettono una riduzione di gas serra superiore a quella che l'intero ciclo di vita ad essi associati, produce.
In particolare, le prestazioni energetiche e la riduzione di gas serra sono favorevoli quando l'umido, separato con trattamenti meccanici è inviato ad un impianto di digestione anaerobica (operativo in Piemonte, a Pinerolo) con recupero energetico del biogas.
Ovviamente, visto che il piano provinciale lo prevede, alla fine c' è sempre il solito inceneritore ( quello di Gerbido) con recupero energetico.
Comunque i ricercatori del Politecnico concludono:
" La questione pretrattamento o incenerimento diretto del rifiuti residuo ( che deve essere effettivamente "residuo" poichè il recupero energetico e i benefici ambientali dei riciclaggio sono certamente maggiori) non può essere decisa solo su basi energetiche ed ambientali, ma deve esere anche interessate le sfere economiche, gestionali e sociali. In particolare .... si deve considerare la complessità di conduzione di sistemi biologici ( basta affidarli a biologi ben preparati ndr), l'effettiva destinabilità del calore residuo per la termovalorizzazione, la reperibilità di destini finali per la frazione organica stabilizzata."
Mi sembrano osservazioni corrette ed oneste che tutti dovrebbero fare...
Un altro interessante risultato è quello della analisi economica: "passando dal 52 al 65% di raccolta differenziata si renderebbero disponibili ( per mancati costi di smaltimento ndr) circa 17 milioni di euro all'anno per uno schema senza pretrattamento e circa 3 milioni di euro all'anno, con pretrattamento . Somme disponibili per politiche di incentivo per portare la RD al 65%."
Non male!
Chi ama gli inceneritori da addosso ai Trattamenti Meccanico Biologici (TMB) affermando che per legge gli scarti biostabilizzati non possono essere stoccati per l'elevato potere calorifico che obbliga al loro incenerimento.
Da parte sua, l'ala più intransigente di "Rifiuti-zero" avversa questa tecnologia, in quanto il materiale in uscita da questi impianti può essere utilizzato come combustibile da rifiuto (CDR).
Il rapporto 2008 del centro di Ispra sulla gestione dei rifiuti dedica molto spazio a TMB, in forte sviluppo e ci documenta che nel 2007 una decina di milioni di tonnellate di Materiali Post Consumo (MPC) è passato attraverso questi impianti che ricordo hanno il compito principale di degradare biologicamente la frazione organica fermentabile ( quella che puzza, tanto per capirci) che viene trasformata in anidride carbonica, acqua e metano grazie all'attività di svariati tipi di microorganismi.
Dai dati forniti dal 71% degli impianti TMB operativi in Italia apprendiamo che nel 2007, 6 milioni di tonnellate di residui inertizzati e sanificati ( batteri patogeni assenti) sono usciti da questi impianti in cui erano entrati circa 9 milioni di tonnellate di MPC.
Il destino finale di questi scarti è stato il sequente: 54,5% in discarica, 5% per coperture discarica, 2,4% metalli recuperati, 13,8 % in inceneritori, 1,6% in CDR utilizzato in cementifici e centrali a carbone. Nella restante parte ( 20.7%) ci sono anche 1 milione di tonnellate di ecoballe campane che, dopo essere uscite dagli impianti TMB di questa regione ( a detta di tutti gestiti malissimo) sono in attesa di sistemazione finale ( il rapporto afferma che lo "smaltimento finale è costituito perlopiù dalla discarica").
Quindi non è affatto vero che i residui di lavorazione di TMB non possono essere messi in discarica e come si vede l'uso come combustibile è alquanto limitato ed ulteriormente riducibile e forse azzerabile se scarti cellulosi e plastiche miste, che opportuni sistemi meccanici possono separare, troveranno usi alternativi alla combustione, più utili e meno impattanti dal punto di vista ambientale e sanitario.
Ricordo comunque che in discarica gli scarti di TMB sono più sicuri delle loro eventuali ceneri e che, rispetto alle quantità in ingresso agli impianti (TMB e inceneritori) il volume degli scarti in uscita da questi due impianti, dopo opportuni trattamenti, non è molto diverso.
Su i giornali di questi giorni la notizia che in Inghiterra stanno pensando che valga la pena recuperare tutta la plastica che sconsideratamente gli Inglesi hanno sepolto nelle loro discariche nei decenni passati. Al prezzo che oggi hanno le plastiche, il cui costo è lievitato insieme a quello del petrolio da cui le plastiche si producono, in tutte le discariche è seppellita una vera fortuna.
L'idea non è del tutto originale e già negli Stati Uniti, le vecchie discariche, nelle quali si trovano giornali stampati negli anni '50 ancora perfettamente leggibili, sono utilizzati come fonte energetica per alimentare alcuni inceneritori.
Questa non mi sembra per niente una bella idea, anche se , purtroppo per loro, è quanto vogliono fare in Val D'Aosta per alimentare il solito termovalorizzatore, che con i pochi scarti prodotti dai valdaostani, non avrebbe alcun senso, dal punto di vista economico, se non ci fosse la garnde vecchia discarica di Aosta da bonificare con il sacro fuoco.
Incenerire le vecchie discariche non mi sembra una bella idea perchè nelle nostre discariche c'è andato a finire di tutto e metterci le mani potrebbe portare butte sorprese.
Mi sembra più intelligente, come si comincia a fare anche in Italia, gestire le attuali discariche per recuperare a fini energetici il metano che si sviluppa naturalmente per fermentazione anaerobica degli scarti biodegradabili, un processo destinato a durare 10-20 anni. Poi, con le dovute attenzioni, valutere l'opportunità di recuperare tutti i metalli ( ferro, alluminio e rame) che sconsideratamente abbiamo buttato via nelle discariche,in quei pochi anni di vacche grasse, ormai belli che andati.
Sulla possibilità di recuperare sacchetti di plastica e altri manufatti di questo materiale ,ho diverse perplessità sulle reali possibilità di un loro riuso: si tratta di plastiche sporche, di tanti tipi diversi mescolati tutt'insieme, probabilmente già in parte depolimerizzati.
Molto meglio cominciare a pensarci oggi a non sprecare tutta la plastica che non riusciamo a riciclare, ripulendola e separandola con trattamenti meccanico biologici e stoccando in modo differenziato questi scarti ( a prevalente composizione cellulosica, a prevalente composizione polimerica) in attesa che diventino commerciabili le tecniche di recupero di questi materiali ( bioetanolo e gasolio)che in tutto il mondo si stanno studiando e che in parte sono già uscite dalla fase di impianti pilota.
Nel 2005 in Germania erano operativi 73 inceneritori con una capacità di 18 milioni di tonnellate all'anno e 64 impianti di trattamento meccanico biologico con la capacità di 6,1 milioni di tonnellate.
Mentre la maggior parte degli inceneritori è stato realizzato tra gli anni '80-'90, gli impianti MBT si sono imposti alla fine degli anni '90 e sono in forte crescita.
Questi impianti trattano i MPC indifferenziati e, in alcune decine di giorni eliminano i rischi igienico-sanitari della frazione putrescibile, che viene trasformata in anidride carbonica e acqua e contemporaneamente è eliminata biologicamente la carica batterica pericolosa. Durante la fase biologica nella bioossidazione c'è anche una importante riduzione della massa per evaporazione dell'umidità a causa del calore sviluppato dal processo biologico.
Successivamente trattamenti meccanici provvedono a separe le varie frazioni dei materiali inerti o poco biodegradabili in base al peso specifico e alle loro caratteristiche elettromagnetiche.
A parità di materiale trattato, l'impatto ambietale di un impianto MBT è nettamente ed intrinsecamente inferiore a quello di un inceneritore co recupero energetico.
Una parte dei rifiuti campani è andata a finire in un impianto MTB tedesco, in particolare in quello di Croebern.
Ecco il commento di Enzo Favoino della Scuola Agraria di Monza , un esperto di trattamenti biologici a livello mondiale:
"Conoscevo Croebern come uno dei più grandi impianti MBA (= TMB) tedeschi,
si tratta di un normale impianto di TMB, schema "splitting" (a separazione di flussi) e con design del sistema praticamente uguale a quelli campani (poi perché i tedeschi riescano a farli funzionare, e l'Impregilo no, è uno dei tanti paradossi che fanno parte della iconografia del "paese doo sole")
Schema di flusso:
http://www.zaw-wachau.de/mix/mba_verfahren.htm
Sostanzialmente
- recuperano un 10% di materiali valorizzabili (holz=legno, metalle= metalli)
- mettono a discarica (deponierung) un 35% stabilizzato ed inertizzato e
- mandano a recupero energetico (thermische verwertung) le frazioni ad alto potere calorifico (45%)
Tenete presente, per quanto concerne l'ultimo punto, che (anche) in Germania c'è il divieto di discarica per materiali con PCI > 13 Mj"
E' probabile che il recupero energetico in Germania si effettui usando il bioessiccato come combustibile in cementifici, al posto di una pari quantità di carbone. Il 30 % che manca all'appello è acqua e organico putrescibile immessi in atmosfera, durante il trattamento biologico come vapor acqueo e anidride carbonica.
Ricordo che i Germania si ricicla e si composta circa il 54% dei rifiuti urbani, esiste l'obbligo del vuoto a rendere per le bottiglie di plastica e gli inceneritori non ricevono incentivi pubblici.
Se questo schema fosse stato adottato in Campania, oggi non avremmo il cumulo di ecoballe e forse neppure i rifiuti nelle strade.