Manuale di sopravvivenza di uno scienziato preoccupato ma non ancora disperato

Eccomi

Utente: federico46
Nome: Federico Valerio
Le mie radici napoletane da tempo si sono abbarbicate agli scogli di Liguria. Sono un chimico che cerca di salvaguardare la salute della gente e l'ambiente e, a volte, ci riesce...

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venerdì, 13 novembre 2009
Tripartisan

Avevo dei forti sospetti; ora, dopo le dichiarazioni dei pentiti è quasi una certezza: l'affare degli inceneritori è "tripartisan"! Interessa alla maggioranza, all'opposizione e alla camorra.

Postato da: federico46 a 07:57 | link | commenti (3)
ambiente e società, vedi napoli

mercoledì, 14 ottobre 2009
Il Re Lazzarone

Questa notizia storica è troppo interessante e meritevole di essere messa in rete. Riguarda la disciplina del riconoscimento di cittadinanza nel Regno delle Due Sicilie,  promulgata il 17 Dicembre 1817, da Ferdinando I, re delle Due Sicilie, il cosidetto Re Lazzarone.



"Potranno essere ammessi alla naturalizzazione del nostro Regno delle Due Sicilie:



  1. Gli stranieri che hanno reso, o che renderanno, importanti servizi allo Stato


  2. Quelli che porteranno dentro lo Stato talenti distinti, invenzioni o industrie utili


  3. Quelli che avranno acquistato nel regno beni stabili, sui quali graviti un peso fondiario di almeno ducati cento l'anno


  4. Quelli che abbiano avuto residenza nel regno per dieci anni consecutivi e che provino avere onesti mezzi di di sussistenza; che vi abbiano avuto la residenza per cinque anni consecutivi, avendo sposato una nazionale ."



Ferdinando I  ha la grave colpa di non aver risparmiato la vita ai capi dell'insurrezione di Napoli ( l'ammiraglio Caracciolo, tra i tanti) che nel 1799 portò alla creazione di una breve repubblica partenopea, ma per quanto riguarda il rapporto con gli "stranieri", la sua apertura mentale merita un giusto rispetto e un doveroso riconoscimento.



Ogni riferimento con le attuali leggi nazionali sull'immigrazione è, assolutamente, voluto.

Postato da: federico46 a 11:25 | link | commenti
società, vedi napoli

giovedì, 17 settembre 2009
LCA ad Avellino

Dal 5 al 9 ottobre in Sardegna ci sarà un'importante convegno internazionale sulla gestione dei rifiuti.

In quest'occasione presenterò una rassegna bibliografica sugli studi che permettono di fare confronti tra gli impatti ambientali dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti.

Utile segnalare che tutti gli studi presi in considerazione (una ventina, di cui sei riguardano realtà italiane) confermano l'assoluta priorità  da dare al riciclo, rispetto all'incenerimento con recupero energetico, per gli indubbi vantaggi energetici ed ambientali del riciclo.

Un interessante studio, basato sull'Analisi dei Cicli di Vita (in inglese Life Cycle Assesment -LCA) e pubblicato quest'anno, è quello condotto dall'Università di Salerno, avente come oggetto le scelte migliori, possibili in provincia di Avellino, per uscire dalla emergenza rifiuti.  Ecco una sua sintesi, tratta dalla mia rassegna; faccio notare che il migliore scenario identificato dai colleghi di Salerno è maledettamente simile a quello che vorremmo fosse realizzato a Genova (Modello Genova). Purtroppo i nostri amministratori stanno imbroccando strade molto più banali...



" Ben dodici diversi scenari di trattamento dei Materiali Post Consumo (MPC) furono individuate da un altro studio Life Cycle Assessment (LCA), il cui obiettivo era quello di risolvere l' emergenza rifiuti nella provincia di Avellino (De Feo, Malvano, 2009).

Questi scenari prevedevano nove diverse percentuali di raccolta differenziata (dal 35 all’80%) e due diversi trattamenti per la frazione indifferenziata residua: l’incenerimento con produzione di elettricità e, in alternativa, la messa a discarica dei rifiuti,  stabilizzati con Trattamenti Meccanico biologici (TMB).

In tutti gli scenari, la quota di materiali indifferenziati, residuali al riciclo, era sottoposta a TMB e la frazione putrescibile, raccolta alla fonte e selezionata con trattamenti meccanici, era successivamente compostata ed utilizzata a scopo agricolo. 

Lo scenario che risultava più favorevole,  per l'elevato risparmio energetico e il ridotto impatto ambientale, era quello senza incenerimento e con queste ulteriori caratteristiche: 80% di raccolta differenziata alla fonte, selezione del residuo secco con TMB  ed ulteriori recuperi di vetro, carta, plastica e metalli, riciclo dei materiali separati e compostaggio della frazione putrescibile ed, infine, messa in discarica della frazione biostabilizzata non riciclabile.

Questo scenario, rispetto agli altri 11 esaminati,  era quello più favorevole dal punto di vista ambientale, con riferimento a sei categorie di impatto, sulle undici scelte: uso di energie rinnovabili, usi complessivi di energia, consumo d’acqua, produzione di materiali in sospensione e consumo di ossigeno, eutrofizzazione delle acque e produzione di rifiuti tossici.

Il secondo miglior scenario, con tre categorie d’impatto favorevoli (minor uso di fonti d’energia non rinnovabile, minore emissione di gas serra e minore acidificazione delle piogge),  era quello che prevedeva l’80% di raccolta differenziata, abbinata alla produzione di CDR dalla frazione residuale al riciclo e la successiva sua combustione in un inceneritore dedicato.

Solo due categorie d’impatto favorevoli (uso di minerali e prodotti di cava, produzione di rifiuti inerti), derivavano dallo scenario con il 35% di raccolta differenziata, produzione di CDR e suo incenerimento.

Per otto categorie d’impatto (fonti d’energia rinnovabile e non rinnovabile, consumo totale di energia, consumo di acqua, produzione di solidi sospesi, consumo di ossigeno, acidificazione, eutrofizzazione, rifiuti pericolosi ) tutti i dodici scenari producevano un impatto negativo (impatto evitato) e tra questi, gli scenari con la più alta percentuale di raccolta differenziata (80%), risultavano essere quelli con  maggior impatto evitato.

Pertanto, anche questo studio confermava la priorità da dare alla raccolta differenziata e al riciclo per risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale delle gestioni dei MPC. In particolare, in termini di “Uso totale di energia” , lo studio concludeva che è preferibile un’alta percentuale di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo, senza nessun trattamento termico finale.

Novità di questo studio è stato quello di aver inserito un TMB in tutti gli scenari, tranne uno,  quello in cui la frazione secca,  residuale ad una raccolta differenziata all’80%, è direttamente messa a discarica."

Postato da: federico46 a 13:54 | link | commenti (2)
riciclo, ambiente e salute, vedi napoli, materiali post consumo, tmb , modello genova

sabato, 22 agosto 2009
Montagne di Ecoballe

Mi è stato segnalato un bel servizio giornalistico " Montagne di ECOBALLE"

Vi invito a vederlo e a farlo vedere: ottima la tecnica di ripresa , il montaggio, la documentaziione dei fatti: qualità che i mass media ufficiali hanno dimenticato da tempo.

Dieci episodi , su You tube, che finalmente vi fanno capire il grande imbroglio messo in atto contro il popolo italiano.

Purtroppo non è solo un problema Campano. Il giochino che, in nome dell'emergenza elimina tutte le garanzie democratiche è in atto e ci riguarda tutti.

E' importante che presto si realizzi un altro documento che illustri come, con lo stesso denaro pubblico, si possono risolvere i problemi energetici e ambientali del Paese tutelando veramente  gli interessi collettivi e non quelle delle lobby affaristiche

Postato da: federico46 a 15:10 | link | commenti
ambiente e società, vedi napoli

mercoledì, 17 giugno 2009
Salerno fa 60

E zitto zitto, Salerno introduce il Porta a Porta, fa sparire i cassonetti e in pochi mesi la raccolta differenziata schizza al 60%.


Stranamente a Salerno, come a Napoli, il fatto non fa notizia, nessuno ne parla;  vuoi vedere che il motivo è che tutto questo non è merito di Bertolaso e Berlusconi?


Per essere più sicuro, prima di scrivere questo post ho sentito una cara amica che è Presidente della Sezione Salernitana di Italia Nostra che mi ha confermato la notizia.


Tutta Salerno, tranne, al momento, il centro storico , fa il Porta a Porta e forse il successo dell'iniziativa è anche merito della grande capacità di inventiva dei miei compaesani.


Visto che per alcuni può essere scomodo conferire fuori del portone i contenitori per la differenziata in base ai calendari previsti,c'è chi si è inventato un nuovo lavoro: a fronte di un modesto contributo, una coperativa di ragazzi offre il servizio a domicilio.


Negli orari previsti  i ragazzi vanno a casa dei clienti, ritirano il cestello  per la differenziata di quel giorno e lo portano fuori dal portone; passato il servizio della nettezza urbana, gli stessi ragazzi provvedono a riportare i contenitori vuoti alle stesse famiglie dopo averlo, se necesario,  pulito e lavato.


Costo del servizio:  dieci euro al mese a famiglia servita!


Insomma, una comodità a prezzo ragionevole  per pigri e anziani, un giusto guadagno per la coperativa,  e forse una bella idea da esportare nel resto del Paese per far crescere il Porta a Porta e , perchè no, anche per fronteggiare la crescente disoccupazione. 

Postato da: federico46 a 12:51 | link | commenti
ambiente e salute, vedi napoli, materiali post consumo

mercoledì, 20 maggio 2009
Trattamenti meccanico-biologici crescono

Chi ama gli inceneritori da addosso ai Trattamenti Meccanico Biologici (TMB) affermando che per legge gli scarti biostabilizzati non possono essere stoccati per l'elevato potere calorifico che obbliga al loro incenerimento.


Da parte sua, l'ala più intransigente di  "Rifiuti-zero" avversa questa tecnologia, in quanto il materiale in uscita da questi impianti può essere utilizzato come combustibile da rifiuto (CDR).


Il rapporto 2008 del centro di Ispra sulla gestione dei rifiuti dedica molto spazio a TMB, in forte sviluppo e ci documenta che nel 2007 una decina di milioni di tonnellate di Materiali Post Consumo (MPC) è passato attraverso questi impianti che ricordo hanno il compito principale di degradare biologicamente la frazione organica fermentabile ( quella che puzza, tanto per capirci) che viene trasformata in anidride carbonica, acqua e metano grazie all'attività di svariati tipi di microorganismi.


Dai dati forniti dal 71% degli impianti TMB operativi in Italia apprendiamo che  nel 2007,   6 milioni di tonnellate di residui  inertizzati e sanificati ( batteri patogeni assenti) sono usciti da questi impianti in cui erano entrati circa 9 milioni di tonnellate di MPC.


Il destino finale di questi scarti è stato il sequente: 54,5% in discarica, 5% per coperture discarica, 2,4% metalli recuperati, 13,8 % in inceneritori, 1,6% in CDR utilizzato in cementifici e centrali a carbone. Nella restante parte ( 20.7%) ci sono anche 1 milione di tonnellate di ecoballe campane che, dopo essere uscite dagli impianti TMB di questa regione ( a detta di tutti gestiti malissimo) sono in attesa di sistemazione finale ( il rapporto afferma che lo "smaltimento finale  è costituito perlopiù dalla discarica").


Quindi non è affatto vero che i residui di lavorazione di TMB non possono essere messi in discarica e come si vede l'uso come combustibile è alquanto limitato ed ulteriormente riducibile e forse azzerabile se scarti cellulosi e plastiche miste, che opportuni sistemi meccanici possono separare, troveranno usi alternativi alla combustione, più utili e meno impattanti dal punto di vista ambientale e sanitario.


Ricordo comunque che in discarica gli scarti di TMB sono più sicuri delle loro eventuali ceneri e che, rispetto alle quantità in ingresso agli impianti (TMB e inceneritori) il volume degli scarti in uscita da questi due impianti, dopo opportuni trattamenti,  non è molto diverso.

Postato da: federico46 a 08:20 | link | commenti (2)
vedi napoli, materiali post consumo, tmb

lunedì, 30 marzo 2009
Pupi a basso impatto ambientale

Lo sapevo che quando i miei compaesani si muovono, la loro creatività e fantasia permette di affrontare e risolvere brillantemente tutti i loro problemi.

Notizia di oggi, la scelta da parte degli ordini dei farmacisti di Napoli di mettere in vendita presso diverse farmacie del capoluogo campano, confezioni di pannolini per bambini, da riusare, dopo lavaggio.

E' una bella idea che giro al mio assessore ai rifiuti che ha già promosso questo uso a Genova, ma la vendita presso le farmacie è una scelta vincente, in quanto sicuramente incentiverà l'uso dei pannolini ecologici, sottraendoli ai circuiti commerciali alternativi dove, al momento, sono relegati.

Sui vantaggi ambientali di questi pannolini che riducono fortemente la produzione di rifiuti, abbiamo già parlato nel Blog; se siete interessati ai numeri,  andate a cercare il post (14 ottobre 2007)

Aggiungo che a Napoli, come a Genova, sarebbe utile che alle famiglie che si convertono ai pannolini riusabili sia riconosciuto anche un congruo sconto sulla tariffa rifiuti, proporzionale alla quantità di rifiuti non più prodotti, da aggiungere ai sensibili risparmi sui pannolini convenzionali. Certamente avere a disposizione qualche euro in più nel bilacio famigliare potrebbe vincere le resistenze dei genitori più restii ad usare la lavatrice, al posto dell'"usa e getta".

Per avere lo sconto potrebbe essere sufficente che i genitori  autocertifichino l'uso dei pannolini lavabili, allegando copia del certificato di nascita del pupo e la prima ricevuta per l'acquisto dei pannolini ecologici. E il Comune applicherà  d'ufficio lo sconto concordato per i primi due - tre anni di vita del bimbo.



Che ne dite? Mi è rimasta un pò della creatività napoletana?

Postato da: federico46 a 19:34 | link | commenti (2)
vedi napoli, materiali post consumo, modello genova

lunedì, 20 ottobre 2008
Modello Italia Nostra

Allego il documento sul modello di gestione dei materiali post consumo presentato al convegno "Qualità dell'aria in Val Padana: verso il risanamento?", organizzato da Italia Nostra a Mantova il 18 ottobre.

Il documento, che ha trovato ampio consenso, può diventare  la posizione ufficiale dell'associazione , posizione che mi auguro possa essere ratificata dal Consiglio Nazionale Italia Nostra.



Buona lettura.



Nel prossimo post, un commento sulle risoluzioni al convegno sull'inquinamento in Val Padana: anche in questo caso scelte importanti.







GESTIONE MATERIALI POST CONSUMO



MODELLO ITALIA NOSTRA GENOVA







Introduzione



Una ben orchestrata campagna mediatica ha utilizzato l’emergenza rifiuti della Campania per ridare fiato al Modello Brescia, ovvero all’incenerimento con recupero energetico del rifiuto tal quale, fatto salva la raccolta differenziata che si attestano su valori pari al 40-45%.

Con questi livelli di raccolta differenziata si recupera gran parte di quello che non è combustibile (metalli: 4% del totale prodotto), che potrebbe danneggiare la griglia del forno (vetro: 10%) e che potrebbe creare problemi tecnici (ingombranti:  7%). Il restante 25-30 % raccolto in modo differenziato è fatto di organico e verde che per l’alto contenuto di umidità  (30-40%) poco si presta alla termovalorizzazione e di carta e cartone, materie seconde richieste dalle cartiere.

Per le plastiche occorre fare un discorso a parte. In tutte le realtà in cui opera un inceneritore la raccolta differenziata della plastica si limita ad intercettare  non più del 22-23 % dell’intera plastica immessa sul consumo. E, normalmente, la metà della plastica raccolta in modo differenziato è inviata anch’essa agli inceneritori, con la scusa che la presenza contemporanea di diversi polimeri rende questa miscela di plastiche non idonee al riciclo.

Il motivo vero di queste scelte è che senza plastica (che rappresenta non più del 20% in peso di tutti i rifiuti urbani) il potere calorifico di quello che resterebbe negli scarti indifferenziati non giustificherebbe, dal punto di vista economico, nessun impianto di incenerimento con recupero energetico anche con i discutibili incentivi pubblici dei Certificati Verdi e del CIP 6 assegnati alla elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti urbani.



L’emergenza rifiuti

Prima del gran clamore sull’emergenza Napoli che si trascinava nel silenzio dei media  da circa 14 anni, con gli stessi scenari di cumuli di rifiuti lungo le strade delle periferie di Napoli, il Modello Brescia incontrava qualche difficoltà: l’esclusione dei Certificati Verdi per la quota di materie plastiche incenerite per i nuovi impianti, la presa di posizione di centinaia di Medici, preoccupati per le possibili ricadute sanitarie di questi impianti, la netta vittoria del No al referendum sulla proposta di realizzare un inceneritore a Firenze, il successo della raccolta differenziata Porta a Porta in importanti città e in diversi quartieri di grandi città, con raccolte differenziate di qualità  superiori al 60%, il crescente successo di trattamenti a freddo (compostaggio, fermentazione anaerobica, trattamenti meccanici biologici). Anche l’accresciuta domanda di materie seconde (carta, plastica metalli) sul mercato internazionale e la conseguente crescita del valore di queste merci, favoriva il riciclo che cominciava ad entrare in forte concorrenza con la cosidetta termovalorizzzione.

E nonostante i goffi tentativi di delegittimare i tanti Comitati contrari all’incenerimento (sindrome NIMBY, gli ecologisti del no), il Modello Brescia, era in affanno anche per il convergere di tutti questi Comitati su un diverso modello di gestione che,  per la soluzione del problema privilegiava i minori costi economici e sanitari a carico della comunità, i maggiori risparmi energetici indotti dalla riduzione della produzione alla fonte, il recupero e l’uso di trattamenti finali “a freddo”, scelte che qualche Amminstrazione (Provincia di Savona, Provincia di Trento, Comune di Genova ) cominciava a fare proprie con adeguate delibere.

E con la scusa dell’emergenza rifiuti della Campania e l’emergenza prossima ventura di Palermo, Roma e Firenze sono stati reintrodotti gli incentivi dei CIP 6 e dei Certificati verdi anche per i nuovi impianti  e oltre ai 4 termovalorizzatori campani, se ne propongono altri 80 sull’intero terrirorio nazionale da aggiungere ai 50 già operativi.

Si tratta di uno scenario obsoleto, che farebbe dell’Italia il paese con la più alta percentuale di incenerimento  al mondo; uno scenario senza futuro e tutto a carico delle famiglie italiane.

Queste,  a loro insaputa, sono già costrette a pagare tre volte la loro spazzatura: Tassa Igiene Ambientale, tassa Certificati verdi (7% bolletta della luce), tassa CONAI per ogni imballaggio acquistato (7 centesimi al chilo). A questo si dovrà aggiungere la tassa sulla salute per il peggioramento della qualità ambientale indotto dall’incenerimento di decine di milioni di tonnellate di rifiuti in 130 inceneritori, tanti quanti  si propone di realizzare sull’onda emotiva  del post “terremoto” campano.

E nel pieno rispetto degli attuali limiti di legge , questi impianti per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati , immetteranno nell’aria 300 grammi  di ossidi di azoto, polveri sottili,  metalli pesanti e 44 nanogrammi  TEQ di diossine.

Gli stessi impianti per ogni 1.000 chili di rifiuti urbani termovalorizzati produranno  300 chili di ceneri, rifiuti in parte tossici (ceneri leggere) e in parte ( ceneri pesanti) meno inerti di quanto si vuol far credere.

Con colpevole superficialità si pensa di riciclare le ceneri pesanti come materiali edili, ignorando i più recenti studi che hanno evidenziato  la presenza di composti tossici anche nelle ceneri pesanti.



I nuovi scenari

Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo.

I principali punti di questa Direttiva sono:

• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.

• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero in forme diverse dal Riciclo.

• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficenza energetica

•  Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili



 Il Modello Italia Nostra Genova

Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni  di MPC già in atto in Italia.

In sintesi:

1. Riduzione  del 20% della produzione di Materiali Post Consumo

2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni

3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana  (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta

4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.

5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas

6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas

7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale

8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo

9. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle  tecniche di  trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel).



La Tabella che segue mette a confronto il  Modello a Freddo di Italia Nostra, con il Modello a Caldo tipo Brescia.

Fatta cento la quantità di MPC attualmente prodotti, la Tabella riporta le quantità (percentuali) di materiali  avviati ai diversi trattamenti.

A riguardo, facciamo notare che tutti i piani tipo modello Brescia prevedono una Raccolta Differenziata intorno al 44%, ottenuta con il classico sistema delle campane. Questo sistema di raccolta, a causa della bassa qualità dei materiali raccolti, ha scarti superiori al 20% che sono avviati all’incenerimento.

Al contrario, il Modello Italia Nostra, grazie al sistema di raccolta porta al porta, avrà una percentuale di scarti molto inferiori (10%). Questi scarti, separati con sistemi meccanici in due principali frazioni (cellulosica e plastiche) possono trovare nuovi utilizzi come materia. In particolare le plastiche miste, dopo estrusione e triturazione come dimostra il Centro di Riciclo di Vedelago (TV), sono utilizzabili nella produzione di manufatti  edili.



 Tabella. Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC



    A Caldo    A Freddo



Da gestire    100    80



Al riciclo    36    43



Inceneriti    64    0



Biostabilizzati    0    32



Discarica    19    0



Stoccati    0    22



L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti.

Se si raggiunge l’obiettivo di riduzione alla fonte del 20%, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non sarà molto diversa da quella prevista dal Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da stoccare nello scenario  senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore” dello scenario a caldo.

Nella Tabella volutamente si sono usati e tenuti distinti i termini discarica e stoccaggio.

Le ceneri prodotte dagli inceneritori devono essere inertizzate, ad esempio mescolandole a cemento,  e prudenza vorrebbe, per l’elevato contenuto di metalli tossici e composti organici genotossici, che dopo questo trattamento le ceneri siano messe in discariche per rifiuti speciali. Scarti a base di cellulosa (carta e cartone, pulper da cartiere) , di plastiche eterogenee   e sostanza organica biostabilizzata (compost)  sono di fatto inerti e possono essere stoccate provvisoriamente  in depositi  con caratteristiche simili alle attuali discariche per rifiuti urbani che tuttavia non avranno il problema della produzione di eluati e gas serra, in quanto lo scarto putrescibile è in pratica assente.

Come già accennato , questi depositi sono da considerarsi stoccaggi provvisori (5-10 anni) da utilizzarsi non appena le attuali tecnologie in grado di trasformare scarti cellulosici in bioetanolo e gli scarti polimerici in olio diesel saranno entrate nella piena maturità tecnologica e commerciale. Questo utilizzo, prevalentemente destinato all’autotrazione,  appare molto più efficiente dal punto di vista energetico ed ambientale della termovalorizzazione.



Riduzione della produzione

La scelta prioritaria  e innovativa del Modello Italia Nostra è quella di invertire l’attuale progressiva crescita della produzione procapite di rifiuti e raggiungere rapidamente l’obiettivo di ridurre del 20% l’attuale produzione. Questo obiettivo è raggiungibile con misure locali e nazionali.

Le scelte che possono fare Comuni, Province, Regioni sono:

1. Introduzione della Tariffa puntuale calcolata in base all’effettiva produzione di scarti indifferenziati. Questo calcolo è possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie e aziende, finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi

2. Incentivazioni (sconti in base a autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC. Questa misura dovrebbe coinvolgere gran parte delle famiglie italiane dedite al giardinaggio, stimata pari al 20% del totale di famiglie.

3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Igiene urbana per questi esercizi).

4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti prodotti dalla ristorazione e dalla grande distribuzione. altrimenti destinati al macero.

5. Favorire la vendita di prodotti sfusi (pasta, cereali, detersivi, latte,vino…) nella piccola e grande distribuzione.

6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, laddove questa è di alta qualità, a partire da mense scolastiche e aziendali

7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali

8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta negli alberghi, nella ristorazione, nelle sagre e nelle feste di partito





Le scelte del Governo

Il governo nazionale  deve fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:

1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa

2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.

3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale  Imballaggi (CONAI)



Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica

Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia.

La terza scelta deve  cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto.

I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati  per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio. Si tratta di estendere a questa importante frazione, che da sola rappresenta tra il 20 e il 30% dei rifiuti  urbani, quanto è già stato fatto per la carta, che nonostante non sia un imballaggio, gode dei contributi CONAI erogati da questo Ente ai comuni che effettuano raccolte differenziate in proporzione alla quantità e alla qualità dei materiali post consumo raccolti in modo differenziato.

Postato da: federico46 a 06:55 | link | commenti (2)
ambiente e società, vedi napoli, modello genova

venerdì, 19 settembre 2008
Differenziata al Sole

L'altra sera, sulla terza rete TV, una bella lezione di come si fa la raccolta differenziata Porta a Porta.


L' "aula" è stata la telenovela " Un Posto al Sole" e il fatto che i personaggi e l'ambientazione sia proprio Napoli ha dato maggiore enfasi a questa scelta, certamente non casuale.


Raffaele, il portiere di casa Palladini, il condominio  dove si intrecciano le vicende dei suoi abitanti, sorprende uno dei giovani inquilini mentre  lascia il sacchetto dei rifiuti a terra vicino ai contenitori della differenziata. E il malcapitato, sorpreso sul fatto, non solo si becca una ramanzina da parte del portiere sulla sua mancanza di senso civico e sui doveri di un genitore di garantire un futuro ai propri figli, ma deve subire anche una efficace lezione di differenziazione: i tappi metallici devono essere separati dai contenitori in vetro, le bottiglie di plastica vanno prima schiacciate e poi chiuse con il loro tappo.


Diciamo che era l'ora che la televisione di stato si accorgesse di quale potente strumento ha in mano per far passare messaggi di pubblica utilità.


E speriamo che la cosa continui. Visto che Raffaele è anche un ottimo giardiniere che cura con attenzione il giardino condominiale, sarebbe bella una prossima puntata "leggera" incentrata sulla decisione  del condominio di fare compostaggio domestico. Non so se Minoli, l'ideatore di questa serie, è uno dei tanti lettori di questo Blog, ma chi può gli faccia arrivare questa proposta.


Intanto, a Napoli, a quanto pare, i portierti veri sono i protagonisti del successo della raccolta porta a porta avviata nel quartiere di colli Aminei ( 22.000 abitanti).


A quasi due mesi dall'avvio si conferma che la raccolta differenziata in questo quartiere ha raggiunto il 77%.


Non mancano i problemi, le polemiche, ma se conosco bene i miei paesani, da Napoli potrebbero arrivare belle sorprese.

Postato da: federico46 a 08:03 | link | commenti (5)
ambiente e società, vedi napoli

mercoledì, 16 luglio 2008
Il Porta a Porta stravince a Napoli

E i Napoletani cominciano a dare la loro risposta a chi gli vuole affibbiare "vita natural durante" quattro costosi e sovradimensionati  inceneritori dell'"ultima generazione".

Nel quartiere napoletano di Colle Aminei (20.000 aìbitanti) ,dopo solo due mesi di preparazione ,è partita la raccolta porta a porta e i primi risultati sfiorano l'80% di raccolta differenziata!

Chi ha voluto far credere che la crisi dei rifiuti è responsabilità dei cittadini campani ha avuto una prima risposta.

Mi è molto piaciuto il sito organizzato da ASIA  ( Azienda Servizi Igiene Ambientale) per fornire ai cittadini tutti gli strumenti utili per raggiungere questo splendido risultato.

Val la pena dargli un'occhiata.

www.asianapoli.it/portaaporta/home.htm

In particolare da meditare e diffondere il concetto che la produzione di rifiuti non è segno di "sviluppo" ma di inefficenza e spreco del sistema produttivo e di consumo

Postato da: federico46 a 06:45 | link | commenti (4)
vedi napoli, materiali post consumo